Storia d'Italia, crisi di regime e crisi di sistema 1861-2013
by Massimo L. Salvadori
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Francesco Platini's Review

Francesco PlatiniFrancesco Platini wrote a review
01
Il funzionamento normale di una democrazia prevede la presenza di due (o più) forze politiche che, riconoscendosi reciprocamente, danno vita a un confronto che prevede alternanza: si va al governo con le elezioni sapendo che alle successive elezioni si potrà essere riconfermati oppure mandati all’opposizione. Il tutto in un contesto di regole e valori condivisi che sono indipendenti dalla parte politica che governa in quel momento.
Il problema italiano risiede essenzialmente nella mancanza di questa dinamica – a partire dagli inizi, dal 1861.

Massimo L. Salvadori, un autore che mi è caro perché all’esame di maturità l’analisi di un suo articolo sul trasformismo mi portò bene e perché ne condivido la visione, spiega in modo chiaro e alla portata di tutti la questione italiana e le particolarità politiche che hanno reso il nostro Paese diverso dalle altre democrazie e più simile, ad esempio, alla Russia.

Già alla nascita del Regno d’Italia, la dialettica governo / opposizione non si giocava tra due schieramenti alternativi, ma tra una parte politica portatrice dei valori statali e un’opposizione composita il cui obiettivo era la modifica del sistema: repubblicani, anarchici, clericali, socialisti. Pertanto, i cambiamenti di governo avvenivano in un ambito ristretto in cui l’opposizione era praticamente fittizia e diventava maggioranza mediante la pratica del trasformismo, vera costante della storia italiana. Di volta in volta, c’era chi ricorreva alla soluzione dell’autoritarismo con governi slegato dal parlamento e legati a doppio filo con la monarchia.

La prima fase della storia italiana finì con l’avvento del fascismo. In questa parte del saggio vengono spiegati in modo chiaro gli errori della sinistra, riformista, massimalista, comunista che, di fatto, portarono all’avvento di Mussolini. Ad ogni modo si trattava di un’opposizione non politica ma di sistema, che non riconosceva legittimità alle forze di governo, i liberali e i cattolici che erano stati agganciati e, con Don Sturzo, erano diventati la forza più dinamica e moderna, ma quando ormai era troppo tardi per salvare la democrazia liberale.

Il fascismo incarnò in modo aberrante l’identificazione governo / Stato che aveva già caratterizzato la prima parte della storia d’Italia, così come l’opposizione fu inevitabilmente un’opposizione di sistema, perché la deriva totalitaria – che Mussolini cercò di attuare – non poteva essere fermata con un semplice cambio di forze di governo, peraltro impossibile.

La Resistenza e la nascita della Repubblica generarono un nuovo sistema di cui il Partito Comunista rivendicava la guida, che non ottenne. In questi capitoli, oltre a spiegare perché i comunisti non andarono al potere dopo la seconda guerra mondiale, viene illustrata la questione del secondo partito di opposizione che non poteva costituire un’alternativa di governo. Il suo programma, anche se mitigato da un riformismo di fatto che si attuò soprattutto a livello locale, mirava a una modifica del sistema, con il rovesciamento delle alleanze e l’instaurazione di un nuovo sistema economico e sociale. Con Berlinguer la questione si mitigò, ma il processo si interruppe con l’assassinio di Moro. [scrivo il 9 maggio 2014, trentaseiesimo anniversario del ritrovamento del cadavere dello statista democristiano]

La logica del sistema bloccato fu incrinata negli anni ottanta dal Partito Socialista di Craxi che cercò di trovare un equilibrio con la Democrazia Cristiana per realizzare, pur nell’alleanza, una sorta di alternanza.
Tutto saltò con il 1989, fine dei regimi comunisti e riconversione del Partito Comunista, e il 1992, Tangentopoli.
Fu di nuovo un crollo di sistema, che fondò quella seconda Repubblica che oggi possiamo considerare finita.
Il Partito nato dalle ceneri del Partito Comunista non riuscì ad approfittare della sua posizione di forza, arrivò Berlusconi e nacque una sorta di alternanza. Inficiata, però, dalla mancanza di riconoscimento e legittimazione reciproca dei due schieramenti concorrenti.

Il resto è quasi cronaca, con il crollo della seconda Repubblica, in seguito alla crisi economica, allo sgretolamento del centrodestra, alle divisioni nel centrosinistra, e al crescere dell’antipolitica.

Sia chiaro che questo volume non è solo un resoconto storico, ma rivela tutta una serie di vizi e debolezze che l’Italia, in oltre centocinquanta anni di storia, non è riuscito a risolvere.
Oltre alle anomalie del funzionamento dell’alternanza politica, all'abuso della parola "rivoluzione", vi è la mancanza dell’idea nazionale – quella serie di valori condivisi e comuni che sono la base sociale per qualsiasi popolo e che garantisce dei punti fermi nell’alternanza di forze politiche diverse; il proliferare delle opposizioni anti-sistema; la frammentazione e i personalismi che, da sempre, caratterizzano sia i governi che le opposizioni.

Alla luce di questa esposizione, che Salvadori avrà sicuramente modo di ampliare in futuro ribadendo, temo, gli stessi concetti applicati a circostanze nuove, si comprendono due aspetti evidenti in questo 2014.
Il primo è il ruolo del Presidente della Repubblica che si è fatto garante degli ultimi tre governi – Monti, Letta, Renzi – e che risale ai tempi dei governi autoritari – Sonnino, Pelloux, Salandra – sottoposti direttamente al Re. Non si tratta di più, ovviamente, di governi autoritari e il Presidente, checché ci sia chi si riempie la bocca con certe definizioni, non è un monarca. Ma sicuramente deve esercitare un ruolo di maggiore presenza per garantire la presenza di un governo per l’Italia nel momento in cui il Parlamento, eletto, bisogna sempre ricordarlo, dai cittadini, fa fatica a raccapezzarsi in questo senso.
Il secondo è che, in base alle definizioni di Salvadori, il Movimento 5 Stelle non è un’opposizione politica ma un’opposizione di sistema, perché dichiaratamente rifiuta di governare con le regole del gioco politico attuale e si propone, qualora avesse modo di avere il potere, di cambiarle unilateralmente con la logica dell’o noi o loro.

Quindi si può sempre dire: in Italia tutto va male, non c’è speranza, siamo allo sfascio, siamo al ridicolo e così via. Forse non è una grande consolazione ma si tratta, più o meno, della riproposizione delle stesse situazioni dal 1861 a questa parte.
Augurandosi che, un giorno, magari in un’Italia rafforzata dalla sua presenza europea, riusciremo a risolvere qualcosa diventando a tutti gli effetti una democrazia occidentale – quelle anglosassoni resterebbero un asintoto a cui tendere – libri come questo ci permettono di capire le dinamiche di quanto ci sta attorno e, se non possono correggerci, almeno ci mettono in guardia e il minimo che possiamo fare è di evitare la ripetizione degli errori peggiori. Sarebbe un piccolo passo avanti ma non è nemmeno così scontato.
Francesco PlatiniFrancesco Platini wrote a review
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Il funzionamento normale di una democrazia prevede la presenza di due (o più) forze politiche che, riconoscendosi reciprocamente, danno vita a un confronto che prevede alternanza: si va al governo con le elezioni sapendo che alle successive elezioni si potrà essere riconfermati oppure mandati all’opposizione. Il tutto in un contesto di regole e valori condivisi che sono indipendenti dalla parte politica che governa in quel momento.
Il problema italiano risiede essenzialmente nella mancanza di questa dinamica – a partire dagli inizi, dal 1861.

Massimo L. Salvadori, un autore che mi è caro perché all’esame di maturità l’analisi di un suo articolo sul trasformismo mi portò bene e perché ne condivido la visione, spiega in modo chiaro e alla portata di tutti la questione italiana e le particolarità politiche che hanno reso il nostro Paese diverso dalle altre democrazie e più simile, ad esempio, alla Russia.

Già alla nascita del Regno d’Italia, la dialettica governo / opposizione non si giocava tra due schieramenti alternativi, ma tra una parte politica portatrice dei valori statali e un’opposizione composita il cui obiettivo era la modifica del sistema: repubblicani, anarchici, clericali, socialisti. Pertanto, i cambiamenti di governo avvenivano in un ambito ristretto in cui l’opposizione era praticamente fittizia e diventava maggioranza mediante la pratica del trasformismo, vera costante della storia italiana. Di volta in volta, c’era chi ricorreva alla soluzione dell’autoritarismo con governi slegato dal parlamento e legati a doppio filo con la monarchia.

La prima fase della storia italiana finì con l’avvento del fascismo. In questa parte del saggio vengono spiegati in modo chiaro gli errori della sinistra, riformista, massimalista, comunista che, di fatto, portarono all’avvento di Mussolini. Ad ogni modo si trattava di un’opposizione non politica ma di sistema, che non riconosceva legittimità alle forze di governo, i liberali e i cattolici che erano stati agganciati e, con Don Sturzo, erano diventati la forza più dinamica e moderna, ma quando ormai era troppo tardi per salvare la democrazia liberale.

Il fascismo incarnò in modo aberrante l’identificazione governo / Stato che aveva già caratterizzato la prima parte della storia d’Italia, così come l’opposizione fu inevitabilmente un’opposizione di sistema, perché la deriva totalitaria – che Mussolini cercò di attuare – non poteva essere fermata con un semplice cambio di forze di governo, peraltro impossibile.

La Resistenza e la nascita della Repubblica generarono un nuovo sistema di cui il Partito Comunista rivendicava la guida, che non ottenne. In questi capitoli, oltre a spiegare perché i comunisti non andarono al potere dopo la seconda guerra mondiale, viene illustrata la questione del secondo partito di opposizione che non poteva costituire un’alternativa di governo. Il suo programma, anche se mitigato da un riformismo di fatto che si attuò soprattutto a livello locale, mirava a una modifica del sistema, con il rovesciamento delle alleanze e l’instaurazione di un nuovo sistema economico e sociale. Con Berlinguer la questione si mitigò, ma il processo si interruppe con l’assassinio di Moro. [scrivo il 9 maggio 2014, trentaseiesimo anniversario del ritrovamento del cadavere dello statista democristiano]

La logica del sistema bloccato fu incrinata negli anni ottanta dal Partito Socialista di Craxi che cercò di trovare un equilibrio con la Democrazia Cristiana per realizzare, pur nell’alleanza, una sorta di alternanza.
Tutto saltò con il 1989, fine dei regimi comunisti e riconversione del Partito Comunista, e il 1992, Tangentopoli.
Fu di nuovo un crollo di sistema, che fondò quella seconda Repubblica che oggi possiamo considerare finita.
Il Partito nato dalle ceneri del Partito Comunista non riuscì ad approfittare della sua posizione di forza, arrivò Berlusconi e nacque una sorta di alternanza. Inficiata, però, dalla mancanza di riconoscimento e legittimazione reciproca dei due schieramenti concorrenti.

Il resto è quasi cronaca, con il crollo della seconda Repubblica, in seguito alla crisi economica, allo sgretolamento del centrodestra, alle divisioni nel centrosinistra, e al crescere dell’antipolitica.

Sia chiaro che questo volume non è solo un resoconto storico, ma rivela tutta una serie di vizi e debolezze che l’Italia, in oltre centocinquanta anni di storia, non è riuscito a risolvere.
Oltre alle anomalie del funzionamento dell’alternanza politica, all'abuso della parola "rivoluzione", vi è la mancanza dell’idea nazionale – quella serie di valori condivisi e comuni che sono la base sociale per qualsiasi popolo e che garantisce dei punti fermi nell’alternanza di forze politiche diverse; il proliferare delle opposizioni anti-sistema; la frammentazione e i personalismi che, da sempre, caratterizzano sia i governi che le opposizioni.

Alla luce di questa esposizione, che Salvadori avrà sicuramente modo di ampliare in futuro ribadendo, temo, gli stessi concetti applicati a circostanze nuove, si comprendono due aspetti evidenti in questo 2014.
Il primo è il ruolo del Presidente della Repubblica che si è fatto garante degli ultimi tre governi – Monti, Letta, Renzi – e che risale ai tempi dei governi autoritari – Sonnino, Pelloux, Salandra – sottoposti direttamente al Re. Non si tratta di più, ovviamente, di governi autoritari e il Presidente, checché ci sia chi si riempie la bocca con certe definizioni, non è un monarca. Ma sicuramente deve esercitare un ruolo di maggiore presenza per garantire la presenza di un governo per l’Italia nel momento in cui il Parlamento, eletto, bisogna sempre ricordarlo, dai cittadini, fa fatica a raccapezzarsi in questo senso.
Il secondo è che, in base alle definizioni di Salvadori, il Movimento 5 Stelle non è un’opposizione politica ma un’opposizione di sistema, perché dichiaratamente rifiuta di governare con le regole del gioco politico attuale e si propone, qualora avesse modo di avere il potere, di cambiarle unilateralmente con la logica dell’o noi o loro.

Quindi si può sempre dire: in Italia tutto va male, non c’è speranza, siamo allo sfascio, siamo al ridicolo e così via. Forse non è una grande consolazione ma si tratta, più o meno, della riproposizione delle stesse situazioni dal 1861 a questa parte.
Augurandosi che, un giorno, magari in un’Italia rafforzata dalla sua presenza europea, riusciremo a risolvere qualcosa diventando a tutti gli effetti una democrazia occidentale – quelle anglosassoni resterebbero un asintoto a cui tendere – libri come questo ci permettono di capire le dinamiche di quanto ci sta attorno e, se non possono correggerci, almeno ci mettono in guardia e il minimo che possiamo fare è di evitare la ripetizione degli errori peggiori. Sarebbe un piccolo passo avanti ma non è nemmeno così scontato.