Taccuini del deserto
by Ben Ehrenreich
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"Taccuini del deserto" nasce da un lungo soggiorno dell'autore nel deserto californiano del Mojave e dal deserto, luogo dove tutto inizia e finisce, trae uno sguardo inedito e assolutamente affascinante su quanto l'umanità sta vivendo in questo momento storico "in cui tutto, compreso il tempo, sembra sull'orlo del collasso": una crisi irreversibile e sempre più profonda alla quale sembra non esserci rimedio se non la fine della nostra civiltà. E proprio dal deserto, simbolo al tempo stesso di morte e di trascendenza, che "ti fa arretrare e mette l'eternità in primo piano", Ben Ehrenreich prende le mosse per riflettere su cosa significhi l'idea di "fine dei tempi" non solo per la nostra civiltà ma anche per quelle che ci hanno preceduto. Come affrontare dunque l'Apocalisse ora che il tempo, suggerisce l'autore, sembra essersi annodato su se stesso? E cosa ci insegna la fine di intere civilizzazioni quali per esempio quella dell'antico Egitto e dei Maya? Passando dalla mitologia alla scienza, dalla storia delle religioni alla politica, dalla cosmologia all'antropologia e al racconto autobiografico, "Taccuini del deserto" affronta il senso più profondo e riposto dell'essere vivi qui e oggi, sospesi in un tempo di assoluta incertezza ma che ci pone problemi e domande non troppo dissimili forse da quelli che altre civiltà prima di noi hanno affrontato, sopravvivendo in modi nuovi oppure scomparendo per sempre.

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wiz_goldfishwiz_goldfish wrote a review
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Alla fine dei tempi

"Stanchi della vita, gli uomini non considereranno più il mondo come degno oggetto della loro ammirazione e del loro rispetto. Allora la terra perderà il suo equilibrio, il mare non sarà più navigabile, il cielo non sarà più pieno di stelle. Ogni voce divina sarà fatta tacere, e tacerà. Tale sarà la vecchiaia del mondo".


Il "segreto", la porta d'accesso per questo straordinario libro di Ben Ehrenreich, è già nel sottotitolo. Perché sarebbe semplice per uno scritto che si colloca a cavallo tra saggio storico, riflessione filosofica, paradigma naturalistico e religioso, critica politica, affrontare il tema di questo "tempo", stretto tra crisi, guerre, disastro ecologico e cumulo di sciocchezze del Rhino (il Rhino è quello che fino a poco era presidente degli Stati Uniti). Ma l'argomento di "Taccuini del deserto" sono invece i tempi e il ragionamento - allo stesso modo del volo dei gufi e delle radici dei creosoti del deserto - si snoda intorno alla critica della linea temporale lanciata verso un presunto progresso infinito.


Pare quasi "incredibile" a dirlo adesso, ma per lunghi secoli e per innumerevoli civiltà il tempo non era qualcosa di lineare e il progresso non era quel mostruoso dogma capitalistico, sdoganato dall'Illuminismo, cui siamo tuttora abituati. Tracce di altri tempi, di un altro tempo, di un diverso modo di porsi in relazione con l'Essere e con gli esseri, con la natura e con l'equilibrio del mondo si trovano sparse in miti e leggende ancestrali di popoli spazzati via dalla violenza del dominio occidentale e dall'arroganza, tutta "nostra", di considerarci il punto finale, il vertice evolutivo, il luogo definitivo dove sono stati spodestati Dio e gli dei e il tempo ha assunto il ritmo divoratore del carbone e dell'econimia fossile, diventando il più fedele compagno dello sfruttamento sull'uomo (il lavoro pagato non per capacità, ma "a ore", per esempio). Ma si trovano anche tra le pagine di filosofi e pensatori, tra cui un posto d'onore, secondo la trattazione dell'autore, spetta certamente a Walter Banjamin.


"Eppure c'è speranza. Il tempo e le maree fluiscono ampi" (H. Melville).