Ultimo parallelo
by Filippo Tuena
(*)(*)(*)(*)(*)(194)

All Reviews

56 + 7 in other languages
zombie49zombie49 wrote a review
06
(*)(*)( )( )( )
Storia interessante, stile orrendo
Nel 1916 Ernest Shackleton con un compagno attraversò i monti della Georgia Australe in cerca di soccorso per i superstiti della nave polare “Endurance”. Durante la marcia i due uomini ebbero l’impressione che un’altra persona li seguisse, una figura evanescente creata dalle loro menti allucinate. Filippo Tuena immagina che questo fantasma incappucciato dal mantello bruno sia testimone del viaggio compiuto tra il 1911 e il 1912 da Robert Scott e la sua squadra di esploratori inglesi per raggiungere per primi il polo sud. Purtroppo il racconto diventa così confuso e poco credibile, scritto in uno stile pesante e involuto, con periodi di mezza pagina senza una virgola o segno d’interpunzione. L’argomento è interessante e affascinante ma Tuena, in uno stile con inutili pretese poetiche, fa un inventario dettagliato di tutte le provviste, descrive l’aspetto dei partecipanti, elenca perfino i nomi dei cani e dei pony. Gli inglesi hanno organizzato un’impresa faraonica, con moltissimi uomini e animali, difficili da sostentare in un clima estremo. I norvegesi di Amundsen, invece, viaggiano leggeri, con pochi uomini esperti, una muta di cani da slitta, calzano sci che consentono loro di coprire velocemente grandi distanze. Gli inglesi sono divisi in squadre: una resta al campo base, tre partono verso sud ma solo Scott con quattro compagni tenta di raggiungere il polo. Nessuno tornerà, ma lasciano una preziosa eredità: il diario del viaggio. In modo offensivo Tuena dice che la spedizione era destinata al fallimento, che gli uomini erano inadeguati, che Scott prese decisioni sbagliate. E’ l’ennesimo libro deludente sulle imprese polari, in cui l’autore, pur avendo materiale interessante come le fotografie, anziché attenersi ai fatti preferisce inventare una storia fantastica in cui s’intrecciano realtà e supposizioni che non consentono di distinguere la verità dalla finzione. Quando l’argomento è affascinante, non è necessario infiorarlo con trovate personali e gratuite.
ilsegretodelboscoilsegretodelbosco wrote a review
427
(*)(*)(*)(*)(*)
Sulle vicende legate alla corsa fra Scott e Amundsen per arrivare per primi al Polo Sud sono stati scritti centinaia di testi. Questo romanzo di Filippo Tuena tratta i fatti che accaddero dal punto di vista sfortunato, quello degli inglesi, e lo fa con la precisione della cronaca.
Racconta di Uomini che affrontano una spaventosa distesa di ghiaccio con venti e temperature terribili, vestiti in un modo che oggi ci appare così inadeguato, con giacche a vento di cotone, calze di lana messe una sull’altra, guanti di pelo di cane sotto i quali portano quelli di lana. E quei sacchi a pelo dove è impossibile dormire perché restano bagnati e dopo settimane sono diventati rigidi
Tutto si ghiaccia dentro un’immensa solitudine.
Una terra deserta in cui nessun dio abita, perché dove non vivono gli uomini non possono esistere dei.
Soltanto quel candore, in mezzo al quale si può provare solo una profonda nostalgia per i lontanissimi colori della natura, divenuti solo un ricordo.
Il miracolo delle foto giunte fino a noi, dopo mesi di abbandono delle pellicole nella tenda ghiacciata. Foto toccanti che restano indelebili nella mente del lettore, come quella che ritrae il capitano Scott, Cherry-Garrard e Wilson. I tre con le loro slitte sono lontani e Wilson, con un gesto malinconico, quasi a sottolineare il proprio destino, alza il braccio sinistro per un saluto che già sappiamo essere un gesto di addio.
Esistono un’infinità di addii da raccontare, ma questo ha qualcosa di ingenuo, quasi infantile eppure fatale.
Chissà se Scott fosse consapevole che i comandanti hanno qualcosa nel loro sguardo che li rende riconoscibili…
Tenevano diari, taccuini sui quali appuntavano le loro parole per gli altri, la famiglia, se stessi, raccontando un viaggio che era lo stesso per tutti, ma che nei singoli racconti si apre a mille storie diverse.
Quelle parole scritte raccontano un presente che era già un passato di mesi, tanti mesi per chi le avrebbe lette. Lo sapeva bene chi scriveva.
Preceduti, battuti dai norvegesi, alla fine quegli uomini possono prendere atto solo della loro sconfitta, sentendosi inutili e dispersi nel mezzo della distesa immensa e desolata di ghiaccio. Svuotati di ogni speranza, prosciugati delle loro forze.
Corpi martoriati dal freddo durante un viaggio di ritorno disperato, senza nessuna possibilità, sentendosi soli e distanti da chiunque avrebbe potuto portare loro aiuto e aspettando così la fine.
Chissà cosa devono aver sognato su quel ghiaccio quando chiudevano gli occhi, penso non ciò che desideravano per loro, ma le persone che sentivano già perdute, i volti cari, per questo appena svegli venivano presi dalla malinconia.
Seguirli è stato un po’ come osservare le loro immagini che svanivano, cancellate come i segni del loro passaggio sull’immensa distesa bianca. E riprendere queste pagine, di tanto in tanto, sarà un po’ rivederli ancora, come in quella foto in cui, uno dei tre saluta da lontano con quel gesto: un braccio alzato a segnare la distanza fra lui e l’infinito.
Mendel85Mendel85 wrote a review
929
(*)(*)(*)(*)(*)
To strive, to seek, to find, and not to yield.
Chi è il terzo che sempre ti cammina accanto?
Se conto, siamo soltanto tu ed io insieme
Ma quando guardo innanzi a me lungo la strada bianca
C’è sempre un altro che ti cammina accanto
Che scivola ravvolto in un ammanto bruno, incappucciato
Io non so se sia un uomo o una donna
Ma chi è che ti sta sull’altro fianco?


Alla fine, ma nemmeno troppo alla fine, già quando ci sei in mezzo fra pony, cani, tende, marce, cartine e ghiaccio, tanto ghiaccio, solo ghiaccio e neve, e quel vento che soffia gelido e vertiginoso, illimitato e senza confi­ni, non pensi più che sia solo un libro. Mentre lo leggi, è un’avventura, un’esperienza. Sei lì che spii. Come fossi in un diario intimo, dentro una confessione, la confessione di un’ombra che racconta.
Sei tu e la natura. Il biancore assoluto e le profondità notturne archetipiche. Quasi fossero, quest’ultime, elemento occulto ma persistente.
Come va a finire lo sappiamo fin da subito. La Storia già la conosciamo. il 17 gennaio 1912, Il capitano britannico Robert Falcon Scott, dopo un viaggio di 750 miglia attraverso le distese dell’Antartide, raggiunge il polo sud insieme a quattro compagni. Ma al loro arrivo trovano una bandiera nera attaccata a una stanga di slitta, in quella terra che assomiglia alla fine ultima del mondo. Scott aveva perso, gli inglesi avevano perso, il polo era dei norvegesi, di Amundsen. Ma non è di Amundsen che a Tuena interessa raccontare. Non è dei vincitori, che compaiono solo di sfuggita, questa storia. A Tuena interessano le pozze d’ombra della Storia. Scava nei personaggi assoluti, ne rileva le ambiguità, i tenebrosi lirismi. Una specie di incrocio tra Omero e Marco Polo e Plutarco. Non è un saggio, non è un romanzo, non è un racconto di viaggio, o meglio è tutte tre le cose. Con Ultimo Parallelo Tuena sfida le leggi della narrativa e le stravolge scrivendo un libro inclassificabile e ipnotico che rimette il lettore al centro. Una vicenda molte volte raccontata da storici e reduci, questa della spedizione di Scott, alla quale però Filippo Tuena infonde una profondità inedita e toccante. Il vero fulcro del racconto sta nell’intuizione che Tuena mutua dalle memorie dai sopravvissuti e, nel contempo, dalla trasposizione realizzata da T.S. Eliot in uno dei passaggi più memorabili della Terra desolata: è la manifestazione dell’«uomo in più», l'allucinazione che nel romanzo coincide con il punto di vista di un narratore spettrale e innominato, il testimone che nessuna delle molte fotografie scattate dagli uomini della spedizione – e puntualmente inserite da Tuena nella trama del romanzo – riesce mai a catturare.
Chi è il terzo uomo? Uno spirito del ghiaccio? Una divinità delle nevi perenni? La personificazione stessa della Morte? Oppure una metafora del lettore e dello scrittore, sempre destinati a essere l’uno per l’altro una sorta di indispensabile terzo incomodo,un modo per indagare una tragedia e silenziosa.
Scott e i suoi uomini hanno una missione, un’impresa, un sogno, un’ambizione, che poi è un’ossessione, un incubo, una solitudine: raggiungere il luogo che non c’è, un’idea di luogo, l’idea di un luogo, una metafora geografica, il cuore del deserto di ghiaccio. Raggiungerlo e piantarci una bandiera. Ma come si può conquistare il nulla? E infatti è il nulla a conquistare loro, se li prende e li trascina con sé. Muoiono. E passano alla storia. E la storia passa su di loro. Passando su di loro, inchiodandoli nel ghiaccio, li restituisce immortali.
Ultimo parallelo è viaggio e scoperta e ricerca verso l'ignoto, fuori e dentro di sè. Una epica minore che parla del limite e della frontiera che c'è in ogni uomo. Gli uomini di Scott sono sconfitti – dalla vita, dai loro fantasmi o dai loro princìpi, dalle ambiguità della Storia e dell’animo- ma la sconfitta non è causata solo dalla disparità delle loro forze rispetto alla vita e alle cose, ma anche dalle loro sotterranee e talora sordide inclinazioni all’autodistruzione, da una simpatia per l’ombra e la resa, una «disponibilità a non essere», una nostalgia della materia inerte, un desiderio di cancellarsi e di perdersi di cui noi tutti siamo attratti e vittime.

P.S: In conclusione non posso che ringraziare l'anobiano che mi ha fatto conoscere Ultimo Parallelo. Senza la sua superba recensione - che invito tutti a leggere - e senza il suo entusiastico suggerimento molto probabile che non mi sarei mai avvicinato ad un libro e ad uno scrittore - Tuena - che sono stati una autentica scoperta. Grazie Ale*es in viaggio fino al termine di Anobii !


Chiara WhiteChiara White wrote a review
115
(*)(*)(*)(*)( )
Il freddo è una di quelle cose che mi fa paura: l’idea di trovarmi a temperature glaciali mi disorienta. Eppure al freddo c’è un rimedio, basta coprirsi.

Probabilmente è vero. Ma forse ci sono temperature dalle quali coprirsi è comunque difficile, anzi, magari è impossibile se sei nel 1910 e stai cercando di raggiungere, per primo, il Polo Sud.

Questo libro è come una poesia, fatta di capitoli, brani, incatenati, una lunga ode alla spedizione inglese che guidò Robert Falcon Scott alla conquista del polo.

Fin da principio sappiamo che finì male, non solo Roald Amundsen, norvegese, arrivò prima per 3 sole settimane (avvisando della sua missione il rivale con un telegramma: “Parto per il Sud”), ma la spedizione non riuscì a tornare al campo base, morirono tutti.

Dove sta allora il fascino nel leggere questa avventura se dalle prime pagine sappiamo com’è andata?

Tuena ci accompagna passo passo sul pack, con i pony, i viveri e l’idea dell’impresa di Scott, in mezzo alle menti, ai timori, alle note, ai pensieri della truppa, per scoprire lentamente, passo a passo, cosa è successo. Come si sono logorati il corpo e le menti di questi uomini, come hanno cercato di sopravvivere in una natura ostile, tra blizard e ghiaccio.

La partenza, il folto gruppo di partecipanti che man mano si assotigliava in viaggio, lungo i vari campi impiantati via via come ancore di salvezza per il ritorno, la scelta del gruppo per l’impresa finale.

I loro diari, ritrovati nella missione di recupero che andò a cercarli mesi dopo, testimonia cosa abbiano vissuto, quale delusione sia stata trovare la bandiera nera di Amundsen, le tracce del passaggio di chi era arrivato prima di loro con cani e slitte, la fame sopraggiunta insieme al freddo ad annientarli. Eppure a sole 11 miglia c’era un punto di rifornimento che avrebbe potuto salvarli, ma non riuscirono a raggiungerlo… La scrittura di Tuena è intelligente, partecipe e attenta a seguire non solo i corpi, ma anche le menti, i turbamenti che devono aver attraversato quegli uomini.

Uno dei partecipanti alla missione sopravvisse per poi perire nella missione di Shakelton: il destino nei ghiacci.

Un sogno, il sogno di uno dei componenti della missione che si era fermato per decisione di Scott al campo perché non scelto per il pole party, vede la sconfitta degli inglesi e l’arrivo del norvegese quasi come una premonizione.

E un’ombra, un uomo in più li ha accompagnati in quel viaggio. Quell’ombra siamo noi, noi che leggiamo di quanto è successo, noi che ci chiediamo con quanto spirito si potesse partire per un viaggio simile, al limite delle possibilità umane, al limite del mondo, a quell’ultimo parallelo, per essere i primi conquistatori del nulla nel bianco.
it.wikipedia.org/wiki/Robert_Falcon_Scott
UbikUbik wrote a review
18
(*)(*)(*)(*)( )
“…l’inadeguatezza del racconto dei mortali”

L’idea che rende particolare e per certi versi geniale questo libro sta nella scelta del narratore, scelta che, per affrontare un tema drammatico e già noto a grandi linee al lettore, evita sia l’approccio distaccato della terza persona sia l’eccessiva licenza di appropriarsi, assumendolo come io narrante, del punto di vista di uno dei protagonisti.

Durante tutto il racconto il lettore non può evitare di chiedersi chi sia in effetti colui che parla in prima persona, alternandosi a brani di lettere, esposizioni di dati tecnici e scientifici, riproduzioni di foto rimaste miracolosamente intatte, dialoghi spezzati, diari postumi o di testimoni sopravvissuti .

Ma infine non sembra esserci una risposta univoca a questo interrogativo. Eppure fin dal prologo, Filippo Tuena aveva riportato le testimonianze di esploratori di questa ed altre spedizioni nei ghiacci polari (che ispirarono anche la poesia di T.S.Eliot) nelle quali si menziona la sensazione quasi paranormale di “una presenza” impalpabile e misteriosa che marcia accanto all’esausto camminatore nel biancore assoluto circostante. Un fantasma? La morte? Il prodotto della mente delirante nella perdita di punti di riferimento di un paesaggio uniforme?

Tuena dà voce a questa presenza e questa intuizione narrativa permette di assumere un’inquietante partecipazione diretta, e quindi intrisa di particolare intensità, alla catastrofe progressiva che si svolge sotto i nostri occhi, velata tuttavia da una sensazione di irrealtà, come il sogno di un esploratore norvegese premonitore di una foto che non è ancora stata scattata.

Dietro a tutto questo, su cui mi sono soffermato perché molto mi ha colpito, sta la vicenda storica che tutti più o meno conosciamo: l’esplorazione verso il Polo Sud, la sfida con la spedizione di Amudsen e la strage della spedizione di Scott sulla via del ritorno. Un’esplorazione effettuata con l’ausilio dei mezzi inadeguati di oltre un secolo orsono, durante mesi e mesi di marce forzate per centinaia di miglia fra i ghiacci, i crepacci, le slitte tirate a mano, il terribile e furioso blizzard che imperversa, e quindi il corpo che va letteralmente in pezzi e la mente che perde contatto con la realtà nell’uniforme monocolore.

Poteva essere soltanto un interessante e avvincente romanzo storico, ma Tuena, scrittore che conoscevo solo di fama, riesce a farne qualcosa di superiore; scarta l’approccio poetico di Stefansson o la precisa contestualizzazione storica di Zweig (benché una solida documentazione traspaia da ogni pagina di “Ultimo parallelo”) e sceglie una strada audace ma originale per affrontare la materia regalandoci una delle opere più significative della narrativa italiana recente.