Una buona scuola
by Richard Yates
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In un’America alle soglie della seconda guerra mondiale, un romanzo crepuscolare sull’amore, la giovinezza, la crescita. Un collegio maschile del New England è il teatro delle avventure di William Grove – alter ego dell’autore – che cerca un riscatto dai soprusi dei coetanei affermandosi come report... More

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Giulia TorelliGiulia Torelli wrote a review
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PaukzenPaukzen wrote a review
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Nood-LesseNood-Lesse wrote a review
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Avrei potuto dirgli perfino – e sarebbe stata solo una leggera esagerazione –quella è stata una buona scuola
Nemico dello stratagemma, del concetto astratto e specialmente del «romanzo di idee», Yates era un Realista, per quanto di una varietà così estrema che lo si potrebbe anche definire «Romanzista», dato che nulla di quanto c’era di vero nella sua vita riuscì a evitare di essere romanzato.

Beh è un’ottima analisi, la fa Zadie Smith nella prefazione al testo. Successivamente leggendo i cenni biografici e avendo letto i suoi romanzi, ci si accorge dell’attinenza fra la sua vita e i suoi personaggi. Questa volta Yates per raccontarsi sceglie un adolescente figlio di genitori divorziati che viene iscritto ad una buona scuola (un collegio) del Connecticut. Lo fa in terza persona e ciò gli consente di allargare l’inquadratura su compagni ed insegnanti, tutti presi da un forte sentimento patriottico, tutti disposti a dare il proprio contributo all’America scesa in guerra contro il nazifascismo.

Nell’autunno seguente quelli della classe del 1944 si ritrovarono di colpo allievi del sesto anno – anziani – e la maggior parte di loro non si sentiva all’altezza del cambiamento

Non è così che succede sempre? Chi è mai veramente pronto a diventare anziano? Borghee-si.. Borghee-si.. Borghesi, Borghesi, Borghesi.. fa una delle canzoni goliardiche che Yates avrebbe potuto cantare se fosse cresciuto in Italia. Lui (più che altro il traduttore) fa cantare agli anziani ragazzi americani:
Cantiamo in glo-o-ria,
glo-o-ria,
un barile di birra
per fare baldo-o-ria..
Tornare a Yates dopo svariati anni è come riascoltare un pezzo dei Beatles di quelli che ti rimangono in testa pur non essendo capolavori
youtube.com/watch?v=BOuu88OwdK8

L’ultimo capitolo del breve romanzo è intriso di una malinconia diversa dalla tristezza che molti lettori di solito contestano a Yates, una malinconia alla Hemingway, quella che per restare in ambito Beatles va ascoltata instrumental
youtube.com/watch?v=tzVIbUb_14Q
Luca LeoneLuca Leone wrote a review
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JimmyJimmy wrote a review
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“ … a prescindere da con chi o di cosa , la cosa importante è sapere quando stare zitti . Non dire mai nulla che non sia meglio del silenzio. ”
Il processo di formazione di un gruppo di adolescenti negli anni che precedono l'entrata dell'America nella seconda guerra mondiale in un delicato , divertente , ma soprattutto nostalgico affresco dal taglio chiaramente autobiografico .
Un romanzo nel quale sono tutti protagonisti ad iniziare proprio dalla scuola , la Dorset Academy che molti sbrigativamente etichettavano come “strana”, fondata dall'ormai decrepita (ed un po' suonata) Abigail Church Hoover non appena rimasta vedova , che lei riteneva “...il genere di scuola alla quale sarei voluta andare se io fossi stata un maschio... ” , ma che per altri era invece quella che aveva “....la fama di accettare ragazzi che, per un sacco di motivi , nessuna altra scuola voleva prendere in considerazione... ” .
Gli studenti che in essa iniziano un loro percorso di vita andrebbero nominati tutti ma fra essi fa spicco la figura del timido William Grove (dietro la quale si riconosce facilmente l'autore stesso ) che non riesce ad apprendere il francese così come va maluccio anche in molte altre materie , ma che si trasforma radicalmente quando viene nominato direttore responsabile del Dorset Chronicle ,il giornale della scuola .
Ed infine il corpo dei docenti , preposti a fornire modelli di comportamento da imitare ma sulle debolezze di alcuni dei quali si sofferma impietosamente lo sguardo dell'autore , a completare la coralità di una narrazione che alterna momenti spassosi ad altri decisamente più malinconici , quando non addirittura drammatici , assumendo quasi il tono di una metafora della vita stessa .
Un'opera che basa soprattutto sulla linearità dei dialoghi e sulla semplicità i suoi maggiori pregi e che conferma la grandezza di un autore (colpevolmente) non così noto quanto meriterebbe che io non esito a collocare fra i più importanti ed apprezzati nella letteratura americana del novecento .