Shining
by Stephen King
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L'Overlook, uno strano e imponente albergo che domina le alte montagne del Colorado, è stato teatro di numerosi delitti e suicidi e sembra aver assorbito forze maligne che vanno al di là di ogni comprensione umana e si manifestano soprattutto d'inverno, quando l'albergo chiude e resta isolato per la neve. Uno scrittore fallito, Jack Torrance, con la moglie Wendy e il figlio Danny di cinque anni, accetta di fare il guardiano invernale all'Overlook, ed è allora che le forze del male si scatenano con rinnovato impeto: la famiglia si trova avvolta ben presto in un'atmosfera sinistra. Dinanzi a Danny - che è dotato di un potere extrasensoriale, lo "shine" - si materializzano gli orribili fatti accaduti nelle stanze dell'albergo, ma se il bambino si oppone con forza a insidie e presenze, il padre ne rimane vittima.

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Carlo MenzingerCarlo Menzinger wrote a review
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ASCIA-SHINING
Se ho già visto il film da cui è tratto un libro, sono più restio a leggerlo. Così mi sono ridotto a leggere solo ora “Shining” (1977) di Stephen King, da cui fu tratto nel 1980 il film cult girato da Kubrik con Jack Nicholson come protagonista. Un grande film che rimane impresso nella memoria anche dopo tanti anni.
Finalmente, mi è parso fosse ormai sufficientemente sfumato nella memoria da poter affrontare il romanzo. Del resto, nel frattempo, è andata crescendo la mia ammirazione per questo autore e mi pare delittuoso non leggere almeno tutte le sue opere principali.
Certo avevo ancora ben in mente le due sorelle fantasma vestite uguali, i lunghi corridoi dell’hotel che Danny percorreva con la sua automobilina a pedali, la scena di Jack Torrance che sfonda la porta del bagno con l’ascia, ma il ricordo dell’insieme si era finalmente perso.
Innanzitutto, sono tornato a riflettere sul titolo, che da ragazzino, quando vidi il film, non credo mi fossi mai preoccupato di tradurre in alcun modo. Il suono “Shining” mi riportava quello della parola “Ascia” e tanto bastava. Ascia-shining, assassino
Nel film si spiegava, invero, che gli “Shining” sono le visioni paranormali del piccolo Danny e degli altri personaggi. In inglese, però, vuol dire “brillante, lucente”. Non so se possa essere in qualche modo collegato a visioni o telepatia. Interpretazione di King, insomma.
Ebbene, il libro mi è apparso subito diverso da quanto mi era rimasto del film: molto più ricco e articolato, con rimandi al passato dell’hotel, dello scrittore Jack Torrance, della sua famiglia.
A metà del libro, quindi, ho ceduto alla curiosità e sono tornato a vedere il film di Kubrick.
In effetti, quelle differenze ci sono. È diversa anche la trama e persino il finale.
King ci porta dentro la vicenda raccontandoci l’infanzia del padre di Danny, le drammatiche vicende dell’hotel, le tensioni tra Jack e sua moglie Wendy, mentre il film si apre con Jack che attraversa in auto splendidi paesaggi di montagna, del tutto deserti, con l’auto vista sulla strada vuota dall’alto. Il regista sembra quindi privilegiare l’impatto psicologico del luogo isolato, mentre lo scrittore punta di più sui precedenti psicologici dei personaggi e sull’influsso malefico dell’hotel, luogo maledetto dalla violenza che lo ha attraversato.
La cinepresa spesso si colloca alle spalle dei personaggi (pensate a Danny che pedala per i corridoi) dandoci un punto di vista che è quasi quello del personaggio, ma distaccato (direi come un’anima che guarda se stessa, librandosi sopra, in punto di morte). Questo ben rende la prospettiva del romanzo.
Nulla vorrei dire sui diversi finali, per non spoilerare ai pochi che non li conoscano, ma colpisce come siano diametralmente opposti nell’elemento scatenante: ghiaccio nel film, fuoco nel libro. Singolare mi pare anche la scelta di Kubrick di mostrare nell’ultima scena la foto degli anni ’20 del secolo scorso, con tutto ciò che questa implica.
Il Jack Torrance interpretato da Nicholson appare assai più nel ruolo del carnefice, del cattivo, del pazzo, che non quello del romanzo, che in fondo è la prima vittima della “possessione” dell’hotel. È il male che vi alberga il vero nemico per King. Assai diversi anche alcuni particolari. Intanto, le due bambine del film paiono gemelle (a guardar bene non lo sono, ma sembrano almeno della stessa età), mentre nel libro si dice che il precedente guardiano aveva due figlie non gemelle, che assassinò, assieme alla moglie.
Insomma, due diverse storie che partono da una medesima traccia.
Da notare anche come anche qui emerga l’attenzione di King per la psicologia infantile, che ben abbiamo visto in “It”, “L’istituto”, “La bambina che amava Tom Gordon”, “Stand-by me” e persino nella saga della “Torre nera” o magari in “Cujo”. Non solo un personaggio importante è il figlio di Jack, ma analizza l’infanzia stessa dello scrittore-guardiano.
In seguito King ha scritto “Doctor Sleep” che vede il piccolo, traumatizzato, Danny Torrance alle prese con alcol e poteri paranormali. Ho iniziato a vedere il film e mi riprometto di leggere subito anche il romanzo. Certo senza Nicholson e Kubric, il film non mi pare sui livelli del precedente.
Manuela OldaniManuela Oldani wrote a review
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"Fiocchi di neve turbinavano e danzavano attraverso il porticato. L'Overlook affrontava l'inverno come aveva fatto per quasi tre quarti di secolo, le finestre buie ora orlate di neve, indifferente al fatto che fosse ormai tagliato fuori dal mondo. O forse quella prospettiva gli riusciva accetta: dentro il suo guscio i tre si accinsero alla solita trafila delle prime ore della sera, simili a microbi intrappolati nell'intestino di un mostro."

Non so come mai ho aspettato così a lungo a leggere questo romanzo, visto quanto ho amato fin dalla tenera età King e la fama che precede quest'opera, anche grazie al film di Kubrick. Ecco, sarà che io il film l'ho visto e amato molto ma sapevo che il romanzo originale era diverso e temevo di rovinarmi l'uno o l'altro. Invece devo dire che questo è proprio uno di quei casi in cui il libro e il romanzo possono coesistere in questo mondo senza darsi fastidio e senza cozzare irrimediabilmente.

La trama è talmente famosa che non necessita presentazioni. Ho comunque apprezzato il punto di vista che si alternava coi capitoli e il forte senso di minaccia che incombe su tutto il volume, fin dalle prime pagine, tenendo il lettore appiccicato alle pagine dall'inizio alla fine. L'hotel è terrificante, una vera casa infestata classica, e si legge fortemente l'influenza che "L'incubo di Hill House" di Shirley Jackson ha avuto sullo scrittore. Non per niente la cita anche, a un certo punto...

L'analisi psicologica dei personaggi, come al solito, è magistrale. Jack, Wendy e il loro carico di traumi passati, i loro ricordi, le loro emozioni danno vita a due personaggi complessi, difficili, contraddittori, che fanno tutte le scelte sbagliate però ineluttabili per motivi chiarissimi una volta che si riesce a vedere l'immagine nella sua interezza. Mi disturba sempre un po' una descrizione così precisa e intima di alcolismo e violenza domestica da parte di un uomo che era un alcolizzato nel periodo in cui ha scritto questo libro e che faceva, ohibò, anche lo stesso lavoro, cioè lo scrittore. Mi inquieta pensare a quanto di Stephen King ci possa essere in Jack Torrance, quindi preferisco non pensarci.

Non è un libro perfetto, perché qualche pecca sul finale ce l'ha, perché non sempre la narrazione fila al 100%, ma ci si avvicina molto. Sicuramente uno dei più belli e riusciti del maestro dell'horror e il vero trampolino di lancio della sua carriera. Non ho ancora letto il seguito, di cui ho sentito molte recensioni negative, ma arrivata in fondo a questo viaggio credo che non potrò farne a meno. Non posso lasciare solo Danny dopo aver lottato fino a qui al suo fianco.
Marzia RussoMarzia Russo wrote a review
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I.M.MayesI.M.Mayes wrote a review
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#theansweris42#theansweris42 wrote a review
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Dopo aver amato due capolavori come "Il miglio verde" e "22/11/63",ho deciso di imbarcarmi in quello in cui, a detta di tutti, il Re eccelle, ossia l'horror. Posso dire che mi ha deluso? Mi aspettavo pathos, emozioni, brivido, mi aspettavo di restare incollata alle pagine così come mi era successo per gli altri due sopra citati, ma non è successo. Conoscevo la storia per sommi capi, non avendo mai visto neanche il film di Kubrik, e pensavo di dover morire di paura ad ogni pagina... Mi ha spaventata di più Dracula, che comunque è datato rispetto a questo. Non lo sto bocciando, me ne guarderei bene. La storia fila ed è ben costruita, ma non mi è entrata dentro. La trama? Un professore universitario con problemi di alcolismo perde il lavoro ed accetta di fare il custode invernale presso una struttura alberghiera sulle montagne in Colorado. Porta con sé la moglie e il figlio, Danny, di 5 anni, che possiede l'aura, cioè la capacità di leggere il pensiero altrui e di vedere oltre la realtà concreta. Il bambino capisce subito che quell'albergo è un posto malvagio, ma sa anche che il padre ha bisogno di quel lavoro e spera con tutto se stesso che ciò che vede sia come le illustrazioni di un libro, che non possono realmente fare del male. L'Overlook, questo il nome dell'albergo, decide di prendere quel bambino dotato di straordinari poteri e per farlo si serve dell'anello debole della famiglia :il padre. Come finisce si sa, e se non doveste saperlo, non ve lo dirò certo io. Un libro che si legge in modo scorrevole, nonostante gli stacchi continui tra i pensieri dei personaggi , scritti in corsivo, e la narrazione e i dialoghi in stampato. Consigliato se volete leggere un cult senza impressionarvi troppo.

NovacaineNovacaine wrote a review
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w00dw0rds.blogspot.com/2021/05/shining-stephen-king-epub-e-ebook-pdf.html


Recensione

Premetto che non ho mai visto il film quindi non posso permettermi di fare paragoni tra pellicola e libro se non appuntare che la tanto famosa scena del film dove il ragazzino incrocia le due gemelle fantasma nel libro non è presente ne è presente l'ascia o mannaia che fanno usare a Nicholson nel film. Come gli altri suoi scritti, ovviamente, mi è piaciuto. L'autore ha la capacità di farsi leggere ad una velocità sorprendente, fatico a staccare gli occhi dalle pagine quando leggo uno dei suoi libri, questo è uno di quelli che mi ha fatto arrivare alla fine senza contare le pagine che mancavano essendo un libro abbastanza lungo, ma il carattere è medio e King non si perde in descrizioni inutili, va dritto ai pensieri dei suoi personaggi e li mette a nudo davanti al lettore.

Non sarà di certo l'ultimo libro di King che leggerò.