The Hate U Give
by Angie Thomas
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Starr si muove tra due mondi: abita in un quartiere di colore dove imperversano le gang ma frequenta una scuola prestigiosa, soprattutto per volere della madre, determinata a costruire un futuro migliore per i suoi figli. Vive quasi una doppia vita, a metà tra gli amici di infanzia e i nuovi compagni. Questo fragile equilibrio va in frantumi quando Starr assiste all'uccisione di Khalil, il suo migliore amico, per mano della polizia. Ed era disarmato.
Il caso conquista le prime pagine dei giornali. C'è chi pensa che Khalil fosse un poco di buono, perfino uno spacciatore, il membro di una gang e che, in fin dei conti, se lo sia meritato. Quando appare chiaro che la polizia non ha alcun interesse a chiarire l'episodio, la protesta scende in strada e il quartiere di Starr si trasforma in teatro di guerriglia. C'è una cosa che tutti vogliono sapere: cos'è successo davvero quella notte? Ma l'unica che possa dare una risposta è Starr.
Quello che dirà - o non dirà - può distruggere la sua comunità. Può mettere in pericolo la sua stessa vita.
Un romanzo importante. Una voce straordinariamente autentica. Un travolgente caso editoriale.

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31
NemseckNemseck wrote a review
12
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Di quei libri che ti danno occhiali per vedere le cose in maniera diversa
First step: il libro mi è stato consigliato e mai consiglio posso dire essere stato più gradito, esattamente trenta nanosecondi dopo aver chiuso l'ultima pagina. Second: a volte per capire le cose, per provare ad entrare in una dimensione diversa delle prospettive, non c'è niente di meglio di una storia. Che lo sai che è una storia, ma che è così ben raccontata e verosimilmente calata nella realtà, che alla fine diventa solo un mezzo al servizio di un messaggio.

E qui, ladies and gentlemen, il messaggio è potentissimo. Quel genere di sconvolgimento sinaptico che ti manda in cortocircuito i pensieri, perché con le parole ti fa calare in una realtà completamente diversa, vissuta da chi ha una pelle che non è quella del tuo pantone-color, e in un batter d'occhio ti ritrovi coinvolto in una vicenda che ti si piazza lì sulla bocca dello stomaco. E ci rimane, e so già che ci rimarrà per qualche giorno.

Angie Thomas dà vita a Starr Carter, una sedicenne afroamericana che vive nel "ghetto" immaginario di Garden Heights ed è divisa fra una vita immersa nel cuore e nelle vicende della sua comunità e una che la vede frequentare una scuola privata "da bianchi", dove è un'altra persona. Starr vive le contraddizioni e i problemi di una normalissima adolescente, ma si trova sulle spalle due fardelli importanti, di quelli che, per capirci, come minimo ti garantiscono un abbonamento lifetime a Amazon-strizzacervelli-prime. Assiste alla morte, per mano di una gang, di una sua amica d'infanzia e poi, in perfetto stile "American Police", a quella di un suo caro amico, con cui si trova in macchina e che ad un fermo della polizia fa cose che assolutamente non si dovrebbero mai fare, tipo chiedere "perché mi state fermando?" e non rimanere perfettamente immobile mentre ti dicono "hai un fanale rotto". Tutte quel genere di cose tremende che negli USA se sei afroamericano valgono minimo tre buchi di pallottola in pancia. To-serve-and-protect. Hashtag #ciaone.

Questo avviene subito, a inizio libro, quando ancora stai cercando di capire che tipo di storia ti attecchirà addosso. E la Thomas allora ti lancia subito così, de botto, questa cappa di ingiustizia viscerale che ti senti crescere sfogliando pagina dopo pagina. Perché se la morte di Khalil diventa il trigger degli eventi, questi eventi si inseriscono in un microcosmo sì finzionale ma perfettamente verosimile, che ti trascina per le orecchie nei meandri di un proto quartiere-nero ammeregano. In tutte quelle sfaccettature che partono dalle gang che si sfidano per il controllo dei territori, passano per i giovani che come prima prospettiva trovano sistematicamente prima sempre quella di una strada sbagliata piuttosto che di un'alternativa costruttiva e cercano di spiegare le radici e l'origine di quella rabbia che molte volte si è vista e si vede esplodere quando qualche poliziotto, solitamente bianco, decide di "servire e proteggere" in maniera, diciamo, creativa.

The Hate U Give è un libro bellissimo. Lo è non solo perché è scritto bene e in maniera coinvolgente, lo è perché getta un ponte verso chi, come me, non ha proprio i riferimenti socio culturali per poter capire certe cose. Perché mi è sempre stato sul cazzo pensare che per supportare e dimostrare di capire un qualcosa bastasse, basti, mettere la propria immagine di profilo social con un bel quadrotto "nero". Perché essere afroamericano in un paese come gli USA è un qualcosa che solo un afroamericano può comprendere, può provare a raccontare e ha, sopratutto, il diritto di raccontarlo con le parole che meglio reputa opportune. In questo sento di dire un grossissimo grazie ad Angie Thomas, perché con una storia, con una finzione che purtroppo troppe volte diventa la replica di una cruda realtà di fatti di cronaca quotidiana, prova a darmi degli spunti per entrare in una dimensione che non posso conoscere e per quanto mi sforzi, viene difficile immaginare provenendo dalla realtà cui appartengo.

Il libro ovviamente lo consiglio fortissimo e fra parentesi, per essere l'esordio di una scrittrice, sticazzi che roba.

rossettimarco.com/2021/03/angie-thomas-the-hate-u-give
PollapollinaPollapollina wrote a review
01
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00
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Tacco12 - per RFS
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Starr ha sedici anni, vive a Garden Heights, è iscritta alla Williamson Prep, ha un fidanzato e una famiglia che la amano.

Fin qui tutto normale vero? Ebbene non lo è per nulla, credetemi.

Starr è giovane, ma nel corso della sua breve vita ha già dovuto assistere all’assassinio della sua amica Natasha, colpevole solo di trovarsi nel posto sbagliato, al momento sbagliato.

Di che luogo sto parlando? Ma di Garden Heights naturalmente, un quartiere abitato prevalentemente da persone di colore, dove le gang dettano legge.

Starr ama ed è amata incondizionatamente dalla sua famiglia, ha un fidanzato bianco (Chris), un padre ex detenuto che crede fermamente nell’orgoglio nero e una madre determinata a costruire un futuro migliore per i suoi figli e che, proprio per questo, è disposta a fare mille sacrifici per permettere a lei e al fratello Seven di frequentare una scuola prestigiosa.

Quello di Starr è un equilibrio precario che viene meno nel momento stesso in cui assiste all’uccisione dell’amico Khalil, per mano di un poliziotto.

La paura spinge lei e la famiglia a nascondere il ruolo della ragazza nella vicenda fino a quando, diviene chiara l’intenzione della polizia di insabbiare l’accaduto, arrivando a denigrare una povera vittima (descrivendola come uno spacciatore poco di buono).

L’evento diventa quindi la causa di una protesta sociale che trasforma il quartiere in un teatro di guerra.

Khalil può aver fatto scelte sbagliate, la vita lo ha forse erroneamente portato a pensare di non avere altra scelta, ma quella sera era disarmato e non ha fatto nulla per meritare la morte.

Starr prende coscienza della realtà: farsi avanti e denunciare l’accaduto renderà certamente giustizia al suo amico ma potrà anche mettere a repentaglio la sua stessa vita.

Cosa deciderà di fare?

“Avere coraggio non significa avere paura, Starr” mi sussurra. “Significa andare avanti anche se si ha paura. Ed è proprio quello che stai facendo tu.”

Starr è ironica, dolce, scherzosa, determinata, arrabbiata, timorosa, coraggiosa… ho adorato ogni singola sfumatura di questa giovane donna.

Ma non solo la protagonista, anche gli altri personaggi che girano attorno al suo mondo sono ben descritti (Big Mav, Lisa, Seven, Kenya, zio Carlos, Chris…), pagina dopo pagina, ci si affeziona un po’ a ognuno, alla loro storia e all’affetto che li lega l’un l’altro.

La scrittura è veloce e scorrevole, l’autrice non ha la pretesa di imporre un pensiero, dà semplicemente degli spunti di riflessione che inducono il lettore a meditare, giungendo alle proprie considerazioni.

Non dico altro. Chiudo riprendendo il giudizio de The Huffington Post: “THE HATE U GIVE è un capolavoro.”… quindi non perdetelo!