Un cuore arido
by Carlo Cassola
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ElishebaezElishebaez wrote a review
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La freschezza di un tempo

Di Cassola avevo letto altri libri, molto differenti da questo "Un cuore arido".

Scritto nel 1961 e ambientato in Toscana nei primi anni '30, è la storia di Anna, ragazza appena diciottenne, che vive insieme alla sorella Bice con la zia, che le ha cresciute quando le due ragazze sono rimaste orfane. Le tre donne fanno le sarte e conducono una vita molto ritirata, scandita solo dalle stagioni della località di mare vicina a Cecina.

E' durante le estati che le due sorelle possono vivere un po' di socialità, frequentare la locale sala da ballo, conoscere ragazzi e intrecciare piccoli "flirt". Ma mentre Bice vive amicizie e relazioni con prudenza e senza lasciarsi andare, proprio Anna, cui viene rimproverato il "cuore arido" e il distacco dalle emozioni, è quella che si lascia trascinare dai sentimenti e dai sensi. Su tutti i sensi prevarrà, però, un senso di colpa, un sentirsi "impura", che le farà accettare la solitudine, anzi, gliela farà ricercare, anche quando riceverà una proposta di matrimonio.

Della scrittura di Cassola ho apprezzato il saperla adattare a un'epoca ormai lontana, creando situazioni e dialoghi tipici di tempi molto differenti da quelli che viviamo. Il pudore delle descrizioni, per l'epoca scabrose, i pensieri dei personaggi, le abitudini, tutto appare in una bolla congelata nel tempo e trasporta il lettore nel passato.

E' un libro non triste, malinconico sì, la figura di Anna è potente anche nell'accettazione pragmatica della propria condizione, della propria autoesclusione dal mondo dei sentimenti.

Gabriele VagliGabriele Vagli wrote a review
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Recupero dell’Arte
Il più bello tra i libri che ho finora letto di Cassola. Ottimo ritmo, fresco, incalzante, dalla felice inventiva; dialoghi maturi e ben compiuti sotto il profilo drammaturgico; riflessioni attente a partecipate, profonde.
Giovinetta insoddisfatta di sé e di un contesto di cui non si sente partecipe, Anna è uno spirito forte che avverte l’inconciliabilità tra come è e come gli altri la vorrebbero; la sua apparente aridità non è mancanza di sensibilità, ma inettitudine alla convenzionalità, a dover corrispondere all’immagine che di lei si fanno gli altri. La protagonista evolve poco a poco, acquisendo consapevolezza e tutelando la sua natura. Proprio perché non tradisce se stessa riesce piano piano a comprendere gli altri, ad aiutarli e a sacrificarsi per loro. La sua superiorità quasi ferina diventa superiorità spirituale. Così, la ragazza insofferente che cercava novità arriva a star bene dove è nata, a non aver desideri né rimpianti e a non temere la solitudine; e la sorella, completamente diversa da lei, riconosce che, tra tutti, Anna è l’unica a non avere il cuore arido.
Con lodevole artifizio narrativo Cassola, in maniera talmente delicata da risultare quasi inavvertito, accompagna allo sviluppo di Anna quello del suo paese, che in pochi anni -con i bagni messi a nuovo e con la nuova strada- passa, da amena ma anonima località di mare caratterizzata da improvvisati e precari stabilimenti balneari, a luogo turistico organizzato e proiettato verso il futuro.
Questo romanzo sancisce, tramite l’evoluzione di Anna, l’affermazione di libertà e di spontaneità di Cassola, che diventa così artista puro e completo, incurante della critica. La consapevolezza di Anna della sua “caduta “, del tradimento del sentimento puro per Mario con Marcello, simboleggia -si veda l’accenno nella nota introduttiva che cita l’autore- il ritorno alla poetica esistenziale dei primi lavori, dopo un decennio di romanzi nei quali l’impegno storico e politico era predominante: “m’ero costretto a procedere su un binario prestabilito [...] avevo adottato un procedimento naturalistico di narrazione, e il procedimento naturalistico sacrifica inevitabilmente l’immaginazione, cioè la vita stessa, perché un personaggio e una vicenda tanto più vivono quanto più nascono dall’immaginazione e solo da quella”.
AlegiaAlegia wrote a review
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Cassola, l'asceta della parola
“Amo la periferia più della città. Amo tutte le cose che stanno ai margini. Così, quand'ero soldato, sentivo la caserma solo vicino al muro di cinta, di fronte alla legna accatastata per la cottura del rancio, accanto ai lavatoi bagnati, gelidi nel crepuscolo”, diceva già un giovane Cassola in uno dei suoi primi racconti ed a questa intenzione programmatica lo scrittore rimarrà fedele per tutta la vita. La sua era la poetica del “sub-liminale” (da sub limen = sotto il limite), cioè di una coscienza profonda che afferra e attraversa l’esistenza aderendo profondamente ad essa, senza bisogno di vestirsi di orpelli o ammantarsi di sovrastrutture. Da qui uno stile narrativo limpido, ridotto all’essenziale ma intriso di poesia e, anzi, intensissimo nel suo lirismo poiché era nei fatti minuti, nel quotidiano che Cassola riconosceva il riflesso delle grandi ed inesauste “questioni” umane. Chi, munito di belle corazze ideologiche – si era negli anni ’60 e l’avanguardia letteraria voleva dettare le sue regole- lo definì sprezzantemente “Liala”, ad intendere che era un esangue sentimentale ( il Gruppo ’63 con Sanguineti in testa) non aveva capito o, meglio, s’era colpevolmente rifiutato di capire, che a quel tempo esistevano pochissimi scrittori italiani “di razza” che potessero vantare le stesse capacità di Cassola ( per scrittori “di razza” intendo coloro che avrebbero saputo trarre materia preziosa per il loro mestiere anche dalla vita “minore”, senza dover necessariamente ricorrere al supporto di ideologie politiche-economiche-sociali oppure al ricco ventaglio narrativo offerto dei grandi fatti della storia, soprattutto dai più recenti e dolorosi. Cassola fu un autore coraggioso, e un anticonformista, che pagò con l’isolamento un tributo molto alto, soprattutto nel momento in cui gli venne meno il sostegno di Italo Calvino. Il grande successo di pubblico, soprattutto legato ad alcuni romanzi (in primis “La ragazza di Bube” e, più in generale, tutta la sua produzione degli anni ’50 e ’60) non lo resero in alcun modo uno scrittore facile da comprendere e da giudicare, prova ne sia il continuo dibattito critico attorno alla sua figura e alla sua poetica pacatamente umanista, contemplativa ed esistenzialista che non gli impedì affatto, però, di schierarsi e di battersi con forza per la causa pacifista ed anti-nucleare. Io continuo a pensare a Cassola sia come ad un uomo – prima che ad uno scrittore – di limpida moralità sia come ad un asceta della parola. Detto ciò – e mi scuso della lunghissima premessa ma volevo, nel mio piccolissimo, restituire un po’ di giustizia ad un autore che merita solo plausi – “Un cuore arido“ è uno dei suoi libri più belli e in questa Anna , una delle molte Anne protagoniste dei romanzi di Cassola, l’autore si svela, donandoci un ritratto davvero indimenticabile di donna , fiera, indipendente ed onesta, tanto moderna che si fatica quasi a credere che la storia sia ambientata nella profonda provincia toscana degli anni ’30 del secolo scorso (pur senza nulla perdere in credibilità e in veridicità, leggere per credere !) . Non a caso Geno Pampaloni, recensendo “Un cuore arido“, riconosceva che Anna altri non era se non l’alter-ego dello stesso Cassola. Anna è tutto fuorché un cuore arido; è, invece, una bellissima persona, un cuore indomito e generoso, resiliente alla solitudine e all’ondivago mutare degli accadimenti della vita.
IlaryIlary wrote a review
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LaCittadellaLaCittadella wrote a review
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