Sepolcri di cowboy
by Roberto Bolano
(*)(*)(*)(*)( )(30)
Dopo la morte di Bolaño, a soli cinquant’anni, e mentre il suo nome diventava leggenda, sono stati trovati e pubblicati parecchi inediti, fra i quali i tre abbozzi di romanzi riuniti in questo volume. Ancora una volta, la malìa funziona, e le tre narrazioni – con il riecheggiare di temi ascoltati i... More

Kobayashi's Review

KobayashiKobayashi wrote a review
19
(*)(*)(*)(*)(*)
Commedia dell'orrore d'Italia
Qualche tempo fa, la sera prima del via libera alle uscite senza certificazione, ho deciso di andare al mare al Lido xxx xxx, dove vado solitamente in vacanza d'estate. L'atmosfera era cupa e tenebrosa. Nessuno in giro, serrande abbassate, cartacce sollevate dal vento, ciuffi d'erba cresciuti selvaggiamente ai lati dei marciapiedi, a testimoniare quel tanto proclamato «la natura si è ripresa i suoi spazi» ripetuto da più parti, durante tutto il catastrofico periodo da cui stiamo lentamente uscendo. Il tragitto dal parcheggio all'appartamento non era molto lungo, eppure da sola, alle 11.00 di sera, con una valigia a tracolla, la borsa in spalla, la sigaretta in bocca e le chiavi in mano, mi sembrava stranamente dilatato.
Da piccola, se avevo paura dei mostri, mia nonna mi diceva ma certo che ci sono i mostri solo che tu sei più forte di loro, se osano farsi avanti, affrontali e vedrai che saranno loro a scappare. Nonostante non mi sembrasse un discorso convincente, lo accettavo e comunque, alla fin fine, non sono mai riuscita a smentirla, fortunatamente, quindi ancora oggi non posso dire se avesse ragione.
Ripensando alla sua saggezza, mi sono fatta coraggio e, prima di salire in casa, ho voluto vedere il mare, allungando di qualche centinaio di metri il percorso.
È stato in quel momento che ho sentito suonare un telefono. Solo che l'apparecchio era collocato all'interno di una cabina telefonica che io credevo in disuso da anni. Ho pensato che fosse stato dimenticato un cellulare all’interno e mi sono avvicinata. Quello squillo antico saliva di tono mentre mi avvicinavo e soprattutto non si fermava. Anche se era un gesto insensato, alzai la cornetta e dissi pronto. Una voce con accento spagnolo mi rispose puntualmente all’altro capo del filo. Ti stavamo cercando. Sicuramente stavate aspettando qualcun altro, io passavo di qui per caso. È tanto che cerchiamo di metterci in contatto con te, invece, non indovini chi siamo? Io ascoltavo senza convinzione ma rispondevo puntualmente. A questo punto non mi meraviglio più di niente dissi, ma dimmi tu, perché io non ho idee in proposito. Ti abbiamo cercato perché sappiamo che leggi tutto quello che trovi su Roberto Bolaño e che ne sei ossessionata. E a voi perché interessa? Siamo una specie di “Kult”, disse l’uomo scandendo le parole in modo da dare importanza al sostantivo utilizzato, veniamo dai luoghi più disparati del pianeta, ci riuniamo ad ogni quarto di luna piena, a gruppi di 5 o 6 persone e pubblichiamo samizdat. Ma quante persone state reclutando, perché a occhio e croce Bolaño deve avere milioni di ammiratori. Abbiamo le nostre discriminanti. Queste ci terrei molto a conoscerle, dissi con disinvoltura, ormai senza rendermi più conto che stavo parlando con uno sconosciuto, intrattenendo allegramente una conversazione surreale. In primo luogo vogliamo evitare la letteratura Main Stream, i luoghi comuni, il politicamente corretto, l’ipocrisia e l’indifferenza. Abbiamo bisogno di persone che si schierino, che non abbiano paura di sporcarsi le mani, che all’occorrenza possano dormire all’aperto o passare una notte in bianco, che credano nell’arte come mezzo potente per scalfire la realtà. Non so come abbiate potuto ravvisare queste caratteristiche in me che cerco di non farmi “tracciare”, disprezzo la condivisione via social network e non sono iscritta a nessuna piattaforma a parte anobii. È proprio perché i contatti li cerchiamo via underground che ti abbiamo trovata. Quindi sono stata pedinata, spiata, che cosa è successo? Ti ricordi quella signora rumena con cui hai parlato una mattina nel bar vicino al tuo ufficio? Era una “kulturin”, una di noi; e il turco dell’autolavaggio, il professorino belga della biblioteca? Ma potrei andare avanti con tanti altri esempi. Raccoglievano tutti informazioni per la resistenza. Non so perché, ma credo a ogni singola parola che mi stai dicendo. Che cosa vuoi da me? Convocarti, naturalmente. Ci vediamo alla luna piena del 5 luglio, alle 9 di mattina, in Messico, nel DF presso la UNAM, dove si tenne il seminario di poesia di Julio Cesar Alamo. Il viaggio per arrivare devi pagartelo, poi una volta entrata in contatto con l’organizzazione penseremo noi a tutto. Va bene farò in modo di esserci. Che cosa devo portare? Il samizdat che inizierai a scrivere questa notte stessa, disse riattaccando.
KobayashiKobayashi wrote a review
19
(*)(*)(*)(*)(*)
Commedia dell'orrore d'Italia
Qualche tempo fa, la sera prima del via libera alle uscite senza certificazione, ho deciso di andare al mare al Lido xxx xxx, dove vado solitamente in vacanza d'estate. L'atmosfera era cupa e tenebrosa. Nessuno in giro, serrande abbassate, cartacce sollevate dal vento, ciuffi d'erba cresciuti selvaggiamente ai lati dei marciapiedi, a testimoniare quel tanto proclamato «la natura si è ripresa i suoi spazi» ripetuto da più parti, durante tutto il catastrofico periodo da cui stiamo lentamente uscendo. Il tragitto dal parcheggio all'appartamento non era molto lungo, eppure da sola, alle 11.00 di sera, con una valigia a tracolla, la borsa in spalla, la sigaretta in bocca e le chiavi in mano, mi sembrava stranamente dilatato.
Da piccola, se avevo paura dei mostri, mia nonna mi diceva ma certo che ci sono i mostri solo che tu sei più forte di loro, se osano farsi avanti, affrontali e vedrai che saranno loro a scappare. Nonostante non mi sembrasse un discorso convincente, lo accettavo e comunque, alla fin fine, non sono mai riuscita a smentirla, fortunatamente, quindi ancora oggi non posso dire se avesse ragione.
Ripensando alla sua saggezza, mi sono fatta coraggio e, prima di salire in casa, ho voluto vedere il mare, allungando di qualche centinaio di metri il percorso.
È stato in quel momento che ho sentito suonare un telefono. Solo che l'apparecchio era collocato all'interno di una cabina telefonica che io credevo in disuso da anni. Ho pensato che fosse stato dimenticato un cellulare all’interno e mi sono avvicinata. Quello squillo antico saliva di tono mentre mi avvicinavo e soprattutto non si fermava. Anche se era un gesto insensato, alzai la cornetta e dissi pronto. Una voce con accento spagnolo mi rispose puntualmente all’altro capo del filo. Ti stavamo cercando. Sicuramente stavate aspettando qualcun altro, io passavo di qui per caso. È tanto che cerchiamo di metterci in contatto con te, invece, non indovini chi siamo? Io ascoltavo senza convinzione ma rispondevo puntualmente. A questo punto non mi meraviglio più di niente dissi, ma dimmi tu, perché io non ho idee in proposito. Ti abbiamo cercato perché sappiamo che leggi tutto quello che trovi su Roberto Bolaño e che ne sei ossessionata. E a voi perché interessa? Siamo una specie di “Kult”, disse l’uomo scandendo le parole in modo da dare importanza al sostantivo utilizzato, veniamo dai luoghi più disparati del pianeta, ci riuniamo ad ogni quarto di luna piena, a gruppi di 5 o 6 persone e pubblichiamo samizdat. Ma quante persone state reclutando, perché a occhio e croce Bolaño deve avere milioni di ammiratori. Abbiamo le nostre discriminanti. Queste ci terrei molto a conoscerle, dissi con disinvoltura, ormai senza rendermi più conto che stavo parlando con uno sconosciuto, intrattenendo allegramente una conversazione surreale. In primo luogo vogliamo evitare la letteratura Main Stream, i luoghi comuni, il politicamente corretto, l’ipocrisia e l’indifferenza. Abbiamo bisogno di persone che si schierino, che non abbiano paura di sporcarsi le mani, che all’occorrenza possano dormire all’aperto o passare una notte in bianco, che credano nell’arte come mezzo potente per scalfire la realtà. Non so come abbiate potuto ravvisare queste caratteristiche in me che cerco di non farmi “tracciare”, disprezzo la condivisione via social network e non sono iscritta a nessuna piattaforma a parte anobii. È proprio perché i contatti li cerchiamo via underground che ti abbiamo trovata. Quindi sono stata pedinata, spiata, che cosa è successo? Ti ricordi quella signora rumena con cui hai parlato una mattina nel bar vicino al tuo ufficio? Era una “kulturin”, una di noi; e il turco dell’autolavaggio, il professorino belga della biblioteca? Ma potrei andare avanti con tanti altri esempi. Raccoglievano tutti informazioni per la resistenza. Non so perché, ma credo a ogni singola parola che mi stai dicendo. Che cosa vuoi da me? Convocarti, naturalmente. Ci vediamo alla luna piena del 5 luglio, alle 9 di mattina, in Messico, nel DF presso la UNAM, dove si tenne il seminario di poesia di Julio Cesar Alamo. Il viaggio per arrivare devi pagartelo, poi una volta entrata in contatto con l’organizzazione penseremo noi a tutto. Va bene farò in modo di esserci. Che cosa devo portare? Il samizdat che inizierai a scrivere questa notte stessa, disse riattaccando.

Comments

1
Sogno o realtà? Non importa: sono la stessa cosa.
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Sogno o realtà? Non importa: sono la stessa cosa.