Soffocami
by Chiara Cilli
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Avevo tutto ciò che ho sempre sognato.
Non ho mai avuto la vita che sognavo.

Avevo lavorato sodo per arrivare dov'ero.
Violenza, soprusi e crudeltà mi avevano segnato per dieci anni.

Ero pronta a portare l'azienda di famiglia ai vertici del successo.
Ero pronto
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16
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Recensione Doppia
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1"
Dopo aver scritto di fantasy e di erotici Chiara Cilli ha trovato la sua strada. Questo romanzo dark è ottimo sia nello stile che nella storia. Ho chiuso da pochissimo l’ultima pagina e già fremo per conoscere il seguito. Proprio quello che odio: l’attesa! Comunque cara Chiara con questo libro ti sei fatta perdonare per la scelta del finale della serie MSA con cui non sono assolutamente d’accordo. Parentesi chiusa.
Parto premettendo che questo romanzo non è per stomaci delicati, assolutamente. Ci sono scene di violenza, svilimento ed umiliazione descritte così bene che pare di essere dentro le pagine stesse e di poter assistere a quegli episodi. Se siete sensibili non vi sentirete bene nel leggere questi passaggi, indispensabili però per lo svolgimento della storia, quindi regolatevi, leggerlo vi farà storcere le budella, ma a mio avviso ne vale la pena.
La vicenda parte dal passato. Tre fratelli Armand, Henry e Andrè hanno subìto dal proprio padre e dai suoi amici ogni tipo di violenza per ben 10 anni. Henry è stato sodomizzato, Andrè picchiato selvaggiamente ed Armand, la personalità che in questo romanzo resta più in ombra, è stato costretto sempre ad assistere agli abusi sui suoi fratelli. Non sappiamo perché gli siano state risparmiate le violenze fisiche ma di certo quelle psicologiche non gli sono mancate.
Alla morte del padre Armand si trova costretto a prendere le redini di questa orrenda organizzazione. Incastrato in un meccanismo che lo vede neutrale in uno scontro tra un Re ed una Regina in una zona della Transilvania, i tre fratelli forniscono ai due “sovrani” ragazze per i loro scopi. Il Re cerca schiave sessuali che Henry “addestra” e la Regina cerca bellissime killer che vengono addestrate ad uccidere da Andrè.
I due fratelli minori di Armand sono alla ricerca della loro vendetta personale. Scoperto il nome del suo principale violentatore, Henry ne fa rapire la figlia Aleksandra. Da qui prende il via la vicenda principale. Henry vuole umiliarla, farle subire tutte le violenze che suo padre gli ha fatto, ridurla nel suo stesso stato e poi ucciderla. I suoi piani però non vanno come vorrebbe. Tra i due c’è un qualcosa, attrazione, elettricità, che condiziona le loro reazioni, prima di tutto fisiche, poi con il tempo anche psicologiche. Resteranno sempre su due fronti opposti ma in certi momenti la connessione che si crea tra loro è così intensa da superare l’odio che li attanaglia. Il loro rapporto diventa dipendenza pura.

TeaserAleksandraNikolayevNon parlo oltre della trama, vi dico solo che il finale è apertissimo e che, se la nostra autrice non si sbrigherà a darci un seguito, sarà responsabile della nostra sanità mentale. Sì signore, perché nonostante tutta la violenza ed i soprusi che sono presenti nelle pagine del libro i nostri tre aguzzini non restano relegati al ruolo puro e semplice di mostri senza cuore e stupratori. Chiara Cilli ha approfondito così bene la conoscenza del loro animo che sotto i loro occhi freddi e carichi di odio noi vediamo chiaramente quelli di ragazzini abusati, torturati, sodomizzati. Vediamo la loro debolezza, il loro passato che non hanno potuto cancellare e speriamo che riescano a cambiare, ad espiare le loro colpe ed infine a ritrovare il loro lato umano. Brava, davvero bravissima la nostra autrice nel creare anche in noi lettrici una dipendenza dai fratelli Lamaze quindi Chiara scrivi, scrivi e ancora scrivi, la curiosità mi sta uccidendo.
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2"
I temi affrontati in questo romanzo sono forti e cruenti, anche se i casi di cronaca di questi anni ci dimostrano che i mostri esistono veramente.
La storia narra le vicende dei tre fratelli Lamaze. Armand, primogenito, Henry ed Andrè. Tutti hanno subito, dalla persona che più avrebbe dovuto proteggerli ed amarli, i soprusi più odiosi, ognuno di loro in maniera e dosi diverse (per ora non è chiaro come mai). Henry è stato violentato dal padre e dai suoi amici per circa dieci anni; Andrè è stato picchiato ed incatenato e, forse, anche lui violentato; mentre Armand era obbligato a guardare, senza poter far nulla – se poi ha subito altro, in questo primo libro, non c’è scritto-.
Quindi l’inizio descrive un passato decisamente pesante. Poi passiamo ai giorni nostri: i tre fratelli sono ormai uomini adulti e, volenti o nolenti, portano avanti l’”azienda” di famiglia in Transilvania, Romania, nella quale ognuno di loro è “specialista di un determinato settore.”
Dall’altra parte del mondo, negli Stati Uniti, vive Aleksandra Nicolayev, figlia di un facoltoso allevatore ed addestratore di cavalli, la quale viene rapita da Andrè ed Armand e portata in dono ad Henry.
Il sequestro è il preludio di rivelazioni decisamente inquietanti: scopriamo che il padre di Aleksandra era un amico del padre dei tre fratelli, e che Henry vuole a tutti i costi la sua vendetta.
Nelle 323 pagine che compongono questo romanzo il dolore, la paura e la violenza perpetrata con atti atroci ai danni di persone innocenti ed indifese, per puro lucro e lussuria, sono sentimenti palpabili. L’autrice è riuscita perfettamente a creare un mondo cruento, tanto reale da trasportare il lettore in una dimensione in cui si spera di non entrare mai.
TeaserHenriLamazeHo iniziato il libro ieri sera e, pagina dopo pagina, l’ho divorato e finito questa mattina: non riuscivo a staccarmi, dovevo sapere come si sarebbero evolute le varie situazioni e, con disappunto, ho scoperto che non ci sono risposte, dovrò aspettare il secondo libro.
La Cilli riesce ad imprimere bene nei personaggi tutto ciò che provano e, leggendo, anche il lettore partecipa vivamente a ciò che accade ad Aleksandra – anche se devo essere sincera, i tre fratelli Lamaze mi hanno fatto tanta pena, sono si dei mostri, ma perché ce li hanno fatti diventare: e forse ci sarà una redenzione? Io lo spero tanto.-

Dimostrandomi che non ero nient’altro che una povera, misera donna che, se toccata nei punti giusti da un esperto, non poteva frenare un orgasmo.
Neanche mentre veniva stuprata.
Mi facevo ribrezzo. Il mio corpo mi faceva schifo, giacché si era arreso alla furia di quello così poderoso di Henry, che lo aveva fatto godere con tale vigore.
Non appena ero venuta, avevo avvertito qualcosa spezzarsi in me. La mia determinazione si era dissolta e un vuoto insostenibile aveva preso il suo posto, facendomi solo desiderare di poter porre fine alla mia esistenza seduta stante.

Henry verso la fine del libro è molto combattuto su ciò che deve e vuole fare, lotta contro il sentimento che prova verso questa donna che, dopo tutto ciò che ha subito, non si è spezzata, ma al contrario gli tiene testa e lo sfida.

Dovevo smettere di guardarla. Non così. Non come se fosse mia da proteggere. Mia da possedere. Dovevo allontanarmi immediatamente. Dovevo comandare al mio cuore di rallentare, al mio respiro di tornare regolare. Ma era un’impresa difficile, giacché ogni atomo del mio essere mi spingeva verso la donna che stavo fissando. Era come se emanasse un’energia che mi polarizzava a lei, inesorabilmente.
Come se tra di noi ci fosse un legame.
Un legame che non avevo previsto.
Un legame che non volevo.
Lei era mia. Io non appartenevo a lei.

E per quanto riguarda Aleksandra… l’odio, il disprezzo, la rabbia, la paura si scontrano contro la passione che, nonostante tutto, lui riesce a scatenarle. Forse perché è riuscita a cogliere la presenza del ragazzino abusato dentro il suo carnefice; forse perché si sente responsabile per quello che suo padre ha fatto a quell’uomo ferito; forse perché, anche se tutto quello che sta vivendo le sembra assurdo ed irreale, riesce a comprendere che una rabbia simile non può essere falsa.

Il mio sesso palpitava ancora per il desiderio insoddisfatto scatenato dalle dita di Henry. Serrai gli occhi, sentendo le lacrime affiorare quando mi premetti due polpastrelli sul clitoride gonfio e ipersensibile per bloccarne le pulsazioni.
Facevo schifo.
Il mio corpo si comportava come quello di una gatta in calore, ma il mio cuore sanguinava odio.
E se fosse stato necessario, lo avrei pugnalato affinché quell’odio straripasse e mi ammantasse come uno scudo che Henry Lamaze non sarebbe riuscito a infrangere.

Quindi Aleksandra combatte una battaglia contro sentimenti contrastanti e violenti, vede e vive sulla sua pelle cose atroci ed umilianti, vorrebbe scappare, ma, in alcuni momenti, vorrebbe rimanere con lui e la sindrome di Stoccolma non centra nulla, perché una passione bruciante ha travolto entrambe le parti in causa.
Un racconto spettacolare, inteso, erotico e violento NON ADATTO per temi e situazioni e a minori ed a persone che non sopportano abusi fisici e psicologici; per tutti gli altri consigliatissimo e fatemi sapere quale fratello Lamaze vi ha colpito di più (io parteggio per Henry), buona lettura.
Andromeda🌙 ♥Andromeda🌙 ♥ wrote a review
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MiraphoraMiraphora wrote a review
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Spoiler Alert
Parola d'ordine menamose duro.
Parola d'ordine menamose duro.
A quanto pare Miss Cilli - come dicono gli ammericani - popped my dark romance cherry. Sono, o dovrei dire ero, una verginella del genere, avendo solo assaggiato qualche romanzo a tema dark, quindi Soffocami è stato il mio primo. Miss Cilli ha subito messo le mani avanti: se non ti piace mollalo, se è troppo estremo non ti preoccupare, eccetera eccetera, però mi aveva messo così tanta curiosità addosso che mi ci sono messa d'impegno e l'ho finito anche in breve tempo.
Devo fare la moralista e dare un warning iniziale? Non ne sento particolarmente la necessità ma, visto che qualche anima pia ogni tanto mi legge, lo faccio.
Quanto è dark Soffocami? Nella mia modesta conoscenza del genere darei un bel 8. Direi che non si tira indietro per niente sui temi forti, non si censura e non si giustifica. Quindi, se avete lo stomaco deboluccio, se vi aspettate una finta brutalità e un romanticismo stucchevole camuffato che spunta fuori per salvare capre e cavoli beh, mollate il colpo e compratevi una Mary Balogh e facciamola finita. Se, invece, vi sentite avventurose e se non vi scandalizzate allora provateci. Poi se non vi piace è un altro discorso ancora, ma prima si deve arrivare alla fine.
Eccomi, quindi, a spiegare la mia parola d'ordine per questo romanzo. I due protagonisti si menano forte, e non uno schiaffetto indignato da parte della signorina o uno spintone da parte di lui, si prendono a calci, pugni, morsi. La violenza c'è e si vede, si sente ed è la componente più importante della storia. Si fa fatica ad accettarlo? Direi di no e per due motivi. Il primo è che la presenza massicia e invasiva - brutale, estrema - della violenza è coerente con la storia e con la strutturazione della trama; il secondo è che c'è uno strano equilibrio nella distribuzione del dolore fisico. Ciò che inizia come una situazione vittima/carnefice si trasforma sottilmente in vittima che è vittima ma picchia duro e fa un sacco male/carnefice. E' chiaro, però, che se non si sopporta la violenza è inutile stare a considerare questo romanzo. O la superi e procedi oppure molla e basta, non ha senso farsi del male.
Veniamo alla storia. Alexsandra è giovane, bella, ricca e di buona famiglia. Lavora nella scuderia di famiglia ed è non solo competente, ma fortunata. Non ha un pensiero al mondo e la sua vita è bellissima. Durante una serata di gala incontra un uomo affascinante ma inquietante che la destabilizza, portandola ad isolarsi dalla folla e a finire dritta nelle braccia di un altro soggetto ancora più temibile che la tramortisce e la carica su una macchina. Al suo risveglio Alexsandra si trova di fronte i suoi rapitori che le sbattono in faccia una realtà che da subito non ha nessuna intenzione di accettare: sarà una vittima sacrificale da immolare sull'altare della vendetta personale. Si scopre, così, che il padre di Alexsandra era un pedofilo stupratore, particolarmente appassionato di un bambino di nome Henri, i cui fratelli André e Armand non sono altri che i suoi rapitori. Henri la vuole uccidere e spedire al suo aguzzino il cadavere di Alexsandra e chiudere i conti con il suo passato.
Ma non è così semplice: Henri, André e Armand sono dei veri e propri signori della tratta delle donne. Ognuno ha il suo ruolo e ognuno ha le sue caratteristiche. Armand è il manager dell'azienda, André addestra le ragazze per farle diventare delle killer professioniste e Henri è specializzato nel piegare a suon di stupri le ragazze da vendere come prostitute.
Alexsandra finisce nel mezzo, dritta dritta dalla padella alla brace. Henri, il suo aguzzino, è uno psicopatico che la minaccia di morte ad ogni secondo, la picchia brutalmente, la sodomizza, la violenta, la mortifica ma che, allo stesso tempo, esercita su di lei una strana attrazione.
Alexsandra non è una vittima passiva, non rimane immobile e non subisce senza cercare di scappare o di ferire gravemente, eppure risente della classica Sindrome di Stoccolma e si infatua del suo aguzzino. Naturalmente, tra un manrovescio e un pungo, Henri ci infila dentro una sorta di vulnerabilità e di passione che destabilizza il loro rapporto e cambia il registro delle loro interazioni: se prima lui era al 100% malvagio, ora vacilla e si lascia andare a esternazioni di un'ossessione che esclude alla grande la morte di Alexsandra e apre la possibilità ad una relazione, malata ma pur sempre relazione.
Così, a grandi linee, la storia si svolge tra una violenza, un pungo, una tentata fuga, sangue che scorre a fiumi, morti seminati in tutto il castello e una chiusura finale che cancella ogni dubbio su quanto Alexsandra sia una spaccaculi e lascia spalancata la porta per il seguito.
Dal punto di vista qualitativo, al di là della storia, devo dire che la Cilli mi ha sorpresa: scrive bene, non ci sono strafalcioni, non ci sono buchi di piattume e di noia e, tutto sommato, c'è una certa ricercatezza nel lessico. Ecco, se devo fare una critica scelgo il lessico. La trama è brutale e, secondo me, necessitava di un lessico forte e secco e non delle raffinatezze della varietà o di termini elaborati, ricercati e fin troppo altisonanti che la Cilli scarica a vagonate nel testo. Si crea una sorta di controsenso: una scena di violenza o un pensiero orrendo del protagonista non esprimono al meglio la loro essenza con termini eleganti, mentre una brutalizzazione del lessico avrebbe dato ancora più grinta al romanzo.
Altro piccolo appunto alla Miss Cilli: ti piace così tanto il verbo ghiacciare? Ad un certo punto ho pensato di averlo incontrato mille mila volte nel testo e un po' di è venuto a noia; così come le ripetitive e corsive rafforzative tra due elementi contrastanti che vanno bene, sì, ma solo a piccolissime dosi. Non che queste cose siano un ostacolo insormontabile, sto parlando di piccoli fastidi che sono del tutto personali, però magari - se Miss Cilli accetta il consiglio - meno sforzo tecnico e più spontaneità nello stile non fanno scadere la qualità del romanzo, lo rendono solo più genuino.
Bene, questo è quanto. Come prima vera esperienza di Dark Romance ne sono uscita tutta intera e per niente schifata. Magari, un giorno, tenterò qualche altro titolo (me ne hanno scaricati addosso una quantità da non credere), certo è che questo nuovissimo genere del romance non è esattamente il mio preferito, non mi ha toccata granché. Ci riproverò, per il gusto di farlo, ma non lo farò con l'entusiasmo che provo per altri generi.
Mia あぃMia あぃ wrote a review
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