Un cuore debole
by Fëdor Mihajlovič Dostoevskij
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Apparso per la prima volta nel 1848 sulla rivista Annali patrii (Otečestvennye Zapiski), Un cuore debole è uno dei romanzi giovanili di Fëdor Dostoevskij.
Il breve romanzo narra dell’amicizia tra due giovani, Vassia e Arcadio – colleghi e coinquilini – e in particolare del tentativo di Arcadio
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Elena80Elena80 wrote a review
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The Grand WazooThe Grand Wazoo wrote a review
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AlbeAlbe wrote a review
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Spoiler Alert
Un libro sulla felicità
è necessaria una mente sottile e un'anima sensibile per cogliere le sfumature dietro le vicende e i gesti delle persone. Dostoevskij, nuovamente, dimostra di possedere queste qualità, quando con la sua penna delinea, con la maestria narrativa con cui ci ha abituati, il susseguirsi inaspettato degli eventi. "Inaspettato" è la parola chiave: inaspettato è il coinvolgimento con cui si viene trascinati nel vivo di un racconto tanto breve, inaspettata è soprattutto l'evoluzione della storia del protagonista. Un uomo che possiede un buon lavoro, che divide l'appartamento con un amico con cui ha stretto un legame fraterno, raggiunge l'apice della sua felicità esattamente all'inizio del racconto, quando sente pronunciare il fatidico "si" dalla donna della sua vita. Cosa può andare storto?? "Questo" ho pensato subito "è in verità il finale del racconto, il suo epilgo, il lieto fine che ti fa trarre un sospiro di sollievo!". Invece è davvero, solo, l'inizio. Ed ecco ciò che è realmente inaspettato; questa è la storia di come un uomo può rovinare tutto il suo futuro, non, banalmente,prendendo decisioni sbagliate o commettendo qualche empietà. Figuriamoci, il nostro eroe è troppo buono per quello, eppure soffre. Il suo disagio si fa sempre più acuto e ossessivo, lui si chiude in se stesso, non vuole condividere questo fardello con nessuno. La sua pena si traduce in malattia, febbre e insonnia, eppure niente, non cede. Realmente io non ne afferravo il motivo, non mi capacitavo del perché a quest'uomo fosse sparito il mondo sotto i piedi in modo così repentino, proprio mentre tendeva la sua mano verso il cielo, a raggiungere quella felicità così agognata, così meritata. Quella che tutti sognano. All'improvviso tutto si fa chiaro: "Perché tu sei felice, vorresti che tutti, proprio tutti, diventassero di colpo felici. Ti fa male, ti riesce penoso, essere felice tu solo! Perciò vuoi adesso con tutte le tue forze essere degno di questa felicità e magari, a scarico di coscienza, compiere una qualche grande impresa.". Si può davvero arrivare a tanto?. "Si", ecco cosa, sinteticamente, dice Dostoevskij. Si può essere felice solo a patto che lo siano anche gli altri. Non è buonismo (anche se molti potrebbero scambiarlo per tale) è, secondo me, un difetto fisiologico delle persone, quello di rovinare tutto quando basterebbe tendere un po' più la mano verso ciò che vorremmo. Ma davvero lo meritiamo? Vassia si sentiva colpevole per questo di fronte a se, al punto da non poter tollerare un simile rimorso, che lo condurrà tristemente alla pazzia. Può la felicità essere un simile fardello? Ovviamente non so rispondere, però il dubbio è lecito. Viviamo in una società che a volte sembra edonista, mira al piacere per il piacere credendo di poterlo scambiare per felicità; quando poi si fanno i conti con la realtà, ci si accorge dell'inganno e si scorge la disperazione. A questo punto compare Vassia, non è nessuno, e per una casualità si trova ad ottenere ciò che chiunque vorrebbe. Cos'ha lui di diverso? Perché lui può? Cosa c'è di così eccezionale da non rendere ridicola questa vicenda? Leggetelo e scopritelo. Io ho capito semplicemente che la felicità non va cercata e che non ci sono meriti nel trovarla (entro certi limiti) ma credo di aver solo scoperto l'acqua calda (se fosse infatti qualcosa di così semplice Fedor non avrebbe perso tempo a raccontarcelo). In sostanza è una lettura coinvolgente e che consiglio caldamente.
Grazie per la lettura.
Tommaso A.Tommaso A. wrote a review
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LordDunsanyLordDunsany wrote a review
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Un piccolo Dosto..
Volumetto che ho ripreso dopo 15 anni dalla prima lettura, consumato con avidità, come una bibita rinfrescante. Si narrano le vicende di due inseparabili amici, Vasja Sumkov e Arkadij Ivanovic. Vasja scrivano presso Sua Eminenza Julian Mastakovic s'innamora, ricambiato, di Lizan'ka. Siamo alla vigilia di Capodanno e tutto sembra andare bene, solo che Vasja ha un lavoro, sembrerebbe urgente, da finire..

Scritto nel periodo della produzione giovanile, questo breve racconto apparve a metà del 1800. Qui il sommo russo ci propone una lettura gradevole, sebbene dal finale non felicissimo. Il parellelo potrebbe esser fatto tra Vasja e uno dei principali personaggi dell' "Idiota", Nastasja Filippovna; entrambi affronteranno un destino similare, fatto di dubbi e pazzia. In questo racconto, che al solito indaga finemente sugli aspetti psicologici di persone comuni, si analizza come non sempre siano eventi drammatici a scatenere reazioni inconsunte da parte dei protagonisti, ma possano essere anche elementi in assoluto positivi. Qui abbiamo un personaggio, Vasja, che non è in grado di regger la troppa felicità che gli è indotta dall'amore di/per Lizan'ka; si fa stupide paranoie, s'inventa di non esser capace di provare amore tanto quanto gliene viene dato. Si assiste ad una discesa rapida verso la pazzia; una fuga, insensata, dalla felicità, quand'essa è lì a portata di mano e ci viene donata gratuitamente, senza nulla volere in cambio. Storia che ancora una volta ci fa riflettere sulle sfaccettature dell'animo umano e in particolare sulla fissazioni, sbagliate, che certi individui hanno e che conducono all'incapacità di vivere serenamente i rapporti interpersonali. Non gli assegno un voto più alto semplicemente perchè è troppo corto ed anche poichè oggettivamente non è memorabile.

VOTO 6,5