Topeka School
by Ben Lerner
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Adam Gordon è uno studente dell’ultimo anno di liceo alla Topeka High School. La madre è una celebre autrice femminista, il padre ha il talento di convincere i ragazzi difficili a parlare e ad aprirsi. Entrambi lavorano in una prestigiosa clinica psichiatrica che ha attratto medici e pazienti da ogni parte del mondo. Il figlio è un campione nell’arte del dibattito pubblico, una disciplina agonistica in cui le parole sono armi fatali e ci si scontra al fuoco di argomenti e controargomenti fin quando non si lascia l’avversario senza fiato. Adam sogna di diventare un poeta ma al tempo stesso è riuscito a integrarsi nel branco e ha capito che non bisogna mai mostrarsi deboli per non soccombere nella brutale competizione dei giovani maschi. Tra i suoi amici c’è un ragazzo problematico, che ha deciso di aiutare accogliendolo nel suo giro. Ma il risultato sarà una catastrofe.

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FabioblogFabioblog wrote a review
03
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Non so se questo sia il romanzo del futuro. Di certo è figlio di questo tempo.


La scrittura per lunghi frammenti, per voci che si alternano, dentro un apparente disordine temporale è ormai un cliché della narrativa più cool dei nostri anni. Intendo quella che non prende per mano il lettore, ma lo investe di corresponsabilità nella saldatura della trama, nel sapore delle atmosfere e nelle personalità intricate dei personaggi. Forse la letteratura migliore in circolazione, in grado di scuotere il lettore, renderlo parte attiva, quasi un coautore.


Che sia di moda, non lo credo. In Topeka school c'è sia un che del minimalismo americano anni '80, che dell'ipertrofismo alla DFW. E c'è molto di una ricerca sulle forme contemporanee della narrazione, che troviamo nella celebrata Rachel Cusk e nella nostra connazionale (ma molto anglosassone) Claudia Durastanti.


Ma qui, in particolare, c'è un'esibizione d'intelligenza, così tipica di una compiaciuta borghesia intellettuale, ampiamente rappresentata nelle competizioni di retorica del brillante protagonista.

Non è un caso che il contesto sia quello stesso Midwest americano de Le correzioni di J. Franzen, altro autore di raffinate dinamiche psicologiche.


Crediamo nel potere della parola, sembra dire Ben Lerner, nella sua capacità di cambiare i destini degli uomini, quando diventa arte retorica. Eppure, questa forza è forse solo illusoria, poco più che esercizio e confronto di virtuosismi, destinata a infrangersi contro l'arroganza, nel più banale scontro tra genitori in un giardino per bambini.


Finalmente sottratta a un dovere morale, allora la forma romanzo si irrobustisce, votandosi alla bellezza che contiene in sé la verità. È l'arte per l'arte, è quel che Walter Siti, ultimo di una lunga schiera, ha tentato di spiegare in un pamphlet frainteso da tanti.







LudwigLudwig wrote a review
06
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L'America è un'adolescenza senza fine
Gran bel libro Topeka School! E grande scrittore è Ben Lerner che, con questo ultimo lavoro, si colloca a buon diritto accanto ai grandi della letteratura americana; e cito, non a caso, David Foster Wallace e Don DeLillo.
Non è semplice descrivere in poche righe un libro così complesso come Topeka School. Volendo semplificare fino al limite del consentito si potrebbe parlare di una storia familiare nell’America degli anni ’90. La storia di una coppia di intellettuali newyorkesi, entrambi psichiatri, trapiantati a Topeka (Kansas) per lavorare con la Fondazione, un centro sul disagio psichico all’avanguardia, non solo negli USA. I coniugi Gordon sono democratici, progressisti, ragionevoli; lei è una femminista di punta, scrittrice di successo, specializzata nel disvelare le strategie della sopraffazione degli Uomini (con la U maiuscola) ai danni delle donne. Lui è abile nel parlare con i ragazzi difficili, nel farli aprire, nel metterne in luce gli aspetti problematici. Poi c’è il figlio Adam, alle soglie del college, campione nelle gare di oratoria (arte molto praticata nelle scuole americane), impegnato a preservare gli inevitabili insegnamenti familiari di tolleranza e progressismo, ma senza rifiutarsi di sottoporsi ai riti di passaggio che caratterizzano i giovani borghesi statunitensi, quel misto si violenza, sessismo, machismo che li trasformeranno, appunto, in Uomini.
Come si intuisce subito, già dalla breve descrizione dei personaggi principali, questo è un libro dove si parla molto, dove il linguaggio supera la trama. I dialoghi sono potenti, colti, lunghi, ma non sono soltanto uno strumento per evidenziare le contraddizioni di una società che tenta di fare ordine attraverso le parole. Sono anche uno strumento per svelare le debolezze della borghesia, il suo classismo, la misoginia. Ed anche una sorta di termometro per misurare i cambiamenti della società, quei cambiamenti che porteranno al populismo trumpiano e che, a una lettura attenta, si possono qui vedere trionfare come in filigrana, mentre diventa sempre più difficile per le nuove generazioni intercettare la complessità del mondo che ci circonda. Manovra di accerchiamento non difficile se è vero, come ad un certo punto scrive Lerner, che “l’America è un’adolescenza senza fine”.
Mi soffermo appena sulla scrittura innovativa di Lerner, la raffinatezza della narrazione, la sua abilità nel muoversi per macro-scene, cioè per blocchi narrativi ognuno dedicato ad uno dei tre personaggi principali, evidenziandone la relazionalità intergenerazionale. Insomma, un libro davvero notevole e una scrittura innovativa che (almeno a me) incuriosisce molto per i suoi possibili futuri sviluppi.
SilviaSilvia wrote a review
03
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Klaus scherzava sempre; Klaus non scherzava mai: sotto la sua ironia c'era il senso dell'essere sopravvissuto, o l'assurda ipotesi che qualcuno possa mai sopravvivere, pur continuando a respirare, o l'assurda idea che dopo il pollaio, dopo i lager, il linguaggio possa essere qualcosa di più che puro rumore. Una volta, alla mensa della Fondazione, lo vidi avvicinarsi al muro per raddrizzare il quadro leggermente storto di un girasole, opera di un paziente. In qualche modo - di nuovo mi venne da pensare al divo di un film muto - i gesti di Klaus dichiaravano che tutto questo era teatro; senza emettere suono, attirò gli sguardi di tutta la gente seduta a mangiare. Aveva ipercorretto la posizione del quadro: adesso pendeva troppo a sinistra; si grattò la testa; ci fu una breve risata; poi ipercorresse a destra, finse di on accorgersene, si aggiustò il cravattino, mimò la soddisfazione di sé, producendo altre risate; poi, come se solo le risate gli avessero fatto notare l'errore, si portò una mano al mento, riflettendo. Di colpo un dito indice scattò verso l'alto; invece di armeggiare ulteriormente con il girasole, si avvicinò agli altri tre dipinti (campanule, gerani, echinacee) appesi al muro e abbassò l'angolo sinistro finché tutte le cornici non furono ugualmente storte; tornò a sedersi fra gli applausi generali".

Ben Lerner, Topeka School, Sellerio, trad. Martina Testa

Hanno scritto, tra le altre cose, che il futuro del romanzo potrebbe essere questo. Se così fosse, non mi dispiacerebbe affatto.