Tutte le poesie
by Konstantinos Kavafīs
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La fama di Konstandinos Kavafis (1863-1933), uno dei maggiori poeti del Novecento, è stata fino ad oggi affidata quasi esclusivamente a 154 poesie, tra le quali troviamo ad esempio i versi di Itaca o quelli di Aspettando i barbari. Sono le poesie che Kavafis aveva destinato alla pubblicazione, sottr... More

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Le loro azioni [degli uomini n.d.r.] producono opere che possono essere distinte in due categorie, opere di immediata utilità e opere della bellezza. Il poeta realizza quest’ultime.
Kavafis, di cui avevo letto poco e niente, in questo splendido volume che raccoglie Tutte le poesie uscito per l’editore Donzelli ci racconta della sua comunità greca, della sua Alessandria, dalla Grecia mitica sino al periodo Bizantino. Kavafis è un simbolista che arriva a drammatizzare la poesia per reinventarla e rinnovarla in modo prorompente. Riporto uno stralcio dalla Postfazione a cura di Paola Maria Minuccia che ben scandaglia e dà al lettore la cifra stilistica e umana che il lettore attraversa in tutte le 673 pagine.
«Le parole (segreto), (sepolto) sono – credo – tra le parole chiave della sua poetica, e insieme danno il senso della particolarità editoriale con cui Kavafis faceva circolare i suoi testi. […] Credo che non sia esagerato affermare che nel senso di esclusione che si respira in molte poesie di Kavafis sia da intravedere un segno della sua omosessualità e insieme il disagio a esprimerla. Di fatto dovremmo arrivare al 1911 perché possa scrivere liberamente poesie omoerotiche, anche se uguali disagio e impossibilità sono già espressi fin dal 1904 in versi rimasti relegati nelle Poesie segrete. […] Un altro aspetto che stupisce in Kavafis è che, nonostante arrivi alla maturità poetica tardi, fin dai primi anni della sua produzione è cosciente di essere un poeta che guarda al futuro. Più tardi sarà lui stesso a sostenere che Kavafis è un ‘poeta del futuro’, una frase dettata dalla consapevolezza che un giorno la sua opera si sarebbe imposta come grande poesia e non solo nel ristretto ambito neogreco».

Queste sono le poesie che più mi hanno colpito:

Per Ammonis, morto a 29 anni, nel 610

Rafail, ti chiedono pochi versi
per l’epigrafe del poeta Ammonis
Versi di buon gusto e fini. Tu saprai,
sei la persona giusta, scrivere come si deve
del nostro poeta Ammonis.

Certo, parlerai delle sue poesie –
ma parla anche della tua bellezza,
della sua bellezza gentile che abbiamo tanto amato.

Sempre bello e musicale è il tuo greco.
Ma ora vogliamo tutta la maestria della tua arte.
Il nostro dolore e amore passano in una lingua straniera.
Versa nella lingua straniera le tue emozioni egizie.

Rafail, scrivi i tuoi versi così
che racchiudano, sai, la nostra vita,
e il ritmo e ogni frase dicano
che di un alessandrino scrive un alessandrino.

Da Poesie 1916-1918

Desideri

Come corpi belli morti, mai raggiunti dalla vecchiaia
e chiusi, piangendo, in splendidi mausolei,
con rose sul capo e gelsomini ai piedi –
così sono i desideri passati
e mai realizzati, senza una sola notte,
né un mattino luminoso, di piacere.

Da Poesie 1916-1918

Le anime dei vecchi

Dentro i loro corpi logori e sfiniti
dimorano le anime dei vecchi.
Che pena fanno così provate,
stanche della grama esistenza che trascinano.
Che paura hanno di perderla e che le vogliono,
povere anime confuse e incoerenti,
– tragicomiche – che dimorano
dentro quei corpi logori e stremati.

Da Poesie 1916-1918

Somma

Non sto a considerare se sono felice o infelice.
Ma una cosa penso sempre con gioia –
che nella grande somma (la somma che odio)
che tanti numeri contiene, io non sono una
delle tante unità. Nel risultato finale
io non ci sono. E questo già mi basta.

Da Supplemento III [1933?]

Bacchica

Stanco dell’instabilità seduttrice di questo mondo,
nel mio bicchiere ho trovato la pace;
e vita e speranza e ogni desiderio in lui ripongo:
datemi da bere.

Qui, lontano dai tormenti e dalle pene della vita,
mi sento un marinaio scampato a un naufragio
ormai in salvo sulla nave al sicuro nel porto.
Dammi da bere.

Oh sano fuoco del vino, tu allontani
ogni freddo influsso: non mi sfiora il gelo
dell’invidia né della vergogna,
dell’odio o della calunnia:
datemi da bere.

Non vedo più la rude nuda verità.
Ho conosciuto una vita diversa e ho un mondo nuovo:
ora mi trovo nella vasta ragione dei sogni –
dammi, dammi da bere!

E se poi è veleno, e vi trovo l’amarezza
della morte, io nel veleno avrò trovato
felicità, gioia, piacere, ed esaltazione:
datemi da bere!

Da Poesia in prosa [1894?-1897?]