Un male necessario
by Abir Mukherjee
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Calcutta, 1920. Nello splendido giardino della Government House si ritrovano venti principi del regno del Raj. Il governo britannico li ha convocati per avviare dei negoziati, necessari a creare una Camera dei Principi che possa accontentare le crescenti richieste di indipendenza. Tra nobili convenuti

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maomao wrote a review
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A Necessary Evil
Prima di questo romanzo, non avevo letto nulla di Abir Mukherjee. Classe 1974, è nato a Londra ma già dal nome si intuisce che ha origini indiane. E effettivamente i suoi romanzi, dei thriller storici, vanno a avvolgersi proprio attorno a questo "nodo". "A Necessary Evil" (2017) è il secondo romanzo di una serie iniziata nel 2016 con il premiato "A Rising Man" avente per protagonista il capitano Sam Wyndham, già veterano della prima guerra mondiale nell'esercito di sua maestà e detective di Scotland Yard. Non ho letto il primo romanzo ma a quanto pare racconta la brillante risoluzione di un caso che ha dato al capitano una certa notorietà e un certo credito per le sue capacità deduttive nelle indagini. Questo è un fatto che viene richiamato più volte nel testo, ma "A Necessary Evil" è un romanzo che si può benissimo leggere senza considerarlo come parte di una serie. Siamo in India nel 1920. A Calcutta sono convocati venti principi del Raj. L'intenzione da parte dei britannici e di farli convenire alla formazione di una "Camera dei Principi", una soluzione non solo formale per tenere a bada il malcontento e i disordini crescenti nel paese. Non tutti sono d'accordo ovviamente, dove si intrecciano ragioni di carattere politico e culturale, religioso e soprattutto ragioni di natura economica. Alla fine come vedremo anche qui parliamo poi sostanzialmente di soldi e potere. Uno dei principi è Adhir, erede del maharaja di Sambalpore e prossimo alla successione, dato che suo padre è gravemente ammalato. Adhir avvicina Wyndham e il sergente Surendranath Banerjee (che il capitano chiama affettuosamente "Surrender-not"), con il quale ha condiviso gli studi da giovane in Inghilterra, dicendo di avere ricevuto dei messaggi nei giorni scorsi che lo mettevano in guardia da possibili pericoli. Chiede il loro aiuto e intende loro mostrare questi biglietti dove sono riportati i messaggi, ma durante il viaggio verso l'albergo dov'è alloggiato, viene sparato durante un attentato. Deciso a indagare Wyndham finirà a Sambalpore alla corte del maharaja, dove finisce coinvolto in un intricato giallo e si imbatte in tutta una serie di personaggi e di situazioni e ambientazioni esotiche che potremmo definire come qualche cosa di tipico dell'immaginario dell'India di quegli anni, tra militari e attaché britannici, caccia alle tigri, harem, eunuchi, appassionati di storia e di tradizioni di tutto il mondo, antiche maledizioni... Soprattutto pesa la questione che riguarda il movimento d'indipendenza indiano che in quegli anni è già forte (Ganghi viene volutamente nominato nel testo) e l'opposizione alla Compagnia Inglese delle Indie Orientali e al Raj Britannico. Sicuramente avventuroso, più che un "thriller", secondo il mio parametro di giudizio, che per un italiano è comunque viziato dal fatto di essere storicamente contaminati dai romanzi di Emilio Salgari (1862-1911) che ci hanno raccontaot e hanno immortalato quei luoghi con le sue storie indimenticabili. Ovviamente qui i toni sono più "seriosi", il momento storico peraltro è diverso, siamo negli anni venti e chi scrive è un inglese di origini indiane, tutti questi aspetti non sono secondari e anzi costituiscono poi il corpo del romanzo, che è buono e si legge veramente come bere un bicchier d'acqua.