Un mondo che non esiste più
by Tiziano Terzani
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Tiziano Terzani non faceva solo il giornalista, ma anche il fotografo e spesso accompagnava i suoi reportage con i propri scatti. L'immagine è un'esigenza, diceva, lì dove le parole da sole non bastano. Quelle foto le rinchiudeva poi in grandi casse sperando di riuscire un giorno a riorganizzarle. Sua l'idea di farne un libro, come suoi sono i testi, editi e inediti, che affiancano le fotografie. Vedremo così finalmente luoghi e volti descritti nei suoi libri, l'oriente misterioso: "Ci andai in cerca dell'altro, di tutto quello che non conoscevo, all'inseguimento d'idee, di uomini, di storie di cui avevo solo letto". Rapporti semplici, belli, veri, con persone incontrate per caso oppure con re, guerriglieri o religiosi. Quasi fosse un film, vedremo Terzani addentrarsi in bicicletta nella Cina degli anni Ottanta o andare su un eavallo a trovare il mago-guaritore del Mustang, tra rovine dell'antico e simboli, spesso inquietanti, del moderno. Scatto dopo scatto, si segue il suo percorso che dal dramma della guerra e dai grandi avvenimenti della storia lo conduce fino al suo rifugio di quiete nell'Himalaya. Una narrazione in fotografie e testi, due linguaggi che qui si fondono dandoci il ritratto di un'Asia appassionatamente vissuta, ma anche un ritratto di lui stesso. Un libro che fa venir voglia di nuove mete, non solo geografiche.

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CmisticoCmistico wrote a review
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Lù wrote a review
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Stefano PassigliaStefano Passiglia wrote a review
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KisaKisa wrote a review
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Spoiler Alert
Se Dio è morto in Occidente, in India ha ancora mille indirizzi.
un modo per augurare a qualcuno la felicità è: <<Che tu possa diventare vecchio e aver cura di un nipote e di un uccello.>>

Per almeno duemila anni i contadini cinesi sono vissuti in un mondo immobile, retto dalle stesse immutabili regole, le stesse abitudini, gli stessi valori. In passato la più grande qualità di un funzionario imperiale, un mandarino mandato dall'imperatore ad amministrare una provincia, una città o anche un villaggio, era di andarsene anni dopo lasciando tutto esattamente come lo aveva trovato. Conservare era il grande merito.

La verità è che c'è una natura umana che non può essere combattuta. Perchè tu puoi dare a tutti la stessa ferrea ciotola di riso, puoi dare a tutti lo stesso vestito, e tanti ci credono e tanti partecipano. Ma c'è sempre una parte che vuole due vestiti, due ciotole di riso, e la libertà di fare quello che vuole. Questo però il comunismo lo nega per cui crea una contraddizione che diventa omicida. Così si arriva alla violenza perchè quelli che credono nel sistema reprimono quelli che lo minano. Per questo ci sono stati i gulag dei sovietici e i campi di lavoro dei cinesi. Cioè c'è una natura umana che è individualista, che è egoista, e che non accetta questa limitazione dei propri diritti, della propria libertà d'espressione. E bisogna riconoscerlo. C'è qualcosa di sacrilego nell'idea di voler creare l'uomo nuovo che è di tutti, tutti i rivoluzionari: Lenin, Stalin, Trotskij, Mao, che hanno tutti avuto questo stesso sogno. Ma l'uomo è quello che è, è il frutto di un'evoluzione e non puoi fermare l'evoluzione.

Se le formiche ci sono, perchè ammazzarle? Non occorre pensare che siano la reincarnazione di un nonno o di uno zio. Basta rendersi conto che sono parte del creato come lo siamo noi. Allora, perchè sterminarle? Anche questa è un'importante dimensione dell'India. L'idea che l'uomo sia superiore alle bestie e che per questo hai diritto di sfruttarle e di ucciderle a piacimento, in India è semplicemente inconcepibile. La natura non è li perchè l'uomo ne faccia quel che vuole. Niente è suo. E se l'uomo si serve di quel che c'è deve dare qualcosa in cambio: almeno un ringraziamento agli dei che ce l'hanno creato.

Fotografare vuol dire cercare nelle cose quel che uno ha capito con la testa. La grande foto è l'immagine di un'idea.