Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa
by Luis Sepúlveda
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Da una conchiglia che un bambino raccoglie su una spiaggia cilena, a sud, molto a sud del mondo, una voce si leva, carica di memorie e di saggezza. È la voce della balena bianca, l’animale mitico che per decenni ha presidiato le acque che separano la costa da un’isola sacra per la gente nativa di quel luogo, la Gente del Mare. Il capodoglio color della luna, la creatura più grande di tutto l’oceano, ha conosciuto l’immensa solitudine e l’immensa profondità degli abissi, e ha dedicato la sua vita a svolgere con fedeltà il compito che gli è stato affidato da un capodoglio più anziano: un compito misterioso e cruciale, frutto di un patto che lega da tempo immemore le balene e la Gente del Mare. Per onorarlo, la grande balena bianca ha dovuto proteggere quel tratto di mare da altri uomini, i forestieri che con le loro navi vengono a portare via ogni cosa anche senza averne bisogno, senza riconoscenza e senza rispetto. Sono stati loro, i balenieri, a raccontare finora la storia della temutissima balena bianca, ma è venuto il momento che sia lei a prendere la parola e a far giungere fino a noi la sua voce antica come l’idioma del mare.

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Francispy76 Francispy76 wrote a review
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SensationDariaSensationDaria wrote a review
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La storia che ha ispirato Moby Dick.

Le balene parlano con la lingua del mare e dialogano con il linguaggio degli occhi.

Un bambino trova sulla costa cilena una grande conchiglia e fa quello che facciamo tutti quando ci capitano tra le mani questi grandi carapaci calcarei: la porta all’orecchio e ascolta la voce del mare. Che poi è la voce delle balene.

Ascolta la storia della balena bianca raccontata da lei stessa. Una storia fatta di bellissimi tuffi in mare, di balenotti appena nati, di arpioni, di sangue e di uomini così inadatti al mare, eppure così determinati a dominarlo.

È una favola dolce amara questa che ci racconta Luis. Come sempre resto incantata e commossa dalla sue parole. Parole con cui sono cresciuta e che, ancora adesso, hanno tanto da insegnarmi.

Con questa storia apro il percorso #sensationroute dedicato all’America Latina. Sepúlveda inserisce il paesaggio e la cultura cileni con delicatezza e amore. Dalle sue descrizioni emerge il rispetto e la meraviglia che nutriva nei confronti della sua terra. Così quando parla degli uomini di mare, delle onde, dei bracconieri, ci trasmette aspetti importanti della popolazione e del luogo. Sono piccoli accenni, ma contribuiscono a trasmettere le atmosfere latine, la sensazione della salsedine sulla pelle e un gran senso nostalgico nei confronti di quel tempo in cui l’uomo portava ancora rispetto per l’ambiente in cui vive.

Le sue storie sanno di questo: di autenticità.

Questa storia racconta di un evento reale: l’affondamento della baleniera Essex da parte di un gigante cetaceo bianco. Stessa storia che ispirò Hermann Melville nella scrittura di Moby Dick.
Micky Di NinoMicky Di Nino wrote a review
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MaristellaMaristella wrote a review
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STORIA DI UNA BALENA BIANCA RACCONTATA DA LEI STESSA
“ Io, la maledizione che li avrebbe perseguitati senza tregua.
Io, la forza di chi non ha più nulla da perdere.
Io, l’implacabile giustizia del mare.”

In “Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa” (Guanda 2018) Luis Sepùlveda rivisita il mito di Moby Dick, la balena bianca raccontata da Herman Melville ( a sua volta ispiratosi alle vicende della nave Essex, affondata da un capodoglio nel 1820) dal punto di vista non dei balenieri ma della balena stessa. Come sempre ci ha abituato questo scrittore, dolorosamente scomparso nel 2020 a causa dell’epidemia globale di Covid19, la sua favola non è solo per bambini ma anche e soprattutto per gli adulti, per tutti quelli che riescono a sentire la voce del mare e della natura così spesso violentata da chi dovrebbe preservarla e custodirla con amore e rispetto.
E’ il 2014 e nella spiaggia di Puerto Montt, nel sud del Cile, un piccolo capodoglio si è arenato sulla battigia. Un uomo e un bambino osservano straziati la scena di quella morte. Il bambino porge all’uomo una conchiglie e questi l’accosta all’orecchio e, attraverso il rumore del mare che gli giunge, sente una voce che gli racconterà la storia antica di una vita profonda come l’oceano, magica e pura, lacerata dalla bramosia predatoria degli uomini.
E’ la voce di Mocha Dick, un enorme capodoglio color della luna, vissuto tanti anni prima, nel 1800, profondamente legato ai “lafkenche, la Gente del Mare. A lui è stato affidato il compito di scortare le ultime quattro vecchi balene, le “trempulkawe”, che accompagnano i morti verso l’isola di Mocha nel loro ultimo viaggio, perché possano attendere in quel luogo il riunirsi di tutto il loro popolo in una nuova dimensione.
Il grande capodoglio ha sempre osservato gli uomini, all’inizio stupito dalla loro tenacia nel voler a tutti i costi dominare le onde per navigare sempre più lontano, poi deluso dai loro comportamenti come specie che è l’unica in natura ad attaccare i propri simili e infine sconvolto dalla loro avidità e cupidigia che esercitano nel voler depredare la natura con irriverente furia distruttiva. Le ferite inferte con malvagità a quel placido e gigantesco animale, capace di contemplare le stelle e gli abissi con occhio poetico e gentile, immerso in un mondo dove tutto va come dovrebbe andare, scateneranno in lui il furore e la rabbia di chi, dopo essere stato privato di tutto, ormai non ha più niente da perdere. Con la sua forza devastante acquisterà tra gli uomini l’appellativo di “mostro” ma il vero mostro sarà soltanto il cuore degli uomini.
Con stile semplice ed essenziale, ma sempre estremamente poetico e pieno di dolcezza, Sepùlveda ci regala una favola commovente di armoniosa purezza, portandoci all’amara riflessione dello sconvolgimento che l’uomo può portare all’interno di una Natura perfetta, credendo di esserne padrone e signore assoluto ma sempre più spesso costretto a soccombere alla sua potenza e alla sua vitalità.

LayuraLayura wrote a review
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