Sherlock Holmes
by Arthur Conan Doyle
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Ecco riuniti in un unico volume i quattro romanzi e i cinquantasei racconti che vedono come protagonista il prototipo di tutti gli investigatori di carta, Sherlock Holmes

Quando hai eliminato l'impossibile, quello che resta, per quanto improbabile, deve essere la verità. Elementare, Watson!

Uno st
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6
Gabriele CrescenziGabriele Crescenzi wrote a review
01
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RECENSIONE "LE MEMORIE DI SHERLOCK HOLMES"
BARBAGLIO D'ARGENTO (5 stelle)
Un caso sensazionale ha scosso il Devon: Barbaglio d'Argento, cavallo detentore di innumerevoli premi posseduto dal colonnello Ross, è scomparso una notte dalle stalle e il suo allenatore, John Straker, è stato trovato morto in una conca poco distante. Il colpevole pare essere Fitzroy Simpson, allibratore che la stessa sera si aggirava nella zona con modi tutt'altro che rassicuranti. Inoltre sulla scena del delitto è stata ritrovata la sua sciarpa ed il bastone pesante di sua proprietà sembra collimare con le ferite sulla testa della vittima.
Holmes, non fidandosi delle apparenze, scoprirà dove si trova il cavallo e l'esatta dinamica della vicenda.
Racconto geniale, la cui soluzione si basa interamente sui ragionamenti deduttivi di Holmes. Per questa ragione lo si può considerare uno tra i racconti più gialli di Doyle, nel senso stretto del termine.
Grande misdirection e sapiente uso di paradossi e domande strane poste dal celebre investigatore, che stupiscono e destano l'interesse del lettore.

LA FACCIA GIALLA (2 stelle)
Il signor John Grant Munro è in preda ad un grande turbamento interiore: sua moglie esce nel cuore della notte di nascosto e pare recarsi in una casa poco distante dove pochi giorni prima lui aveva visto uno strano volto da una delle finestre del piano superiore. Interrogata sulla faccenda, sua moglie non vuole svelare cosa si celi dietro quel suo strano comportamento. Addolorato dall'ombra che rischia di rovinare irreparabilmente il loro rapporto, il signor Grant Munro chiede aiuto a Holmes, che, per una volta tanto, cade nell'errore.
Racconto con premesse buone ma con soluzione scialba. Sarà anche per i tempi mutati, ma la trama non sarebbe accettabile oggi, basandosi com'è su gravi pregiudizi razziali. Racconto quindi dimenticabile e che lascia il tempo che trova.

L'IMPIEGATO DELL'AGENTE DI CAMBIO (5 stelle)
Holmes inaspettatamente giunge nello studio medico di Watson, desideroso di averlo al suo fianco in uno strano caso: un giovane agente di cambio, Hall Pycroft, è stato assunto da un'azienda sconosciuta con una paga da favola. Eppure gli uffici sembrano squallidi e non c'è traccia di quel benessere che uno dei due soci, quello che lo ha assunto, gli aveva promesso. Il giovane s'insospettisce quando, tramite un inconfondibile dente d'oro, scopre che il direttore della filiale dove lui è stato mandato e l'uomo che l'ha assunto sono la stessa persona e non due fratelli come gli era stato spiegato precedentemente. Chiede allora aiuto a Holmes che sventerà un piano diabolico.
Racconto piacevole in cui deduzione e azione sono giustamente dosati all'elemento bizzarro. Proprio dall'amalgama sapiente tra questi elementi nascono i corti migliori di Doyle a mio parere (come ha dimostrato anche REDH).

IL GLORIA SCOTT (4 stelle)
Questo è il primo racconto in cui Watson si fa da parte e a narrare è lo stesso Holmes: qui infatti Doyle riporta la sua prima avventura investigativa.
Il giovane Holmes, studente universitario, viene invitato nella tenuta del vecchio signor Trevor, padre di un suo amico, nel Norfolk. Durante il soggiorno Holmes dà già prova del suo acume ma spaventa con una delle sue deduzioni il povero padrone di casa, tanto che gli viene un attacco. La sera prima della partenza del detective inoltre giunge dal vecchio giudice un marinaio verso cui Trevor sembra provare un enorme timore. Passano le settimane e Holmes si trova a Londra, quando una lettera del suo amico lo induce a recarsi di nuovo nel Norfolk in quanto suo padre è in fine di vita dopo aver letto una lettera alquanto criptica. Cosa c'è dietro tutto ciò?
Storia interessante, soprattutto per conoscere i retroscena biografici di uno dei personaggi letterari più iconici della letteratura mondiale. Violenza e passato si mescolano, ricordando tematicamente i primi due romanzi di Holmes.

IL CERIMONIALE DEI MUSGRAVE (5 stelle)
Questo è il secondo racconto narrato in prima persona da Holmes, dopo il precedente "Gloria Scott", in quanto il caso in esso trattato è avvenuto molti anni prima che incontrasse Watson.
Reginald Musgrave, compagno di corso di Holmes, sapendo delle sue particolari teorie, gli chiede aiuto in una vicenda strana: il suo fidato maggiordomo, Brunton, è stato beccato mentre sbirciava tra i documenti privati del padrone. Licenziato in tronco, questi implora il signor Musgrave di dargli ancora del tempo prima di potersene andare. Durante la settimana però il maggiordomo scompare nel nulla e con esso una cameriera che da poco egli aveva lasciato per un'altra donna. Cosa si cela dietro queste sparizioni e cosa hanno a che vedere con il cerimoniale dei Musgrave?
Racconto che mescola avventuroso e macabro. Il finale è davvero molto scenico e lo svelamento finale ha un tocco di Poe. Grande atmosfera in un maniero ricco di storia e strani riti.
PS: anche qui nel finale si parla di "diadema" riferendosi a quella che evidentemente è una corona. Controllando nel racconto in lingua originale ho scoperto che vi è scritto proprio "diadem". Altra svista di Doyle, dato che questo termine si addice ad un tipo più piccolo di corona, mentre quella qui citata pare essere quella più imponente?

I SIGNORI DI REIGATE (5 stelle)
Primavera 1887: dopo una lunga indagine, Holmes ha bisogno urgentemente di un periodo di riposo. Quale miglior occasione allora per sfruttare l'invito del colonnello Hayter a stare nella sua tenuta? Purtroppo i casi sembrano perseguitare Holmes, in quanto una serie di furti, che culminano nell'omicidio di un cocchiere, impegneranno nuovamente l'intelletto del segugio londinese. Riuscirà a scoprire la verità dietro a questo caso apparentemente semplice?
Un racconto molto ben fatto, più deduttivo di altri. Un Holmes in gran forma, che compie stranezze che alla fine hanno un senso logico per la risoluzione dell'enigma.

L'UOMO DEFORME (4 stelle)
Il colonnello Barclay ha avuto una vita coniugale felice e serena con la propria consorte: di questo sono certi tutti i suoi commilitoni. Eppure una sera, le domestiche della sua residenza in Aldershot sentono dietro la porta chiusa del soggiorno i due litigare furiosamente fino a quando delle grida squarciano il silenzio circostante. Riuscito ad entrare nella camera dalla finestra che dà sul giardino, il loro cocchiere scopre la signora svenuta sul divano ed il colonnello steso metà sulla poltrona e metà a terra in una pozza di sangue. Cosa è avvenuto tra i due per sconvolgere quella che sembrava la perfetta storia d'amore coniugale? Che sia stata la signora Barclay ad uccidere il marito? Sarà Holmes a chiarire il mistero.
Storia che presenta molti elementi interessanti e indizi che non sembrano trovare un senso logico. Ancora una volta è tramite la confessione di un importante figura che si riesce a comprendere a pieno la verità. Gli indizi indicano solo la direzione ma non la soluzione del caso.
Doyle dimostra anche qui la sua predilezione per luoghi esotici, riprendendo il tema della rivolta indiana. Molto simile per certi aspetti a "Il segno dei quattro", in cui il bandolo della matassa è da ricercarsi in un passato torbido che ha a che fare con storie belliche.

PS: Holmes dimostra, come si era avuto modo di vedere anche in BOSC, di credere in una giustizia divina e quindi di essere, almeno in parte, religioso. Viene infatti menzionato l'episodio biblico di Uria e Betsabele e inoltre Holmes afferma che i suoi ricordi biblici sono un po' arrugginiti, segno che conosce bene i Sacri testi, letti nel passato.

IL PAZIENTE FISSO (4 stelle)
Il signor Percy Trevelyan è finanziato dal signor Bessington ed è solo grazie al suo aiuto economico che riesce ad aprire uno studio in Broad Street. La sua carriera è in costante ascesa e anche le tasche di Bessington si riempiono. Una sera, mentre il padrone del palazzo è assente, arrivano un vecchio russo con il figlio per chiedere un consulto medico per le frequenti catalessi del primo. Mentre il medico va nel laboratorio a prendere una medicina, i due scompaiono. Ritornano però alla stessa ora il giorno seguente, scusandosi con lui per la repentina fuga, dovuta ad un'amnesia del vecchio. Ma al suo ritorno, Bessington entra agitato nello studio di Trevelyan dicendo che qualcuno è entrato nella sua camera. La vicenda culmina nello strano suicidio dello stesso Bessington. Ma è davvero così?
Un caso che ancora una volta trova risoluzione facendo un tuffo in un oscuro passato. Racconto sottilmente macabro e coinvolgente.

L'INTERPRETE GRECO (4 stelle)
Questo è uno dei racconti più noti della saga perché viene fatta luce su alcuni elementi biografici di Holmes: infatti qui appare suo fratello Mycroft, descritto da Holmes come un uomo avente superiori doti di osservazione e deduzione rispetto a lui, pur essendo talmente pigro da non adottarle per riscuotere successo.
Proprio per far conoscere a Watson il suo congiunto, i due si recano al Club Diogene, luogo fondato da Mycroft stesso insieme ad altri nobili inglesi che detestano la socialità. Nel locale è infatti severamente vietato conversare.
Qui vi trovano il gargantuesco fratello di Sherlock che, dopo aver dato prova delle sue notevoli capacità, propone al fratello un caso: il suo vicino di casa, l'interprete greco Melas aveva infatti vissuto un'esperienza grottesca. Interpellato da uno strano individuo per tradurre dal greco, viene trascinato in carrozza verso una località segreta per rivolgere domande in quella lingua ad un uomo che pareva essere tenuto in ostaggio. Grazie ad un astuto espediente l'interprete riesce a scoprire la sua identità e, dopo essere stato congedato, chiede aiuto a Mycroft che a sua volta, per la sua indolenza, si rivolge a Sherlock. Riusciranno a venire a capo di un piano criminale brutale e meschino.
Racconto piacevolissimo che svela un nuovo interessante personaggio, la cui figura verrà sfruttata da altri scrittori per modellare le proprie creature (penso al fratello di Poirot che appare in "Poirot e i Quattro", Achille). La vicenda è estremamente somigliante al racconto della precedente raccolta "L'avventura del pollice dell'ingegnere", in quanto anche lì un individuo "esterno" viene portato in una località segreta con una vettura i cui vetri sono oscurati; anche qui inoltre vi è una persona tenuta prigioniera per sporchi scopi e dietro tutto vi è una bamda che non esita ad usare le maniere forti pur di non farsi scoprire. La fuga finale ricalca anche quella del precedente racconto, con l'unica differenza che qui vi sarà una sorta di giustizia terrena, laddove nel precedente corto non vi era una chiara risoluzione.
Curioso il fatto che Holmes discenda dal pittore francese Vernet da parte di nonna.
Il Club Diogene inoltre verrà ripreso da Carr come luogo di ozio in cui il suo H.M. trascorre parte del suo tempo libero, poiché la pace è lì garantita dalla regola per cui o si parla in latino o bisogna tacere.

IL PATTO NAVALE (5 stelle)
Percy Phelps, nipote del Ministro degli Esteri lord Holdhurst, è nei guai: incaricato dallo zio di copiare un importantissimo patto navale il cui contenuto è fondamentale per il bene dello Stato, viene derubato dello stesso. La sua posizione è ormai rovinata, a meno che non riesca a ritrovare l'importante documento. È qui che entra in gioco Holmes con la sua sagacia, per recuperare attraverso le sue doti intellettive l'importante foglio e salvare la carriera del ragazzo.
Uno dei racconti più belli della raccolta, articolato strutturalmente e dalla trama potente e più gialla degli altri. Il lettore potrebbe arrivare alla soluzione, almeno in parte, sulla base dei dati a sua disposizione. Ha un sapore christiano, mi ha ricordato un suo corto, "Il furto incredibile".
Grande atmosfera e buona suspence.

IL PROBLEMA FINALE (5 stelle)
Con questo racconto avrebbe dovuto concludersi una delle saghe più iconiche di tutti i tempi, fine rimandata però a seguito delle lamentele che i fan rivolsero a Doyle. Oppure era già previsto un ritorno? In un giallo quando il cadavere non c'è, si avverte sempre che c'è qualcosa sotto... ma non sta a me dirlo.
Comunque in questo racconto appare l'antagonista per eccellenza di Holmes: il professor Moriarty, genio della matematica e "Napoleone del crimine", a capo di un'organizzazione criminale vastissima e che, secondo Holmes, è responsabile di circa la metà dei crimini rimasti impuniti a Londra.
In questo racconto, Holmes è braccato e in pericolo sin dal principio poiché, nel suo tentativo di smantellare questa organizzazione criminale, ha attirato su di sé l'attenzione di Moriarty, che vuole chiudergli la bocca. In una serie di inseguimenti che porteranno i nostri due protagonisti sino in Svizzera, si arriverà allo scontro finale tra i due cervelli più fini del continente: quello di Holmes, volto alla giustizia, e quello di Moriarty, proteso verso il male.
La scena finale è talmente iconica che non debbo neanche descriverla.
Il racconto è notevole più per l'interesse che ricopre all'interno della saga che non per il lato giallistico. Questo è infatti del tutto assente, non ci sono deduzioni, ma solo avventure e spostamenti continui. Una sorta di noir avventuroso, in cui l'unico motivo di suspence è dato da come si svilupperà il finale. Grandioso e molto scenico, nonché lievemente malinconico. Watson fa emergere in queste pagine tutto il suo dolore per la perdita di uno dei suoi migliori amici nonché del "migliore e il più retto degli uomini".

"Il ritorno di Sherlock Holmes" è la terza raccolta di racconti che vede come protagonista il celebre investigatore londinese. Dopo la "rinascita" di Holmes ne "Il mastino dei Baskerville", resurrezione apparente in quanto il romanzo è ambientato in epoca antecedente al suo famoso scontro con Moriarty, qui vediamo il segugio di Baker Street finalmente vivo dopo la caduta nelle cascate di Reichenbach nel 1891. Dopo tre anni di latitanza, Holmes torna sulle scene più acuto e scaltro che mai per risolvere alcuni dei casi più bizzarri e sensazionalistici che egli abbia affrontato. Tali racconti dimostrano come, pur essendo passati molti anni dall'esordio della saga, Doyle non abbia affatto esaurito la sua inventiva. Storie di avventure pericolose, di omicidi senza movente, di rapimenti e furti clamorosi: molti sono i temi trattati in questa raccolta, riprendendo stilemi già usati ma variandoli per create qualcosa di nuovo. I tredici racconti ivi raccolti sono in particolare:

LA CASA VUOTA (5 stelle)
Siamo nel 1894, tre anni dopo la tragica lotta tra Holmes e Moriarty avvenuta nelle cascate di Reichenbach.
Watson, in lutto a seguito della scomparsa di sua moglie, si interessa al caso di cronaca nera di cui tutta Londra sta parlando: l'assassino del ricchissimo e probo Ronald Adair. Il giovane rampollo di una delle più nobili casate della nazione era stato trovato con una pallottola nel cranio all'interno del suo studio chiuso a chiave dall'interno. L'unica finestra della stanza era aperta ma ben 6 metri la separavano dalla strada, senza che ci fosse alcun appiglio che permettesse ad alcuno di potervi arrivare. Come è stato ucciso? E per quale recondita ragione?
Watson tenta di impiegare i metodi del suo amico, ma invano. Sconsolato, cerca di pensare ad altro quando un uomo anziano, che lui riconosce come un bibliofilo con cui si era accidentalmente scontrato il pomeriggio dello stesso giorno, si presenta a casa sua. Lo stupore di Watson nello scoprire che altri non è che Holmes travestito è tale da farlo svenire per l'unica volta nella sua vita. Da qui Holmes narrerà come egli si fosse salvato e cosa avesse fatto nei tre anni della sua presunta morte.
Racconto gradevole la cui forza sta essenzialmente nell'interesse suscitato dalla ricomparsa del celebre investigatore. Da questo punto di vista, esso si colloca tra i corti che sono memorabili più per questioni di saga e per le vicende biografiche dell'eroe che non per la trama prettamente gialla.
Ma è indubbio che vi siano molti punti di forza che lo rendono assolutamente imperdibile: l'apparente camera chiusa iniziale, poi risolta con estrema facilità in quanto sovrastata dalla storia personale di Holmes; la grande aspettativa nel sentire come Holmes sia riuscito a scampare a quella che sembrava essere stata la sua fine certa; la presenza di uno dei criminali più astuti e iconici del Canone, forse anche più del defunto Moriarty. Insomma un tripudio di emozioni e avventura che certo ha lasciato un marchio indelebile nei lettori affezionati dell'epoca che, dopo molti anni di silenzio, rivedono finalmente il loro beniamino sulle scene.

IL COSTRUTTORE DI NORWOOD (5 stelle)
Watson è tornato a vivere con Holmes in Baker Street 221B, rilevando il suo studio medico. Vecchia casa, vecchie abitudini, e infatti subito si presenta nel loro salotto un giovane dall'aria sconvolta: è John Hector McFarlane, giovane avvocato accusato dell'omicidio del costruttore Jonas Oldacre. Egli è in quel momento ricercato dalla polizia e chiede l'aiuto di Holmes per poter provare la sua innocenza. Il celebre investigatore sarà messo a dura prova in un caso in cui tutte le piste sembrano puntare il dito contro il suo cliente. Sarà solo per una fatale svista da parte del colpevole che riuscirà a comprendere la verità.
Racconto carino e molto classico nello stile. Riprende un tema che sarà ampiamente sfruttato nel genere tanto che avevo intuito dove la vicenda sarebbe andata a parare. Tutto sommato però è molto ben scritto, con un Holmes più affaticato e con sapiente uso della tensione e dell'elemento avventuroso.
Piccola curiosità: questo è il primo racconto di Holmes in cui vengono menzionate, come elemento probante, le impronte digitali (prima Doyle aveva solo accennato alle teorie antropometriche di Bertillon).

I PUPAZZI BALLERINI (5 stelle)
Il signor Hilton Cubitt giunge da Norfolk in Baker Street 221B per ingaggiare il celebre detective Holmes nel risolvere un mistero bizzarro che sta terrorizzando sua moglie: da circa un mese, in vari posti del suo maniero, compaiono quelli che sembrano scarabocchi da bambini che ritraggono omini danzanti. La faccenda potrebbe sembrare puerile e sciocca, se non fosse che sua moglie, di cui egli ignora il passato, sembra prendere questi moniti con grande serietà e preoccupazione. Cosa si nasconde dietro questi misteriosi pupazzi ballerini? Holmes riuscirà a decifrarli e a capire la verità, non prima però che si verifichi una drammatica tragedia.
Racconto ben strutturato, ricco di suspence e di un mix di grottesco e bizzarro. Si tratta di uno degli scritti di Holmes appartenente al famoso topos del giallo dei messaggi cifrati.
Qui Doyle utilizza la medesima tecnica di decrittazione impiegata da Poe nel suo "Lo scarabeo d'oro".

IL CICLISTA SOLITARIO (4 stelle)
La signorina Violet Smith irrompe nel salotto di Holmes mentre questi è impegnato in un intricato caso. Di malavoglia il celebre detective ascolta cosa turba la giovane donna: dal Sudafrica, sono giunti pochi mesi prima due uomini che affermarono essere amici di un suo zio che da anni risiedeva lì. Erano tornati in Inghilterra per constatare in che condizione economica si trovasse la giovane donna su consiglio dello zio, ora defunto. Per aiutarla, il più anziano dei due, Carruthers, la assume come insegnante di musica per la propria figlia. Trasferitasi dunque a Farnham, ogni sabato torna nella sua città dalla madre. La cosa bizzarra che angustia la signorina è che nel breve tragitto fino alla stazione incontra sempre un ciclista solitario che la segue, senza mai avvicinarsi troppo. Chi è quell'individuo e perché la segue in quel sentiero? Sarà Holmes a scoprire la verità, non prima che questa innocua vicenda degeneri in qualcosa di molto più sordido.
Bella storia incentrata su eventi bizzarri e privi di un qualche apparente senso. Doyle dà il meglio di sé in racconti del genere, mettendo in mostra la sua grande creatività, sebbene questo sia più debole rispetto a REDH o COPP.

LA SCUOLA DEL PRIORATO (4 stelle)
Il dottor Thorneycroft Huxtable, direttore del Priorato, scuola secondaria di alta classe, piomba nell'appartamento di Holmes in preda ad una violenta emozione e collassa al suolo svenuto. Dopo essersi ripreso racconta il motivo della sua visita e della sua intensa preoccupazione: lord Saltire, giovane rampollo figlio dell'ex ministro del paese, il duca di Holdernesse, è fuggito dalla sua scuola, dove il padre lo aveva iscritto poco tempo prima. Pare che si sia calato dalla finestra della sua camera e sia scappato non si sa dove. Non solo lui, ma anche un professore dell'istituto, tale Heidegger, è scomparso insieme alla sua bici. Che si sia trattato di rapimento? Holmes è chiamato ad usare la sua abilità deduttiva e la sua grande competenza nell'interpretare orme e tracce di copertoni per svelare una verità cupa e scandalosa.
Racconto gradevole, che si colloca tra quelli in cui il noto investigatore di Baker Street si trova ad indagare su casi che riguardano nobili casate, come SCAN e BERY.
La soluzione doveva essere nuova al tempo e fu ripresa anche da Agatha in un suo celebre racconto.
Buona tensione e ottima la cartina presente che rende più agevole seguire le varie piste.
Unico appunto, che viene mosso persino in "L'invisibile signor Green" di Sladek, è che Holmes fa una deduzione sulle tracce della bici completamente erronea, poiché questa si può applicare sia ad una bici che vada in una direzione, che in quella opposta.

IL CAPITANO DI LUNGO CORSO (3 stelle)
Il capitano Peter Carey, denominato Black Peter per il suo carattere violento e iracondo, viene ritrovato assassinato con una fiocina nel petto nella sua "cabina", un piccolo capanno separato dalla sua casa dove soleva dormire. Chi ha ucciso con tale poderosa forza l'odiato capitano? I motivi abbondano ma gli indizi sembrano puntare su un giovane che tenta nei giorni successivi di forzare la porta della scena del delitto. Ma sarà stato davvero lui? Attraverso il minuzioso esame dei fatti, Holmes riuscirà a catturare un pericoloso assassino.
Storia canonica, senza punti di interesse notevoli. La vicenda sull'omicidio di questo marinaio inviso da tutti non ha niente che attiri l'attenzione: manca l'elemento bizzarro e l'indagine tutta è basata su degli indizi troppo puerili. È come se chiunque fosse entrato sulla scena del delitto, vi lasciasse la propria firma involontariamente ma in maniera palese. Abbastanza dimenticabile.

LADRI GENTILUOMINI (2 stelle)
Holmes, al servizio di lady Brackwell, cerca di contrattare con Charles Augustus Milverton, un astuto ricattatore in possesso di alcune sue compromettenti lettere che potrebbero far annullare il suo matrimonio, che si terrà a breve, con un rispettabile conte. Holmes dovrà adottare metodi poco ortodossi per risolvere una spinosa questione altrettanto poco ortodossa.
Qui Doyle è in pieno Ottocento, per quanto l'abbia scritto agli inizi del XX secolo: la situazione è quella della damigella in pericolo e dei rischi che l'eroe si assume per salvarla. Letta in tale ottica potrebbe risultare carina, ma rispetto agli altri racconti è una grande delusione. Nessuna deduzione, nessun elemento particolare o bizzarro, nessuna tattica chiara da parte di Holmes, che peraltro non risolve la faccenda da sé. Mi chiedo perché Doyle l'abbia riportata come avventura del noto detective quando il suo ruolo è a dir poco marginale. Molto sensazionalismo e poca sostanza.

IL MISTERO DEI SEI NAPOLEONI (5 stelle)
Lestrade consulta Holmes per un caso bizzarro anche se non molto importante: a quanto pare a Londra pare si aggiri un folle che distrugge tutti busti che ritraggono Napoleone I. Una prima volta, approfittando della momentanea assenza del cassiere, ha distrutto un suo busto in un negozio; in un'altra ha persino scassinato una casa per compiere il suo delirante misfatto.
Il caso affascina Holmes, il quale chiede al segugio dello Yard di tenerlo aggiornato su eventuali sviluppi. Questi infatti non si fanno attendere, solo che quella che poteva essere una balzana burla, ora è un reato molto più grave: omicidio.
Holmes, basandosi sulla sua conoscenza del mondo criminale, riuscirà a comprendere lo schema dietro questi strani attacchi iconoclastici.
Racconto molto ben scritto e con la giusta dose di bizzarro e avventura. Ancora una volta Doyle si dimostra abile in tale campo. Sebbene avessi intuito in nuce cosa inducesse il "folle" a compiere queste gesta, ho seguito con interesse il disvelarsi della faccenda. Ricorda molto sia a livello strutturale che contenutistico BLUE.

SCANDALO ALL'UNIVERSITÀ (5 stelle)
Il docente del St. Luke's College, Hilton Soames, sta per tenere il giorno seguente un importante esame di greco per una prestigiosa borsa di studio. Il problema è che, mentre lui era assente, qualcuno è entrato nel suo appartamento e ha letto le bozze della prima prova. Per timore di uno scandalo, Soames si rivolge ad Holmes, al tempo in trasferta in quello stesso college, che, grazie ad alcuni indizi come un pezzo di argilla nera e un taglio sulla scrivania, riuscirà a capire quale dei tre studenti sospetti abbia commesso il misfatto.
Racconto leggero ma molto ben strutturato, con indizi univoci e grandi deduzioni. Mi ha ricordato un racconto di Queen con una situazione analoga.

IL SEGRETO DEGLI OCCHIALI A PINCE-NEZ (5 stelle)
Il giovane poliziotto Stanley Hopkins, apparso già ne "Il capitano di lungo corso", arriva a Baker Street per richiedere l'aiuto di Holmes su un caso di omicidio senza movente e senza indizi di alcuna sorta: nel Kent, a casa del professor Coram, è stato ritrovato morto il suo segretario, tale Willoughby Smith. Nessuno pare aver avuto motivi per volere la sua dipartita. Chi è stato? Holmes riuscirà attraverso l'analisi dei fatti a svelare la verità dietro questo crimine.
Racconto geniale, con una grande lezione di detection, classico nella sua costruzione. Holmes è in gran forma e riesce a vedere oltre le apparenze.
Una parte della soluzione mi ha spinto a chiedermi se Carr avesse trovato qui l'ispirazione per un certo aspetto del suo capolavoro, "Le tre bare". Chissà...

LA SCOMPARSA DEL GIOCATORE DI RUGBY (4 stelle)
Il signor Overton, capitano di una squadra di rugby, arriva in Baker Steer 221B terribilmente preoccupato: il suo trequarti Godfrey Staunton è scomparso nel nulla proprio pochi giorni prima di un importante incontro. Quali sono le ragioni di questa misteriosa sparizione? Holmes, avvalendosi come in SIGN di un valido aiuto canino, riesce a scoprire una verità meno amara di quanto sembri.
Racconto gradevole e molto umano, che si inserisce assieme a SILV al filone dei corti "sportivi".

LA TRAGEDIA DI ABBEY GRANGE (4 stelle)
Hopkins, poliziotto già apparso in altri racconti, richiede l'immediato aiuto di Holmes in una faccenda bizzarra e tragica avvenuta nel Kent: Lord Brackenstall è stato ucciso da 3 malviventi entrati con la forza nella sua villa. A testimoniare ciò vi è Lady Brackenstall, testimone dell'accaduto tramortita e legata dai farabutti. Tutto sembra lineare dopo aver ascoltato il racconto della donna, ma Holmes avverte che c'è qualcosa che non va. Cosa lo disturba tanto?
Attraverso l'analisi accurata del luogo del delitto, scoprirà la reale dinamica dei fatti.
Storia elegante e con una vena di romanticismo.

LA SECONDA MACCHIA (3 stelle)
Il primo ministro britannico, lord Bellinger e il segretario per gli Affari europei, Trelawney Hope, giungono in Baker Street per richiedere urgentemente l'aiuto del celebre detective: dall'abitazione del secondo è scomparso un prezioso documento il cui contenuto, se fosse conosciuto da qualsiasi potenza straniera, potrebbe provocare una guerra mondiale e far degenerare gli equilibri internazionali. Holmes, aiutato in particolare da due macchie su un tappeto, riuscirà a svelare cosa si cela dietro questo furto.
Racconto che rientra nelle indagini di Holmes in cui il cliente è una persona celebre e importante, sulla scia di SCAN e NAVA. Holmes fa davvero poco in questo caso e trova la soluzione più per intuizione che per altro. Persino un indizio importante gli viene suggerito dallo stolido Lestrade, cosa peraltro strana dato che egli aveva anche esaminato la scena del crimine. Ma in fondo anche Holmes è un comune mortale.
Interessante è la menzione di Watson che, nelle prime pagine, asserisce che Holmes, nel momento in cui scrive, si è definitivamente ritirato nel Sussex, dedicandosi allo studio e all'apicoltura.

"Il ritorno di Sherlock Holmes" segna il riavvio della saga di Holmes, con nuovi entusiasmanti casi. Nel loro insieme questi racconti offrono piacevoli momenti di lettura, immergendoci nel labirintico e misterioso mondo del crimine londinese.
Gabriele CrescenziGabriele Crescenzi wrote a review
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RECENSIONE "LE MEMORIE DI SHERLOCK HOLMES"
BARBAGLIO D'ARGENTO (5 stelle)
Un caso sensazionale ha scosso il Devon: Barbaglio d'Argento, cavallo detentore di innumerevoli premi posseduto dal colonnello Ross, è scomparso una notte dalle stalle e il suo allenatore, John Straker, è stato trovato morto in una conca poco distante. Il colpevole pare essere Fitzroy Simpson, allibratore che la stessa sera si aggirava nella zona con modi tutt'altro che rassicuranti. Inoltre sulla scena del delitto è stata ritrovata la sua sciarpa ed il bastone pesante di sua proprietà sembra collimare con le ferite sulla testa della vittima.
Holmes, non fidandosi delle apparenze, scoprirà dove si trova il cavallo e l'esatta dinamica della vicenda.
Racconto geniale, la cui soluzione si basa interamente sui ragionamenti deduttivi di Holmes. Per questa ragione lo si può considerare uno tra i racconti più gialli di Doyle, nel senso stretto del termine.
Grande misdirection e sapiente uso di paradossi e domande strane poste dal celebre investigatore, che stupiscono e destano l'interesse del lettore.

LA FACCIA GIALLA (2 stelle)
Il signor John Grant Munro è in preda ad un grande turbamento interiore: sua moglie esce nel cuore della notte di nascosto e pare recarsi in una casa poco distante dove pochi giorni prima lui aveva visto uno strano volto da una delle finestre del piano superiore. Interrogata sulla faccenda, sua moglie non vuole svelare cosa si celi dietro quel suo strano comportamento. Addolorato dall'ombra che rischia di rovinare irreparabilmente il loro rapporto, il signor Grant Munro chiede aiuto a Holmes, che, per una volta tanto, cade nell'errore.
Racconto con premesse buone ma con soluzione scialba. Sarà anche per i tempi mutati, ma la trama non sarebbe accettabile oggi, basandosi com'è su gravi pregiudizi razziali. Racconto quindi dimenticabile e che lascia il tempo che trova.

L'IMPIEGATO DELL'AGENTE DI CAMBIO (5 stelle)
Holmes inaspettatamente giunge nello studio medico di Watson, desideroso di averlo al suo fianco in uno strano caso: un giovane agente di cambio, Hall Pycroft, è stato assunto da un'azienda sconosciuta con una paga da favola. Eppure gli uffici sembrano squallidi e non c'è traccia di quel benessere che uno dei due soci, quello che lo ha assunto, gli aveva promesso. Il giovane s'insospettisce quando, tramite un inconfondibile dente d'oro, scopre che il direttore della filiale dove lui è stato mandato e l'uomo che l'ha assunto sono la stessa persona e non due fratelli come gli era stato spiegato precedentemente. Chiede allora aiuto a Holmes che sventerà un piano diabolico.
Racconto piacevole in cui deduzione e azione sono giustamente dosati all'elemento bizzarro. Proprio dall'amalgama sapiente tra questi elementi nascono i corti migliori di Doyle a mio parere (come ha dimostrato anche REDH).

IL GLORIA SCOTT (4 stelle)
Questo è il primo racconto in cui Watson si fa da parte e a narrare è lo stesso Holmes: qui infatti Doyle riporta la sua prima avventura investigativa.
Il giovane Holmes, studente universitario, viene invitato nella tenuta del vecchio signor Trevor, padre di un suo amico, nel Norfolk. Durante il soggiorno Holmes dà già prova del suo acume ma spaventa con una delle sue deduzioni il povero padrone di casa, tanto che gli viene un attacco. La sera prima della partenza del detective inoltre giunge dal vecchio giudice un marinaio verso cui Trevor sembra provare un enorme timore. Passano le settimane e Holmes si trova a Londra, quando una lettera del suo amico lo induce a recarsi di nuovo nel Norfolk in quanto suo padre è in fine di vita dopo aver letto una lettera alquanto criptica. Cosa c'è dietro tutto ciò?
Storia interessante, soprattutto per conoscere i retroscena biografici di uno dei personaggi letterari più iconici della letteratura mondiale. Violenza e passato si mescolano, ricordando tematicamente i primi due romanzi di Holmes.

IL CERIMONIALE DEI MUSGRAVE (5 stelle)
Questo è il secondo racconto narrato in prima persona da Holmes, dopo il precedente "Gloria Scott", in quanto il caso in esso trattato è avvenuto molti anni prima che incontrasse Watson.
Reginald Musgrave, compagno di corso di Holmes, sapendo delle sue particolari teorie, gli chiede aiuto in una vicenda strana: il suo fidato maggiordomo, Brunton, è stato beccato mentre sbirciava tra i documenti privati del padrone. Licenziato in tronco, questi implora il signor Musgrave di dargli ancora del tempo prima di potersene andare. Durante la settimana però il maggiordomo scompare nel nulla e con esso una cameriera che da poco egli aveva lasciato per un'altra donna. Cosa si cela dietro queste sparizioni e cosa hanno a che vedere con il cerimoniale dei Musgrave?
Racconto che mescola avventuroso e macabro. Il finale è davvero molto scenico e lo svelamento finale ha un tocco di Poe. Grande atmosfera in un maniero ricco di storia e strani riti.
PS: anche qui nel finale si parla di "diadema" riferendosi a quella che evidentemente è una corona. Controllando nel racconto in lingua originale ho scoperto che vi è scritto proprio "diadem". Altra svista di Doyle, dato che questo termine si addice ad un tipo più piccolo di corona, mentre quella qui citata pare essere quella più imponente?

I SIGNORI DI REIGATE (5 stelle)
Primavera 1887: dopo una lunga indagine, Holmes ha bisogno urgentemente di un periodo di riposo. Quale miglior occasione allora per sfruttare l'invito del colonnello Hayter a stare nella sua tenuta? Purtroppo i casi sembrano perseguitare Holmes, in quanto una serie di furti, che culminano nell'omicidio di un cocchiere, impegneranno nuovamente l'intelletto del segugio londinese. Riuscirà a scoprire la verità dietro a questo caso apparentemente semplice?
Un racconto molto ben fatto, più deduttivo di altri. Un Holmes in gran forma, che compie stranezze che alla fine hanno un senso logico per la risoluzione dell'enigma.

L'UOMO DEFORME (4 stelle)
Il colonnello Barclay ha avuto una vita coniugale felice e serena con la propria consorte: di questo sono certi tutti i suoi commilitoni. Eppure una sera, le domestiche della sua residenza in Aldershot sentono dietro la porta chiusa del soggiorno i due litigare furiosamente fino a quando delle grida squarciano il silenzio circostante. Riuscito ad entrare nella camera dalla finestra che dà sul giardino, il loro cocchiere scopre la signora svenuta sul divano ed il colonnello steso metà sulla poltrona e metà a terra in una pozza di sangue. Cosa è avvenuto tra i due per sconvolgere quella che sembrava la perfetta storia d'amore coniugale? Che sia stata la signora Barclay ad uccidere il marito? Sarà Holmes a chiarire il mistero.
Storia che presenta molti elementi interessanti e indizi che non sembrano trovare un senso logico. Ancora una volta è tramite la confessione di un importante figura che si riesce a comprendere a pieno la verità. Gli indizi indicano solo la direzione ma non la soluzione del caso.
Doyle dimostra anche qui la sua predilezione per luoghi esotici, riprendendo il tema della rivolta indiana. Molto simile per certi aspetti a "Il segno dei quattro", in cui il bandolo della matassa è da ricercarsi in un passato torbido che ha a che fare con storie belliche.

PS: Holmes dimostra, come si era avuto modo di vedere anche in BOSC, di credere in una giustizia divina e quindi di essere, almeno in parte, religioso. Viene infatti menzionato l'episodio biblico di Uria e Betsabele e inoltre Holmes afferma che i suoi ricordi biblici sono un po' arrugginiti, segno che conosce bene i Sacri testi, letti nel passato.

IL PAZIENTE FISSO (4 stelle)
Il signor Percy Trevelyan è finanziato dal signor Bessington ed è solo grazie al suo aiuto economico che riesce ad aprire uno studio in Broad Street. La sua carriera è in costante ascesa e anche le tasche di Bessington si riempiono. Una sera, mentre il padrone del palazzo è assente, arrivano un vecchio russo con il figlio per chiedere un consulto medico per le frequenti catalessi del primo. Mentre il medico va nel laboratorio a prendere una medicina, i due scompaiono. Ritornano però alla stessa ora il giorno seguente, scusandosi con lui per la repentina fuga, dovuta ad un'amnesia del vecchio. Ma al suo ritorno, Bessington entra agitato nello studio di Trevelyan dicendo che qualcuno è entrato nella sua camera. La vicenda culmina nello strano suicidio dello stesso Bessington. Ma è davvero così?
Un caso che ancora una volta trova risoluzione facendo un tuffo in un oscuro passato. Racconto sottilmente macabro e coinvolgente.

L'INTERPRETE GRECO (4 stelle)
Questo è uno dei racconti più noti della saga perché viene fatta luce su alcuni elementi biografici di Holmes: infatti qui appare suo fratello Mycroft, descritto da Holmes come un uomo avente superiori doti di osservazione e deduzione rispetto a lui, pur essendo talmente pigro da non adottarle per riscuotere successo.
Proprio per far conoscere a Watson il suo congiunto, i due si recano al Club Diogene, luogo fondato da Mycroft stesso insieme ad altri nobili inglesi che detestano la socialità. Nel locale è infatti severamente vietato conversare.
Qui vi trovano il gargantuesco fratello di Sherlock che, dopo aver dato prova delle sue notevoli capacità, propone al fratello un caso: il suo vicino di casa, l'interprete greco Melas aveva infatti vissuto un'esperienza grottesca. Interpellato da uno strano individuo per tradurre dal greco, viene trascinato in carrozza verso una località segreta per rivolgere domande in quella lingua ad un uomo che pareva essere tenuto in ostaggio. Grazie ad un astuto espediente l'interprete riesce a scoprire la sua identità e, dopo essere stato congedato, chiede aiuto a Mycroft che a sua volta, per la sua indolenza, si rivolge a Sherlock. Riusciranno a venire a capo di un piano criminale brutale e meschino.
Racconto piacevolissimo che svela un nuovo interessante personaggio, la cui figura verrà sfruttata da altri scrittori per modellare le proprie creature (penso al fratello di Poirot che appare in "Poirot e i Quattro", Achille). La vicenda è estremamente somigliante al racconto della precedente raccolta "L'avventura del pollice dell'ingegnere", in quanto anche lì un individuo "esterno" viene portato in una località segreta con una vettura i cui vetri sono oscurati; anche qui inoltre vi è una persona tenuta prigioniera per sporchi scopi e dietro tutto vi è una bamda che non esita ad usare le maniere forti pur di non farsi scoprire. La fuga finale ricalca anche quella del precedente racconto, con l'unica differenza che qui vi sarà una sorta di giustizia terrena, laddove nel precedente corto non vi era una chiara risoluzione.
Curioso il fatto che Holmes discenda dal pittore francese Vernet da parte di nonna.
Il Club Diogene inoltre verrà ripreso da Carr come luogo di ozio in cui il suo H.M. trascorre parte del suo tempo libero, poiché la pace è lì garantita dalla regola per cui o si parla in latino o bisogna tacere.

IL PATTO NAVALE (5 stelle)
Percy Phelps, nipote del Ministro degli Esteri lord Holdhurst, è nei guai: incaricato dallo zio di copiare un importantissimo patto navale il cui contenuto è fondamentale per il bene dello Stato, viene derubato dello stesso. La sua posizione è ormai rovinata, a meno che non riesca a ritrovare l'importante documento. È qui che entra in gioco Holmes con la sua sagacia, per recuperare attraverso le sue doti intellettive l'importante foglio e salvare la carriera del ragazzo.
Uno dei racconti più belli della raccolta, articolato strutturalmente e dalla trama potente e più gialla degli altri. Il lettore potrebbe arrivare alla soluzione, almeno in parte, sulla base dei dati a sua disposizione. Ha un sapore christiano, mi ha ricordato un suo corto, "Il furto incredibile".
Grande atmosfera e buona suspence.

IL PROBLEMA FINALE (5 stelle)
Con questo racconto avrebbe dovuto concludersi una delle saghe più iconiche di tutti i tempi, fine rimandata però a seguito delle lamentele che i fan rivolsero a Doyle. Oppure era già previsto un ritorno? In un giallo quando il cadavere non c'è, si avverte sempre che c'è qualcosa sotto... ma non sta a me dirlo.
Comunque in questo racconto appare l'antagonista per eccellenza di Holmes: il professor Moriarty, genio della matematica e "Napoleone del crimine", a capo di un'organizzazione criminale vastissima e che, secondo Holmes, è responsabile di circa la metà dei crimini rimasti impuniti a Londra.
In questo racconto, Holmes è braccato e in pericolo sin dal principio poiché, nel suo tentativo di smantellare questa organizzazione criminale, ha attirato su di sé l'attenzione di Moriarty, che vuole chiudergli la bocca. In una serie di inseguimenti che porteranno i nostri due protagonisti sino in Svizzera, si arriverà allo scontro finale tra i due cervelli più fini del continente: quello di Holmes, volto alla giustizia, e quello di Moriarty, proteso verso il male.
La scena finale è talmente iconica che non debbo neanche descriverla.
Il racconto è notevole più per l'interesse che ricopre all'interno della saga che non per il lato giallistico. Questo è infatti del tutto assente, non ci sono deduzioni, ma solo avventure e spostamenti continui. Una sorta di noir avventuroso, in cui l'unico motivo di suspence è dato da come si svilupperà il finale. Grandioso e molto scenico, nonché lievemente malinconico. Watson fa emergere in queste pagine tutto il suo dolore per la perdita di uno dei suoi migliori amici nonché del "migliore e il più retto degli uomini".
Gabriele CrescenziGabriele Crescenzi wrote a review
01
(*)(*)(*)(*)(*)
RECENSIONE "LE MEMORIE DI SHERLOCK HOLMES"
BARBAGLIO D'ARGENTO (5 stelle)
Un caso sensazionale ha scosso il Devon: Barbaglio d'Argento, cavallo detentore di innumerevoli premi posseduto dal colonnello Ross, è scomparso una notte dalle stalle e il suo allenatore, John Straker, è stato trovato morto in una conca poco distante. Il colpevole pare essere Fitzroy Simpson, allibratore che la stessa sera si aggirava nella zona con modi tutt'altro che rassicuranti. Inoltre sulla scena del delitto è stata ritrovata la sua sciarpa ed il bastone pesante di sua proprietà sembra collimare con le ferite sulla testa della vittima.
Holmes, non fidandosi delle apparenze, scoprirà dove si trova il cavallo e l'esatta dinamica della vicenda.
Racconto geniale, la cui soluzione si basa interamente sui ragionamenti deduttivi di Holmes. Per questa ragione lo si può considerare uno tra i racconti più gialli di Doyle, nel senso stretto del termine.
Grande misdirection e sapiente uso di paradossi e domande strane poste dal celebre investigatore, che stupiscono e destano l'interesse del lettore.

LA FACCIA GIALLA (2 stelle)
Il signor John Grant Munro è in preda ad un grande turbamento interiore: sua moglie esce nel cuore della notte di nascosto e pare recarsi in una casa poco distante dove pochi giorni prima lui aveva visto uno strano volto da una delle finestre del piano superiore. Interrogata sulla faccenda, sua moglie non vuole svelare cosa si celi dietro quel suo strano comportamento. Addolorato dall'ombra che rischia di rovinare irreparabilmente il loro rapporto, il signor Grant Munro chiede aiuto a Holmes, che, per una volta tanto, cade nell'errore.
Racconto con premesse buone ma con soluzione scialba. Sarà anche per i tempi mutati, ma la trama non sarebbe accettabile oggi, basandosi com'è su gravi pregiudizi razziali. Racconto quindi dimenticabile e che lascia il tempo che trova.

L'IMPIEGATO DELL'AGENTE DI CAMBIO (5 stelle)
Holmes inaspettatamente giunge nello studio medico di Watson, desideroso di averlo al suo fianco in uno strano caso: un giovane agente di cambio, Hall Pycroft, è stato assunto da un'azienda sconosciuta con una paga da favola. Eppure gli uffici sembrano squallidi e non c'è traccia di quel benessere che uno dei due soci, quello che lo ha assunto, gli aveva promesso. Il giovane s'insospettisce quando, tramite un inconfondibile dente d'oro, scopre che il direttore della filiale dove lui è stato mandato e l'uomo che l'ha assunto sono la stessa persona e non due fratelli come gli era stato spiegato precedentemente. Chiede allora aiuto a Holmes che sventerà un piano diabolico.
Racconto piacevole in cui deduzione e azione sono giustamente dosati all'elemento bizzarro. Proprio dall'amalgama sapiente tra questi elementi nascono i corti migliori di Doyle a mio parere (come ha dimostrato anche REDH).

IL GLORIA SCOTT (4 stelle)
Questo è il primo racconto in cui Watson si fa da parte e a narrare è lo stesso Holmes: qui infatti Doyle riporta la sua prima avventura investigativa.
Il giovane Holmes, studente universitario, viene invitato nella tenuta del vecchio signor Trevor, padre di un suo amico, nel Norfolk. Durante il soggiorno Holmes dà già prova del suo acume ma spaventa con una delle sue deduzioni il povero padrone di casa, tanto che gli viene un attacco. La sera prima della partenza del detective inoltre giunge dal vecchio giudice un marinaio verso cui Trevor sembra provare un enorme timore. Passano le settimane e Holmes si trova a Londra, quando una lettera del suo amico lo induce a recarsi di nuovo nel Norfolk in quanto suo padre è in fine di vita dopo aver letto una lettera alquanto criptica. Cosa c'è dietro tutto ciò?
Storia interessante, soprattutto per conoscere i retroscena biografici di uno dei personaggi letterari più iconici della letteratura mondiale. Violenza e passato si mescolano, ricordando tematicamente i primi due romanzi di Holmes.

IL CERIMONIALE DEI MUSGRAVE (5 stelle)
Questo è il secondo racconto narrato in prima persona da Holmes, dopo il precedente "Gloria Scott", in quanto il caso in esso trattato è avvenuto molti anni prima che incontrasse Watson.
Reginald Musgrave, compagno di corso di Holmes, sapendo delle sue particolari teorie, gli chiede aiuto in una vicenda strana: il suo fidato maggiordomo, Brunton, è stato beccato mentre sbirciava tra i documenti privati del padrone. Licenziato in tronco, questi implora il signor Musgrave di dargli ancora del tempo prima di potersene andare. Durante la settimana però il maggiordomo scompare nel nulla e con esso una cameriera che da poco egli aveva lasciato per un'altra donna. Cosa si cela dietro queste sparizioni e cosa hanno a che vedere con il cerimoniale dei Musgrave?
Racconto che mescola avventuroso e macabro. Il finale è davvero molto scenico e lo svelamento finale ha un tocco di Poe. Grande atmosfera in un maniero ricco di storia e strani riti.
PS: anche qui nel finale si parla di "diadema" riferendosi a quella che evidentemente è una corona. Controllando nel racconto in lingua originale ho scoperto che vi è scritto proprio "diadem". Altra svista di Doyle, dato che questo termine si addice ad un tipo più piccolo di corona, mentre quella qui citata pare essere quella più imponente?

I SIGNORI DI REIGATE (5 stelle)
Primavera 1887: dopo una lunga indagine, Holmes ha bisogno urgentemente di un periodo di riposo. Quale miglior occasione allora per sfruttare l'invito del colonnello Hayter a stare nella sua tenuta? Purtroppo i casi sembrano perseguitare Holmes, in quanto una serie di furti, che culminano nell'omicidio di un cocchiere, impegneranno nuovamente l'intelletto del segugio londinese. Riuscirà a scoprire la verità dietro a questo caso apparentemente semplice?
Un racconto molto ben fatto, più deduttivo di altri. Un Holmes in gran forma, che compie stranezze che alla fine hanno un senso logico per la risoluzione dell'enigma.

L'UOMO DEFORME (4 stelle)
Il colonnello Barclay ha avuto una vita coniugale felice e serena con la propria consorte: di questo sono certi tutti i suoi commilitoni. Eppure una sera, le domestiche della sua residenza in Aldershot sentono dietro la porta chiusa del soggiorno i due litigare furiosamente fino a quando delle grida squarciano il silenzio circostante. Riuscito ad entrare nella camera dalla finestra che dà sul giardino, il loro cocchiere scopre la signora svenuta sul divano ed il colonnello steso metà sulla poltrona e metà a terra in una pozza di sangue. Cosa è avvenuto tra i due per sconvolgere quella che sembrava la perfetta storia d'amore coniugale? Che sia stata la signora Barclay ad uccidere il marito? Sarà Holmes a chiarire il mistero.
Storia che presenta molti elementi interessanti e indizi che non sembrano trovare un senso logico. Ancora una volta è tramite la confessione di un importante figura che si riesce a comprendere a pieno la verità. Gli indizi indicano solo la direzione ma non la soluzione del caso.
Doyle dimostra anche qui la sua predilezione per luoghi esotici, riprendendo il tema della rivolta indiana. Molto simile per certi aspetti a "Il segno dei quattro", in cui il bandolo della matassa è da ricercarsi in un passato torbido che ha a che fare con storie belliche.

PS: Holmes dimostra, come si era avuto modo di vedere anche in BOSC, di credere in una giustizia divina e quindi di essere, almeno in parte, religioso. Viene infatti menzionato l'episodio biblico di Uria e Betsabele e inoltre Holmes afferma che i suoi ricordi biblici sono un po' arrugginiti, segno che conosce bene i Sacri testi, letti nel passato.

IL PAZIENTE FISSO (4 stelle)
Il signor Percy Trevelyan è finanziato dal signor Bessington ed è solo grazie al suo aiuto economico che riesce ad aprire uno studio in Broad Street. La sua carriera è in costante ascesa e anche le tasche di Bessington si riempiono. Una sera, mentre il padrone del palazzo è assente, arrivano un vecchio russo con il figlio per chiedere un consulto medico per le frequenti catalessi del primo. Mentre il medico va nel laboratorio a prendere una medicina, i due scompaiono. Ritornano però alla stessa ora il giorno seguente, scusandosi con lui per la repentina fuga, dovuta ad un'amnesia del vecchio. Ma al suo ritorno, Bessington entra agitato nello studio di Trevelyan dicendo che qualcuno è entrato nella sua camera. La vicenda culmina nello strano suicidio dello stesso Bessington. Ma è davvero così?
Un caso che ancora una volta trova risoluzione facendo un tuffo in un oscuro passato. Racconto sottilmente macabro e coinvolgente.

L'INTERPRETE GRECO (4 stelle)
Questo è uno dei racconti più noti della saga perché viene fatta luce su alcuni elementi biografici di Holmes: infatti qui appare suo fratello Mycroft, descritto da Holmes come un uomo avente superiori doti di osservazione e deduzione rispetto a lui, pur essendo talmente pigro da non adottarle per riscuotere successo.
Proprio per far conoscere a Watson il suo congiunto, i due si recano al Club Diogene, luogo fondato da Mycroft stesso insieme ad altri nobili inglesi che detestano la socialità. Nel locale è infatti severamente vietato conversare.
Qui vi trovano il gargantuesco fratello di Sherlock che, dopo aver dato prova delle sue notevoli capacità, propone al fratello un caso: il suo vicino di casa, l'interprete greco Melas aveva infatti vissuto un'esperienza grottesca. Interpellato da uno strano individuo per tradurre dal greco, viene trascinato in carrozza verso una località segreta per rivolgere domande in quella lingua ad un uomo che pareva essere tenuto in ostaggio. Grazie ad un astuto espediente l'interprete riesce a scoprire la sua identità e, dopo essere stato congedato, chiede aiuto a Mycroft che a sua volta, per la sua indolenza, si rivolge a Sherlock. Riusciranno a venire a capo di un piano criminale brutale e meschino.
Racconto piacevolissimo che svela un nuovo interessante personaggio, la cui figura verrà sfruttata da altri scrittori per modellare le proprie creature (penso al fratello di Poirot che appare in "Poirot e i Quattro", Achille). La vicenda è estremamente somigliante al racconto della precedente raccolta "L'avventura del pollice dell'ingegnere", in quanto anche lì un individuo "esterno" viene portato in una località segreta con una vettura i cui vetri sono oscurati; anche qui inoltre vi è una persona tenuta prigioniera per sporchi scopi e dietro tutto vi è una bamda che non esita ad usare le maniere forti pur di non farsi scoprire. La fuga finale ricalca anche quella del precedente racconto, con l'unica differenza che qui vi sarà una sorta di giustizia terrena, laddove nel precedente corto non vi era una chiara risoluzione.
Curioso il fatto che Holmes discenda dal pittore francese Vernet da parte di nonna.
Il Club Diogene inoltre verrà ripreso da Carr come luogo di ozio in cui il suo H.M. trascorre parte del suo tempo libero, poiché la pace è lì garantita dalla regola per cui o si parla in latino o bisogna tacere.

IL PATTO NAVALE (5 stelle)
Percy Phelps, nipote del Ministro degli Esteri lord Holdhurst, è nei guai: incaricato dallo zio di copiare un importantissimo patto navale il cui contenuto è fondamentale per il bene dello Stato, viene derubato dello stesso. La sua posizione è ormai rovinata, a meno che non riesca a ritrovare l'importante documento. È qui che entra in gioco Holmes con la sua sagacia, per recuperare attraverso le sue doti intellettive l'importante foglio e salvare la carriera del ragazzo.
Uno dei racconti più belli della raccolta, articolato strutturalmente e dalla trama potente e più gialla degli altri. Il lettore potrebbe arrivare alla soluzione, almeno in parte, sulla base dei dati a sua disposizione. Ha un sapore christiano, mi ha ricordato un suo corto, "Il furto incredibile".
Grande atmosfera e buona suspence.

IL PROBLEMA FINALE (5 stelle)
Con questo racconto avrebbe dovuto concludersi una delle saghe più iconiche di tutti i tempi, fine rimandata però a seguito delle lamentele che i fan rivolsero a Doyle. Oppure era già previsto un ritorno? In un giallo quando il cadavere non c'è, si avverte sempre che c'è qualcosa sotto... ma non sta a me dirlo.
Comunque in questo racconto appare l'antagonista per eccellenza di Holmes: il professor Moriarty, genio della matematica e "Napoleone del crimine", a capo di un'organizzazione criminale vastissima e che, secondo Holmes, è responsabile di circa la metà dei crimini rimasti impuniti a Londra.
In questo racconto, Holmes è braccato e in pericolo sin dal principio poiché, nel suo tentativo di smantellare questa organizzazione criminale, ha attirato su di sé l'attenzione di Moriarty, che vuole chiudergli la bocca. In una serie di inseguimenti che porteranno i nostri due protagonisti sino in Svizzera, si arriverà allo scontro finale tra i due cervelli più fini del continente: quello di Holmes, volto alla giustizia, e quello di Moriarty, proteso verso il male.
La scena finale è talmente iconica che non debbo neanche descriverla.
Il racconto è notevole più per l'interesse che ricopre all'interno della saga che non per il lato giallistico. Questo è infatti del tutto assente, non ci sono deduzioni, ma solo avventure e spostamenti continui. Una sorta di noir avventuroso, in cui l'unico motivo di suspence è dato da come si svilupperà il finale. Grandioso e molto scenico, nonché lievemente malinconico. Watson fa emergere in queste pagine tutto il suo dolore per la perdita di uno dei suoi migliori amici nonché del "migliore e il più retto degli uomini".
Gabriele CrescenziGabriele Crescenzi wrote a review
01
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RECENSIONE "LE AVVENTURE DI SHERLOCK HOLMES" (5 stelle)


Terzo episodio alla riscoperta di Doyle.
Ripercorrendo cronologicamente il famoso Canone di Holmes, mi sono dedicato dopo "Il segno dei quattro", alla rilettura della sua prima raccolta di racconti, "Le avventure di Sherlock Holmes".
Se Holmes è divenuto così celebre da travalicare il genere stesso e ad assurgersi a icona mondiale della genialità, lo si deve soprattutto ai corti, che dimostrano la grande versatilità e l'inventiva del suo autore.
La grande costruzione delle trame unita alla brevità che consente di supplire allo stile paratattico e spesso rapido dell'autore fanno di questa raccolta un must per ogno giallofilo.
Ma vediamo nel dettaglio le caratteristiche dei singoli racconti qui contenuti:

UNO SCANDALO IN BOEMIA (4 stelle)
Sherlock Holmes riceve la visita di un noto regnante il quale richiede i suoi servigi per evitare uno scandalo nella casata reale, dovuto al possesso di alcune foto compromettenti da parte della bella quanto cinica Irene Adler. Holmes con le sue multiformi abilità riuscirà a impedire il peggio, non senza aver assaporato l'amaro calice della sconfitta. Racconto gradevole, introduce uno dei personaggi più iconici della saga, la scaltra Irene Adler, considerata da Holmes la Donna per eccellenza. Notevole più per la scoperta del lato sentimentale nel rigido e analitico Holmes che per la trama deduttiva, basata com'è solo su espedienti astuti che non sulla logica tipica del grande detective.

LA LEGA DEI CAPELLI ROSSI (5 stelle)
Jabez Wilson, padrone di un'impresa di prestiti per pegno, si rivolge ad Holmes per una curiosa faccenda di cui è stato protagonista: sollecitato dal suo dipendente Vincent Spaulding, ha risposto ad uno strano annuncio di lavoro da parte di una certa "Lega dei capelli rossi", che offriva una sinecura con una paga vantaggiosa a chiunque possedesse tale caratteristica fisica. Assunto su migliaia di candidati aveva iniziato il suo semplice lavoro di copiatura di un'enciclopedia. Dopo alcune settimane la Lega però pare si sia sciolta e Wilson perde ogni traccia dell'uomo che l'aveva assunto. Vedendo qualcosa di losco in ciò ha deciso dunque di rivolgersi al più celebre detective di Londra. Sarà Holmes a spiegare il motivo sinistro che si cela dietro questa ignota Lega.
Racconto geniale, uno dei migliori dell'intera saga Holmes a mio parere. La vicenda offre tutta una serie di elementi interessanti e affrontati con grande abilità: il lato bizzarro della faccenda, che forse ispirerà Carr in questo filone, le deduzioni geniali di Holmes e l'azione della scena finale. Tutto condensato in poche e memorabili pagine.
PS: nella trama è presente un'incongruenza di date, dal momento che da un'osservazione di Watson nelle prime battute si evince che il racconto sia ambientato a giugno/luglio 1890, mentre sull'annuncio dello scioglimento della Lega, avvenuto lo stesso giorno in cui Wilson chiede aiuto ad Holmes, è segnata la data 9 ottobre. Un errore di Doyle, forse perché scrisse il racconto in più sedute?
Ancora una volta viene smentita la supposizione di Watson in "Uno studio in rosso" per cui Holmes saprebbe zero di letteratura. Qui infatti cita la celebre frase di Flaubert: "L'homme c'est rien, l'oeuvre c'est tout".

UN CASO D'IDENTITÀ (4 stelle)
La signorina Mary Sutherland chiede aiuto al famoso segugio londinese per ritrovare il suo promesso sposo Hosmer Angel, uomo enigmatico sparito nel nulla. La giovane crede che sia in pericolo perché egli le ha confidato pochi giorni prima che avrebbe dovuto sempre rimanergli fedele qualsiasi cosa gli fosse accaduta in futuro. Che sia rimasto implicato in qualche sordido affare? Holmes svelerà la verità crudele dietro questo strano caso.
Racconto carino che mostra come l'uomo possa essere avaro e privo di scrupoli. Belli i richiami intertestuali che hanno reso la saga di Holmes così famosa, perché lega tutte le avventure del celebre investigatore in un unico universo narrativo. La serialità piace molto ai lettori e Doyle deve averlo capito. Questo caso è stato infatti citato fuggevolmente nel precedente "La Lega dei capelli rossi".

IL MISTERO DI BOSCOMBE VALLEY (5 stelle)
Holmes viene consultato dall'ispettore Lestrade, apparso già nel primo romanzo di Doyle, per un caso avvenuto a Boscombe Valley, nell' Herefordshire, in cui il giovane James McCarthy è accusato dell'omicidio di suo zio. Le testimonianze di alcune persone e le molteplici prove indiziarie sembrano non dar adito a dubbi sulla sua colpevolezza. Ma sarà stato davvero lui? Holmes riuscirà a scoprire la verità attraverso l'esame minuzioso degli indizi e delle orme presenti sul luogo del delitto.
Bel racconto che mescola deduzione e azione. Ritorna anche qui la confessione del colpevole, in cui questi svela le ragioni che lo hanno condotto al delitto, fortemente radicate in vicende passate. Rammenta dunque nella parte finale, almeno strutturalmente, i primi due romanzi holmesiani.
PS: nel testo originale Holmes si riferisce a se stesso e a Watson come a due signori di mezz'età. Essendo il racconto collocato probabilmente nel 1890/1891, essi dovrebbero avere all'incirca 36-37 anni, se non erro. Allora perché mezza età? Forse per le più basse aspettative di vita nel tardo '800?

CINQUE SEMI D'ARANCIO (3 stelle)
Il giovane Openshaw consulta Holmes per una strana catena di eventi sinistri che sono occorsi alla sua famiglia: sia suo zio che suo padre sono morti misteriosamente dopo aver ricevuto per posta 5 semi di arancio. Questo macabro messaggio è giunto ora anche a lui. Holmes dovrà correre contro il tempo per sventare l'imminente pericolo. Ci riuscirà?
Racconto cupo e macabro, che vedrà un Holmes più agitato e meno sicuro del solito. Nonostante l'atmosfera sia buona, l'enigma non è poi tanto complesso da risolvere. Forse all'epoca non c'era la conoscenza di oggi, ma odiernamente è facile capire cosa si celi dietro quelle minacce. Anche qui c'è il richiamo a bande misteriose e a segreti torbidi del passato che sono stati il fondamento della trama in "Il segno di quattro". Molte sono infatti le analogie tra queste due storie.

L'UOMO DAL LABBRO STORTO (5 stelle)
Neville St Clair è scomparso dopo che sua moglie lo ha notato da una finestra di una casa in una delle strade più squallide di Londra. Prima di scomparire dal vano, sembrava voler chiederle aiuto. Accorsa con gli agenti nell'abitazione, dell'uomo non c'è traccia. Solo i suoi vestiti sono ritrovati, tra cui una giacca sul bordo del fiume che scorre lì vicino. Il ritrovamento di macchie di sangue fanno sospettare un delitto, per cui viene arrestato il mendicante Hugh Boone, inquilino di quell'abitazione. Ma è stato davvero lui?
Holmes si servirà di un metodo particolare per svelare il vero volto della verità.
Racconto geniale da cui riprenderà, quasi copiandolo, uno dei tanti bei corti della Christie. Non si può non notarne la somiglianza, essendo uguale la conclusione persino nel metodo di disvelamento della verità.

L'AVVENTURA DEL CARBONCHIO AZZURRO (4 stelle)
È ormai passato Natale da due giorni e Watson vuole trovare il suo amico che non vede da un po' di tempo, ora che è sposato e sistemato in una casa a Kensington. Lo trova a trarre deduzioni da un cappello che il fattorino ha raccolto a terra qualche giorno prima insieme ad un'oca lasciata da un uomo, che era fuggito dopo una rissa. Sembra essere solo uno svago temporaneo per Holmes, ma il fattorino, che aveva preso con sé l'oca per cucinarla, arriva dal detective asserendo di aver trovato una pietra di immenso valore nel gozzo dell'animale! Subito si scopre essere il carbonchio azzurro rubato alla contessa di Morcar. Cosa ci faceva lì?
Dopo alcune ricerche, Holmes giungerà a scoprire la verità, salvando un innocente dal patibolo. Racconto piacevole e dal tono bizzarro, più avventuroso che deduttivo, almeno nella seconda parte. Ritorna la famosa confessione del colpevole presente in altri scritti di Doyle.
PS: il carbonchio azzurro in realtà non può essere tale perché pietra dalle sfumature rossastre. Inoltre si cita il prezioso gioiello riferendosi ad esso come a "carbone cristallizzato", quando il carbonchio è composto da silicio. Anche se avesse voluto intendere un diamante, composto da carbonio, è inesatto definirlo "carbone", tutt'altra cosa. Che volesse intendere "cabochon", un particolare taglio di pietre?

L'AVVENTURA DELLA BANDA MACULATA (5 stelle)
La signorina Helen Stoner è terrorizzata: due anni fa sua sorella era morta nella sua camera chiusa dall'interno dopo aver sentito uno strano fischio. Nessuno aveva capito cosa potesse esserle successo e nulla di fuori posto era stato trovato nella stanza. Unica stranezza è l'espressione "banda maculata" uscita dalle labbra della moribonda prima di spirare. Helen chiede ora aiuto ad Holmes perché ha avvertito lo stesso fischio, nella stessa stanza della sorella Julia, in cui deve pernottare a causa di alcuni lavori di ristrutturazione nella sua. Holmes riuscirà a sventare un diabolico piano criminale e a svelare il segreto minaccioso dietro quello strano suono.
Racconto geniale, uno dei miei preferiti. Anche Doyle qui si cimenta nel genere della camera chiusa e lo fa con maestria, utilizzando un espediente che in qualche modo si riallaccia a Poe. Grande tensione e spettacolare disvelamento finale.

L'AVVENTURA DEL POLLICE DELL'INGEGNERE (3 stelle)
Il signor Victor Hatherley, ingegnere idraulico, su invito di Watson, chiede consiglio a Holmes per una strana vicenda in cui è rimasto coinvolto: è stato ingaggiato il giorno precedente da uno strano individuo per riparare la notte stessa una pressa idraulica difettosa. Il tutto con grande riservatezza. Presentatosi all'appuntamento, viene scarrozzato in un posto segreto, dove viene portato ad esaminare il macchinario, che si trova all'interno di un caseggiato. L'eccessiva "curiositas" di apuleiana memoria da parte dell'ingegnere fa sì che il brutto gaglioffo lo rinchiuda all'interno di questa macchina e l'azioni. Si salva solo per un pelo, rimettendoci un pollice. Cosa si cela dietro la strana faccenda?
Il racconto appare interessante dalla premessa e dal titolo particolare, ma, dopo il racconto di Hatherley, tutto viene liquidato in fretta, senza troppo ricorso alla famosa mente analitica di Holmes. Una soluzione che cala dall'alto e senza troppi sforzi intellettivi, con un finale abbastanza piatto.
Anche qui si riscontra un errore di terminologia chimica: Holmes chiama "amalgama" la sostanza utilizzata in sostituzione dell'argento, ma questo termine viene utilizzato per indicare una lega di metalli con il mercurio.

PS: vorrei menzionare a tal punto il racconto scritto da Giordano Giorgi , "La soluzione dieci per cento", che mi ha gentilmente inviato. Si tratta di un immaginario seguito di questo racconto, il quale presenta infatti un finale molto aperto e poco definito, adatto dunque per un ampliamento che possa renderlo più soddisfacente. Giordano riesce a colmare il difetto del Doyle, dando al caso una soluzione ingegnosa e molto plausibile. Si capisce al volo quando un racconto è davvero ben scritto e sapientemente orchestrato: questa è stata la mia immediata sensazione leggendo il racconto di Giordano. Stile unico, intriso di humour, e soluzione impeccabile che svela una falla grande nella ricostruzione fatta da Doyle. È il tipo di scritto che ti fa balzare dalla sedia ed esclamare: "Come diavolo ho potuto essere tanto cieco?" Perché quel dettaglio incongruente è evidentissimo, così tanto che non riusciamo ad accorgercene. Giordano, facendo buon uso della massima chestertoniana del "nascondere la foglia nel bosco", è andato oltre le apparenze e a vedere oltre. Ha avuto il coraggio di "bacchettare" Doyle. Davvero un'ottima lettura.

L'AVVENTURA DEL NOBILE SCAPOLO (3 stelle)
Le nozze di lord St Simon non sono andate come previsto: la sposa, durante il banchetto nuziale svanisce nel nulla. Lestrade e i suoi agenti sono in alto mare. Come risolvere la strana sparizione se non richiedendo i servigi del più grande investigatore inglese? Sarà Holmes, attraverso il resoconto dello sposo e i pochi indizi a sua disposizione a capire cosa c'è dietro questa misteriosa faccenda.
Racconto gradevole ma dalla soluzione abbastanza cristallina e meno d'impatto rispetto ad altre. Molto divertenti le scene dove Holmes si prende gioco della boria di Lestrade.

L'AVVENTURA DEL DIADEMA DI BERILLI (4 stelle)
Il signor Alexander Holder corre esagitato da Holmes per risolvere una faccenda alquanto incresciosa che rischia di minare non solo il suo onore e la sua reputazione, ma anche il prestigio di una delle casate più altolocate del paese: infatti Holder, direttore di una banca, a cui è stato affidato un diadema (in realtà trattasi di una corona, ennesimo errore di traduzione) preziosissimo, ha subito il furto di 3 delle pregiate pietre in esso incastonate. La vicenda sembra ancor più nefanda per il povero banchiere poiché sembra non esserci alcun dubbio che il colpevole sia suo figlio, colto in flagrante mentre teneva in mano il famoso gioiello. Che sia stato davvero lui? Attraverso l'esame delle impronte impresse sulla neve circostante, Holmes interpreterà la storia che esse narrano all'osservatore attento. Una storia del tutto diversa da quella riconosciuta ufficialmente.
Bel racconto, con giusto tono sentimentale e buona suspence.

L'AVVENTURA DEI FAGGI ROSSI (4 stelle)
Ritorna il Doyle "bizzarro": la signorina Hunter si reca al 221B di Baker Street per un consiglio su una strana proposta di lavoro. Un certo signor Rucastle la assume come istitutrice del suo giovane figlio, a patto che vesta la divisa che le daranno, si segga in un certo posto da loro indicato e tagli i suoi folti capelli. Stupita da queste assurde richieste e dal lauto compenso rispetto allo scarso lavoro che deve compiere, si affida al celebre detective per scoprire cosa si cela sotto queste stranezze. Passerà qualche settimana prima che si possa far luce su un caso ben più macabro di quanto sembrasse all'inizio.
Storia interessante e ricca di tensione, con elementi cupi che rendono scorrevoli le pagine. Il finale ricalca uno dei motivi topici di una certa tipologia di polizieschi futuri.

Nell'insieme, "Le avventure di Sherlock Holmes" si è dimostrata una raccolta memorabile di storie assieme divertenti, avventurose e con spunti interessanti, destinati a fare la storia del genere.
Gabriele CrescenziGabriele Crescenzi wrote a review
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RECENSIONE "IL SEGNO DEI QUATTRO"

"When you have eliminated the impossible, whatever remains, however improbable, must be the truth."

"The Sign of the Four" è il secondo romanzo che vede protagonista il grande investigatore uscito dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle, Sherlock Holmes.
Pubblicato nel 1890, questo romanzo vede il famoso duo Holmes-Watson alle prese con un caso a prima vista bizzarro: un giorno giunge al n° 221B di Baker Street una graziosa donna, Mary Morstan, per usufruire delle doti investigative di Holmes su una vicenda abbastanza peculiare. La ragazza riceve da circa 6 anni, ogni anno il 14 maggio, una scatola contenente una preziosa perla dopo aver risposto ad un annuncio in cui le si chiedeva il suo indirizzo per qualcosa "che sarebbe stato vantaggioso" per lei. Recentemente le era stata recapitata una strana lettera anonima in cui le si chiedeva di trovarsi al Lyceum Theatre affinché potesse ricevere giustizia. La signorina Morstan pensa possa avere a che fare con suo padre, ufficiale misteriosamente scomparso dieci anni prima senza lasciare alcuna traccia.
Scortata dunque da Holmes e dal fedele Watson, i tre si recano allo strano appuntamento che li porterà nel bel mezzo di un misterioso caso, tra strane frecce avvelenate, assassini con gambe di legno, strani esseri umani e tesori rubati.

Il secondo romanzo di Doyle si caratterizza per un andamento ben più avventuroso del primo: alle rapide deduzioni di Holmes si susseguono ad un ritmo vertiginoso scene movimentate, inseguimenti spericolati tinti di una vena di pericolo.
Doyle è ancora decisamente ancorato al genere avventuroso del romanzo ottocentesco, riservando alla parte gialla poco spazio. Nonostante ciò l'opera si lascia leggere con piacere, per le lievi tinte macabre e misteriose che contornano la vicenda principale.

Il romanzo ricalca in qualche maniera "Uno studio in rosso", mettendo in luce degli elementi comuni nello stile di Doyle: dapprima la presenza dell'elemento esotico, rappresentato qui da vicende collegate a torbidi episodi passati avvenuti in India e nelle isole Andamane, che ricorda la seconda parte del primo romanzo di Holmes ambientata nel selvaggio nel deserto dello Utah. È evidente la forte connessione della scrittura dell'autore ai canoni della letteratura d'azione del suo secolo, rifacendosi a Stevenson e Defoe (in particolare per la figura del fedele servo Tonga), contornando questa avventura di elementi minacciosi e triviali quali cerbottane, frecce avvelenate con sostanze alcaloidi e domestici sospetti provenienti dalle regioni meridionali dell'Asia. Il richiamo a terre remote è costante nell'intera opera, dall'incontro con Thaddeus Sholto, che avviene in una stanza decorata con drappi di seta e pelli di tigre che riecheggiano il lato ferino che emergerà soprattutto nel finale, alla scoperta dell'omicidio del fratello Bartholomew sino all'inseguimento finale. È un libro che trasuda bestialità, orrore e primordialità, ricorrendo spesso ad opinioni pregiudiziali figlie dell'imperialismo britannico sulla superiorità dei bianchi e la descrizione sprezzante delle caratteristiche mostruose delle popolazioni indigene.
Altra affinità tra le prime due opere con protagonista il celebre investigatore di Baker Street si rivela nel racconto finale da parte del colpevole degli antefatti che lo hanno condotto a compiere i suoi misfatti. In entrambi i casi è la vendetta, quella passione che brucia incessantemente nell'uomo senza mai spegnersi, ad essere la miccia degli eventi criminosi.
Una certa dose di carnalità e focosità, quasi fuori posto rispetto al luogo comune dell' "aplomb" britannico, rendono queste pagine passionali e grondanti di feroci sentimenti.
Lungi dall'essere quell'opera che Holmes predilige, come afferma nel primo capitolo rimproverando Watson per l'eccesso di pathos nel resoconto della sua prima grande avventura da lui stilato, "Il segno dei quattro" è la storia di uomini traviati e mossi da turpi progetti e dai loro più bassi istinti.
Doyle imbastisce una sorta di studio antropologico, come dimostra la volontà di Holmes di farsi narrare l'intera storia dal colpevole, volendo così arricchire il suo casellario criminale e farsi un'idea delle ragioni che spingono l'uomo al delitto.

È un'opera dagli spunti interessanti, perché non solo si ripropone qui (come anche in "Uno studio in rosso") un capitolo dedicato alle teorie deduttive di Holmes, centrali nel meccanismo della narrazione, ma si mette in luce come, nonostante gli straordinari poteri analitici del protagonista, l'uomo sia in realtà un mistero insondabile. Insondabile in quanto non solo materia esaminabile e quantificabile, ma anche miscuglio di passioni ed esperienze passate e personali.
"Che misterioso enigma è l'uomo!" esclamerà Holmes in procinto di catturare il criminale.
Stupisce inoltre come l'investigatore, che pare dotato di poteri medianici, ammetta l'estrema futilità dell'individuo, quanto sia piccolo di fronte all'universo e alle forze elementari della natura. L'opera si vela dunque di un certo relativismo e la figura di Holmes, quasi un mostro di raziocinio nell'affare Drebber, qui diventa più umano, conscio dei propri limiti. Non sempre la logica aiuta, come dimostra il grande dispiegamento di forze per trovare il criminale e che dà risultati solo dopo giorni di infruttuose ricerche.
Ritorna qui anche la strana squadra di monelli assoldati da Holmes per faccende prettamente investigative, gli "irregolari di Baker Street", che egli considera persino migliori degli agenti investigativi londinesi.

Nel corso del romanzo ho notato come venga quasi smentita una delle caratteristiche che Watson si era diligentemente annotato nel suo primo resoconto: Watson aveva affermato infatti che la conoscenza del suo amico in materia letteraria era pari a zero. Eppure nell'opera cita più volte frasi di Goethe, grande poeta e scrittore romantico tedesco.

Insomma, un'opera che, nonostante prosegua il sentiero tracciato dal suo esordio, immette degli elementi nuovi rispetto ad esso, delineando meglio la figura di Holmes.

PS: nell'edizione che ho letto, della Oscar Draghi, non appare la cartina iniziale che, sebbene sia inutile ai fini della comprensione, appare nell'originale e va dunque messa. Ho notato alcuni errori che dovrebbero essere riveduti.
Gabriele CrescenziGabriele Crescenzi wrote a review
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RECENSIONE "UNO STUDIO IN ROSSO"

"To a great mind nothing is little."

Ricordo che avevo all'incirca 12 anni quando mi avventurai nel mondo del giallo, quello che poi sarebbe diventato il mio genere preferito e non solo una momentanea cotta.
"Serendipità" è la parola che descrive una scoperta fatta mentre si cercava ben altro: questo è stato il modo con cui entrai in contatto con il mystery classico.
In questo percorso letterario due furono le pietre miliari, autori senza i quali forse non mi sarei addentrato in questo dedalo di delitti, crimini sordidi, false piste ed indizi: Agatha Christie e Arthur Conan Doyle.

Arthur Conan Doyle non ha bisogno di presentazioni, o almeno la sua creazione, il grande detective Sherlock Holmes, non necessita neanche di essere delineato: chi infatti non lo conosce e non ne ha ben impressa in mente la sua nota immagine?
Arthur Conan Doyle è stato per me una sorta di precettore letterario, una guida che mi ha aperto la porta del mondo del delitto per poi poter proseguire in totale autonomia. Leggere Holmes è un passo obbligato per ogni giallofilo perché non c'è autore successivo che non si sia rifatto a lui in qualche aspetto. Ma non solo: la sua immagine è talmente iconica da essere diventata simbolo dell'investigazione stessa.
Per cui devo dire di essere partito con il piede giusto, anche perché Doyle si presta ad essere una lettura "giovanile", per il suo tono avventuroso e per l'icasticità di Holmes, eroe assoluto dei suoi scritti.

Rileggere Holmes a distanza di anni è comunque un bel tuffo nel passato, rivivere un po' quelle sensazioni che si erano provate all'inizio sebbene ora inquadrate con più precisione in un contesto molto più ampio. Si riescono così a cogliere aspetti su cui prima non ci si era soffermati o per mancanza di conoscenza, o perché si leggeva per il puro piacere di vivere una bella avventura senza curarsi dei dettagli.

Per questo ho voluto rileggere "Uno studio in rosso", opera pubblicata nel 1887 e che vede l'esordio del grande Holmes.
Come sia nato un mito è presto detto: il dottor John H. Watson, dopo essersi arruolato come assistente chirurgo in Afghanistan e aver subito spiacevoli incidenti e malattie, torna a Londra con una somma tanto modesta che si vede costretto a cercare una dimora più economica dell'attuale alloggio in albergo. Il caso talvolta porta a scelte che risulteranno fondamentali nella vita e infatti il dottore, grazie al casuale incontro di un suo vecchio compagno, viene a conoscenza da questo che un certo Sherlock Holmes cerca un coinquilino con cui dividere le spese di un appartamento. Watson incontra così il celebre investigatore e accetta di vivere con lui, andando così a creare la coppia più famosa della letteratura mondiale. Un duo vincente perché complementare: alla mente metodica, analitica e scientifica di Holmes, con le sue grandi capacità di osservazione e di deduzione si contrappongono l'ottusità ed il sentimentalismo di Watson. Come ben esplicato nella prefazione di Le Carrè, il successo dei due è dato dal fatto che il lettore è posto nel mezzo dei due personaggi, decisamente superiore in intelletto allo sciocco Watson ma decisamente meno acuto dello scaltro Holmes, tanto da sentirsi quasi parte della narrazione.
Fatto sta che, dopo pochi giorni dal loro trasloco nel famoso appartamento 221B di Baker Street, Holmes, il quale ha spesso collaborato con la polizia in casi difficili, viene consultato da Gregson, ispettore di Scotland Yard, per un delitto particolarmente oscuro: in un'abitazione disabitata a Lauriston Gardens è stato ritrovato il cadavere di un uomo che dalla fattura degli abiti pareva essere stato benestante. Nessun segno di collusione, né ferite sono visibili sul suo corpo. Una inquietante scritta fatta con del sangue è vergata su una delle pareti. Che sia una questione di organizzazioni criminali? O la mente di uno spietato assassino?
Holmes non perde un attimo nel dar sfoggio delle sue sovrumane doti deduttive e riesce a scorgere la verità e l'identikit del colpevole solo da un accorto esame delle premesse.
Siamo a fine Ottocento e ancora non si può parlare dell'opera come di un giallo classico vero e proprio: non ci sono infatti indizi presentati correttamente al lettore in modo che possa rivaleggiare con il detective e giungere, utilizzando la logica, alla verità. Holmes osserva e deduce e al lettore non vengono forniti i dati su cui impostare una tesi se non alla conclusione delle deduzioni dell'investigatore stesso.

"Uno studio in rosso" ha avuto il merito di lanciare la deduzione e l'indagine su un delitto in primo piano, in un romanzo che però è ancora ancorato ai dettami novellistici ottocenteschi. L'andamento dinamico, la descrizione dei persinaggi, la seconda parte dell'opera dedicata solamente all'analessi che spiega cosa ha portato il colpevole all'omicidio sono il marchio inequivocabile di un romanzo tout court che comincia a sondare nuovi campi. È soprattutto grazie a quest'opera che il giallo diventerà un vero e proprio genere, dagli schemi ben delineati e dalla struttura variabile ma ben riconoscibile, essendo essa imperniata sull'indagine relativa ad un fatto criminoso e l'eventuale scoperta della verità dietro di esso.

Sul lato giallistico l'importanza di questo libro è incalcolabile, dando vita a molti topoi del genere. Geniale è la caratterizzazione di Holmes e la sua personale visione della vita, secondo cui basta conoscere e osservare attentamente un anello di un evento per poter giungere, tramite un procedimento deduttivo, al disvelarne l'intera catena. Questo metodo, che si fonda sui tre principi base della osservazione asettica e priva di pregiudizi, dell' applicazione della logica ai dati disponibili e della corretta interpretazione degli stessi, sarà il fondamento del giallo deduttivo su cui si cimenteranno i più famosi autori del giallo.
L'idea della coppia antitetica ma ben assortita, come già detto prima, è assolutamente vincente, così come la creazione di un protagonista che ha i tratti del superuomo, di colui che mostra delle doti quasi sovrumane, ergendosi a campione di intelletto.
È la figura di un investigatore infallibile che tanta fortuna troverà negli anni a venire e che riscuoterà un notevole successo sia perché rappresentazione massima di quella cultura positivistica e della sua cieca fede nella conoscenza di tutto ciò che esiste attraverso la scienza, sia per l'effetto di stupore che provoca nel lettore nel vedere un tale "gioco di prestigio" intellettuale. Unendo razionalità, scioltezza narrativa, iconicità dei personaggi, atmosfere londinesi tenebrose e numerosi effetti sorpresa non implausibili ma basati interamente su una corretta analisi dei fatti, Doyle crea un capolavoro destinato tuttora ad essere modello imitato e ammirato.

L'opera, ben lontana dalla credenza comune per cui giallo e alta letteratura sono sfere separate, mostra che ragione e poesia non sono assolutamente inconciliabili: la narrazione conferisce pathos, emozione, paura e sgomento nel lettore, grazie al coinvolgimento e alla sensibilità del dottor Watson laddove l'indagine e la ricostruzione dei fatti è intrisa di un'asettica scientificità. Entrambi coesistono, ognuno nel proprio ambito, formando un melange perfetto.
Non è solo il romanzo dell'arresto di un assassino, ma è la storia di un uomo che ha votato la propria vita ad un fine per via di eventi particolarmente infelici, è il romanzo di una vita spesa a cercare una giustizia che le autorità non riescono a garantire. È dunque un libro ben più profondo e denso di significati di quanto uno possa credere, fornendo al contempo una lezione di criminologia letteraria unita ad un funzionale metodo investigativo, in cui primario è il metodo scientifico ed empirico, e una piacevole ed istruttiva lettura che mette in luce aspetti della società del tempo, in cui ancora è forte il senso dell'onore.
Come in ogni buona opera inoltre non manca l'aspetto prettamente "ludico", come le continue schermaglie tra gli ispettori Gregson e Lestrade, ognuno che si dà da fare per scavalcare in intelligenza l'altro ed avere quindi maggiore risonanza mediatica.
Insomma un'opera che segna uno spartiacque importante nella letteratura, elevando a grande dignità il genere dedicato a quello che Doyle definisce "il filo rosso del delitto".