Tutti i racconti
by Javier Marías
(*)(*)(*)(*)( )(15)
Per la prima volta raccolti in italiano, tutti i racconti di Javier Marías, quelli che lui stesso, con la sua insuperabile e sulfurea autoironia, definisce «accettati e accettabili»

All Reviews

4
LudwigLudwig wrote a review
14
(*)(*)(*)(*)( )
Un seducente universo letterario
Trenta racconti, alcuni addirittura del 1968, altri abbastanza recenti; alcuni brevissimi, non più di cinque/sei pagine, altri che sfiorano le cinquanta pagine; alcuni scritti su commissione, altri sotto l’urgenza giovanile di mettersi alla prova con questo genere letterario. Tutto questo – e molto di più – in questa antologia di racconti di Javier Marìas che, finalmente, grazie ad Einaudi, vede la luce in Italia, un paese nel quale mancava una raccolta, che potremmo definire “definitiva” dei racconti dello scrittore madrileno.
Marìas ha curato personalmente la scelta dei racconti da inserire nella raccolta, suddividendoli in due categorie: quelli “accettati”, vale a dire quelli di cui ancor oggi non si vergogna e quelli “accettabili”; di questi ultimi si vergogna solo un pochino, ma non tanto di non sottoporli al giudizio dei lettori. E’ sottinteso che vi siano anche dei racconti “inaccettabili”, ma questi ultimi non sono inclusi nella raccolta. Evidentemente, aggiungerei.
Poiché si tratta di lavori pubblicati nel corso di molti anni, spesso d’occasione per giornali e riviste, ancora più spesso introvabili, questa raccolta di Einaudi è una ghiotta occasione per tutti gli estimatori di Marìas che possono così conoscere un altro aspetto del talento narrativo dello scrittore. Ma è anche una occasione offerta ai “neofiti” per conoscere attraverso una forma breve quelli che sono i temi, le suggestioni, gli stilemi narrativi di uno scrittore che non è loro ancora congeniale ma che, dopo questa lettura, potrebbe appassionarli e invogliarli alla lettura di lavori più ponderosi: penso, ad esempio, a Domani nella battaglia pensa a me o, al più recente, Berta Isla.
I temi, i personaggi, le atmosfere, il ritmo narrativo spesso pieno di tensione, sono quelli propri di Javier Marìas: incontreremo delinquenti di mezza tacca, fantasmi pertinaci, uomini comuni dalle fantasiose ossessioni, misteriosi medici di notte, padrini che odiano il loro pupillo. Il linguaggio è sovente ricco, ridondante, dal ritmo a volte ipnotico; talaltra secco come una fucilata, veloce nel giungere ad un improvviso ribaltamento narrativo, quando la fine della vicenda giunge inaspettata e spiazzante.
Non sono racconti che si dimenticano facilmente: una storia, una frase, un personaggio, possono restare impressi nella memoria a lungo e farci rimuginare su quale sia lo snodo narrativo che così ci ha colpiti.
Ed ora, contravvenendo in parte ad un impegno che avevo preso con me stesso nell’iniziare questa recensione e, cioè, che non avrei parlato in dettaglio di nessun racconto, voglio almeno citarne uno: si intitola Portento, maledizione. Fa parte dei racconti “accettabili” (troppo severo con se stesso Marìas) ed è sicuramente uno degli esempi più godibili e raffinati delle straordinarie capacità narrative di questo scrittore.