Staccando l'ombra da terra
by Daniele Del Giudice
(*)(*)(*)(*)(*)(15)

All Reviews

3
Daisy (in perpetuo volo)Daisy (in perpetuo volo) wrote a review
522
(*)(*)(*)(*)( )
Unidentified Flying Objects

“Non c’è un momento preciso né un giorno fissato, non ti sarà preannunciato da alcun segno esteriore, nulla nei comportamenti e nel paesaggio sarà diverso dall’abituale, il sole a filo della pista, la pista che finisce nel mare, niente comunque ti farà presagire che è giunto il momento, per te, di trovarti su un aeroplano senza passeggeri, senza piloti, senz’altri che non sia tu stesso…”

Libro inclassificabile, come da titolo del mio commento, ma forse anche per questo bellissimo.
L’autore alterna, mescola e rimescola la sua esperienza personale di “volatore” a quella di piloti più o meno famosi, sia di aerei di guerra sia di aerei di linea .
Ci sono quelli del volo ATI 460 che si schiantò, a causa del ghiaccio che si era formato sulle ali, a poche centinaia di metri dal luogo in cui da ragazza ero solita andare a cavallo (e anche per questo motivo quell’incidente mi colpì moltissimo, e riviverlo così, così come lo racconta Del Giudice, mi ha fatto venire i brividi). Drammatico ovviamente il dialogo registrato dalla scatola nera fra il pilota e il copilota “tra il secondo 1423 e il secondo 1797”, sei minuti per capire, per rendersi conto che…
Poi c’è Giulio Cesare Graziani che con il suo aerosilurante, il Settantanove, uno splendido trimotore, compì numerose eroiche imprese durante la seconda guerra mondiale. Ecco alla fine anche Antoine de Saint-Exupéry, quando staccò per l’ultima volta la sua ombra da terra.
Ma il capitolo più toccante è quello dedicato al volo dell’Itavia 870, destinazione Palermo Punta Raisi. Se ci fosse un capitolo su Ustica scrive Del Giudice (e appunto c’è) sarebbe la storia dell’aereo, perché l’aereo la conosce la sua storia, la conosce nei minimi dettagli. Se ci fosse un capitolo su Ustica (e c’è) sarebbe – è – un capitolo bellissimo.

Sunt etiam fluctus per nubila, scrisse Lucrezio.
È proprio così. Ma c’è anche la nebbia nella quale ci si smarrisce se si vola a vista, e il ghiaccio che ti appesantisce le ali… Il bambino Daniele sognava di trasformarsi in un aeroplano per diventare, forse, adulto più in fretta. Perché? per vedere le cose dall’alto? sì, ma poi…
“… a questo punto tornare indietro sarebbe assai più complicato che andare avanti, perciò puoi illuderti ancora una volta di non avere scelta dopo aver preparato il cammino affinché così fosse, e adesso, nell’ultimissimo istante, teso e muto, vuoi solo vedere come andrà a finire, vuoi andare fino in fondo, al fondo della pista, verso quell’attimo di disequilibrio con cui tutto si solleva, s’impenna, staccando la tua ombra da terra.”

È per vedere le cose da una prospettiva diversa, una fra le tante, ma con la quale si ottiene una visuale che mi ha sempre irresistibilmente attratto. Foschie, nubi, onde e anche ghiaccio sulle ali, anche il rischio costante di finire in stallo… tutto compreso. È sempre meglio che smarrirsi in una selva oscura.
E nulla importa sapere già in anticipo che il volo compie sempre una traiettoria e, qualunque essa sia, di certo è sempre da terra a terra.
Noi voliamo per immagini mentali, almeno finché ci sarà dato il tempo per farlo.