Trilogia dello Sprawl
by William Gibson
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2035, o giù di lì. Un mondo popolato da avventurieri e lottatrici, prostitute e mercenari, schiavi della società di massa e delle droghe; soprattutto, un mondo dominato dalla tecnocrazia e dalla corruzione. È l'universo narrativo immaginato da William Gibson nella sua Trilogia dello Sprawl . In questo futuro non così lontano dal nostro presente, gli unici a opporsi allo strapotere delle multinazionali e della Yakuza sono i "cowboy della tastiera", anarchici e solitari, geni ribelli dell'informatica che passano la loro esistenza nella realtà virtuale del cyberspazio, intenti a carpire i segreti della matrice.

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6
A Guidi LippyA Guidi Lippy wrote a review
222
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La Trilogia madre del CyberPunk

Finalmente mi sono approcciato a di questa trilogia, scritta da William Gibson negli anni 80, considerata pietra miliare della branca della fantascienza, chiamata appunto: Cyberpunk.

Dopo una difficile lettura fatta con concentrazione e pazienza, mi sono ritrovato più volte ad avere il bisogno di rileggere alcune parti, ho finito il primo e più premiato romanzo dei tre (ha vinto il Premio Nebula nel 1984 e Premio Hugo nel 1985) ovvero: Neuromante (giudizio parziale:***1/2).

La trama è sfuggente e piuttosto complicata, si dipana oltretutto con uno stile di scrittura poco scorrevole, praticamente a salti, una storia non-lineare difficile da leggere tutta d'un fiato, ma probabilmente ha un’importanza secondaria, che serve più che altro a far da quinta alle molteplici descrizioni cupe e viziate delle città e degli ambienti nonché alle questioni etiche e filosofiche del futuro distopico creato dall’autore.

In breve, Il protagonista Henry Dorsett Case, è un "cowboy della rete” ovvero un hacker nella lingua gibsoniana, che viene reclutato per una misteriosa missione, forse mortale, da un oscuro personaggio di nome Armitage. In cambio gli viene offerta la cura per il suo sistema nervoso danneggiato, incapace di collegarsi al cyberspazio tramite gli appositi deck Ono-Sendai. A proteggere Case c’è Molly, una giovane combattente che ha nel fisico atletico e nella resistenza al dolore i suoi punti di forza. Anch’ella assoldata da Armitage.

Le vicende, violente e disperate, si svolgono in un mondo dominato dalla tecnocrazia e dalla corruzione in cui le multinazionali, le mafie della finanza e dell'elettronica possono tutto, un mondo attraversato da autostrade informatiche e hacker dai poteri cibernetici.

Tanti argomenti e storie, forse troppe, rese ancora più impermeabili dal gergo simil-informatico con cui cita oggetti e programmi sui quali, in oltre, da pochissime spiegazioni od informazioni.

Il loro funzionamento ed aspetto, a volte, mi sono sembrati oscuri o non del tutto chiari al giorno d’oggi con l’attuale sviluppo tecnologico, figuriamoci come saranno parse nel 1984 all’epoca della sua prima uscita!

Scrittore visionario e profetico, William Gibson: già in questa prima opera anticipa di qualche decennio la potenza della rete e le esperienze virtuali, praticamente creando un mondo che prima non c'era e ispirando molte opere successive (dal film “Matrix” al recente videogioco:” cyberpunk 2077”). Evoca innesti corporei e potenziamenti mentali, potenti multinazionali demoniache e onnipresenti al tempo stesso, intelligenze artificiali malvage, incubi e sogni che vengono resi reali dai chip e menti tenute in vita artificialmente in un Cd-ROM. Si notano rimandi alle opere di Philip K. Dick di cui l’autore pare costituire, per certi versi, una prosecuzione, dopo la sua prematura scomparsa nel 1982 e rimandi al noir - hard boiled di Raymond Chandler.

Alla fine questo primo libro risulta una lettura non facile e già potrei dire che l’intera trilogia è sconsigliatissima a chi non ama il genere. Inoltre non è detto che anche chi mastica science fiction, non l’abbandoni comunque, come pare risultare da altri commenti e recensioni che ho letto.

Aggiungo anche che probabilmente mi sono sfuggiti molti dettagli e livelli di lettura più profondi che eventualmente con una seconda lettura potrebbero emergere.


Giù nel cyberspazio (giudizio parziale:***).

secondo romanzo della Trilogia dello Sprawl. I temi trattati in questo sono i soliti già incontrati nel primo , con la presenza più marcata per la bionica e i cyborg, con inserti hardware nel corpo e software cerebrali che garantiscono nuove numerose abilità.

La lettura è stata qui, a tratti, più fluida forse perché ero già introdotto, nel mondo creato da Gibson, dal primo romanzo.

Anche lo sviluppo, sebbene diviso in tre filoni che si intersecano, appare più lineare.

Tra misteriose manifestazioni divine di divinità Woodoo che permeano il Cyberspazio e multimiliardari in cerca della vita eterna, la trama risulta procedere più chiaramente che nel precedente capitolo.


Monna Lisa Cyberpunk (giudizio parziale:***e 1/2)

Ambientato circa otto anni dopo Giù Nel Cyberspazio, è strutturato in maniera molto simile al secondo libro della trilogia con varie trame che si collegano tra loro fino a unirsi nel finale.

Ora, dopo la lettura dei precedenti romanzi, chi legge si è abituato allo stile e sa che ci saranno cose particolari e situazioni inaspettate. E come gli altri suoi libri, non è semplicissimo, ma mi e parso di notare un miglioramento nella caratterizzazione dei personaggi ed una miglior chiarezza nel racconto.

C'è comunque da dire che ll finale mi ha lasciato piuttosto perplesso.

In conclusione posso dire dire che pur non essendo testi facili, sono contento di aver concluso la lettura dell'intera trilogia.

RoxRox wrote a review
02
Neuromante.
Voto: 4/5
Ragazzi, che fatica.
Ho in un libro l’intera “Trilogia dello Sprawl” di Gibson ma per ora ho letto solo “Neuromante” e ci ho messo ben 21 giorni. Devo staccare un attimo con un altro libro (anche due) prima di riprendere.
Non so. Davvero non so se sia un capolavoro o una cagata pazzesca.
Forse è un capolavoro, tutto sommato, considerando che è stato scritto negli anni ‘80, quando le potenzialità di Internet erano ancora inesplorate.
Innanzi tutto, per chi non lo sapesse, “Neuromante” è il manifesto del cyberpunk, cioè quella branchia della fantascienza che si occupa, per dirlo a grandi linee, della connessione tra uomo e macchina.
Di che cosa parla il romanzo? Tracciare la trama è davvero difficile considerando che dopo la parola fine io non avevo ancora capito perché i cattivi fossero cattivi né che scopo avesse tutta l’operazione. Però in generale si può dire che il protagonista è Case, un cowboy cybernetico, ossia un uomo in grado di viaggiare nella Matrice, cioè un hacker, che viene assunto da un’Intelligenza Artificiale per una delicata missione.
È un romanzo estremamente visionario e secondo me Gibson si era sparato ben più della marijuana quando l’ha scritto, dato che sembra un trip allucinogeno, però senza dubbio è la fonte d’ispirazione per tutte quelle rappresentazioni del cyberspazio a linee blu in campo nero che si vedono nei film degli anni ‘80.
Il problema è che l’autore ha esattamente in testa ciò di cui sta parlando, ma non si cura di spiegarlo ai lettori; è lo “show, don’t tell” portato alla massima potenza.
Così si viene subito catapultati in un mondo fortemente oscuro e “giapponesizzato”, pieno di termini tecnici inventati, per seguire una trama inestricabile che ha in sé molto noir e hard-boiled (inizia e finisce in un bar malfamato, tanto per tirare fuori uno degli elementi da noir).
Mi è piaciuto? Boh, non saprei proprio dirlo, ma facendo una media oggettiva quattro stelline arrivo a dargliele. Di certo è una lettura imprescindibile se si vuole conoscere la fantascienza.

Giù nel cyberspazio
Voto: 4/5
“Giù nel cyberspazio” è il secondo capitolo della Trilogia dello Sprawl di William Gibson, che è un po’ il manifesto del cyberpunk.
Titolo originale è “Count Zero”, cioè Conte Zero, a indicare il nome di battaglia del cowboy protagonista di questo secondo capitolo, Bobby Newmark. Dove per cowboy intendo, per chi non lo sapesse, “persona in grado di viaggiare nel cyberspazio”.
In realtà i protagonisti sono tre e la trama si suddivide in tre filoni che si riuniscono alla fine.
L’ho trovato molto più lineare e semplice rispetto a “Neuromante”, sebbene anche qui certi pasaggi della trama mi siano sfuggiti. Ma in fondo non è importante, perché la storia ha rilevanza fino a un certo punto in Gibson. Quello che più conta, secondo me, è la sua capacità di fondere gli elementi cyberpunk – che peraltro dimostrano una potenza immaginifica enorme – con vicende e ambientazioni da hard boiled. In “Giù nel cyberspazio” questo riesce ancora meglio che in “Neuromante”.
A parte l’indiscussa qualità di Gibson come autore – è capace di dipingere scene con pochisisme parole – credo di poter dire che questi romanzi sono proprio il prototipo del thriller futuristico.
Sarebbe un’eresia sostenere che Ridley Scott è stato influenzato da Gibson nel girare “Blade Runner”? Del resto “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” può essere considerato l’archetipo del cyberpunk, perciò vedete che tutto si dipana all’interno dello stesso filone narrativo.
Se volete approcciarvi alla Trilogia dello Sprawl vi consiglio comunque di partire da “Neuromante”. I romanzi possono essere letti anche in maniera distinta l’uno dall’altro perché hanno un capo e una coda, ma nel secondo ci sono importanti riferimenti al primo.