Shosha
by Isaac Bashevis Singer
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It is Warsaw in the 1930s. Aaron Greidinger is an aspiring young writer and the son of a rabbi, who struggles to be true to his art when he is faced with the chance of riches and a passport to America. But as the Nazis threaten to invade Poland, Aaron rediscovers Shosha, his childhood sweetheart - s... More

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Mario InisiMario Inisi wrote a review
10
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Singer è uno scrittore abilissimo nel rendere vivi i personaggi e un maestro nel costruire dialoghi perfetti.
Dal punto di vista storico questo romanzo ci dà una testimonianza molto interessante. Rende quel clima di antisemitismo diffuso, le speranze infrante dei giovani ebrei stalinisti, l'incombere di Hitler, il senso di isolamento mondiale della comunità ebraica (tutte le porte sono chiuse per loro) stretta tra Hitler e Stalin, e l'abbandono di Dio ( se vuole che il suo popolo si moltiplichi perchè Hitler?). Interessante la capacità del giovane scrittore io narrante Aaron di comprendere e anticipare gli eventi.
Uno dei personaggi, lo scrittore-filosofo Feitelzohn, poco sviluppato in questo romanzo, assomiglia al mago di Lublino. La vicenda ha al centro Aaron e un gruppo di donne: la fidanzata marxista, la cameriera, l'attrice ebrea americana, l' intellettuale e una amica d'infanzia con il cervello e il candore di una bambina (Shosha), tutte quante in qualche modo innamorate di lui, benchè Aaron non sembri particolarmente intraprendente o affascinante. Questo aspetto del romanzo non mi è piaciuto particolarmente. Aaron non ha il fascino del mago di Lublino, in certi momenti sembra in balia dell'ultima donna che incontra. Fatica a dire di no.
L'ambiente intellettuale dei caffè di Varsavia mi è parso velenoso, cinico, realisticamente descritto e un po' respingente. Anche l'amore per l'amica Shosha è un po' strano in un romanzo realistico come questo. Anche la giustificazione che dà al mondo(è l'unica donna di cui possa fidarmi) è strana. Probabilmente Shosha esprime la nostalgia per un mondo che si è fermato nel tempo o che è stato fermato nel tempo nella sua crescita conservando nella memoria bellezza e candore delle cose incontaminate dell'infanzia.
Della storia la cosa più interessante non è la vicenda, la trama ma quello che sta tra le righe, i pensieri e le idee dei personaggi, il mondo che si intravede e la chiave di lettura che ne danno Aaron e i vari personaggi. Interessante l'ironia dei dialoghi con la fidanzata stalinista Dora e il suo compagno.
Una cosa che colpisce nei romanzi di Singer è come spesso i suoi personaggi vengano posti davanti al dilemma se lasciare la Polonia. Ad Aaron viene ripetutamente offerto di poter andare negli USA e lui rifiuta ogni volta per poi accettare alla fine ma portandosi dietro Shosha, la giovane moglie. E' come se Singer rimettesse ogni volta in discussione la sua scelta personale e in qualche modo desiderasse condividere il destino di chi è rimasto o portarsi dietro qualcosa di più di quel mondo. Questo è un'aspetto terribile e una ferita inguaribile della sua vicenda umana resa molto bene nella famiglia Moskat dove tutti i personaggi restano lì a Varsavia con Hitler alle porte. Al lettore immaginare che fine faranno. In Shosha, Aaron si porta dietro l'amica-moglie ma la perde nel viaggio verso gli USA. Chissà che il libro non sia una mano tesa attraverso il passato verso qualcuno lasciato a Varsavia, probabilmente verso tutto un mondo che è stato cancellato lasciando nei sopravvissuti, soprattutto in chi se ne è andato in tempo, un incolmabile senso di colpa.