Sotto la città
by Arnaldur Indriðason
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C’è un biglietto dal significato misterioso accanto al corpo del vecchio Holberg, trovato col cranio sfondato nel suo appartamento di Reykjavík. Al commissario Erlendur, solitario cinquantenne divorziato, a cui vengono affidate le indagini, sembra un caso banale, ma non appena comincia a scavare nel... More

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RosispriRosispri wrote a review
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Georgiana1792Georgiana1792 wrote a review
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Non è il primo libro ambientato in Islanda che leggo, ma è il primo giallo. L'Islanda è un paese molto particolare, misterioso e i suoi abitanti a volte mi lasciano sconcertata. Erlendur Svensson, l'agente che si occupa dell'omicidio del vecchio Holberg e che è il protagonista della serie di gialli di Arnaldur Indriaðason (questo sarebbe il terzo, ma è il primo tradotto in Italia... le scelte opinabili delle case editrici!), è un personaggio pieno di difetti, ma anche di compassione, al contrario del suo collega Sigurður Óli, un tipo spiccio e privo di tatto. I rapporti di Erlendur con la figlia tossicodipendente Eva Lind è fondamentale per la trama orizzontale della serie. Tra i due si vede una relazione conflittuale ma anche di grande affetto, forse rimpianto per qualcosa che si è perso per sempre. Le indagini sull'omicidio di Holberg portano Erlendur a scoprire che esiste una "città dei barattoli", in cui vengono conservati parti di cadaveri - prelevate con o senza autorizzazione - da utilizzare a fini scientifici e la missione del Centro islandese per le ricerche genetiche.
Il Centro islandese per le ricerche genetiche aveva appena iniziato a raccogliere i dati clinici di tutti gli islandesi, vivi e morti, e a trasferirli in un database contenente tutte le informazioni sulla salute della nazione. I dati erano collegati a quelli di un altro database che ricostruiva l’albero genealogico di ogni singolo islandese fino al Medioevo; si era parlato di una ricerca delle malattie ereditarie degli islandesi. Lo scopo principale era scoprire come si trasmettevano tali patologie attraverso l’ereditarietà, studiarle da un punto di vista genetico e trovare il modo per curarle, insieme ad altre malattie, se possibile. Si parlava dell’omogeneità della nazione e della scarsa diversificazione genetica, che rendevano l’Islanda un laboratorio ideale per la ricerca in questo campo.
E naturalmente tanta, tanta miseria umana.
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Un’Islanda umida, sporca e cattiva
L’agente Erlendur della polizia di Reykjavík sta investigando sull’omicidio di un camionista. Sembra un banale caso di tentativo di rapina andato male, ma le indagini lo portano lontano, nel passato della vittima.
L’immagine che l’autore dà dell’Islanda è inquietante e cupa. In un autunno buio e piovoso Erlendur e i suoi colleghi raccolgono prove, interrogano e scavano, talvolta letteralmente, fino a far emergere una storia di stupri, suicidi e malattie mortali.
La stessa cupezza è presente anche nella sottotrama che coinvolge la figlia di Erlendur, Eva Lind, e quella di una ragazza che inspiegabilmente sparisce subito dopo il matrimonio. Qui abbiamo a che fare con droga e abusi.
Immerso in questa ambientazione tutt’altro che allegra, il lettore viene rapito dalla storia e cerca di seguire i ragionamenti del protagonista nel tentare di cavarne piede con un caso estremamente intricato, di quelli che nella realtà, se mai venissero risolti, impiegherebbero mesi se non anni di indagini. Qui l’autore è bravo a centellinare le informazioni e, quando il lettore crede di avere capito qualcosa, a distrarlo con un colpo di scena. E, nonostante la grande quantità di dettagli e i tanti nomi non semplicissimi da ricordare, si riesce comunque a seguire agevolmente la storia fino alla sua conclusione.
Ecco, se devo trovare qualcosa di negativo in questo libro è proprio il finale, sia quello del caso che il breve epilogo. Il primo è forse un po’ troppo drammatico (non spiego perché, per evitare lo spoiler). Il secondo, nel modo in cui viene mostrato, è un po’ troppo affrettato. Sembra quasi di leggere le frasi scritte alla fine di un film in cui si racconta cosa è accaduto successivamente ai personaggi, seguite dalla classica brevissima scena dopo i titoli di coda.
zombie49zombie49 wrote a review
02
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Coincidenze improbabili e avvenimenti reali
A Reykjavik un anziano è trovato ucciso nel suo appartamento, il cranio sfondato con un pesante portacenere. Accanto al cadavere c’è un misterioso biglietto lasciato forse dall’assassino. Holberg, che viveva solo, non è un cittadino esemplare: ha un passato di violenze e stupri. La foto della lapide di una bambina, morta nel 1968, e nascosta in un cassetto, è il primo indizio nell’indagine di Erlendur Sveinsson, l’investigatore incaricato del caso. Con certosina pazienza il poliziotto ricostruisce un antico stupro, e si mette sulle tracce di una seconda donna, forse anche lei violentata. Sotto il quartiere scoprirà un luogo macabro e sinistro: la “città dei barattoli”, dove sono conservati, a scopi medici e didattici, organi e reperti umani. E’ interessante la reale mappatura genetica della popolazione islandese, decisa dal governo x permettere lo studio di malattie ereditarie e rare, su cui Indriđason sembra non essere d’accordo. La storia è molto lenta e poco emozionante: non si capisce perché Erlendur si ostini a indagare su lontani reati, ormai comunque prescritti x il tempo trascorso e x la morte del colpevole. Gli avvenimenti sono improbabili: alcuni fatti sono semplici congetture, o supposizioni, di Erlendur, contestate dai suoi stessi colleghi; le coincidenze sono troppe x dare verosimiglianza alla storia. Sveinsson è il tipico detective hard boiled: divorziato e in pessimi rapporti con l’ex moglie, ha una figlia drogata e un figlio alcolista; è trascurato nel vestire, solitario, introverso e tormentato. La violenza sulle donne è un tema di attualità, e Indriđason racconta di molestie e stupri in tutte le possibili varianti. Secondo alcuni autori, da King a Manzini, l’unica risposta è la vendetta, x quanto contorta e tardiva, ma a volte è forse meglio dimenticare un antico delitto x non creare nuove sofferenze. Apprezzabile l’atmosfera cupa come i cieli islandesi carichi di pioggia, che sembra riflettersi sullo stato d’animo dei protagonisti.
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