Sodomie in corpo 11
by Busi Aldo
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Vins PolitiVins Politi wrote a review
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Necessario
"Sodomie in Corpo 11" è un libro meraviglioso e dovrebbe essere uno dei testi fondamentali della Letteratura Italiana contemporanea.

Ho detto "libro", e non "romanzo", volutamente. Impresa paradossale sarebbe decidere quale sia il " miglior romanzo" di Aldo Busi, dal momento che sono tutti "ottimi". "Sodomie in Corpo 11", peró, non è un romanzo. Non è nemmeno un memoriale di viaggi, sebbene ne indossi la maschera con elegante disinvoltura. A tratti leggero, a volte tragico, senza dubbio scabroso nei dettagli dei rapporti sessuali vari e eventuali, e per l'appunto anali, "Sodomie in Corpo 11" è un meta-libro, una matrice creatrice da cui gli altri testi di Busi provengono e a cui essi tendono. In un certo senso, questo libro "contiene" parti di altri romanzi: troviamo infatti un Busi inaspettatamente e sorprendentemente volentoroso a rivelare (forse) i suoi piú profondi processi creativi, a descrive la gestazione di "Seminario sulla Gioventú", a svelare quali persone si celino dietro i personaggi di "Vita Standard di un Venditore Provvisorio di Collant", a chiacchierare con le protagoniste della "Delfina Bizantina". Infine, in una sola, rivelatrice riga, Busi confessa - forse con gran gusto - che la sua mente è giá in grado di concepire "Casanova di se stessi", romanzo in realtá pubblicato (e scritto) molti anni dopo.

Ma "Sodomie in Corpo 11" non è solo un gioco letterario godibile in quanto presunto accesso privilegiato all'intelletto dello scrittore piú discusso nonché meno letto in Italia. Il libro possiede un grande valore intrinseco, un sublime equilibrio fra etica e estetica, che è stato sicuramente raggiunto attraverso una continua opera di (auto)correzione - nella scrittura, nonché nella vita. Pagina dopo pagina, viene rivelato ció che pochi sono in grado di sospettare: non che la vita imiti l'arte, né che l'arte imiti la vita, bensí che l'arte è la vita, e viceversa. Non esiste, dunque, una tensione di somiglianza e scarto fra la rappresentazione e il rappresentato e, se c'è, comunque la si supera. Perché l'arte non è isomorfica alla vita, ma è a essa omomorfica. Vita e arte non si imitano l'un l'altra: esse condividono la medesima struttura.

Morale (dello Scrittore)? È racchiusa nell'ultima, memorabile pagina del libro: pagina che non puó essere compresa se prima non s'é accettato l'invito cortese di Busi e intrapreso con lui il suo (non) viaggio.

Morale (del lettore)? Chi legge questo libro diventa una persona migliore.
PrimadelleSabbiePrimadelleSabbie wrote a review
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I - I duellanti
Perché ho intrapreso questo altro viaggio? Ma per sconfiggere la parola con la vita! Cioè per sognare. Sento che la vita non ce la farà neanche stavolta, non questa, non così, non la mia. [p. 280]

II - Vita vs Parola
Se s'infrange il rigore di questo doutdes attivo/passivo, maschio/femmina, s'infrange tutto il resto; se viene meno questa simbolizzazione del sesso fra maschi, viene meno ogni possibile felicità. Perché l'omosessuale come l'eterosessuale sono oggi come diecimila anni fa; ogni emancipazione è falsa e i loro modelli onirici sono quelli di sempre... [p. 333]

Mangiano senza vedere l'ora di tornare a mangiarsi l'un l'altro... [p. 289]

...un'umanità che, incapace di tensione estetica, si dà un solo fine per riscattarsi dalle proprie infamie: riprodursi ovaia dopo spermatozoo uguale a se stessa con i soli mezzi che ha e che riconosce. Essa, con un concerto di pedissequa violenza contro gli attentatori al suo stato di neutra e imperitura bestialità riproduttiva, sa difendere tutta se stessa facendo cerchio attorno al suo unico patrimonio culturale : l'esaltazione del Cazzo e della Figa...[p. 362]

III - Parola vs Vita
..."meglio che tacere non c'è", a parte il nominare non invano le cose col loro nome. Per dissentire, si parla. Parlare per assentire è una funzione superflua del lingua. [...]
Chi sorride a vanvera offende lo sforzo umano di trasformare nei millenni un buco per immettere cibo in una bocca per comunicare un segnale di simpatia fra bestie predatrici...[pp. 354-355]

Scardinare le frasi fatte o anche i tabù - significa rinunciare alla sola bellezza possibile della vita: la sedimentazione millenaria dei clichés. Non c'è altra vita vivibile fuori da essi, uno scrittore lo sa. Impugnare le frasi fatte del mondo significa togliergli da sotto le uniche palafitte su cui si regge - con la differenza che esso non se ne accorge e tu sei il solo a franarci sotto. [p. 19]

IV - And the winner is...
Se fossi stato felice una sola volta in vita mia con un uomo non avrei scritto né così né così poco...[p. 279]

Il mio vuoto [...] è rimasto sempre lo stesso. [p. 282]

Non c'è alcuna salvezza nella letteratura, grazie a dio, e non c'è alcuna salvezza nella vita... [p. 280]

...la totalità della lingua è il tema dello scrittore e nessun altro, mentre ogni altro ne può o no far parte ma senza pregiudizio né particolare predilezione. [p. 94]
MaxmorphingMaxmorphing wrote a review
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CodaCoda wrote a review
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Scrivere di una cosa talmente antiletteraria come lo è la vita è difficile, quanto il riuscire a viverne una.
[Il titolo del commento è stato estratto da questa riflessione lambiccatasi sul cosa metterci nel titolo del commento: ‘Vivere sono capaci tutti. No che ne sono capaci tutti. Scrivere, poi, è un vivere fino in fondo anche il proprio fondo – doppiofondo incluso. E scrivere di una cosa talmente antiletteraria come lo è vita è difficile, quanto il riuscire a viverne una. Se te ne riesce bene almeno una delle due, il viverla o lo scriverne, potrai ben dire di avere un sacco pieno per metà, laddove il più delle volte il sacco è vuoto anche nella sua metà mezza piena. Se ti riescono bene entrambe ti vengo a cercare.’]

A distanza di anni – nove, ho scoperto, dalla prima lettura – in me restava una frase e una immagine.

La frase era “E la pioggia cominciò a angelicare.”

L’immagine era quella di un bambino marocchino che pensava al suo pancino malnutrito come alla macchina della merda.

A questa seconda, insufficiente lettura, mi porto via un’altra immagine e un’altra frase.

La frase è “(…)mi leccò la schiena come fossi gli avanzi di un piatto”.

L’immagine è quella di un uomo di trentasette anni che inventa parole per il mondo, inventando così allo stesso tempo il mondo e se stesso.

Anche alla fine di questa lettura mi sono accorto che, come dopo la prima, alle inculate non ci ho fatto proprio caso. Siccome ho temuto si muovesse in me qualche meccanismo censore, o pudico che è lo stesso, sono tornato a sfogliare tra le pagine, tra sottolineature e appunti, e, bellissime descrizioni di uomini nudi o no a parte – ma la descrizione più bella è quella degli occhi delle prostitute nere – ho dovuto ammettere che di indimenticabile c’è tutto tranne che il sesso, che si dimentica subito dopo l’averlo fatto, anzi, mentre lo si fa e, alle volte, anche prima di farlo. Figurati quando non sei neanche tu a farlo o a non farlo, e ne leggi soltanto.

Ci sono frasi che – qui, nella terre arida del senno del poi – sembrano prefigurazioni. Un genio tedesco dice allo scrittore italiano, che se ne irrita fino a piantarlo lì al suo sgabello, che passerà il suo tempo a innaffiare gerani. Innaffiare gerani, alla lunga, è anche quello che oggi fa Aldo Busi lo scrittore, avatar di un uomo di nome Aldo Busi. Il genio tedesco lo fece per amore di un uomo. Aldo Busi lo fa per la letteratura, certo.

Però, almeno in me, letteratura è il nome che dai all’umanità quando ormai la solfa dell'umanità ti fa schifo, ma gli uomini e le donne no.
Carlo Ettore SimonettiCarlo Ettore Simonetti wrote a review
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IncipitmaniaIncipitmania wrote a review
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