Un nuovo battito
by Jodi Picoult
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Per Shay Bourne, il primo condannato a morte nel New Hampshire, è cominciato il conto alla rovescia. Ma quando tutto sembra essere perduto, gli si presenta un'occasione di salvezza: la possibilità di compiere un gesto che potrebbe riparare al male compiuto dodici anni prima e riscattare, così, la sua

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GerangelGerangel wrote a review
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Elisa BuoncristianoElisa Buoncristiano wrote a review
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zenzerinozenzerino wrote a review
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Pessima mira
Premessa: l’ho iniziato per sbaglio. L’intenzione era quella di aprire il file de La bambina di vetro, sempre della Picault che, nell’elenco dei titoli dell’autrice nel mio lettore, si trova subito sotto. Ma ho sbagliato bersaglio. E la prima decina di pagine ho continuato a meravigliarmi per la trama che sembrava puntare da tutt’altra parte. Inevitabile, trattandosi di tutt’altro libro, ho intuito meglio tardi che mai!
Comunque, sarà la stizza per essermi costretta a leggerlo mio malgrado, o il disinteresse per l’argomento trattato, oppure ancora per la potente sensazione di deja-vu che mi ha colta, questo libro mi ha delusa. L’ho trovato noioso fino al sopore: basti dire che il cosiddetto colpo di scena presentato verso la fine, mi era chiaro già prima della metà, complice, per l'appunto, il deja-vu suddetto.
Infatti, se vi dicessi: condannato a morte (erroneamente?) per l’omicidio di una bambina, rivela insospettate doti paranormali, tra cui la capacità di guarire dalle malattie e di risvegliare i morti; una guardia carceraria ne beneficia e, come ricompensa, gli porta un dolce fatto dalla moglie, cosa vi verrebbe in mente? King o Picault? Io non avrei dubbi. I richiami sono troppo spudorati persino per un plagio. La scrittrice, comunque, vola molto più alto dello stesso Re: il suo Shay, più che la reincarnazione di John Coffey, ha ambizioni da messia e il romanzo si imbarca in lunghe disquisizioni sui vangeli gnostici e sulla nascita del cristianesimo e sulle ambasce di un prete cattolico in crisi di fede. Le uniche parti godibili, a mio parere, i capitoli affidati a Maggie, brillante ma insicura avvocatessa ebrea - zitella in sovrappeso e in perenne conflitto con la madre, fascinosa proprietaria di un istituto di bellezza - che assume il gratuito patrocinio del condannato nella causa che questi intenta contro l’amministrazione carceraria non, udite udite, per evitare la pena di morte, ma per commutare l’iniezione letale in impiccagione allo scopo di consentire l’espianto e la donazione del suo cuore. A chi pensa di donarlo, be’ anche questo concorre a conferire un’aura messianica al povero Shay e a siglare la totale irrealtà del romanzo.