Un estraneo al mio fianco
by Ann Rule
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Questa è la storia di un assassino spietato, affascinante e carismatico, che a un certo momento della sua esistenza ha iniziato a uccidere e ha continuato a farlo per diversi anni, senza lasciare la minima traccia e tenendo sotto pressione la polizia degli Stati Uniti. Questa è anche la storia di una donna intelligente che, per professione, ha scelto di raccontare il dramma di chi ha avuto un'unica colpa: incontrare sulla propria strada un assassino. È la storia di un killer e della donna che ha capito, all'improvviso, di conoscere quel killer, di essere stata sua amica per molti anni e di avere avuto, per tutto quel tempo, "un estraneo al suo fianco".

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Da leggere senza pregiudizi
La storia di uno dei più efferati serial killer americani raccontata da una scrittrice che lo conosceva. È un libro che, se letto cercando di mettere da parte i pregiudizi, offre molti spunti di riflessione. Primo fra tutti: il serial killer è una persona. Una persona crudele, efferata, psicopatica, ma pur sempre una persona. Che agisce in maniera differente dalle persone "normali", ma anch'essa con una storia, una mente, una personalità, al pari di tutte le altre persone. La scrittrice è brava a mettere in luce l'apparente "normalità" di Ted Bundy, il suo essere intelligente e colto, la sua personalità complessa e brillante; senza per questo negare o sminuire l'orrore che perpetrava. Può una persona affascinante e piacevole, una persona che con il suo lavoro ha salvato altre persone, trasformarsi, nel segreto della sua vita privata, in un truce assassino senza che nessuno se ne accorga, capisca? La risposta è: sì, e la storia di Ted Bundy (e delle persone che gli erano vicine) ne è la prova. Il ritratto di Ted Bundy non è impietoso ma, anzi, molto generoso e per questo, a mio avviso, genuino.
Certo, il libro non è privo di quelle che ritengo pecche e che, per la maggior parte, si concentrano sulla persona di Ann Rule che emerge pagina dopo pagina. A tratti sembra quasi una delle innumerevoli "groupie" di Bundy, altre volte, invece, malgrado il continuo ribadire quanto lei fosse vicina e legata a Bundy, dà l'impressione di fingere interesse e amicizia pur di tenersi vicina a Bundy e avvantaggiarsi di questa situazione per scrivere un libro sensazionale e fare il big money; questo si fa evidente quando sostiene di trovare giusto che Bundy (cioè un suo caro amico) sia stato condannato alla sedia elettrica, e a me risulta tanto più fastidioso e sgradevole perché sono energicamente contraria alla pena di morte. Tuttavia, l'autrice è brava a non riversare sul protagonista il probabile e comprensibile orrore che prova per lui quando emerge che è un serial killer, e l'effetto (piuttosto straniante) che ne deriva è che fino a un certo punto (pur conoscendo la storia di Bundy) non volevo credere che Ted Bundy, il Ted della prima parte del libro, fosse proprio "Ted".
In definitiva un libro che mi è piaciuto molto perché mi ha dato da pensare; anche se scritto non benissimo e a tratti ripetitivo è un resoconto avvincente di una vita tragicamente sprecata.
zombie49zombie49 wrote a review
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Potremmo tutti avere un criminale al nostro fianco
Ted Bundy nasce nel 1946 in Pennsylvania da madre nubile, che poco dopo si trasferisce a Seattle e sposa Johnnie Bundy; Ted è uno studente dotato ma incostante. Ha una relazione con Stephanie, una ricca ragazza californiana, ma lei lo lascia. Sarà un’esperienza traumatizzante: tutte le sue vittime, infatti, avranno una somiglianza fisica con lei. Ann Rule, ex poliziotta giornalista di cronaca nera, conosce Ted come collega di lavoro a un “telefono amico” e corrisponderà a lungo con lui. Nel 1974 otto studentesse scompaiono dai campus negli stati di Washington e Oregon; poi spariscono tre ragazze in Utah e cinque in Colorado. I rapimenti avvengono in luoghi sempre diversi e i cadaveri sono ritrovati in remote zone boscose. Bundy, riconosciuto da alcuni testimoni, è arrestato, ma riesce a evadere da un carcere del Colorado e nel 1978 in Florida uccide tre ragazze prima del processo che lo condannerà alla pena capitale. Purtroppo Ann Rule non riesce a scrivere in modo accattivante: il minuzioso elenco delle udienze del processo e della corrispondenza con Bundy sugli argomenti più banali è prolisso e noioso. Una descrizione più sintetica degli avvenimenti non essenziali e un approfondimento sui rapimenti e le vittime sarebbero stati più interessanti. Un assassino può condurre una vita normale, avere degli amici, delle donne che lo amano, lo stimano e credono nella sua innocenza. Ann Rule ha un atteggiamento contraddittorio nei confronti di Ted, è dibattuta fra l’amicizia x lui e le prove schiaccianti che lo incastrano: forse anche lei è manipolata x le sue conoscenze fra giornalisti e poliziotti. Descrive dapprima la sua incredulità, poi lo sgomento di fronte a un uomo intelligente e spietato, e vive in modo traumatico la dicotomia fra il ragazzo sensibile e attraente che aveva conosciuto e il criminale mentitore che era. E’ questo il miglior libro di Ann Rule, anche x il suo coinvolgimento personale. Potremmo tutti avere un criminale al nostro fianco.