Tango a Istanbul
by Esmahan Aykol
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Kati Hirschel, stambuliota di origini in parte tedesche, ha una libreria specializzata in giallistica. È questa familiarità con l’aspetto romantico del delitto che la predispone al fascino del mistero, e la rende abbastanza spregiudicata da non disprezzare alcuna fonte di informazione. Così, quando la veggente che è andata a consultare insieme all’amico Fofo, ha visto nei fondi del caffè il cadavere di una giovane donna, è entrata in allarme.
I fatti però, non obbediscono sempre alle visioni: la vittima non sarà quella da Kati attesa e del resto non ci sarà un vero e proprio cadavere. Semplicemente Nil, l’amica della sua collega, ha avuto un arresto cardiaco. Ma tanto basta all’irrefrenabile investigatrice per correre le strade di Istanbul in cerca di indizi. Infatti presto, come una profezia che si autodetermina, le stranezze cominciano a piovere, tanto da spingere Hakan, il fratello della vittima, a darle un completo incarico da detective. Innanzitutto il tenore di vita di Nil appare troppo sostenuto per una giornalista disoccupata: perfino un quadro Julian Opie nel lussuoso appartamento. Poi, si scopre che Nil stava scrivendo una specie di romanzo sui desaparecidos argentini, paragonandoli alle vittime (greci, curdi) del perenne autoritarismo turco, il cosiddetto «stato profondo». Ce n’è abbastanza per mettere in moto una personalità indagatrice col dono di inverare le complicazioni che poi risolverà. La bizzarra originalità dell’investigatrice è che lei indaga come se spettegolasse, di contatto in contatto, di conoscenza in conoscenza, di curiosità maliziosa in curiosità maliziosa. E che porta il lettore in giro per «la città più bella del mondo» proprio come fa lei, bar dopo bar, vicolo dopo vicolo, mercato dopo mercato, bottega dopo bottega. Dai bassifondi ai quartieri dei milionari.
Ne esce un poliziesco «morbido» e suadente che contiene uno spaccato di costume orientale occidentale, e suona anche come un salutare invito all’anticonformismo e alla tolleranza.

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La verde MonicaLa verde Monica wrote a review
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DavuDavu wrote a review
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Spoiler Alert
Giogio53Giogio53 wrote a review
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Banana forever - 18 dic 16
Rimane sempre il mistero, non sciolto neanche da lunghe ricerche librarie, su quale sia la lingua in cui scrive Esmahan e da quale lingua sia tradotta in italiano. Le ultime prove, non definitive purtroppo, ci portano alla scrittura in turco, con versione in tedesco della stessa autrice (che come spero ricordiate è bilingue) e traduzione in italiano dal tedesco, come risulterebbe anche dalle precedenti uscite presso Sellerio. Detto ciò, ritorno dopo quattro anni alla lettura delle avventure stambuliote di Kati Hirschel, e continuo a collocarla tra le scritture di romanzo e non di genere. I media ed internet proseguono ad indicare Esmahan Aykol come autrice di “kriminalroman”, ma io insisto nel dire che qui di kriminal c’è poco o nulla. C’è molta Turchia, ci sono molte situazioni di immigrati in terra turca, ci sono anche, di contorno, una o forse due morti, ma queste, pur scatenanti le ricerche della nostra Kati, non entrano nel computo di misteri da risolvere. Certo, all’inizio non sono chiare, ma si chiariranno, e daranno vita ad un sotto finale con alcune (poche) spiegazioni. E di certo non è la loro soluzione che porta acqua al mulino del libro. Che, purtroppo, rispetto agli altri romanzi della nostra scrittrice, non è che abbia molta acqua. Forse ci si concentra troppo sulle paturnie comportamentali di Kati, dandole molto (troppo) spazio, senza riuscire a sviluppare in modo più coerente tutto il contorno. Ovvio che non dimentico, e rimango sempre favorevolmente colpito, dal tono scanzonato di Esmahan, della vita di Kati, proprietaria di una libreria specializzata in libri gialli e sita vicino alla Torre di Galata (ahi, quanti bei ricordi…), sfortunata partecipe ci molti idilli amorosi (nei precedenti romanzi) e qui in procinto di cadere nella rete del fascinoso Armin (ma rimane tutto sospeso, rimandandoci, spero, ad una nuova puntata), contornata dai suoi dipendenti: il gay Fofo, qui molto defilato, e la sempre impaurita Pelin, che qui invece dà il via alla vicenda (essendo amica della comatizzante Nil). Con la presenza, puntuale e precisa, dell’amica Lele, suo contraltare tutto turco (ritardataria, innamorata, giornalista e tecnologica). Si diceva di Nil, l’amica di Pelin, che cade inaspettatamente (giovane di una trentina d’anni) in coma. Kati, curiosa ed impertinente, si pone al centro della scena, prima accogliendo il fratello di Nil, poi assumendo l’incarico di capire motivi ed azioni che stanno portando Nil alla morte (e forse anche Karem, il suo ricco fidanzato). Qui si innestano, con un po’ difficoltà invero, la trama di tipo A, quella che ha portato al titolo, e che cerca di portarci fuoristrada. Perché Nil sta scrivendo un libro sulla fuga in Argentina di suo nonno, che lascia moglie e figli, per scappare addirittura con una “greca” (eresia per un turco…). Libro complesso che dovrebbe spaziare tra Smirne e Buenos Aires, tra balli tradizionali e tanghi bollenti (tanto che Nil si era anche iscritta ad un corso di Tango, vicino ad Istiklal Caddesi, e non dico altro, che chi conosce Istanbul sa già di che zona sto parlando). Nel libro si dovrebbe anche parlare della dittatura Argentina, facendo sottili paragoni con Erdogan e compagnia. Ma è tutto fumo negli occhi, perché noi ci concentriamo sul libro, pensando che qualcuno abbia cercato di uccidere Nil perché svelava segreti turco-argentini. Ma in questa piccola ricerca, Kati, con l’aiuto della colf di colore di Nil, scopre i veri segreti di Nil, filmati con diversi e pesanti ricatti a sfondo sessuale. Questo il secondo filone del racconto, dove la nostra scrittrice se la prende (a ragione) con i guasti della corrotta società turca (e come non fare subito paralleli con la nostra società di facile corruzione e di uscita difficile dal suo marasma). Ripeto però che tutto serve solo a dare uno spaccato della Turchia di oggi, del suo traffico, di Besiktas ed Uskudar, di Galata e Karakoy, del Pera Palace e di Piazza Taksim, dei giornalisti (quelli imprigionati da Erdogan) e delle piccole o grandi rivolte locali, del caffè, dei panini al formaggio. Portandoci per mano verso la conoscenza di un miele (il “miele matto” della Colchide, noto e ben descritto fin nell’Anabasi i Senofonte), che risorge dalle sue ceneri come miele tossico neozelandese, derivante dalle radici del “tutu”, una specie di rododendro locale. Ma non mi interessa questa strada, preferisco tornare all’altra, ed alla citazione, non casuale, di pagina 255 del nostro Roberto Saviano e della sua lotta per la libertà e contro le mafie. Per questo torno a collocare Aykol tra le scrittrici di buoni romanzi e non di genere, e spero di leggere ancora qualcosa di suoi, magari che si migliori un po’. Inciso finale: in casa di Nil c’è una installazione di Julian Opie, e chi sa di arte capisce che per quella casa devono passare di soldi, e molti. Io mi scuso della mia ignoranza, e sono dovuto andare a cercarne in rete; e devo dire che non mi dispiace.
“Gli elementi decorativi del tappeto erano esattamente ventidue. I numeri a cifra ripetuta non portano mai a niente di buono … I numeri primi [invece] sono fantastici, i migliori in assoluto.” (17)