Ultimo parallelo
by Filippo Tuena
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Gli esploratori vogliono essere i primi a raggiungere il Polo Sud. Hanno lanave carica di tutto quello che occorre per un'impresa temeraria in un climaimpossibile: pellicce, racchette, cani, slitte, pony, provviste, macchinefotografiche, cineprese, quaderni su cui annotare ogni particolare, e persinoun

Ubik's Review

UbikUbik wrote a review
18
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“…l’inadeguatezza del racconto dei mortali”

L’idea che rende particolare e per certi versi geniale questo libro sta nella scelta del narratore, scelta che, per affrontare un tema drammatico e già noto a grandi linee al lettore, evita sia l’approccio distaccato della terza persona sia l’eccessiva licenza di appropriarsi, assumendolo come io narrante, del punto di vista di uno dei protagonisti.

Durante tutto il racconto il lettore non può evitare di chiedersi chi sia in effetti colui che parla in prima persona, alternandosi a brani di lettere, esposizioni di dati tecnici e scientifici, riproduzioni di foto rimaste miracolosamente intatte, dialoghi spezzati, diari postumi o di testimoni sopravvissuti .

Ma infine non sembra esserci una risposta univoca a questo interrogativo. Eppure fin dal prologo, Filippo Tuena aveva riportato le testimonianze di esploratori di questa ed altre spedizioni nei ghiacci polari (che ispirarono anche la poesia di T.S.Eliot) nelle quali si menziona la sensazione quasi paranormale di “una presenza” impalpabile e misteriosa che marcia accanto all’esausto camminatore nel biancore assoluto circostante. Un fantasma? La morte? Il prodotto della mente delirante nella perdita di punti di riferimento di un paesaggio uniforme?

Tuena dà voce a questa presenza e questa intuizione narrativa permette di assumere un’inquietante partecipazione diretta, e quindi intrisa di particolare intensità, alla catastrofe progressiva che si svolge sotto i nostri occhi, velata tuttavia da una sensazione di irrealtà, come il sogno di un esploratore norvegese premonitore di una foto che non è ancora stata scattata.

Dietro a tutto questo, su cui mi sono soffermato perché molto mi ha colpito, sta la vicenda storica che tutti più o meno conosciamo: l’esplorazione verso il Polo Sud, la sfida con la spedizione di Amudsen e la strage della spedizione di Scott sulla via del ritorno. Un’esplorazione effettuata con l’ausilio dei mezzi inadeguati di oltre un secolo orsono, durante mesi e mesi di marce forzate per centinaia di miglia fra i ghiacci, i crepacci, le slitte tirate a mano, il terribile e furioso blizzard che imperversa, e quindi il corpo che va letteralmente in pezzi e la mente che perde contatto con la realtà nell’uniforme monocolore.

Poteva essere soltanto un interessante e avvincente romanzo storico, ma Tuena, scrittore che conoscevo solo di fama, riesce a farne qualcosa di superiore; scarta l’approccio poetico di Stefansson o la precisa contestualizzazione storica di Zweig (benché una solida documentazione traspaia da ogni pagina di “Ultimo parallelo”) e sceglie una strada audace ma originale per affrontare la materia regalandoci una delle opere più significative della narrativa italiana recente.
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“…l’inadeguatezza del racconto dei mortali”

L’idea che rende particolare e per certi versi geniale questo libro sta nella scelta del narratore, scelta che, per affrontare un tema drammatico e già noto a grandi linee al lettore, evita sia l’approccio distaccato della terza persona sia l’eccessiva licenza di appropriarsi, assumendolo come io narrante, del punto di vista di uno dei protagonisti.

Durante tutto il racconto il lettore non può evitare di chiedersi chi sia in effetti colui che parla in prima persona, alternandosi a brani di lettere, esposizioni di dati tecnici e scientifici, riproduzioni di foto rimaste miracolosamente intatte, dialoghi spezzati, diari postumi o di testimoni sopravvissuti .

Ma infine non sembra esserci una risposta univoca a questo interrogativo. Eppure fin dal prologo, Filippo Tuena aveva riportato le testimonianze di esploratori di questa ed altre spedizioni nei ghiacci polari (che ispirarono anche la poesia di T.S.Eliot) nelle quali si menziona la sensazione quasi paranormale di “una presenza” impalpabile e misteriosa che marcia accanto all’esausto camminatore nel biancore assoluto circostante. Un fantasma? La morte? Il prodotto della mente delirante nella perdita di punti di riferimento di un paesaggio uniforme?

Tuena dà voce a questa presenza e questa intuizione narrativa permette di assumere un’inquietante partecipazione diretta, e quindi intrisa di particolare intensità, alla catastrofe progressiva che si svolge sotto i nostri occhi, velata tuttavia da una sensazione di irrealtà, come il sogno di un esploratore norvegese premonitore di una foto che non è ancora stata scattata.

Dietro a tutto questo, su cui mi sono soffermato perché molto mi ha colpito, sta la vicenda storica che tutti più o meno conosciamo: l’esplorazione verso il Polo Sud, la sfida con la spedizione di Amudsen e la strage della spedizione di Scott sulla via del ritorno. Un’esplorazione effettuata con l’ausilio dei mezzi inadeguati di oltre un secolo orsono, durante mesi e mesi di marce forzate per centinaia di miglia fra i ghiacci, i crepacci, le slitte tirate a mano, il terribile e furioso blizzard che imperversa, e quindi il corpo che va letteralmente in pezzi e la mente che perde contatto con la realtà nell’uniforme monocolore.

Poteva essere soltanto un interessante e avvincente romanzo storico, ma Tuena, scrittore che conoscevo solo di fama, riesce a farne qualcosa di superiore; scarta l’approccio poetico di Stefansson o la precisa contestualizzazione storica di Zweig (benché una solida documentazione traspaia da ogni pagina di “Ultimo parallelo”) e sceglie una strada audace ma originale per affrontare la materia regalandoci una delle opere più significative della narrativa italiana recente.

Comments

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grazie ubik, bella recensione :)
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grazie ubik, bella recensione :)