Storie del buon Dio
by Rainer Maria Rilke
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Testo tedesco a fronte

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Il viandanteIl viandante wrote a review
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Francesco PlatiniFrancesco Platini wrote a review
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«Mi dica: ricorda ancora il buon Dio?»
Lo straniero si fece pensieroso.


«Io penso che non sia possibile escludere la presenza di Dio in una storia, prima di conoscerne la fine. Quando manchino due parole soltanto o anche semplicemente la pausa che segue le ultime, Dio è sempre ancora in tempo a venire.»

No, non si può pregiudizialmente escludere la presenza di Dio in una storia, nella Storia. In questi racconti c’è. Anche se non sempre con quell’afflato primordiale che spinge Dio a cercare l’uomo per conoscerlo – Rilke non narra la ricerca di Dio da parte dell’uomo ma quella dell’uomo da parte di Dio – per scoprire che l’uomo è così difficile da conoscere. Solo i poveri, gli artisti e i bambini sono accessibili a Dio. E, malgrado le figure di artisti, perfino Michelangelo, sono i bambini quelli che rispondono alla ricerca e, attivamente, si muovono verso il buon Dio.
Davvero il buon Dio c’è anche quando non lo si vede esplicitamente, ma si può intuirne la presenza in un gesto di carità o in una creazione artistica, o in una poesia popolare, cantata, come ne esistono soltanto in Russia, quel paese in cui, dice Rilke, il senso del buon Dio è conservato mentre a ovest si perde.
Nell’ultimo racconto, Una storia raccontata all’oscurità, si arriva al dunque, il confronto fra una donna che ha avuto una vita difficile ma non ha mai interrotto la relazione con Dio e un uomo dalla vita più soddisfatta ma che scopre di avere, del buon Dio, una grande nostalgia.

«Dio è, dunque, lassù
«Ewald, siamo noi, forse,
quaggiù
E ci tenemmo le mani nelle mani, fraternamente.

NiloNilo wrote a review
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