Un cuore sleale
by Giancarlo De Cataldo
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Natale è vicino e, a poco a poco, il Pm Manrico Spinori si ritrova solo in una Roma fredda e umida. Una condizione troppo malinconica anche per un appassionato del melodramma come lui. Ma ideale per concentrarsi su un mistero che pare un autentico "giallo della camera chiusa". Quando il mare di Ostia restituisce il cadavere di Ademaro Proietti — palazzinaro di successo e personaggio di rilievo negli equilibri politico-economici della capitale — la prima ipotesi è che l'uomo sia annegato in seguito a una disgrazia, cadendo dal suo gigantesco motor yacht durante una gita con i figli e il genero. Eppure c'è qualcosa che non torna, un piccolo indizio che potrebbe richiedere per l'episodio una spiegazione diversa. È davvero così o è Manrico a essersi fissato? Magari si è lasciato suggestionare dall'abitudine a pensar male dell'impulsiva ispettore Cianchetti, il più recente acquisto della sua squadra investigativa. Stavolta nemmeno l'opera lirica, che da sempre lo ispira nella soluzione dei casi, sembra volergli venire in soccorso. L'unica certezza è che la famiglia del morto ha più di un segreto da nascondere. Del resto, e lui lo sa bene, quale famiglia non ne ha?

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Mariarita MarchettiMariarita Marchetti wrote a review
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AnnalisacampiAnnalisacampi wrote a review
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MercutioMercutio wrote a review
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gis55gis55 wrote a review
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BrontoloBrontolo wrote a review
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Un cuore sleale è la seconda indagine di Manrico Spinori, “il contino”, l’aristocratico sostituto procuratore melomane creato da Giancarlo De Cataldo. Un personaggio tranquillo e( quasi sempre) pacato, un investigatore in smoking e dai modi raffinati che piace proprio per il suo essere così diverso e originale. In questo nuovo capitolo della sua storia, che si colloca temporalmente un mese dopo l’indagine de Io sono il castigo, Spinori è alle prese con un caso delicato.
Ademaro Proietti, ricco e potente palazzinaro romano è scomparso in mare, apparentemente caduto dal suo lussuoso yacht dopo una nottata a base di carte e alcool. A denunciare il fatto sono due dei suoi quattro figli e il genero che erano a bordo con lui ma stavano dormendo al momento del fatto.
La questione è spinosa non solo per la caratura del personaggio, ma anche per questioni di competenza territoriale delle indagini. Quando, il giorno seguente, il mare restituisce il cadavere, i primi rilievi mostrano che Ademaro ha una contusione sulla nuca. Omicidio, colpo accidentale nella caduta? Un’intuizione e una macchiolina di sangue sono il punto di partenza per Manrico per risolvere il mistero , destreggiandosi non solo tra pochi indizi e parecchie reticenze dei personaggi coinvolti, ma anche tra grane tra sostituti procuratori per la titolarità del caso.
A coadiuvare Spinori la sua squadra tutta al femminile che ,dopo le frizioni e le diffidenze del primo libro, si va compattando. Su tutte spicca Deborah Cianchetti, dura, tatuata e un pelo coatta che, con questo suo fare spiccio, duro e deciso, contrasta decisamente con i modi più raffinati e un tantino antiquati del suo capo. Seguendo la passione del protagonista per l’opera, potremmo dire che mentre Manrico indaga sul mistero dal palco centrale, Cianchetti lo fa dal loggione. Entrambi hanno in comune la stessa voglia di “vincere”( all’alba vincerò, o anche prima) ma mentre per Spinori ogni caso è una sfida contro se stesso, per mettersi alla prova, per Cianchetti la risoluzione del caso è l’opportunità di far vedere quanto vale e di fare carriera. Le loro due visioni diverse e i modi opposti sono la chiave di volta del caso.
Per Manrico però non ci sono solo i problemi legati al lavoro, anche il cuore ci si mette. La sua storia con Maria Giulia, appassionata come lui di opera, stenta a decollare e nonostante la sua serietà e i suoi principi morali, il contino non rimane indifferente a Stella Dubois, il bel medico legale con tanto di tuta di pelle nera e moto potente che si occupa dell’indagine. E poi c’è anche un nuovo arrivo in procura che chissà…
A rovinargli le giornate ci si mette poi sua madre, aristocratica e dominatrice con la malattia del gioco, tanto fastidiosa per il protagonista, quanto simpatica per il lettore.
A fare da sottofondo a tutto il romanzo c’è sempre l’opera che funge sia da calmante che da stimolante perché è proprio ascoltando le arie che Manrico riflette e trova spunti per le sue indagini.
Secondo lui, infatti, non esiste situazione umana che non sia stata contemplata in un’opera lirica. Passioni, tradimenti, omicidi e vendette, tutto è già stato raccontato e quindi si può trovare la soluzione ai casi pescando nel melodramma, perché cos’è il delitto se uno dei risultati a cui può portare una passione?
E a questo pensiero riporta anche il titolo del libro? Di chi è il cuore sleale del titolo?
È di tutti i protagonisti, quasi tutti infatti disattendono l’amore del cuore, tradendolo e seguendo altri dettami. Compreso Manrico il cui cuore, forse, potrebbe abbandonare per un attimo l’opera per buttarsi sul rock…rombante