Tecniche di resistenza interiore
by Pietro Trabucchi
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Prima ancora che economica, la crisi da cui tutti ci sentiamo attraversati si sta rivelando, essenzialmente, interiore. Nella nostra società, caratterizzata dal venir meno dei tradizionali vincoli di fiducia e di responsabilità, assistiamo infatti a un progressivo indebolimento delle forze mentali e motivazionali degli individui. Se, come sembra, il dominio incontrastato della tecnologia ha tracciato l'unico orizzonte possibile di futuro, non vale più nemmeno la pena chiedersi se Internet ci renda stupidi o intelligenti. La risposta c'è già: essere sempre connessi con un altrove, "condividere" ogni esperienza per la paura di non percepirla come davvero reale, ci sta trasformando in persone disattente, distratte, dissociate. Se non utilizzate in maniera consapevole, le tecnologie digitali - computer, social network, smartphone - riducono la capacità di rimanere concentrati anche per pochi istanti su di un obiettivo, minano le nostre fondamenta corporee e percettive. Sono tanti i fattori educativi e culturali legati allo stile di vita che determinano un simile scenario: crediamo che ogni minima difficoltà possa essere affrontata e superata per mezzo di pillole o aiuti esterni; ci sentiamo demotivati quando la nostra volontà individuale è ostacolata perché in antitesi con la propensione al consumo; miti come "il talento" o le "capacità innate" - supportati dal ricorso a una genetica non di rado fraintesa erodono la fiducia nelle capacità personali del soggetto...

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EmmiEmmi wrote a review
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GechioGechio wrote a review
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Resistere, Resistere, Resistere
Quando l’allievo è pronto, il maestro arriva. Da mesi ho preso le distanze da Facebook, soprattutto per togliermi di dosso l’orrenda sensazione di passare troppo del mio tempo in una una brutta riunione di condominio o essere finita dentro un pessimo reality show o giù di lì. Con Twitter è diverso: sintesi e possibilità di spaziare per l’universo mondo anche sconosciuto. Brutta gente ce n’è comunque, ma almeno deve condensare in poche parole i propri deliri. E saltarli di netto è più facile. In ogni caso, complice l’aver girato la boa dei 50 da un paio d’anni e la profonda consapevolezza derivata che “[…]non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare!” (come recita Jep Gambardella ne “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino), la riflessione sulla qualità del tempo trascorso in para-anestesia tra tv e social stava già scavando a dovere l’anima dell’allieva (io) ed ecco che il maestro (il libro) è arrivato.
Non avevo mai sentito parlare di Pietro Trabucchi prima di leggere questo suo libro. Non avevo idea del suo interessante e variegato lavoro di psicologo dello sport, né tantomeno delle sue imprese di endurance e alpinismo. Della capacità di resistere e di sviluppare resilienza ha fatto non solo uno stile di vita, ma un binomio utile a chiunque si voglia misurare con l’insofferenza per l’appiattimento e l’abbrutimento di cui sono pervasi questi nostri tempi contemporanei.
Si parte da lontano per arrivare a oggi: dagli ominidi nostri progenitori e dal loro stile di caccia e da come l’affinamento di questa pratica abbia condotto a modifiche del nostro cervello che hanno fatto sì che diventassimo quelli che siamo.
C’è molta scienza in questo libro, ma è resa comprensibile a chiunque. Ci sono molte riflessioni amare e molti consigli utili per uscire dall’addormentamento in cui noi umani siamo sprofondati. C’è certezza assoluta (di quella che si conquista solo sudando) nella possibilità di invertire la marcia, di cambiare stile di vita e attaggiamento mentale, di riconquistare tempo e spazio di qualità per se stessi, di costruire una solida fiducia nelle proprie possibilità, a patto di volersi impegnare, di prendersi la responsabilità, di lavorarci sodo. Dal cielo, gratis, non scende niente.
Già dall’inizio dell’anno avevo deciso di dedicare una mezzoretta al giorno a esercizi di ginnastica. Ora, mentre li eseguo quasi tutte le mattine, quando sto per mollare perché mi sembra di non farcela, penso a lui, a Pietro Trabucchi e alle sue parole. E guadagno secondi, resisto un po’ di più ogni volta. Non fosse che per questo, sia benedetto.

L’incipit:
"Nella nostra società si registra oggi un evidente e progressivo indebolimento delle forze mentali e motivazionali degli individui. Non si tratta di un’affermazione pesante e ingiustificata: più della metà di questo libro documenterà dettagliatamente questa mia asserzione. E, sebbene si tratti di un effetto collaterale della lettura, è probabile che alla fine un brivido percorrerà la vostra schiena. È evidente a tutti che sia il cervello a creare la cultura. Un po’ meno ovvio è il contrario: anche la cultura, a sua volta, plasma il cervello. Significa che le pratiche di vita, gli atteggiamenti, i modelli di comportamento premiati dalla nostra società modellano il nostro cervello e le nostre funzioni mentali. La mia tesi è che la responsabilità della catastrofe psicologica (e, mi verrebbe da dire, anche morale) che stiamo vivendo oggi sia dovuta proprio a una serie di fattori culturali. Questi fattori indeboliscono le risorse mentali che sono state fondamentali nella nostra evoluzione come specie. La più importante di queste risorse è nota con il nome di “resilienza” e sarà descritta in questo capitolo".

La citazione:
"[…] per distanziarvi dai pensieri, per metterli in discussione non partite dai giudizi morali. Non state a chiedervi se quel pensiero sia giusto, se sia buono o cattivo. Chiedetevi se vi sia utile".
skandriskandri wrote a review
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