Un uomo
by Oriana Fallaci
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RolandobRolandob wrote a review
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ThomasThomas wrote a review
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Spoiler Alert
Letto a luglio 2020.
Qualsiasi parola che spenderò quassù non sarà mai abbastanza per descrivere l'ammirazione e la profonda stima che ho sia per la Fallaci sia per questo romanzo, il mio preferito tra tutti i libri che abbia mai letto in tutta la mia vita secondo solo a "Insciallah" della Fallaci stessa. La storia di un personaggio politico, di un combattente contro il potere tirannico greco, dell'uomo di Oriana negli anni Settanta e, in primis (come ci suggerisce il titolo) di un uomo. In tutte le sue millemila sfaccettature. Crudo, forte, doloroso, geniale. Un romanzo nel quale tutte le sfaccettature dell'animo umano emergono prepotentemente. Le quattrocentocinquanta pagine del libro scorrono che è un piacere, lo stile della Fallaci è semplice e diretto, immersi nella lettura si perde un po' la concezione del tempo e dello spazio: ad un certo punto sembra di essere con Alekos nella microscopica cella costruitagli apposta, qualche pagina più avanti ci troviamo ad assistere alla Fallaci che lo intervista per la prima volta ad Atene, e così via fino alla tragica fine. Arrivare all'ultima pagina mi è costato qualche lacrima e non poca fatica (perché, questo va detto, non è un libro facile), ma la soddisfazione è stata a dir poco impareggiabile. Un libro che tutti dovremmo leggere nella nostra vita, credo che (in maniera differente, in base alla nostra soggettività) possa insegnare qualcosa: a me, ha fatto capire per davvero cosa sia il coraggio, e soprattutto cosa voglia dire credere, e di conseguenza lottare, per le proprie convinzioni. Perché quell'uomo che è il protagonista, Alekos Panagulis, alla fine è una allegoria di tutti noi. E dobbiamo lottare fino alla fine per ciò che crediamo!
AltavelocitAltavelocit wrote a review
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Kepler663Kepler663 wrote a review
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Quello che dev'essere é, quello che dovrà essere sarà
Un Uomo
Oriana Fallaci
In questo libro la grande giornalista fiorentina, scomparsa nel 2006 narra le vicende di un uomo che è stato suo compagno di vita nel breve ma intenso periodo, a cavallo tra il 1973 ed il 1976.
Il protagonista assoluto della vicenda , o per meglio dire dell’avventura descritta nel libro, è l’uomo che durante la dittatura dei Colonnelli in Grecia ha compiuto una serie di azioni, pur coronate da scarsissimo successo, per restituire al suo paese quella libertà che è diritto fondamentale di ogni popolo,di ogni nazione.
Oriana, intervistando Alekos Panagulis, lo stesso giorno in cui fu scarcerato per un’amnistia, precisamente il 21 agosto dell’anno 1973, si lasciò fagocitare dal fascino dell’eroe, del rivoluzionario ,che dopo essere stato sottomesso a terribili torture non ha voluto cedere rivelando il nome di mandante e complici ,nemmeno sotto minaccia di morte.
Ovviamente l’attrazione e l’amore che al momento del loro incontro scaturì fu qualcosa di reciproco e di ricambiato, nonostante la donna si sentisse un Sancho Panza alla mercede del suo Don Chisciotte, sempre alla ricerca di un mulino a vento da combattere.
Dal fallito attentato a Papadopulos nell ‘agosto del 1968,alla cattura del dinamitardo , alle torture nel quartier generale dell’ESA, la polizia politica al servizio del Regime, fino al processo in cui fu pronunciata la condanna a morte, sentenza peraltro mai eseguita per volere dello stesso capo del governo , le vicende di quel poliedrico personaggio sono un alternanza di privazioni e di sofferenze condotte oltre l’umana sopportazione.
Quindi la detenzione nel carcere di Boiati, i tentativi di fuga falliti e la reclusione in una vera e propria tomba, con tanto di cipresso all’esterno ,fecero si che il nostro eroe solitario vivesse l’agonia dell’opposizione al regime con una forza di spirito straordinario e una resistenza a dir poco sovraumana, che lo conduce ad adeguarsi e ad adottare peraltro quel sottile velo di ironia e di scherno verso i carcerieri che è propria dei personaggi di tale tempra.
Infine la liberazione, una concessione del regime e pertanto difficilmente tollerata da Panigulis, il quale si era talmente abituato a quella vita in un angusta cella, che il mondo normale gli parve qualcosa di totalmente estraneo .
Ma la libertà gli concederà delle gioie e altrettante delusioni che finiranno per sfiancare il nostro paladino della libertà, il quale ,in nome di questa si era lasciato torturare, umiliare, seviziare fino a vivere la tragedia della prossimità alla morte.
L’incontro con Oriana Fallaci, la giornalista inviata dall’Europeo ad intervistare il rivoluzionario che in quei giorni era alla ribalta della cronaca, essendo stato oggetto di innumerevoli campagne che peroravano la sua liberazione, si concluse con una dichiarazione d’amore dei due nella casa di Glyfada dove l’uomo aveva trascorso l’infanzia a dove viveva sua madre.
Il seguito della vicenda è un alternarsi di tentativi di azioni dinamitarde, mai portati a termine, fughe dalla Grecia verso l’Italia considerata luogo d’esilio , il ritorno clandestino ad Atene, la rassegnazione alla solitudine dell’eroe abbandonato da tutti coloro che l’avevano appoggiato ed infine la consapevolezza che la lotta per la libertà non doveva essere condotta con le armi, in quanto a suo avviso qualsiasi imbecille è in grado di premere un grilletto, bensì con le idee.
Vissero giorni felici a Roma e a Firenze, anche se avevano sempre alle calcagna persone che li sorvegliavano e che a volte, come successe a Creta e in Italia, attentarono alla loro vita cercando di tamponarli e mandarli fuori strada con l’auto.
Dopo la caduta del regime di Papadopulos e Joannidis in Grecia e l’instaurazione di una parvenza di regime democratico , Alekos fece ritorno ad Atene , e quivi dovette entrare a far parte di un partito di centro per poter accedere alla politica dei politici e poter continuare la sua lotta per la libertà in modo legale.
Ben preso però si convinse che un eroe che lotta in solitudine , con una visione individuale dei suoi concetti di eguaglianza , giustizia e libertà, non può legarsi a un qualsivoglia partito, di qualunque orientamento politico sia, e tantomeno essere un parlamentare della politica dei politici.
Intanto la donna si sentiva sempre più legata a quel solitario paladino della libertà e tale attaccamento generato da un incondizionato amore ,fece si che l’uomo divenisse l’unico centro attorno al quale ruotava la sua vita; il lavoro e le abitudini passate ora passavano decisamente in secondo piano.
Nel frattempo nella Grecia post dittatura , la democrazia era solo una facciata ed il fatto che chi detenesse il potere militare in quel paese fosse colui che comanda, ben presto si concretò nella figura di Evanghelis Averoff, il ministro della difesa che a tutti gli effetti manovrava le gli ingranaggi del potere.
L’esistenza di documenti compromettenti che gli permettessero non tanto di vendicarsi di ciò che aveva subito durante la sua detenzione,tanto è vero che successivamente perdonò tanto Teofilojannacos come pure Azizikis i suoi aguzzini, quanto di restituire al paese quella libertà per cui aveva tanto sofferto, condussero il nostro intrepido Alekos alla smania di impossessarsene ad ogni costo, e ciò ovviamente poneva in serio pericolo la sua propria vita.
Fece quindi promettere alla compagna di scrivere la sua storia se a lui non fosse stato possibile per qualsiasi motivo.
La presenza di persone che erano costantemente sulle loro tracce ,in qualunque posto si recassero, da capri a Roma, da Atene alla casa del bosco in Toscana, esasperò a tal punto la coppia che durante un alterco tra di loro sfociato in un accesso di ira ,e per evitare che l’uomo si esponesse eccessivamente al pericolo, Oriana perse il figlio che portava in grembo.
Il seguito è un alternanza di vicende che tra frequenti stati di ebbrezza e decisioni audaci di Panagulis, lo conducono a impossessarsi dei documenti segreti del regime, che nessuno volle ne poté mai rendere noti.
Tutto ciò produsse nell’uomo una sensazione di stanchezza, di sconfitta, alla consapevolezza che non era compreso da quel popolo che lui stesso considerava un gregge, un fiume di lana che scendeva dalla montagna, e che il suo messaggio di pace e libertà non sarebbe stato recepito se non quando fosse stato di nuovo incarcerato o quando fosse morto.
Il sogno del pozzo, con il fondo pieno di pesci ,dal quale miracolosamente riuscì a risalire sino all’imboccatura; la montagna, che rappresentava il potere, con un masso che la sovrastava e che poi ricadeva sbriciolandosi in innumerevoli ciottoli ,il regime del momento , e lui che nel tentativo di far cadere un altro masso che non si riusciva a smuovere ricadde nel pozzo sospinto da una corrente, furono forse la premonizione del suo destino che andava delineandosi.
Stanco , deluso e oberato dagli innumerevoli fallimenti, dall’attentato , alle evasioni, dalla politica al tentativo di scrivere un libro che si fermò , come aveva sognato ,a pagina 23, decise che forse l’unica soluzione era lasciare che il fato compisse ciò era nel suo disegno , secondo la formula ciò che deve essere è, ciò che dovrà essere sarà.
Esasperata dalle continue intemperanze del compagno nonché della sua condotta verso di lei poco consona ad un compagno di vita, nonostante ammettesse di non essere gelosa , la giornalista decise di staccarsi dell’eroe.
Dopo un Bilancio degno di Amleto e la decisione che in fin dei conti , il carattere, la mancanza di grazia nella persona, nonché i numerosi difetti dell’uomo non erano ciò che avrebbero potuto averla fatta innamorare,Oriana si disse tra se ,razionalmente, che non lo aveva mai amato, negando un’evidenza che, dopo aver dato un piccolo spiraglio ai sentimenti, irruppe come un fiume in piena rendendola pienamente consapevole che non aveva amato mai nessuno in quella maniera e paragonando quell’amore ad un ‘cancro’ , una malattia che negli stadi più avanzati ci conduce ad un abbandono totale verso le sue mortali spire e spesso siamo soliti definirla ‘ La mia malattia’.
Fatalmente ,molti anni dopo l’autrice del libro venne a mancare in seguito a quella stessa patologia.
Prima che il nostro eroe solitario riuscisse a portare i documenti sottratti a conoscenza del Parlamento e consegnarli al ministro degli interni con il fine di istituire un processo , nei pressi della sua casa venne tamponato da una macchina, secondo alcuni da due ,e sfraccellandosi contro un muro perse la vita .
Il morale della favola , è espresso molto chiaramente dal sogno di Panigulis che emergeva dalla pareti del pozzo; La montagna che rappresenta il potere è sempre presente, e sorregge un masso che è la raffigurazione del governo del momento che a un certo punto viene spazzato via dal corso della storia, degli eventi, per poi essere subito rimpiazzato e un eroe solitario, il don Chisciotte di turno non può smuovere da solo quel masso senza essere a sua volta sospinto nel pozzo dell’oblio e dell’indifferenza dal quale è emerso con tanta sofferenza.
LilliLilli wrote a review
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Ci sono libri che ti occupano i pensieri anche quando non li stai leggendo, con cui convivi per qualche settimana e si innestano nel tuo quotidiano diventandoti familiari, vicini.
“Un uomo” di Oriana Fallaci si è trasferito a casa mia all'incirca tre settimane fa. La convivenza è stata intensa ed emozionante. Mi mancherà.
Il libro, ambientato al tempo della “dittatura dei colonnelli” in Grecia, racconta un pezzo della vita del dissidente greco Aleksos Panagulis e dell'autrice stessa che divenne sua compagna nel 1973.
Di questo pezzo di vita, la Fallaci ci racconta subito la fine, il funerale maestoso di Panagulis, avvenuto il 5 maggio del 1976, per lasciarci da subito col fiato spezzato, vedovi di un uomo sconosciuto che impareremo presto ad amare.
Oriana Fallaci ci confonde subito con la descrizione di questo coro frastornante, animalesco, tribale, del popolo greco: “ZI! ZI! ZI!”...vive, vive, vive, in cui però è immediato percepire una solidarietà sbagliata, fuori luogo, fuori tempo massimo.
Perchè Panagulis, finché vivo, è un uomo solo. Così, per tutto il resto del libro, Oriana Fallaci tenta di descrivere questa solitudine disperata, senza soluzione.
Panagulis è un uomo solo durante l'attentato al dittatore Papadopolus, è solo quando questo fallisce e deve nascondersi, è solo quando viene catturato. Uno contro un sistema, contro una tirannia.
Per una parte del libro, l'autrice è solo la voce narrante in un dramma in cui Panagulis soffre e Fallaci racconta. Ma è proprio in questa fase, nei racconti delle torture, dei tentativi di fuga, delle celle spaventose, della solitudine, dell'umiliazione, che ci innamoriamo di questo uomo e speriamo per lui, sogniamo che trovi guardie umane e solidali, invochiamo segretamente la libertà, imploriamo in un sussurro che lo lascino in pace, ridiamo divertiti dei suoi scherzi e ammiriamo la sua tenacia, il coraggio, l'intelligenza e la delicatezza, ancora intatti, nonostante tutto, nonostante una tirannia. Impariamo a conoscere e amare l'uomo di cui la Fallaci si innamorerà dopo di noi, “come un treno che percorre all'inverso lo stesso binario”.

“ Il poeta ribelle, l'eroe solitario, è un individuo senza seguaci: non trascina le masse in piazza, non provoca le rivoluzioni. Però le prepara. Anche se non combina nulla di immediato e di pratico, anche se si esprime attraverso bravate e follie, anche se viene respinto e offeso, egli muove le acque dello stagno che tace, incrina le dighe del conformismo che frena, disturba il potere che opprime. Infatti qualsiasi cosa egli egli dica o intraprenda, persino una frase interrotta, un'impresa fallita, diventa un seme destinato a fiorire, un profumo che resta nell'aria, un esempio per le altre piante del bosco, per noi che non abbiamo il suo coraggio e la sua veggenza e il suo genio. E lo stagno lo sa, il potere lo sa che il vero nemico è lui, il vero pericolo da liquidare”.

Il destino li conduce l'uno all'altro, l'amore fonde le loro vite in un unica casa, la lotta per la libertà condisce ogni briciola di felicità con la paura e la tragedia di un destino già segnato.
In quanti modi può essere difficile una storia d'amore difficile? Oriana, una donna impegnata e forte, rimane a volte in balia di un uomo che ora è un'eroe, ora è un compagno prepotente ed egoista, ora è una figurina patetica e bisognosa. Tuttavia, nessuno comprende la tragedia di quest'uomo più di lei, perché l'amore di Oriana è un amore di testa, non un amore dei sensi, non l'amore per l'amore; in Aleksos lei cercava la sua anima, i suoi pensieri, i suoi sogni, le sue poesie.
Un amore che continua ad accompagnarlo, ad impedire l'avverarsi della maledizione, anche quando la vitalità di Panagulis assume un che di disperato, frenetico, tragico. Mai un minuto fermo, mai un istante per riflettere. Scintillante, volubile, chiassoso, desideroso di circondarsi del caos, per affrontare, come un Dioniso decadente, il senso di inadeguatezza, la disillusione e vivere, cantando, l'ultima estate.
Subito dopo arriva la stanchezza: ignorato, se non violentemente disprezzato, Aleksos è pronto a morire, perché solo così può dimostrare di essere pronto a vivere. La morte è amica di chi è stanco, ma anche amica dell'amore, perché nessun amore resiste se lei non interviene. La morte è il sigillo di un amore che, nel ricordo, durerà per sempre.
La Fallaci riconosce solo dopo che quelli sono gli ultimi giorni della loro storia quando, armata solo del suo coraggio, li rivivrà mille volte, in tutti i particolari, alla ricerca di un senso, che sfugge, si dissolve, come assorbito da un buco nero. Pur essendo orgogliosa e tenace, Oriana Fallaci non ha paura di abbandonarsi alle proprie debolezze, di aprire la porta ai mea culpa, di ripercorrere i passi che portano all'errore, e affrontarlo faccia a faccia. Non ha peli sulla lingua, è una donna autentica dentro una scrittrice onesta.
Così comincerà la sua inchiesta sulla morte di Panagulis, sulle persone e gli avvenimenti che portarono a quello spaventoso destino; momenti avvincenti e spaventosi che trasformano un romanzo d'amore in un intrigo internazionale, pieno di mistero.
Al di là del racconto delle vicende toccanti, degli abusi insopportabili, al di là di tutto questo, ogni parola di Oriana Fallaci è intrisa di dolore, affetto, ammirazione, disapprovazione.
Oriana Fallaci mentre racconta del suo eroe, chiama alla lotta anche l'eroe che è dentro ognuno di noi, il paladino della giustizia e della libertà, quella parte di noi che non resta indifferente alle atrocità del potere e si rivolta.
Nel racconto di questo uomo che non fugge, che va correndo incontro al suo destino, Oriana Fallaci non dimentica di insegnarci dove dovremmo condurre le nostre vite, come potremmo cominciare a cambiare le cose e quando è il momento di lanciarci verso il futuro, verso la libertà.
Oriana ci ha ricordato che l'uomo è un animale sorprendente; ci ha commosso col racconto di un uomo che fa di uno scarafaggio o di una macchia sul muro degli amici, dei confidenti.
Ci ha descritto con una penna umana e coraggiosa a quali vette e profondità oscure può arrivare l'animo dell'uomo.
Ci ha spiegato e ripetuto con ostinazione che paura e coraggio sono un tutt'uno inseparabile, che l'uomo può vincere tutto ma che il silenzio è più terribile dei nemici.
“Un uomo” è anzitutto la storia di un artista, di un poeta che vive coerentemente con la sua arte e fa della sua vita la sua opera prima. Il suo eroismo e il suo impegno erano conseguenza e la sua traduzione della sua arte. Parole sue.