Train Man
by Hitori Nakano
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Un ragazzo che si firma "Train Man" lancia un appello su un sito per conquistare una ragazza vista una sola volta in metropolitana. La community del forum più popolare del Giappone risponde in massa. Così, tra consigli sbagliati e incidenti di percorso, gli utenti si appassionano a una semplice stor... More

panapp's Review

panapppanapp wrote a review
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Numerosi fattori rendono Train Man un titolo di grande interesse. In primis quello semantico: è questo un romanzo? È questa letteratura? È questo un libro, o forse un «libroide» come dice Gian Arturo Ferrari? Il problema, apparentemente di lana caprina, è invece di fondamentale importanza, perché nel momento in cui un utente della BBS su 2channel ha avuto l'epifania di raccogliere in un unico testo tutti i post dedicati a un tot argomento, ha di fatto creato quello che potremmo chiamare un "romanzo ready-made", per parafrasare Marcel Duchamp: qualcosa che non era romanzo, ma che nel momento in cui è stato definito tale da qualcuno, immediatamente lo diventa.

Naturalmente un romanzo ready-made, come un qualsiasi altro romanzo, può essere di maggiore o minore qualità, e Train Man sorprendentemente ha una sua qualità: la narrazione fluisce con un ritmo sufficientemente sostenuto e avvincente da diventare qualcosa di più della mera trascrizione di eventi realmente accaduti e diventa rielaborazione creativa di quegli eventi, non foss'altro perché il compilatore anonimo ha selezionato quali post tenere e quali no, condizionando di fatto il lettore (per esempio, se avesse tenuto più post di insulti e meno di complimenti il tono sarebbe stato diverso).

In conclusione, Train Man è un testo decisamente più interessante che bello, ma nondimeno merita di essere letto se non altro per scoprire il mondo delle BBS giapponesi, che è un posto completamente altro rispetto alla realtà.

Nota sull'edizione italiana: la traduttrice Mimma De Petra ha fatto un lavorone, indipendentemente da alcune critiche che le si possono muovere, ha fatto veramente un lavorone. Tradurre migliaia e migliaia di post completamente scritti in uno slang per lo più inintelligibile a chiunque non frequenti 2channel è un'impresa quasi quasi paragonabile a tradurre il Genji monogatari. Detto questo, da numerosi dettagli qua e là si capisce che la De Petra non solo non è una frequentatrice di 2channel e forse non ha capito come funziona, e ok, ma deficita anche in vari temi di cultura pop giapponese, argomenti in cui invece bisogna essere ferratissimi per affrontare un testo del genere (il lettore otaku ben erudito troverà alcuni punti in cui da solo può ricostruire quale doveva essere il senso del testo giapponese). Un punto critico sono anche le varie espressioni tipo «Kita!» rese di volta in volta come «Evvai!» o «Ma vieni!»: una difficoltà comprensibile e difficilmente biasimabile. Infine, un punto su cui invece non si sarebbe dovuto intervenire sono i kaomoji, cioè le emoticon giapponesi: tutti i vari (゚∀゚) sono stati adattati come orrendi :-D e no, non è la stessa cosa, fra l'altro alcuni sono rimasti intatti quindi non si capisce perché alcuni sì e altri no.

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Numerosi fattori rendono Train Man un titolo di grande interesse. In primis quello semantico: è questo un romanzo? È questa letteratura? È questo un libro, o forse un «libroide» come dice Gian Arturo Ferrari? Il problema, apparentemente di lana caprina, è invece di fondamentale importanza, perché nel momento in cui un utente della BBS su 2channel ha avuto l'epifania di raccogliere in un unico testo tutti i post dedicati a un tot argomento, ha di fatto creato quello che potremmo chiamare un "romanzo ready-made", per parafrasare Marcel Duchamp: qualcosa che non era romanzo, ma che nel momento in cui è stato definito tale da qualcuno, immediatamente lo diventa.

Naturalmente un romanzo ready-made, come un qualsiasi altro romanzo, può essere di maggiore o minore qualità, e Train Man sorprendentemente ha una sua qualità: la narrazione fluisce con un ritmo sufficientemente sostenuto e avvincente da diventare qualcosa di più della mera trascrizione di eventi realmente accaduti e diventa rielaborazione creativa di quegli eventi, non foss'altro perché il compilatore anonimo ha selezionato quali post tenere e quali no, condizionando di fatto il lettore (per esempio, se avesse tenuto più post di insulti e meno di complimenti il tono sarebbe stato diverso).

In conclusione, Train Man è un testo decisamente più interessante che bello, ma nondimeno merita di essere letto se non altro per scoprire il mondo delle BBS giapponesi, che è un posto completamente altro rispetto alla realtà.

Nota sull'edizione italiana: la traduttrice Mimma De Petra ha fatto un lavorone, indipendentemente da alcune critiche che le si possono muovere, ha fatto veramente un lavorone. Tradurre migliaia e migliaia di post completamente scritti in uno slang per lo più inintelligibile a chiunque non frequenti 2channel è un'impresa quasi quasi paragonabile a tradurre il Genji monogatari. Detto questo, da numerosi dettagli qua e là si capisce che la De Petra non solo non è una frequentatrice di 2channel e forse non ha capito come funziona, e ok, ma deficita anche in vari temi di cultura pop giapponese, argomenti in cui invece bisogna essere ferratissimi per affrontare un testo del genere (il lettore otaku ben erudito troverà alcuni punti in cui da solo può ricostruire quale doveva essere il senso del testo giapponese). Un punto critico sono anche le varie espressioni tipo «Kita!» rese di volta in volta come «Evvai!» o «Ma vieni!»: una difficoltà comprensibile e difficilmente biasimabile. Infine, un punto su cui invece non si sarebbe dovuto intervenire sono i kaomoji, cioè le emoticon giapponesi: tutti i vari (゚∀゚) sono stati adattati come orrendi :-D e no, non è la stessa cosa, fra l'altro alcuni sono rimasti intatti quindi non si capisce perché alcuni sì e altri no.