by Ida Travi
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Tà mi ha abitato, senza ragione ne capendo perché resterà
un paesaggio stranito, sgomento, intriso di perplessità
un grido improvviso, una madre che chiama il bambino
C’è una fessura nel legno.
Se guardi bene vedi un pugno di terra

Come la tela, sette tagli, li ha fatti Fontana, sono spiragli
e non sai se dal dentro guardi fuori, o se il fuori ti guarda
come l’abisso, dallo scuro ti senti guardare, sobbalzi
poi impari i nomi: Olin, Artè, Katrin, Usov, c’è anche un bambino
chi sono? loro, io, chi sono? C’è Tà, il colpo, l’inizio e la fine
ci sono degli echi, dei miti,
"Usov, com’è triste la vita qui
lassù, nel cielo, invece, invece.."

un luogo che è chiuso, un parlare
continuamente interrotto, frasi spezzate dove abitare, scavarsi una tana
" Non ti serve una pala per scavare un’anima"
Tà, è il nome del luogo, e poi c’è la neve, sempre
" - Sbrigati, sveglia il bambino! –"
E traspare, si annuncia qua e là l’imminenza
saltando come nella rayuela
rimanda, richiama, invoca poi grida
lei ci prova ma a me non da linee guida
ma mi piace cosi, nei colpi di scena
concatena, mette in riga per terra i suoi sassi
poi scaglia, - per di là, dove è entrata la luce –

Succede in alto e in terra
saltella tristemente la bambina
sulla punta dei piedi
saltella come una pazza
[..]
Vedremo la sua testa risalire
su, su, come quando alla finestra
batte il pettirosso
e alza la gola in alto
su, su, fino in cielo


Te lo dico perche è vero, Olin


I “Travi” che reggono la mia soffitta scricchiolano
Sono più laschi adesso, i loro incastri sul muro
Adopera vecchi utensili lei: una pialla, un badile
raccoglie i trucioli, le schegge, frasi rimaste nell’aria
TraviTà

“Forse prova a salvare ciò che il dolore gli ha dato”

Tra le frasi che mi son piaciute di più:
- Io volevo un amore non questa conversione della pena -
Che son quelle robe che capisco di piu, parole cosi, diomadonna, ma mi piacciono anche le altre, che non so interpretare come fanno tanti che son bravi:
" Il blu sotto l'occhio
dice che c'è un paradiso
e si chiama occhiaia
[..]
Tu non sei stata chiamata al sacrificio."

Dice:- E' un rifiuto a cogliere il peso che non appartiene solo a noi ma che, lento, viene finalmente spartito.
Boh, sarà anche vero..

Un sudoku dove le immagini vanno ad incastri, i simboli, la neve, gli dei minori, i colpi alla porta, i passi e cosi via, non si capisce tanto, anche se son frasi domestiche:
"Sta bene a sentire, quando torno a casa
non voglio vedere quella faccia."


Che poi è bello anche aprirlo a caso un libro cosi, che ne trovi certe, tipo questa, almeno a me:

" Il vento si gira a guardare

troverà qualcosa per terra

che so, una forbice, una chiave

o forse la catena del cancello

forse la foglia verde...

Intanto, prendi da me questo occhio

guarda."


Apro ancora e trovo:
"il mondo sta strillando sull'altare"
ecco, anche questa è bellissima, mi pare.
E poi, per me, non sempre è necessario capire. Non sò

" Parlano una lingua ridotta all’osso. Sono in conflitto tra sé e sé, e sono in conflitto tra loro. Si vergognano d’una parola in più. Si muovono in una specie di bagliore cementato in grigio. La loro voce arriva grave. La loro voce è bassa. Aspettano, ma cosa? "