Sfida cruciale
by Arnaldur Indriðason
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Estate 1972. Da qualche settimana l’Islanda non è più un fazzoletto di terra sperduto nell’Atlantico settentrionale. All’improvviso i riflettori di tutto il mondo sono puntati sull’isola e sulla sua tranquilla capitale. Siamo in piena guerra fredda e Reykjavík ospita la sfida del secolo tra i campioni di scacchi Bobby Fischer e Boris Spasskij, rappresentanti delle due superpotenze. La posta in gioco è ben più alta di un titolo mondiale.
Sullo sfondo di questo scenario, l’assassinio del diciassettenne Ragnar Einarsson sembrerebbe un dettaglio insignificante e le coscienze degli islandesi, rapiti dallo storico torneo, non ne restano scosse. Ma a indagare sull’assurdo omicidio all’apparenza privo di movente è Marion Briem, futuro superiore di Erlendur alla polizia di Reykjavík. Forte del senso etico e della caparbietà maturati grazie a una difficile storia personale, a una vita segnata dalla solitudine e dalla malattia, Marion va a fondo di un crimine che a poco a poco si rivela essere niente meno che un intrigo internazionale.

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40
GeoflaGeofla wrote a review
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Messo in un limbo indefinito Erlendur Sveinnson dopo la svolta rappresentata da “Le abitudini delle volpi”, Indridason si rifugia nel passato, precisamente la Reykjavik del 1972 – sfida Fischer/Spasskij - e rispolvera l’ambigua figura di Marion Briem. Destabilizzante, in qualche modo, è scoprire che qui se ne dà un ritratto (sfumatamente) al maschile mentre ne “la Voce” Briem si delinea come (larvatamente) femminile. Ma la spiegazione che dà Indridason è qui: (scancan.net/arnaldur_1_22.htm) I’ve always made it clear that Marion is nonsexual but in some languages that is actually not possible. For my part Marion doesn’t have a gender. It has often been quite complex to write the person in that way but at the same time quite enjoyable. It’s just one more mystery in the books. I always intended to make Marion that way, and it has to do with discussions of feminism and women’s literature. I wanted to create a character that couldn’t be defined in gender studies, but then it turns out that Marion’s sex is exactly what people are arguing about..
Ciò detto, ho affrontato questo romanzo con estreme riserve e scarse aspettative, ritenendo di aver raggiunto un climax oltre il quale la saga non aveva più ragion d’essere… e naturalmente mi sbagliavo. Non un capolavoro, ma un buon romanzo, appassionante e tormentato, sicuramente ancora illuminato dalla capacità di Indridason di raccontare l’interiorità dei personaggi insieme agli avvenimenti in cui svolgono una parte. E… sì, Erlendur all’ultima riga fa capolino sulla porta della Centrale.
zombie49zombie49 wrote a review
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Marion è uomo o donna?
Ragnar Einarsson, diciassette anni, è trovato morto, colpito da due coltellate al cuore, in un cinema di Reykjavik. E’ il 1972, e nella capitale islandese si svolge l’epica sfida fra due campioni di scacchi, l’americano Bobby Fischer e il russo Boris Spasskij. Non è solo una gara per il titolo mondiale: in piena guerra fredda, è anche una contrapposizione fra le due superpotenze. Le indagini sono condotte da Marion Briem, futuro capo di Erlendur Sveinsson, protagonista di altri romanzi di Indriđason. Ragnar aveva con sé un registratore che è scomparso: forse aveva casualmente documentato un dialogo importante e compromettente, e per questo è stato ucciso. La storia è lenta e poco appassionante, i personaggi, a parte Marion, sono appena tratteggiati e non suscitano empatia. Come sempre, attraverso il giallo Indriđason vuole presentare un pezzo di storia islandese, ma le vicende spionistiche tra Stati Uniti e Unione Sovietica negli anni ’70, la guerra del pesce con la Gran Bretagna per il limite delle acque territoriali, le sfide tra Fischer e Spasskij non m’intrigano per nulla: le trovo noiose come il gioco degli scacchi, appunto. Anche la morale è discutibile: un omicidio non ne giustifica un altro. Più interessante è la storia di Marion e della sua lotta contro la tubercolosi, una malattia oggi quasi scomparsa nel mondo occidentale, ma che fino agli anni ’50, prima dell’avvento degli antibiotici, era considerata invalidante e spesso mortale. Poiché è infettiva, gli ammalati sono posti in isolamento e ricoverati nei sanatori: per i bambini la lontananza dai parenti era molto penosa. Tema interessante è l’ambigua sessualità di Marion: in questo libro la traduttrice Silvia Cosimini lo presenta come un uomo, ma negli altri romanzi è una donna; in molte lingue aggettivi e participi non definiscono il genere del soggetto, permettendo a Indriđason di giocare sul dubbio, che poteva essere reso in italiano con qualche piccolo accorgimento. Così, è sconcertante.
Giogio53Giogio53 wrote a review
10
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Quasi Islanda - 01 mag 17
Andando avanti nella saga islandese della polizia di Reikiavik, il simpatico Arnaldur, ormai presenza stabile della mia libreria, aggiunge un nuovo tassello al grande puzzle che va componendo. Non riuscendo a procedere di molto nella storia di Erlendur, dopo aver anche avviato storie parallele con i due collaboratori del nostro commissario, ecco che con un colpo di genio ci fa fare un salto all’indietro di una trentina d’anni. In questo modo ci introduce alla storia ed alle inchieste del futuro capo di Erlendur, il “mitico” (per chi ha letto le prime storie) commissario Marion Briem (ma ne riparleremo più avanti). In questo modo, non solo si cimenta in una nuova storia, ma riesce anche a collocarla temporalmente in un momento assai particolare della storia islandese: il 1972. Per chi non lo ricordasse, fu l’anno in cui proprio in Islanda si svolse il campionato del mondo di scacchi tra il campione in carica, Boris Spasskij, e lo sfidante, l’americano Bobby Fischer. Fu un evento storico ed epocale. Fischer è stato un personaggio particolare anch’esso, paranoico, pieno di manie, ma (così mi dicono i miei amici scacchisti, a me che conosco il gioco ma non sono un intenditore) assolutamente geniale. Storico ed epocale perché laureò per la prima volta un americano campione mondiale di scacchi. Perché diventò un elemento di svolta nella guerra fredda tra le due superpotenze. Perché l’Islanda si riempì per mesi (da luglio a settembre durò la sfida) di spie e complotti di ogni genere. Non contenti della sfida anglo-russa, quegli anni erano anche dominati da quella che si definì la “Seconda Guerra del Merluzzo”, un dissidio tra Islanda e Regno Unito sull’ampiezza delle relative acque territoriali per la caccia al merluzzo. Che portò l’Islanda a minacciare l’uscita dalla NATO se gli Stati Uniti non fossero intervenuti a dissuadere i pescatori inglesi (e notate che pescatore fa “fisherman”, con una splendida assonanza con lo scacchista di cui sopra). Tutto ciò dà il clima in cui si svolge il romanzo, e ne dà conto il titolo islandese che parla, appunto, di “Sfida”. Perché in italiano sia diventata “cruciale” dovremmo chiederlo ai traduttori (o a chi decide i titoli). Mentre la capitale quindi è pervasa e percorsa dai fremiti dell’incontro, in un oscuro cinema di periferia viene ucciso un ragazzo, un po’ autistico, che va al cinema con un registratore per poi risentirsi a casa il sonoro dei film. Briem comincia ad indagare con il fido Albert. Facendo molta fatica ad ingranare, anche se questo dà modo ad Arnaldur di farci entrare nel personaggio, l’unico con un divano nella sua stanza. Si capisce anche che è un lupo solitario, che viene da una giovinezza difficile, quando, malato di tubercolosi, viene prima curato in patria, poi in Danimarca. Dove incontro altri ragazzi come lui malati (in tempi dove gli antibiotici erano lungi da essere sul mercato) ma che, al contrario di Marion, muoiono. Meno Katrina, che si salva con un pericoloso intervento, e che rimarrà in contatto con Marion, anche se quasi mai in Islanda. Andrà in paesi caldi, in opere umanitarie. Ma questa è un’altra storia. Qui vediamo la polizia girare molto a vuoto. Poi Marion trova traccia di sigarette russe. Trova anche vecchi amici dei servizi segreti che lo istradano su di una pista che si rivela giusta. Il cinema era stato scelto per un incontro segreto con un alto funzionario tipo KGB che vuole passare agli americani. C’era uno dei primi dirigenti del partito comunista islandese, lunghi anni di milizia a Mosca, unico amico del possibile traditore. C’erano gli americani. E, purtroppo, c’era il ragazzo che, nel suo registratore immette anche le parole del tradimento. Il russo non ci pensa due volte e lo uccide. C’è quindi tutta la ricerca della verità che costringe Marion a lavorare in solitudine, suscitando le ire di Albert che poi lo lascerà come partner. Marion tampina il comunista, tampina la sua compagna, capisce che i due non hanno visto bene l’uccisione che il russo ha fatto un po’ di fretta. Tutto deve collassare durante una partita del torneo. Qualcuno deve avvertire che la moglie del russo è in salvo in Finlandia. Allora il russo può passare agli americani senza ritorsioni. La grande manovra scatta, ma la macchina che porta via il traditore sembra più russa che americana. Che cosa è realmente successo? È riuscita la fuga o qualcuno ha tradito? Questo lo lasciamo agli attenti lettori. Sottolineando solo che, in ogni caso, le esigenze dei servizi segreti renderanno impunibile l’uccisione del ragazzo. Per collegare infine questo libro al resto della serie, nel finale dei finali, vediamo che al posto di Albert verrà ad aiutare Marion un giovane poliziotto. Ovviamente Erlendur! Faccio notare, per chi è stato nell’isola, che ad un certo punto, per scaldarsi, alcuni personaggi si mettono a bere “brennivín”, un’acquavite locale aromatizzata con carvi, una pianta della famiglia del cumino ma con un sapore simile all’anice. I locali la chiamano la “morte nera”, perché forte. Io l’ho provata, ed è veramente disgustosa! Infine, riprendiamo il discorso su Marion. Il nome è ambiguo, che può essere usato sia per un uomo che per una donna. Io, come i traduttori, ho usato il generico maschile, anche se in un’intervista l’autore sostiene invece di aver lasciato il sesso del protagonista ambiguo. Perché questo si può fare in islandese. Non in italiano, tanto che qui è declinato al maschile, mentre in uno dei primi libri della serie, quando è in pensione e poi muore, è declinato al femminile. Allora, lasciamone l’ambiguità, che rende meno lineare tutta la vicenda personale di Marion. Anche se, seguendo la genesi dei nomi di persona in Islanda, Marion è un nome femminile e non maschile. Misteri delle lingue!
“Voglio che tu abbia un rapporto normale … Il nostro rapporto a distanza è andato avanti anche troppo.” (274)