Sympathy for the Devil
by Kent Anderson
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Hanson è un bravo ragazzo americano. Hanson è diplomato al college. Hanson adora la bellezza della poesia di Yeats. Ma dove Hanson sta andando ora gira un acido proverbio: la bellezza è sottile come la pelle, l’orrore arriva fino all’osso. E l’orrore ha un nome, la guerra del Vietnam. La più infame,

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Van NordenVan Norden wrote a review
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Sparò un unico colpo di grazia, giusto per assicurarsi che la vittima fosse realmente morta, e Quinn sentì qualcosa di simile a una mano paffuta dargli un colpetto su un piede. Abbassò gli occhi sul brandello di materia cerebrale caduto sul suo scarponcino, e lo osservò, muovendo la punta di qua e di là, come avrebbe potuto fare la ragazza più brutta dello Iowa studiando le sue nuove scarpine da ballo. Poi aggrottò con aria professorale le sopracciglia, e disse: “Uhm. Mi chiedo cosa starà pensando in questo momento”.
“Impagabile. Se fossi un giudice ti darei il punteggio massimo, credimi” rise Hanson, affascinato da quella battuta. “Per l’interpretazione e il grado di difficoltà”.


Questo libro è un autentico pugno nello stomaco. Su di me ha avuto lo stesso impatto che ebbe, a suo tempo, “1984” di Orwell. Leggi “1984” e finisci con l’odiare e temere ogni regime dittatoriale, leggi “Sympathy for the Devil” e senti una totale repulsione nei confronti della guerra e di tutto lo schifo che ne consegue.
Kent Anderson, ex sergente delle Special Forces in Vietnam, facilmente riconoscibile in Hanson, personaggio con cui condivide anche una certa assonanza nel nome, rappresenta una guerra con poche gesta eroiche e molti egoismi. Mostra gli effetti devastanti della guerra su coloro che la combattono e l’incapacità dei sopravissuti di ritornare alla vita normale dopo l’inferno delle operazioni militari.

Il gioco era la guerra, e se arrivi a guardarla davvero da vicino, negli occhi, ne rimani avvinto fin nelle più intime fibre, muscoli, cervello, sangue, cuore, e non troverai gioia da nessun’altra parte. Al di fuori di essa, amore, lavoro, amicizia saranno solo fonte di delusioni.

Anderson, autore di soli due romanzi (a riprova del fatto che ciò che scrive, lo scrive bene e ci pensa mille volte prima di pubblicarlo), è un autore strepitoso, purtroppo ancora sottovalutato nel panorama noir. Speriamo, a questo punto, che qualcuno si decida a ripubblicare “Sympathy for the Devil” in una collana da libreria, per renderlo disponibile al pubblico per un tempo maggiore di un mese.