The Handmaid's Tale
by Margaret Atwood
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In this multi-award-winning, bestselling novel, Margaret Atwood has created a stunning Orwellian vision of the near future. This is the story of Offred, one of the unfortunate “Handmaids” under the new social order who have only one purpose: to breed. In Gilead, where women are prohibited

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Alex-NoirAlex-Noir wrote a review
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Romanzo distopico interessante nel quadro che crea, originale, potenzialmente ricco di spunti di riflessione.
Ma allo stesso tempo per quanto riguarda lo svolgimento il racconto risulta un po' povero di pathos e un'organizzazione della narrazione ingarbugliata (l'autrice decide di non raccontarci il quadro il cui è ambientata la vicenda, bensì ce lo fa dedurre lentamente dai frammenti di vissuto della protagonista) non aiuta a rendere il libro del tutto convincente.

Vengo ai pro: come dicevo il libro potenzialmente come spesso avviene per i romanzi distopici, portando all'eccesso alcuni concetti, permette di far riflettere su degli aspetti della nostra realtà. E così fa questo libro, permettendoci di riflettere sul senso della libertà individuale, sulle caratteristiche di un regime totalitario, e poi nello specifico sul senso profondo dell'emancipazione femminile, fino anche a riflettere sul senso dell'amore che in questo libro assurge al ruolo di valore inalienabile per l'essere umano. Anche se devo dire in questo romanzo viene principalmente narrata una storia, la parte di sintesi e riflessione è lasciata pricipalmente al lettore, l'autrice non trasmette granché il suo punto di vista, nè da mai veramente la sua "lezione". Questo elemento poi è valutabile a seconda dei gusti del lettore: a me per esempio sarebbe piaciuto di più avere dei momenti di pausa e riflessione maggiore. Spesso avevo l'impressione che tutto scorresse via senza essere adeguatamente processato e metabolizzato.

I contro: La protagonista ha un'indole remissiva e apatica. Forse è così perché la situazione che vive porta all'annullamento della propria personalità. Forse gli è semplicemente uscita così. Purtroppo non crea molta empatia. La narrazione , come accennato all'inizio, ha una struttura intricata in cui il racconto del contesto non viene affrontato all'inizio ma inserito in maniera sparpagliata nel romanzo (il testo inizia come se il lettore già conoscesse tutta la situazione). Il che è sì originale, ma crea un po' di confusione. Dopo 200 pagine ancora non avevo un quadro chiaro e inoltre non era successo praticamente nulla. La trama purtroppo non decolla nemmeno nelle restanti 200 pagine, tanto che parlerei più che altro del racconto di una certa fantasia distopica in cui la vicenda personale della protagonista è solo un pretesto.
Antonio IppolitoAntonio Ippolito wrote a review
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Narrato al tempo presente in prima persona, offre così in presa diretta the daily life in an all-controlling sociey, regressed to the strictest puritanism, born of an un told civil strife (SF readers will recognize a setting similar to the one in The lovers by PJFarmer). Flashback by flashback, the narrating I tells us of her daughter’s abduction (just three years before, when she was 5), and constantly of her training as a handmaid.
Handmaiden are a sort of fertile concubines for the Commanders, the ruling class, whose wives have not proved able to beget.
The story is female and feminist, centered as it is on meaningful details of daily routine, the petty disputes (which might become anyway fatal) between the women in the household (the Wife, the Handmaid, the laborious Marthas); the longing for the past; suppressed desire.
Tellingly, nothing is told us directly of her relation with the Commander, whom she can’t neither love nor hate; nor about what actually led to this state of things.
With double-edged sarcasm more than irony, she recalls the times when women’s lives were dangerous, because they were not protected. Violence is ubiquitous, but subdued from her point of view: Doctors practising abortions are hanged; Handmaiden not conceiving are eventually taken “elsewhere”, maybe “to the Colonies, or with the Unwomen”; even a condiscipule who wets herself during lessons is taken elsewhere, punished and then will spend the night moaning in her army cot, but her roommates will not know what was inflicted to her.
Comparison with 1984 is correct, in that we are shown a society where control is capillar: everybody could be an Eye. Though small-scale corruption is often present, and the protagonist wonders what did they trade for those cigarettes..
This society is modeled after Biblical tenets, though warped (the Beatitudes are mentioned, but the narrator acknowledges that “those who are silent” is an addition; elsewhere she suspects alterations, though cannot be sure); references are quite sophisticated, i.e. the grotesque ceremonies of making love and giving birth, where the Handmaid is “replicated” by the Wife, are inspired by the story of Jacob, Rachel and her maid in the Genesis: not by the far better known episode of Abraham, Sara and her maid Agar.