Tre uomini in barca
by Jerome K. Jerome
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Divenuto ormai un classico della letteratura inglese, Tre uomini in barca racconta le avventure di tre scapoli nevrotici in vacanza sul Tamigi insieme ad un cane.

L'autore rivela gli aspetti più spassosi ed inattesi della vita quotidiana. Egli si limita a raccontare il mondo così com'è, mettendo in risalto assurdità e paradossi di alcuni atteggiamenti comuni e magari non da tutti osservati.

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AngelinaAngelina wrote a review
440
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Nostalgia
Le nebbie autunnali immettono nel mio corpo e nel mio spirito la frenesia di partire. Il viaggio per me è sinonimo di riso, di allegria. La sfolgorante, apparente, lenta morte degli alberi, il navigare delle foglie cadute nei corsi d'acqua, il cielo che si abbassa per rispecchiarsi meglio mi spingono ad andare. Non potendomi per ora muovere fisicamente, ieri sera sono partita in barca sul Tamigi con tre imbranati, indolente inglesi e con l'ineffabile Montmorency, il cane che tutti vorremmo avere: subdolo, coraggioso, affettuoso, delinquente. Il cane che gioca con i limoni fingendo che siano topi e ne uccide tre prima che il padrone riesca a riporli nel cesto. Il cane che, dopo attenta riflessione e osservazione contribuisce con un topo morto al minestrone dei viaggiatori.
Amando soprattutto l'arte di campeggiare, ho lottato con i tre avventurieri per montare la tenda e ho fatto finta di niente di fronte ai dispetti del bollitore. Ho bevuto il tè sulle sponde del fiume mentre il cadavere malinconico di un'Ofelia galleggiava sull'acqua. Ho visitato abbazie e un castello dove un re, mentre pranzava, disse: - Se la mia è una menzogna, possa questo pane soffocarmi.
Mangiò il pane e soffocò. Mi sono ristorata in un pub dove campeggiava un'enorme trota imbalsamata che tutti gli avventori affermavano di aver pescato. Poi la trota è caduta per terra ed era di gesso.
Ho riso moltissimo anche mentre dormivo sotto una tenda mezzo disfatta con un piede di George ficcato sotto il mento.
Credo che dovrei cambiare il titolo del libro: "Tre uomini in barca, per non parlar del cane e del lettore". Credo sia arrivato il momento di partire per davvero.
Manuela MazziManuela Mazzi wrote a review
03
Non da sbellicarsi, ma gradevole: un libro da compagnia
Forse proprio da sbellicarmi dalle risate, ecco: no. Ma è stata in ogni caso una lettura di svago più che piacevole e spensierata. Parlo del libro, o dovrei dire del viaggio di “Tre uomini in barca (per tacer del cane)” di Jerome K. Jerome.

LA TRAMA
Dati tre uomini un poco annoiati dalla routine, e forse pure stressati, per protagonisti il resto è tutta gag: questi, infatti, decidono seriamente di partire per una vacanza spensierata prendendo la via del Tamigi a bordo di una barca, non certo da marinai esperti. E tra piccoli incidenti e incontri imprevisti, chiacchiere e ricordi, bizzarrie meteorologiche e bicchierini di scotch, trascorreranno alla meno peggio, con scenette all’amici miei atto quindicesimo, in pensione, una vacanza che alla fin fine avrà almeno il pregio di poter essere narrata ai posteri.

OLTRELATRAMA
Ci sta un bel po’ di umorismo inglese, cioè di quelle scenette che anche se le capisci mica riesci sempre a riderci su. Perché sono un po’ classiche e alcune consumate (come potrebbe essere l’immaginarsi uno che scivola sulla buccia di banana; anche se nello specifico era il solito dito martellato al posto del chiodo, per dirne una), ma non è tanto malaccio soprattutto se si considera che è di fine Ottocento. La parte che mi è piaciuta di più resta il capitolo dedicato ai pescatori. Meraviglioso. Ma davvero. Ne riporto un pezzetto per rendere l’idea, sacrificando la parte delle “Citazioni”:
“Io, personalmente, non sono un buon pescatore. Vi fu un momento in cui dedicai molto tempo a questo sport e stavo facendo progressi, credo; ma un vecchio pescatore mi disse che non sarei mai diventato un campione e mi consigliò di rinunciare. Disse che io ero un lanciatore ottimo e che sembrava che ci fossi molto portato, oltre a possedere la necessaria pigrizia costituzionale.
Tuttavia egli era certo che come pescatore non sarei mai riuscito a nulla. Per insufficienza di immaginazione.
Disse che avrei potuto dare buoni risultati come poeta, o come scrittore di romanzi gialli, o come reporter o roba del genere, ma che per farsi un nome come pescatore del Tamigi occorre fantasia più fertile, maggior capacità di invenzione di quanto sembrassi possederne io.
Molta gente crede che tutto quello che occorre per fare un buon pescatore sia la capacità di dire facilmente le bugie senza arrossire, ma questo è un errore. La bugia semplice è sfrontata e inutile; l’ultimo dei principianti sarebbe capace di farlo. Il pescatore sperimentato lo si riconosce, invece, nei dettagli circostanziali, nei tocchi di abbellimento e di verosimiglianza, nell'espressione di persona scrupolosa, quasi pedante e veritiera. “ ...e via di qui seguono un bel po’ di esempi incredibili (nel vero senso della parola).