Silenzio a Milano
by Anna Maria Ortese
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Anna Maria Ortese racconta una Milano vista, pensata, sentita dal di dentro, da quelli che vivono ai margini del successo, una città sotterranea che si cela dietro lo smalto luccicante del benessere e della felicità. Un mondo fatto di ombre e di luci, uno scorcio di cielo tra i casermoni della periferia, il traffico convulso della marmorea Stazione e insieme il misterioso silenzio che avvolge la città e i suoi abitanti, uniti e divisi da una contiguità senza parole.

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ilsegretodelboscoilsegretodelbosco wrote a review
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Questa lettura mi ha permesso di scoprire la bravura di Anna Maria Ortese scrittrice che, non mi vergogno ad ammetterlo, finora non conoscevo.

Silenzio a Milano è un piccolo gioiello, nato da articoli giornalistici e altri scritti, sempre a metà fra racconto e cronaca e composti in maniera magistrale negli anni ’50.

Vi troviamo la Milano del successo, dell’inarrestabile ascesa e del progresso, raccontata però dalla parte di chi quel successo non potrà mai raggiungerlo. In fondo, il punto di vista dei perdenti.

Nonostante i quasi sessantacinque anni di distanza dalla sua prima pubblicazione, resta un documento attuale e prezioso al punto tale che il lettore ha la sensazione di esplorare un mondo di cui ha sentito parlare ma che in fondo è nuovo.

Davvero mirabile la descrizione della Stazione Centrale: che costruzione! Quante mura, quanto marmo, quanto ferro e vetro! Ciò nonostante sono le sensazioni e l’ambiente a colpire di più, con un mondo che lì si anima, si affanna e poi si spopola, dove chi viaggia crede di correre, e fisicamente è ciò che avviene, ma in realtà è portato, forse addirittura trascinato via.

La percezione della realtà che ha Anna Maria Ortese è incredibilmente attuale, con il suo porre l’accento sulla contrazione progressiva della personalità, il suo svuotarsi di significato. Forse perché i suoi personaggi, così reali, si muovono nelle loro esistenze con timidezza, senza fare alcun rumore, magari per non disturbare. Anche se a tratti sembra di scorgere qua e là i bagliori dei lampi di un temporale, da qualche parte, magari in un’altra vita. O forse si tratta semplicemente del riflesso di luci nelle lacrime di chi sente di aver già perso.

alicealice wrote a review
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"Non la incontreremo mai più in questa vita, in questa città come in altre città, dopo questa notte. Ma quei passi e quel silenzio, dovunque"
Non posso dire di conoscere Milano; non l'ho visitata che due/tre volte e mai a fondo, mai con l'intenzione di scoprirla per bene, di coglierne l'essenza.
Eppure, in un certo senso, la conosco: conosco la Milano che Visconti ha deciso di mostrarci in "Rocco e i suoi fratelli" o quella che ho potuto leggere tra le pagine di "Nebbia al Giambellino" di Testori; quella Milano conosco, e bene, dal momento che l'ho "visitata" svariate volte: sul Duomo, ad esempio, ci sono "salita" molte volte ma soltanto in compagnia di Rocco e Nadia, durante quell'ultimo drammatico chiarimento, destinato a ripetersi sempre uguale, ma impercettibilmente differente ogni volta.
E se da un lato è vero che si tratta di una Milano "vecchia", di certo diversa dalla Milano attuale, è anche vero che le due città sono, per forza di cose, legate dalla connessione che vincola, indissolubilmente, il principio alla fine: proprio allora, negli anni '60, Milano iniziò a diventare quella che è ora; là ebbe origine quell'evoluzione, da un punto di vista edilizio, innanzittutto, con la costruzione di nuovi palazzi e di interi quartieri, culturale e sociale poi, che avrebbe fatto di Milano la capitale economica della nuova Italia.
Sempre, quando penso a Milano, vi vengono in mente stralci, versi di qualche poesia crepuscolare, un mazzetto di garofani scarlatti ed avvizziti, il suono di una fisarmonica. Quadretti romantici, insomma, pure nell'influenza sottile di una certa persistente malinconia.
Quadretti le cui atmosfere la Ortese ha saputo rendere perfettamente in queste cronachette intime e quasi funeree, raccolte in volume dopo una prima pubblicazione su giornale. Parte, la Ortese, descrivendo, nel primo raccontino, la Stazione (un vero prodigio architettonico); non alla bellezza della costruzione, però, essa è interessata, o, almeno, non in modo convenzionale: l'ambiente diventa, tratteggiato dalla scrittura ariosa dell'autrice romana, personaggio, antropomorfizzato vibra di vita e di pianto, si chiude intorno ai personaggi (anche se sarebbe meglio chiamarle persone) che la Ortese descrive con commossa, compassionevole partecipazione: la prostituta alla stazione, il pazzo dai placidi occhi neri, i ragazzi del collegio, Masa ed Alberto, sono tutti fratelli suoi, diversi quanto frutti nati su rami separati di uno stesso albero. L'incomunicabilità che li allontana e le diverse, uguali solitudini che li affliggono, imprigionandoli in un universo di dolore sordo dentro una città muta e silenziosa: sentimenti per loro natura ineffabili che la Ortese ha saputo trasformare in materia.
LillyLilly wrote a review
67
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" foresta di pietra vivente"
se la quarta di copertina defnisce 'Silenzio a milano' una 'raccolta di prose giornalistiche', ti aspetti di sapere su quali giornali o riviste furono pubblicati i racconti e invece no,buio totale! che rabbia! sono andata a ricercare la biografia della Ortese:il libro uscì nel '58, in quegli anni collaborava con l'Unità e con l'Europeo. bene, ma su quale dei due furono pubblicati? e poi,furono scritti su commissione? o fu l'autrice che decise di raccontare Milano? la Laterza raccolse per prima i sette articoli o racconti,furono ristampati poi dalla Tartaruga nel '93 e nel '98 con Baldini e Castoldi. io ho letto questa edizione, dove ancora mancano le fonti bibliografiche. se insisto su questa lacuna che può sembrare un banale accessorio di cui si può fare a meno, è perchè la Ortese svolse il suo lavoro di giornalista per tutta la sua vita e su diversi giornali. e allora, mi chiedo ancora una volta, com'è possibile tanta sciatteria? il discorso è lungo e mi porterebbe lontano e invece voglio scrivere su questo 'Silenzio a Milano': un titolo azzeccato, davvero!
Milano alla fine degli anni'50: per l'Ortese è una città gelida, grigia, pesante come il silenzio che la opprime.
una città inospitale, dunque. e così appare infatti nello splendido 'Una notte alla stazione': è il viaggio della giornalista con un fotografo nei meandri di quella città sottoterra,'spazio' teatrale per un racconto d'immagini e di parole che colpisce per la sua durezza e al tempo stesso per l'attenzione tutta partecipata ai personaggi che incontra. l'autrice si dilunga forse troppo sulle caratteristiche architettoniche dell'edificio 'mostruoso'(e qui ritorna la domanda di prima: era un articolo su commissione? un'inchiesta?..)ma la descrive magnificamente, come credo nessun altro:
" (..)nelle notti lunari è una specie di montagna degli orrori inutili, di altare della decadenza, di faro della cecità. Guardandandola, si ha l'impressione di toccare il polso alla vita moderna, all'uomo preso nel girone della civiltà industriale, che restituirà alla fine, dopo trent'anni, un automa o un rottame".

la notte è popolata da figure, alcune indimenticabili, come il professore," l'uomo-gatto",che ogni sera è lì in attesa di un parente che non arriva mai. il 'pazzo' che illumina con le sue riflessioni il grigio che incombe su tutto e tutti:
"uomini e donne(..)senza parola, muti, docili; senza verde,
luce, aria;trasformati in cemento, vetro, acciaio, trasformati
in lucidatrici, frigidaires(..)Senza parola,trasformati in cose,senza più braccia,mani,volti,ma ancora caldi,per sempre caldi(..)ecco il nostro dio, ecco Chicago, Milano.."

resta indimenticabile anche l'incontro con la famiglia meridionale che sta per partire per sempre da Milano, respinti da una città dove si muore o si impazzisce di solitudine e di silenzio.
degli altri racconti mi sono piaciuti' le piramidi di Milano' e 'la città in vendita': leggendoli ho pensato all'Expo, un altro 'mostro' che volteggia su milano come un avvoltoio.
il cielo del nostro paese è nero di avvoltoi, io guardo la mia città con dolore e rabbia...
il brano che voglio riportare è ancora di 'Una notte alla stazione',io credo la sintesi perfetta di quel processo distruttivo e di rapina che come una slavina ha lasciato dietro di sè rovine, e non si è ancora fermato!!

" Grandi e mostruosi idoli usciti dal cervello dell'uomo
hanno riempito il cielo e coperto gli orizzonti d'erba.
si costruisce febbbrilmente, si elevano cattedrali ai nuovi
dèi: la produzione,il guadagno, una felicità apparente
dominano: sotto tutto questo riposano la memoria e la
bontà dell'uomo "

1958!!!!!
TransiberianTransiberian wrote a review
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