Stoner
by John Williams
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"William Stoner ha una vita che sembra essere assai piatta e desolata. Non si allontana mai per più di centocinquanta chilometri da Booneville, il piccolo paese rurale in cui è nato, mantiene lo stesso lavoro per tutta la vita, per quasi quarant'anni è infelicemente sposato alla stessa donna, ha spo... More

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MatteoMatteo wrote a review
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LeoLeo wrote a review
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Spoiler Alert

Sin da ragazzo, Stoner ha lavorato la terra insieme ai suoi genitori, massacrandosi di lavoro durante il giorno. La sera, nel tempo intercorrente tra la cena e il sonno, se ne stavano tutti e tre lì, muti, con il solo scricchiolio sporadico delle sedie su cui gravavano i loro stanchi corpi a far da compagnia. Anche dopo, anzi ancor peggio dopo, lo studente universitario Stoner scoprirà di aver poco da dire, ai suoi genitori. E la stessa cosa gli capiterà, anni più tardi, anche con la sua infelice figlia Grace. Con sua moglie, poi, non ha mai parlato davvero: ha subito le sue isterie, le sue smanie, si è difeso dalla guerra che lei inconsapevolmente gli ha fatto nel corso degli anni con una sorta di indifferenza gentile. Vista così, la vita del Professor Stoner è un fallimento, come lui stesso ha sospettato, alla fine.


Il suo rifugio, durante la sua vita grigia, è stata l'Università. Il suo mondo, la sua passione. L'amore per la letteratura e per i libri, per il mistero contenuto nei minuti caratteri di stampa e per la ricerca, lo hanno tenuto vivo, dandogli ciò che al di fuori gli era negato: nel contesto universitario, all'ombra delle cinque colonne della Jesse Hall, Stoner vive l'amicizia (lo sfortunato David Masters, morto in guerra, il futuro decano Gordon Finch, in altro modo il fondamentale mentore Archer Sloane) e l'amore (Katherine Driscoll, sua pari intellettualmente, amore carnale e cerebrale insieme) e combatte le sue battaglie (contro Lomax e Walker, per preservare l'istituzione universitaria dalla corruzione del mondo esterno).

La battaglia con Lomax, a un certo punto, accende una storia altrimenti priva, fino a quel momento, di grossi avvenimenti. Perché un bravo professore come Lomax favorisca un bluff come Walker è un mistero irrisolto, così come incomprensibile è il passaggio che vede lo stesso Lomax sfiorare le labbra di Edith, la moglie di Stoner, divenendo poi freddo nei confronti di quest'ultimo da lì in avanti. Cosa nasconde, Lomax? La sua deformità fisica lo rende incline all'invidia e alla gelosia? Quali sono, poi, i suoi rapporti col lavativo e presuntuoso studente Walker?


Williams non dà risposte, e d'altronde Stoner non sembra porsi domande: questi vive la sua vita subendola, lascia Katherine per non generare scandalo ed è quasi contento che la sua povera figlia abbia almeno lo sfogo dell'alcool. A cosa gli è servito il suo sapere, la sua letteratura, unico suo baluardo contro le avversità della vita, se poi non è riuscito ad essere un buon marito né un buon padre (non per colpa sua, forse, ma nel suo sollievo per il risarcimento che la figlia trova nell'alcool ci vedo un sentimento contronatura, sia pure provocato dalla profonda impotenza che il padre deve sentire di fronte al naufragio della sua Grace)? A cosa, se poi non ha nemmeno saputo, o voluto, trattenere il suo grande amore pur di mantenere il suo posto nel mondo?


La verità è che Stoner, il mite e gentile Stoner, il risoluto Stoner, lo sentiamo molto vicino. Nella sua fallacia, nelle sue debolezze, nella sua autodifesa dal mondo con una specie di passività e indolenza, personalmente anche nell'amore per la letteratura e per la storia. Non si può non provare una stretta al cuore, quando il professore apprende il suo destino in un corridoio universitario. Le colonne della Jesse Hall lo avevano ammaliato, tanti anni prima, e ora gli dicevano addio. Ed è estremamente significativo che la fine del protagonista sia resa con l'immagine del suo libro, scritto anni prima, che cade a terra nel silenzio della stanza. Per Stoner quel libro, e i libri in generale, sono stati la vita.

BambuBambu wrote a review
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William Stoner e' un tranquillo ragazzo di provincia, figlio di un modesto agricoltore, che comincia a frequentare l'università proprio per studiare agraria. Rimarrà fulminato invece dall'amore per la letteratura e la lingua inglese e non lascerà mai l'università, dove diventa professore, fino alla morte.
Stoner è la storia di una vita come forse ce ne sono tante, ma raccontata con lucidità e precisione, una lentezza che vuole ingannare il lettore, facendogli credere, almeno all'inizio, che non ci sia niente di notevole nella vita taciturna e parca di contatti sociali del protagonista.
Questo il famoso incipit, che in 200 parole ne riassume tutta la vita, senza lasciare spazio (almeno in apparenza) per colpi di scena.
«William Stoner si iscrisse all’Università del Missouri nel 1910, all’età di diciannove anni. Otto anni dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato in Filosofia e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte, nel 1956. Non superò mai il grado di ricercatore, e pochi studenti, dopo aver frequentato i suoi corsi, serbarono di lui un ricordo nitido. Quando morì, i colleghi donarono alla biblioteca dell’università un manoscritto medievale, in segno di ricordo. Il manoscritto si trova ancora oggi nella sezione dei “Libri rari”, con la dedica: «Donato alla Biblioteca dell’Università del Missouri in memoria di William Stoner, dipartimento di Inglese. I suoi colleghi».

Può capitare che qualche studente, imbattendosi nel suo nome, si chieda indolente chi fosse, ma di rado la curiosità si spinge oltre la semplice domanda occasionale. I colleghi di Stoner, che da vivo non l’avevano mai stimato gran che, oggi ne parlano raramente; per i più vecchi il suo nome è il monito della fine che li attende tutti, per i più giovani è soltanto un suono, che non evoca alcun passato o identità particolare cui associare loro stessi o le loro carriere».


Eppure. I colpi di scena sono tanti e, soprattutto, quella di Stoner è una vita di amore, nelle sue varie sfaccettature: l'amore fisico e spirituale, che il protagonista scopre non certo grazie alla moglie Edith (un personaggio femminile complesso, che suscita una certa rabbia per la sua rigida ottusità, le sue vendette terribili che non mettono in ginocchio il marito ma che devastano la figlia); la passione per la letteratura e per l'insegnamento; l'amore di un padre verso la figlia; e l'amore silenzioso per gli anziani, altrettanto silenziosi, genitori.

E' un romanzo toccante, che racconta la semplicità senza scadere però nel banale e nella esagerazione per fare colpo; subito mi è tornato in mente il recente successo editoriale di Una vita come tante (A little life), dove la semplicità del quotidiano viene abbrutita da inenarrabili violenze, fisiche e psicologiche, ed esagerazioni, protratte (trascinate) per la bellezza di 700 pagine.

Consigliato a chi vive di grandi passioni.


PuritanoPuritano wrote a review
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