Spillover
by David Quammen
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«Non vengono da un altro pianeta e non nascono dal nulla. I responsabili della prossima pandemia sono già tra noi, sono virus che oggi colpiscono gli animali ma che potrebbero da un momento all'altro fare un salto di specie – uno spillover in gergo tecnico – e colpire anche gli esseri umani … Il libro è unico nel suo genere: un po' saggio sulla storia della medicina e un po' reportage, è stato scritto in sei anni di lavoro durante i quali Quammen ha seguito gli scienziati al lavoro nelle foreste congolesi, nelle fattorie australiane e nei mercati delle affollate città cinesi. L'autore ha intervistato testimoni, medici e sopravvissuti, ha investigato e raccontato con stile quasi da poliziesco la corsa alla comprensione dei meccanismi delle malattie. E tra le pagine più avventurose, che tengono il lettore con il fiato sospeso come quelle di un romanzo noir, è riuscito a cogliere la preoccupante peculiarità di queste malattie».

«Le Scienze»

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ManuelaManuela wrote a review
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Gauss74Gauss74 wrote a review
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Sono stato combattuto fino all'ultimo, nella decisione di prendere in mano "Spillover". da un lato la mia istintiva sfiducia nei confronti di tomi di quelle dimensioni, dall'altro come si fa a non leggere un saggio in forma romanzata che racconta tutto sulle pandemie, scritto in tempi non sospetti, in un'epoca come questa? Man mano che i mesi del 2020 passavano e che la speranza di venirne fuori aumentava, mi era sembrato che alla fine la decisione stesse diventando inutile, finchè non ci siamo ricascati dentro con tutti e due i piedi e Monsieur Covid-19 mi ha fatto visita. Ed eccoci qui.


Spillover in inglese è un termine tecnico che indica il passaggio di una forma virale (detta in questo caso zoonosi) da un animale (detto animale serbatoio) all'uomo; in particolare nell'animale è poco aggressiva in modo tale da potersi diffondere, mentre nell'uomo è potenzialmente mortale. Sembra il ritratto di Sars-cov-2 perchè infatti è la più classica delle zoonosi ma non è certo l'unica, oltre ad essere l'unica di cui il libro non può parlare, essendo stato scritto nel 2012. Per il resto è una vera e propria galleria degli orrori. Dalla malaria alla psittacosi, dall' AIDS all' influenza spagnola, sembra di essere nella decima bolgia dell'inferno dantesco, a giudicare dalle spaventose sofferenze che questi nostri compagni di viaggio ci infliggono.


Almeno orrenda dovrebbe essere, ma in realtà la lettura è molto piacevole, caratterizzata da un ottimo equilibrio tra taglio giornalistico e romanzesco. Le interviste con i virologi di tutto il mondo che si sono occupati delle varie pandemie, in particolar modo del faticosissimo lavoro di identificare il virus ed il suo relativo animale serbatoio, smussano in modo importante l'aspetto drammatico dell'argomento anzi le loro peripezie danno al libro un sapore di romanzo d'avventura. Il tutto infreammezzato, finalmente, dalla spiegazione di che cosa significhino e come sono nati i termini che tutti dobbiamo forzatamente suare in questi mesi di pandemia, a partire dall'ormai mitico R0, che ci spiega come no, la pericolosità di un virus non è proporzionale alla sua mortalità. Evidentemente David Quammen non poteva sapere che proprio quella pandemia che lui ed i suoi interlocutori avevano clamorosamente previsto sia come tipo di infermità, sia come luogo di nascita, sia come animale serbatoio, avrebbe fatto milioni di morti di li a pochi anni. Covid 19 è stata decine di volte più mortale di Ebola, aviaria, malaria, psittacosi, sars-cov-1 e Mers messe insieme. E dire che siamo ben lungi dall'aver finito. Neppure lo spaventoso HIV è riuscito a fare di meglio, coi suoi 30 milioni di morti in trent'anni, contro le quattro milioni (ufficiali, quelli veri sono almeno dieci secondo me) di vittime in un anno solo di Monsieur COVID 19.


Girando l'ultima pagina di questo libro, nascono spontanee alcune considerazioni, che tra l'altro mi sembra che anche l'autore faccia proprie.

Innanzi tutto, il fatto che The Big One, la pandemia da milioni di vittime, sia stata prevista, non significa che non fosse inevitabile. Il significato profondo del fenomeno dello spillover è legato all'azione dell'uomo sul proprio ambiente. L'area del sud della Cina (Quammen non sapeva il nome, ma noi oggi lo sappiamo: Wuhan) è caratterizzata da un sovraffollamento esagerato, ma anche da abitudini di vita malsane. Milioni di persone che vivono uno sopra l'altro in condizioni igieniche pessime, tutte abituate a nutrirsi di animali vivi, che sopravvivono stoccati uno sopra l'altro in situazioni infernali. Sovraffollamento, mancanza di igiene, contatti tra specie diverse in condizioni ancora peggiori, specie che portano con sè anche da milioni di anni ogni forma di virus: la miscela esplosiva è pronta. Non stupisce che Sars-cov-2 abbia compiuto la mutazione ed il salto negli esseri umani in un mercato di animali vivi.


Volendo generalizzare, l'avvento di Covid 19 è un segnale forte e chiaro: il mondo sta diventando sovraffollato, e l'impatto di abitudini di vita troppo invasive alle quali gli uomini non sono disposti a rinunciare crea uno squilibrio biologico tale da esporre l'umanità stessa a pericoli mortali. Qualche mente portata all'umanizzazione di tutto, potrebbe pensare che questa è l'ultima arma di difesa del pianeta terra contro gli uomini, e se non fosse che in realtà i meccanismi naturali non hanno intenzioni non sarebbe molto dal vero. Inutile quindi scandalizzarsi, come qualcuno ha fatto, perchè il mondo della ricerca non ha fatto nulla per prevenire The Big One, perchè nulla poteva fare. Siamo davanti non ad un problema sanitario o più in generale scientifico, ma alla manifestazione di una delle sfide politiche e culturali di portata storica che il secolo ventuno ci pone davanti.


Il sovraffollamento del pianeta, l'esaurimento delle risorse che non si manifestano solo col cambio climatico ma anche con uno squilibrio biologico le cui spaventose conseguenze cominciamo a vivere in questi mesi. Riusciremo a convincere miliardi di uomini che NON hanno la libertà di scegliere come vivere e quante risorse consumare? Si convinceranno miliardi di uomini che nel secolo ventuno essere per la vita NON significa essere pro-life nella Fontaniana maniera, dato il sovraffollamento di cui sopra? Sono domande che David Quammen pone ma a cui non risponde, anche perchè non è il mondo scientifico a dover dare una risposta.


E sarà meglio che arrivi in fretta questa risposta, altrimenti Covid-19 sarà solo la prima di una serie di coltellate una più crudele ed affilata dell'altra.

No nameNo name wrote a review
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SmillaSmilla wrote a review
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Questa è una bellissima avventura, scientifica. Quammen ci mette a conoscenza di alcuni meccanismi delle più note malattie infettive, ma anche di quelle meno conosciute per i più come la malattia di Marburg che è estremamente contagiosa, altamente mortale, ma poco diffusa nel mondo (al momento in cui scrivo c'è un'epidemia di Marburg in Guinea, gli interessati possono guardare qui:
:
ansa.it/canale_ambiente/notizie/animali/2021/08/10/primo-caso-di-virus-marburg-in-africa-occidentale_459807e4-fae1-45fe-9e15-818f523a028d.html ).
Quammen si occupa in questo voluminoso libro di zoonosi (malattie che compiono il passaggio dall'animale all'uomo)ci fornisce informazioni dettagliate all'interno di un saggio divulgativo, tramite un piglio ironico e spesso autoironico, simpatico ed accattivante senza assolutamente trascurare particolari importanti attraverso percentuali numeriche che ci permettono di comprendere meglio molto di quello che si nasconde dietro una ricerca scientifica volta alla scoperta dell'animale serbatoio. Ciò può permettere di capire il meccanismo del “passaggio”, della eventuale diversificazione del virus, più facilmente se a RNA, delle vie di trasmissione e di come ci possiamo difendere al meglio, là dove è possibile, e di studiare le possibili cure.
Chi studia all'interno di tutto ciò può essere stimolato dal bisogno di ricerca e scoperta, da una fortissima ambizione ad arrivare per primo (come la faccenda di Robert Gallo a proposito dell'HIV di diversi anni fa e da Quammen ben descritta), da una ricaduta economica notevole su se stessi: questo fa meglio comprendere come il ritardo - provocato – della pubblicazione di un articolo scientifico su ben note riviste internazionali possa posticipare lo studio e l'inizio di una cura, per esempio.
Quello che sapevo poco è che la ricerca che avviene sul campo, difatti non tutto si svolge in laboratorio inizialmente, ha dei costi altissimi, è molto lunga, difficile e talvolta pericolosa.
Provate a pensare di dover raccogliere le urine e le feci (dove possibilmente si può trovare un virus da analizzare) di gorilla o scimpanzé in mezzo alla giungla lasciando vivo l'animale o andare a prendere le stesse di un pipistrello su di un albero in mezzo ad una palude e poi mettere queste cosine su di un vetrino, attraversare il decorso di un fiume tropicale in canoa, per arrivare a trovare un posto ideale dove refrigerarlo fino a farlo giungere in laboratorio dove si hanno gli strumenti per procedere alle analisi. Difficile, pericoloso, faticoso. È importante quindi studiare tecniche affinché queste cosine possano essere conservate anche fuori dal frigo, da qui i costi, costi, costi, cioè finanziamenti. Chi se lo può permettere va avanti, e qui mi riferisco agli Stati.
Quammen ha seguito ed intervistato virologi, biologi, veterinari nei cinque continenti, si è arrampicato su tetti per verificare dal vivo, insieme agli intervistati e per comprendere meglio il loro lavoro e l'impresa di cui sopra relativa ai pipistrelli (enormi), si è introdotto in grotte all'interno di alcuni paesi africani insieme a veterinari e ad altri intraprendenti studiosi.
Quammen ci ricorda l'influenza di alcuni paesi coloniali , tra cui anche l'Italia, che attraverso vaccinazioni massicce hanno in realtà infettato popolazioni con altre malattie trasmesse da vaccini contaminati. Per capire meglio il meccanismo di queste infezioni crociate ci fa l'esempio del 1861 negli USA in cui alcuni bambini italiani si ammalarono di sifilide per essersi vaccinati contro il vaiolo (vaccino contaminato..ma siamo nel 1861..).
Il testo è stato pubblicato circa dieci anni fa negli USA e Quammen ci ha lavorato per ben 5 anni, cosa quasi inevitabile, sappiamo che lavora per il National Geographic i cui ricchi fondi sono ben noti, ha curato una dettagliatissima bibliografia, non vetusta, che è importante per eventualmente andare a consultare e per darci maggiore certezza dei dati su cui ha lavorato.
Ettore Galliera728 Ettore Galliera728 wrote a review
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Massimo MolteniMassimo Molteni wrote a review
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Chirotteri réservoir

Di qualità questo monumento della divulgazione scientifica ne ha più d'una; la più importante, a mio avviso, è di essere stato stampato nel 2014, come si dice in tempi non sospetti.

Il discorso è svincolato dai fatti e dalle polemiche recenti, e illustra una storia del mondo che si modella sugli andamenti carsici delle zoonosi e delle grandi e piccole epidemie che hanno prodotto.

“In un elenco dei momenti topici e più ansiogeni di questa saga, oltre a Machupo non possono mancare Marburg (1967), Lassa (1969), Ebola (1976, con un nuovo coinvolgimento in prima persona di Karl Johnson), HIV-1 (riconosciuto indirettamente nel 1981, isolato nel 1983), HIV-2 (1986), Sin Nombre (1993), Hendra (1994), influenza aviaria (1997), Nipah (1998), febbre del Nilo occidentale (1999), SARS (2003) e la tanto temuta ma in ultima analisi poco grave influenza suina (2009).”

Eppure mai come in questo caso è vero - e Quammen ce lo spiega per filo e per segno - che quello che per noi è piccolo o grande, riferito a un'epidemia, è solo frutto del percepito che a sua volta è dovuto al caso, all'occasione, spesso risultato della tempestività di intervento e della previdenza sanitaria (come nel caso della SARS del 2003).

Purtroppo Quammen ci spiega anche che il genere umano ha poco imparato e tradotto in pratica dalle precedenti esperienze. Pressione antropica e più agevoli interscambi umani e animali rischiano di comprimere i tempi al di là della soglia di intervento.

Se, come splendidamente ricostruito, il virus dell'HIV ci mette quasi ottant'anni per passare dalle foreste centroafricane al Nord America, la SARS nel 2003 passa da Hong Kong al Canada in poco meno di 48 ore. Oneri e onori dell'interconnessione globale.

“Ecco a cosa sono utili le zoonosi: ci ricordano, come versioni moderne di San Francesco, che in quanto esseri umani siamo parte della natura, e che la stessa idea di un mondo naturale distinto da noi è sbagliata e artificiale. C’è un mondo solo, di cui l’umanità fa parte, così come l’HIV, i virus di Ebola e dell’influenza, Nipah, Hendra e la SARS, gli scimpanzé, i pipistrelli, gli zibetti e le oche indiane. E ne fa parte anche il prossimo virus killer che ci colpirà, quello che ancora non abbiamo scoperto.

Non dico tutto ciò allo scopo di angosciarvi o deprimervi. Non ho scritto questo libro per spaventare il pubblico, ma per renderlo più consapevole. Ecco cosa distingue gli esseri umani per esempio dai bruchi: noi, al contrario di loro, possiamo fare mosse intelligenti.”

Dipende se siamo, o saremo, in grado di farle.