Una cosa divertente che non farò mai più
by David Foster Wallace
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Una cosa divertente che non farò mai più è il capolavoro di comicità e virtuosismo stilistico con cui i lettori italiani hanno conosciuto il genio letterario di David Foster Wallace.
Commissionatogli inizialmente come articolo per la prestigiosa rivista Harper’s, questo reportage narrativo da una crociera extralusso ai Caraibi – iniziato sulla stessa nave che lo ospitava e cresciuto a dismisura dopo innumerevoli revisioni – è ormai diventato un classico dell’umorismo postmoderno e al tempo stesso una satira spietata sull’opulenza e il divertimento di massa della società americana contemporanea.

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FairyjunFairyjun wrote a review
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Un buon libro
Una cosa divertente che non farò mai più è il libro che ho letto e che venne commissionato all'autore da una rivista letteraria non chiedendo vincoli né particolari "marchette" il quale si sentì libero di scrivere a suo gusto. La crociera extralusso ai Caraibi diventa per Wallace un analisi antropologica di quella parte di popolazione che frequente il "non luogo" ossia quella parte di mondo dove le persone stazionano, viaggiano, comprano senza per questo avere alcun tipo di rapporto tra loro - e a volte senza nemmeno iteragire. I non luoghi come le Crociere non hanno una sostanziale differenza da un glorioso centro commerciale e Wallace, non preparato all'opulenza della nave e dei suoi frequentatori, analizza quella parte di popolazione che negli anni 80 frequentava le crociere dandone un valore sociale diverso da oggi. Ora le crociere sono per lo più guardate con nota di diffidenza, si percepisce il "non luogo" e si percepisce la modalità consumistica della stessa ma, promuovendo comodi viaggi in paesi lontanti, è diventato soprattutto il mezzo per arrivare a conoscere nuove culture in un ambiente molto comodo. 
Nel 1980 i fruitori di tale opulenza erano soprattutto persone di ceto medio alto che davano alla Crociera un valore sociale differente; era un lusso, esattamente come la pelliccia, la macchina e la casa grande. Qualcosa da sfoggiare e da far ammiare ai propri vicini di casa. L'industria delle navi da crociera si comportava di consequenza seguendo i desideri degli avventori; più lusso, più ostentazione, più appariscenza. Tutto ciò stordiva chi non era avvezzo a tale opulenza, come Wallace che con un lessico profondamente umoristico ne registra i difetti e i limiti raccontando dei viaggiatori certo, ma anche della nave e del lusso di cui è intrisa; lusso che a volte ha la parvenza del placcato oro. Wallace ci fa attraversare ponti e cabine, chiedendo, informandosi e prendendo appunti su improvvisati tovaglioli di carta, ci fa conoscere persone improbabili e ancor meno improbabili capitani, e ci porta a spasso con uno sorriso beffardo attraverso questo grattacielo di faziosità che ha l'unico scopo di farti divertire, che tu lo voglia o no.
E' il primo libro che ho letto di Wallece e mi è piaciuta la sua scrittura, ha questa abilità di spiazziarti nella lettura facendoti la battuta che ti fa ridere di gusto. Simpatico il massiccio uso delle note a piè di pagina che si intromettono nella lettura come se lui fosse seduto al tuo fianco e ti bisbigliasse divertenti osservazioni. Dalla profondità della mia ignoranza e del mio parere credo però sia partito molto prevenuto sulla sua "missione" e una volta arrivato lì si sia adoperato per cercare tutti i difetti per piegarli a suo diletto. Qualche sua battuta mi è sembrata un po' esagerata, una sorta di messinscena creata solo per il lettore. Non dubito che ci siano state - nonostante il lusso dichiarato - degli ammanchi, ma sottilizzare per il cassetto che non scorre perfettamente mi è sembrato a volte superfluo. 
Resta una piacevole lettura, assolutamente consigliata.
DomenicoDomenico wrote a review
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