Storie naturali
by Primo Levi
(*)(*)(*)(*)(*)(110)

All Reviews

8 + 1 in other languages
ChiccaChicca wrote a review
48
(*)(*)(*)(*)(*)
"(...) la percezione di una smagliatura nel mondo in cui viviamo, di una falla piccola o grossa, di un 'vizio di forma' che vanifica uno od un altro aspetto della nostra civiltà o del nostro universo morale". Così Levi descriveva la spinta che lo mosse a scrivere questi racconti, pubblicati inizialmente sotto pseudonimo. E di evoluzione della cultura si parla, nel suo senso più ampio, umanistico e scientifico, che lo scrittore torinese ha sempre incarnato. Sono quindici gioielli di arguzia, di fantasia e di leggerezza che penetrano sotto la pelle della realtà per svelarne, appunto, le smagliature. La tecnologia è spesso protagonista, grazie alle macchine americane messe in commercio dall'alacre agente Simpson: dal Versificatore (che compone poesie a tema e metro vario), al Calometro (misuratore di bellezza), fino al Torec, il registratore totale che sembra anticipare il film ipnotico di Infinite Jest e alcuni aspetti di internet...
Eppure Levi non è certo un uomo spaventato dalla scienza: non a caso le macchine sono tutte prodotte in America, e degli americani sembrano portare impresso il segno del progresso scisso dalla tradizione, dalla storia, dalla morale europea. Tutte le storie qui raccolte, anche quelle 'naturali' - il centauro, la creazione dell'uomo - sono intrise di questa etica profondamente 'nostra', come a dire che la scienza e la tecnologia possono essere molte cose (e anche la poesia, d'altronde) a seconda di chi le guida, le legge, le interpreta.
Ma le riflessioni dolce-amare accompagnano, in realtà, la gradevolezza, lo spasso a volte, di una lettura che segue gli alti voli di una fantasia ricca e colta, profonda e leggera. Una scrittura straordinariamente semplice ed efficace, senza alcuna indulgenza estetica e però sciolta, libera. Tutto il contrario degli spassosi versi della macchina che scrive poesie, inceppata sulla rima in 'atti':
"(...) E mi tornano a mente, contraffatti,
Ricordi di fuggevoli contatti
Con eretici e con autodidatti
Due connessioni si sono bruciatti
Siamo bloccati sulla rima in 'atti'
E siamo diventati mentecatti
Signor Sinsone affrettati combatti
Vieni da me con gli strumenti adatti
Cambia i collegamenti designatti
Ottomilaseicentodiciassatti
Fai la riparazione. Tante gratti"
...Perché di tutto si può fare a meno, ma dell'uomo no!
ilbardoilbardo wrote a review
01
(*)(*)(*)(*)( )
"Già, lei è un intellettuale italiano: vi conosco bene voi altri. Buona famiglia borghese, quattrini abbastanza, una madre timorata e possessiva, a scuola dai preti, niente servizio militare, nessuno sport di competizione, salvo forse un pò di tennis. Una o più donne corteggiate senza passione, una sposata, un lavoro tranquillo per tutta la vita. [...] La lotta per la vita è elusa, non avete mai fatto a cazzotti, e ve ne resta la voglia fino alla vecchiaia. In fondo, per questo avete accettao Mussolini: volevate un duro, un lottatore, e lui, che non lo era ma neanche era stupido, ha recitato la parte finchè ha potuto."
Sono parole pesanti, che in parte colgono nel segno e sono ancora drammaticamente attuali, ma cosa spinga un uomo come Primo Levi, che ha avuto la vita che ha avuto Primo Levi, sopravvissuto al dramma a cui è sopravvissuto Primo Levi, a farsele dire da uno dei suoi personaggi nel 1965 è uno degli insondabili misteri della mente umana.
Sono le parole di un uomo che si senta coinvolto nella responsabilità di quello che è successo e non vittima di una discriminazione e di un'ingiustizia senza fine, espressione di un atavico senso di colpa, che io ho sempre considerato peculiarità del cristianesimo, ma che forse è condiviso da tutte le religioni rivelate, e che ci fa considerare sempre e comunque in qualche modo artefici del nostro stesso dolore.
La lettura di questa serie di racconti mi ha lasciato, qualora ve ne fosse ancora bisogno, la ferma convizione di trovarmi davanti ad uno dei più grandi scrittori italiani.
Una serie di storie originali ed intriganti, raccontate con grande tecnica narrativa, un significante ricco di profondi significati, che rimandano ai temi della vita e della morte, dell'umanità, del dolore, del potere.
Non vi è alcun rimando, se non quello che ho citato, all'esperienza dei campi di sterminio nazista, ma ogni pagina è comunque intrisa di una tristezza e di una maliconia che non so spiegare, che non è tanto nelle storie o in come sono raccontate, ma trasuda dalle parole, perchè forse si può strappare un uomo alla sua tragedia, ma non si può strappare la tragedia dal cuore di un uomo.
Dal punto di vista stilistico mi ha colpito come ritorni spesso l'insieme dei concetti e dei valori dell' "hobbismo" informatico degli anni sessata, di cui l'autore faceva ampia esperienza nella sua vita privata.
Mi ha fatto piacere ritrovare un italiano sostanzialmente ancora impermeabile alla pioggia di parole inglesi, che a distanza di poco più di quaranta anni ormai inondano il nostro lessico comune come tecnico e letterario.
Il tema dell'ultimo racconto è anche la matrice di un noto film di fantascienza americano della seconda metà degli anni novanta, ma, mentre nell'opera cinematografica questa brillante trovata è usata solo come spunto per un discutibile poliziesco, la profondità di Levi ne fa invece occasione di una delicata riflessione sul tema della vita e del suo significato.
Pietro ScarneraPietro Scarnera wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)( )