Stoner
by John Williams
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ThalitaThalita wrote a review
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InterimInterim wrote a review
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E dai cazzo, reagisci!
Stoner si inserisce nella mia personale galleria di perdenti o di antieroi (categoria che prediligo) tra i primi posti; la prima pagina del libro dice tutto ciò che c'è da sapere della storia di Stoner, quantomeno di quella esteriore. Per molte pagine non si capisce dove Williams voglia andare a parare con il suo personaggio, in particolare nel periodo che precede l'iscrizione al college nonchè i primi anni prima che sia folgorato dalla letteratura, periodo durante il quale definire Stoner anonimo e privo di personalità, non è che un eufemismo e prevedere cosa possa mai rendere la vita di questo individuo interessante a tal punto da essere raccontata, è molto difficile. E infatti si tratta di una sorta di antivita quelle descritta nel libro, una ostinata e cieca lotta di resistenza passiva contro il mondo e i suoi carnefici (Edith e Lomax); la descrizione della famiglia di Stoner rende più semplice capire il perchè di tanta rassegnazione ad una vita priva di sussulti, infatti i genitori di Stoner vivono la loro intera esistenza risucchiati dalla dura attività di contadini in una terra sempre più avara di frutti e di soddisfazioni ma che continuano a sopportare senza intravedere alcuna possibilità di riscatto. Stoner ha in realtà qualche sussulto nel corso della sua vita, quando decide di andare al college e di cambiare facoltà contro il volere dei suoi genitori, quando per questioni di principio entra in fatale collisione con Lomax e quando intraprende al sua storia d'amore con Katherine. Nessuno di questi accadimenti riesce però a dare la stura a Stoner e a proiettarlo verso una dimensione più attiva, partecipe ma anche reattiva. Con lo scorrere del tempo si comprende il meccanismo del racconto che consiste nell'attendere la prossima disavventura in cui Stoner incapperà e la curiosità su come il protagonista potrà mai incassare il colpo ricevuto senza crollare o reagire; in un certo senso direi che il lettore diventa come lui, nel senso che essendo solidale con Stoner, anche il lettore è costretto a subire i colpi ricevuti dal protagonista e a sopportare senza poter reagire. Ma mentre Stoner ha l'indubbia capacità di non guardare al domani, al non interrogarsi e un certo stoicismo, il lettore invece segue le sue vicende con sempre maggiore apprensione in attesa del prossimo sopruso e sempre più frustrato dalla mancanza di reazione del protagonista; da questo punto di vista la frustrazione più dolorosa subentra quando nemmeno l'allontanamento della figlia da parte di Edith riesce a provocare in lui una reazione. Vorrei inoltre sottolineare come la vicenda di Lomax e del suo protetto in un certo senso anticipi alcuni degli attuali eccessi riguardanti la cancel culture; infatti sia Lomax che il suo protetto, utilizzano ciò che potrebbe rappresentare un handicap (e certamente lo era all'epoca della scrittura del libro), in un'arma non solo di difesa, ma anche di aggressione ingiustificata nei confronti del prossimo.
Silvia 🌸🎨Silvia 🌸🎨 wrote a review
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Capolavoro
Come dice Peter Cameron, autore della postfazione, “si possono scrivere dei pessimi romanzi su delle vite emozionanti e la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una straordinaria messe letteraria. È il caso che abbiamo davanti.” John Williams fa della vita di William Stoner una storia appassionante, profonda e straziante.
Ho iniziato questo libro con non troppo slancio, ma c’era sempre qualcosa che alla fine di ogni capitolo mi spingeva a voler conoscere di più di William Stoner, e mi sono ritrovata a divorare le ultime 150 pagine in poco più di un’ora.

Penso che non esistano parole più adatte di quelle che usa Cameron nella postfazione per descrivere questo libro e le dinamiche che l’autore ha voluto raccontare. Quello che posso dire è che va letto, e penso anche che questo sia un libro che impatta in maniera diversa su ciascun lettore. Sono tante le emozioni che si provano capitolo dopo capitolo, penso le più contrastanti mai provate. In un capitolo si prova rabbia, nell’altro compassione, nel successivo un pizzico di invidia, nell’altro ancora un forte desiderio di giustizia…
Ammirevole l’abilità dello scrittore di narrare dei momenti epifanici di William Stoner quando riesce a staccarsi da se stesso e a guardarsi dall’esterno. Un esempio lo troviamo nel momento in cui, dando forma al nuovo studio, dice che “mentre sistemava la stanza, era se stesso che cercava di definire. […] Mentre restaurava i mobili e li disponeva nella stanza, era se stesso che lentamente ridisegnava, era se stesso che rimetteva in ordine, era a se stesso che dava una possibilità.” Lo si immagina mentre sceglie un libro tra quelli “che aspettava di leggere da anni. Ma la sua mente non si lasciava condurre dove avrebbe voluto: spesso si distraeva dalle pagine che aveva davanti, ritrovandosi a fissare il vuoto inebetito. Quasi che la sua mente, un istante dopo l’altro, venisse svuotata di ogni conoscenza e la sua volontà prosciugata di ogni energia.” La consapevolezza sulla sua vita che Stoner raggiunge alla fine del capitolo 11 è uno snodo nel racconto, e il flusso di coscienza narrato merita qualche riflessione dal lettore.

A Stoner “gli si vuole bene ed è con una certa difficoltà e un certo senso di frustrazione che lo si guarda attraversare la propria vita in maniera tanto inetta e passiva. Ci prende un desiderio così disperato di vedere quest’uomo dominare le forze esiziali della sua vita e ogni volta che vi soccombe il lettore ne resta amareggiato.”
C’è una qualità di scrittura non indifferente, aggettivi ben scelti e abbinati tra loro nel descrivere persone, cose, oggetti, espressioni facciali e movimenti fisici, comportamenti e dialoghi. C’è pacatezza e sensibilità, c’è forza e carattere nelle pagine di questo libro. È un romanzo profondo, misterioso a tratti (per la maggior parte sulla moglie Edith), ma pienamente emblematico dei due mondi separati di Stoner - quello della vita domestica e quello della vita accademica - che vengono attraversati entrambi “con grazia leggera e delicatezza, lasciando nel cuore del lettore una traccia indelebile e profonda”.
Caffè & SigarettaCaffè & Sigaretta wrote a review
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Lussuria e Conoscenza

Era da un po' che volevo leggere questo libro. Rimandavo perchè trovavo sempre qualcosa che mi risultava più interessante. Dopo averlo letto posso dire che è un gran bel romanzo.

La trama non è rocambolesca. È la storia di una vita vissuta sempre negli stessi luoghi, ma che non manca di essere interessante nei suoi particolari, e si sa che il bello sta nei dettagli.

La bravura dello scrittore risiede in questo: rendere i particolari importanti e saporiti. Potremo liquidare la vita di Stoner così: passione per la letteratura, un matrimonio infelice, rapporti familiari complicati, dedizione al lavoro di professore, un amore socialmente impossibile ma maturo e autentico per una donna più giovane, un declino annunciato. Questa lista potrebbe sembrare banale, ma siamo sinceri quanti di noi hanno una vita avventurosa dalla sera alla mattina, quanti di noi possono permettersi di trascurare i dettagli nelle loro vita. Io trovo la vita di Stoner non una vita eccezionale ma autentica, ed il bello della lettatura è che riesce a nobilitare anche queste esistenze comuni ed invisibili. Non è l'arte qualcosa che rende l'invisibile, visibile?

Ho trovato particolarmente convincente la narrazione del suo amore in età matura, che lo scrittore descrive con queste due parole: Lussuria e Conoscenza. Cosa si può chiedere di più ad un'altra persona in una relazione amorosa se non abbandonarsi corpo (lussuria) ed anima (conoscenza) all'altro?. Un bel romanzo, merita la fama di cui gode.

MatteoMatteo wrote a review
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LeoLeo wrote a review
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Spoiler Alert

Sin da ragazzo, Stoner ha lavorato la terra insieme ai suoi genitori, massacrandosi di lavoro durante il giorno. La sera, nel tempo intercorrente tra la cena e il sonno, se ne stavano tutti e tre lì, muti, con il solo scricchiolio sporadico delle sedie su cui gravavano i loro stanchi corpi a far da compagnia. Anche dopo, anzi ancor peggio dopo, lo studente universitario Stoner scoprirà di aver poco da dire, ai suoi genitori. E la stessa cosa gli capiterà, anni più tardi, anche con la sua infelice figlia Grace. Con sua moglie, poi, non ha mai parlato davvero: ha subito le sue isterie, le sue smanie, si è difeso dalla guerra che lei inconsapevolmente gli ha fatto nel corso degli anni con una sorta di indifferenza gentile. Vista così, la vita del Professor Stoner è un fallimento, come lui stesso ha sospettato, alla fine.


Il suo rifugio, durante la sua vita grigia, è stata l'Università. Il suo mondo, la sua passione. L'amore per la letteratura e per i libri, per il mistero contenuto nei minuti caratteri di stampa e per la ricerca, lo hanno tenuto vivo, dandogli ciò che al di fuori gli era negato: nel contesto universitario, all'ombra delle cinque colonne della Jesse Hall, Stoner vive l'amicizia (lo sfortunato David Masters, morto in guerra, il futuro decano Gordon Finch, in altro modo il fondamentale mentore Archer Sloane) e l'amore (Katherine Driscoll, sua pari intellettualmente, amore carnale e cerebrale insieme) e combatte le sue battaglie (contro Lomax e Walker, per preservare l'istituzione universitaria dalla corruzione del mondo esterno).

La battaglia con Lomax, a un certo punto, accende una storia altrimenti priva, fino a quel momento, di grossi avvenimenti. Perché un bravo professore come Lomax favorisca un bluff come Walker è un mistero irrisolto, così come incomprensibile è il passaggio che vede lo stesso Lomax sfiorare le labbra di Edith, la moglie di Stoner, divenendo poi freddo nei confronti di quest'ultimo da lì in avanti. Cosa nasconde, Lomax? La sua deformità fisica lo rende incline all'invidia e alla gelosia? Quali sono, poi, i suoi rapporti col lavativo e presuntuoso studente Walker?


Williams non dà risposte, e d'altronde Stoner non sembra porsi domande: questi vive la sua vita subendola, lascia Katherine per non generare scandalo ed è quasi contento che la sua povera figlia abbia almeno lo sfogo dell'alcool. A cosa gli è servito il suo sapere, la sua letteratura, unico suo baluardo contro le avversità della vita, se poi non è riuscito ad essere un buon marito né un buon padre (non per colpa sua, forse, ma nel suo sollievo per il risarcimento che la figlia trova nell'alcool ci vedo un sentimento contronatura, sia pure provocato dalla profonda impotenza che il padre deve sentire di fronte al naufragio della sua Grace)? A cosa, se poi non ha nemmeno saputo, o voluto, trattenere il suo grande amore pur di mantenere il suo posto nel mondo?


La verità è che Stoner, il mite e gentile Stoner, il risoluto Stoner, lo sentiamo molto vicino. Nella sua fallacia, nelle sue debolezze, nella sua autodifesa dal mondo con una specie di passività e indolenza, personalmente anche nell'amore per la letteratura e per la storia. Non si può non provare una stretta al cuore, quando il professore apprende il suo destino in un corridoio universitario. Le colonne della Jesse Hall lo avevano ammaliato, tanti anni prima, e ora gli dicevano addio. Ed è estremamente significativo che la fine del protagonista sia resa con l'immagine del suo libro, scritto anni prima, che cade a terra nel silenzio della stanza. Per Stoner quel libro, e i libri in generale, sono stati la vita.