Superman: Red Son
by Mark Millar
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Contiene: Superman: Red Son 1-3.

Finalmente in versione Absolute il capolavoro di Mark Millar! Cosa sarebbe successo se il razzo con a bordo il piccolo Kal-El non fosse precipitato in Kansas, ma in Siberia? Il mondo sarebbe stato sicuramente un posto diverso, come diversi sarebbero gli ideali che

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Engash-KrulEngash-Krul wrote a review
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Mark Millar negli ultimi anni è divenuto una specie di superstar dei fumetti, come non accadeva da diversi anni, dai tempi di gente come McFarlane, Jim Lee e co. che trasformavano in oro tutto quello toccavano. Leggendo "Superman Red Son" se ne capisce facilmente il motivo. Millar, rispetto ai predecessori che ho citato, però, ha qualcosa in più, perchè le sue storie non sono solo bei disegni, colori al pc o copertine metallizzate, ma soprattutto idee.
"Superman Red Son" si trova al di fuori della normale continuity dell'Uomo d'Acciaio e questo giova moltissimo alla storia che, nelle mani di Millar, non diventa solo un classico "what if...", ma un affresco distopico che, a sua volta, si trasforma in racconto di fantascienza. Inoltre queste caratteristiche fanno sì che possa essere letto da tutti, sia dai fan dell'Uomo d'Acciaio che dal semplice appassionato di fumetti, che dal lettore occasionale che vi si accosta incuriosito (magari proprio da questa recensione).
Al di là della bellezza della storia, dei valori espressi e dell'interessante esperimento di immaginare cosa sarebbe successo se Superman fosse arrivato in Russia invece che in USA, il merito di Millar, a mio avviso, è un altro. L'autore, infatti, non tocca quasi per nulla il personaggio del protagonista, Superman è sempre quello che conosciamo, pieno di buone intenzioni e buoni sentimenti. Non è, quindi, il regime comunista a "influenzarlo" e a trasformarlo in un despota, è, invece, solo una scusa per Millar per poter avere le mani libere. In questo modo l'autore può spingere al massimo su quelle che sono le propensioni stesse del personaggio, mettendone in luce tutte le contraddizioni e i problemi. D'altronde come recita un saggio detto popolare: "la strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni" e Millar ce lo dimostra con un graphic-novel di grande livello che si legge come un romanzo.
Una piccola annotazione conclusiva non può che essere d'elogio per l'edizione con copertina rigida e di pregio, capace di dare a questo volume il giusto rilievo nelle librerie di tutti gli appassionati.
Polenta e ComputerPolenta e Computer wrote a review
12
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Spoiler Alert
Superman non mi è mai stato particolarmente simpatico, né ha mai attirato la mia attenzione. Voglio dire, è il classico perfettino, il secchione che a scuola corregge la maestra (e il fatto che a me sia sporadicamente successo in passato è diverso, io sono giustificabile, io sono meglio, io non giro con una maglia con le mie iniziali), è come Topolino, come Pegasus, come Quo (ma pure Qui e Qua non scherzano), come Jack di Lost.
Da queste parti riscuotono simpatie i personaggi tormentati, che non sanno mai qual è la cosa giusta da fare, che sono impacciati o, al contrario, sono sicurissimi delle proprie azioni per poi andare a sbagliare irreparabilmente. Quindi, si sa, che l'amore va tutto a Pippo, Phoenix (ma anche Sirio e/o Cristal; Andromeda no, quello sta sulle balle a tutti ché è troppo poco virile), Paperino (e ancor di più Paperoga), Hugo (anche se dalle parti di Lost, un giretto su... ehm, un giretto con Kate non ci starebbe neanche male [nota per la signora in "Polenta e Computer": lo scopo del giro è esclusivamente per provare un furgoncino hippie su un isola con gli orsi polari, giuro.]).
Casualmente sono venuto a conoscenza di questo Superman Red Son e mi sono dedicato alla raccolta di qualche informazione in più, mentre la mia mente malata già si immaginava una realtà in cui Superman fosse stato adottato da Red Ronnie. La storia è ancor più sconvolgente: una realtà alternativa che vede Kal-el arrivare sulla Terra con poche ore di ritardo (Trenitalia protagonista indirettamente anche dei comics americani) e cade in una fattoria ucraina anziché nel Kentucky.
In pochi anni, invece che campione del turbocapitalismo, diventa l'uomo fidato di Stalin e vessillo del comunismo. Gli uomini sono tutti uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri. Ecco, un uomo invincibile, volante e che spara raggi dagli occhi è decisamente più uguale degli altri. Ma siccome "ognuno secondo le sue possibilità e ad ognuno secondo le sue necessità", al buon Superman non tocca nulla se non salvare tutti da incidenti catastrofici, alcuni dei quali causati da quel simpaticone di Lex Luthor. Lex è un simpatico individuo che, dopo aver sposato Lois Lane, gioca a scacchi con i robot che costruisce (e si bulla di vincere) fino a quando non trova la sua ragion d'essere nell'eliminazione di Superman.
Nel frattempo, Stalin ci lascia le penne e l'uomo d'acciaio (stahl in russo vuol dire acciaio, sapevatelo) viene sostituito dal vero Uomo d'Acciaio (Superman è noto anche come l'Uomo d'Acciaio).
Lo strapotere di Superman, che diventa una sorta di Grande Fratello che protegge e sorveglia l'intero pianeta, viene minato solo da dei Batman sovietici, che sono molto simili a V (vedi V for Vendetta). Molto simile a quanto descritto nel fumetto di Alan Moore è anche la diffusione di una pletora (Gesù, son dieci anni che non vedevo l'ora di usare 'sta parola) di Batman anarchici.
C'è pure Wonder Woman, che flirta quanto più possibile con Superman. Ma l'Uomo d'Acciaio è interamente d'acciaio, pure il suo cuore (ma non il suo pube, a differenza di quanto vorrebbe WW).
La valutazione complessiva di questo fumetto non può che essere ancorata a due grossi problemii.
Primo, iniziando a leggere le avventure di un supereroe da un what if, si perde tutta la marea di citazioni di cui tutta la storia è infarcita.
Secondo, la storia dei Batman sovietici (la parte migliore di questo "Red Son") ricorda troppo V for Vendetta. Il confronto è inevitabile e si sa che chiunque si confronta con Alan Moore ne esce con le ossa rotte.
In sostanza, consigliatissimo ai fan di Superman e a chi non ha ancora letto niente di Alan Moore.
Ma se uno non ha ancora letto Alan Moore, meglio che si dedichi alle opere del genio stramboide, piuttosto che impegolarsi con questo volume.
Classe TumblrClasse Tumblr wrote a review
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Teo AversanoTeo Aversano wrote a review
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Eric LiuEric Liu wrote a review
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