Una lunga estate crudele
by Alessia Gazzola
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BisleyBisley wrote a review
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Una sola recensione peer tutti i libri della serie
I libri della serie “l'Allieva” me li sono letti tutti in un recente periodo di convalescenza (pertanto troverete questa recensione sotto ogni libro della serie). Rispondevano perfettamente alle mie esigenze del momento: una lettura leggera, scorrevole, belle trame intricate e realistiche per quanto riguarda la componente gialla, intrecci sentimentali a gogò senza cadere nel rosa-polpettone tipo Harmony. Per il personaggio di Alice nutro però dei sentimenti contrastanti, perché se da una parte mi hanno fatto spesso sorridere la sua sfortuna e quel pochino di imbranataggine che caratterizzano il suo percorso di specializzanda, contrapposte al suo impegno, ai suoi sforzi e alla volontà di riuscire a diventate un Medico Legale, dall’altra la sua vita sentimentale ha finito con lo stancarmi: possibile che tutti gli uomini che incontra si innamorino di lei? Manco fosse l’unica donna rimasta sulla terra!!! Puerile vero? Invidia di sicuro!!!! :-) Infatti la “coppia” che più mi è piaciuta in tutta la serie è stata quella che Alice forma col Commissario Calligaris: intuizioni comuni, gioco di squadra, intesa di sguardi e di gesti che portano sempre a risolvere i casi del momento, dando ad Alice più soddisfazioni nel campo investigativo che non in quello di Medicina Legale, almeno fino a quando non raggiunge la specializzazione.
*** stelle a tutti i libri perché sono carini, ma non è difficile trovare di meglio. E anche perché mi ha dato molto fastidio la tanta pubblicità che compare tra le righe.
Devo dire che è stato bello dare ai personaggi i volti degli attori che hanno partecipato alle tre serie della fiction. Peccato che questa sia stata molto riduttiva rispetto ai testi originali.
Comunque una gran bella compagnia in un gran brutto periodo. Sia i libri che la fiction. Ciao CC :-)
GaloppoGaloppo wrote a review
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FarfyFarfy wrote a review
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Giogio53Giogio53 wrote a review
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Nero Italico itinerante - 25 nov 18
Mi incuriosisce capire perché l’esimia Giulia Fiore lo metta tra i libri che potrebbero renderci felici. Intanto, per me è solo un nuovo capitolo della saga dell’allieva anatomo-patologa Alice Allevi (ricordo che in un mio precedente scritto avevo sviscerato l’uso di mono-lettere per i suoi personaggi). Un serial che prosegue con una sua scrittura di facile presa, con un buon successo di vendite, anche sostenuto dalla serie televisiva, con la nostra Alice interpretata da Alessandra Mastronardi. Purtroppo, però, dopo le prime prove più interessanti, questo quinto libro si trascina un po’, certo mescolando al solito pubblico e privato. Ma Alice non ha più il piglio arrembante da allieva di Tempe Brennan (ricordo che, nel mio immaginario, niente mi toglie dalla testa fino ad ora, che questo sia un tentativo di fare un “Bones in salsa di pomodoro”). Tra l’altro, il lato pubblico, quello dell’indagine, è molto diluito, non ci vengono date più le notizie su come, su cosa, su ricerche che Alice (ma forse sarebbe meglio dire il suo capo Claudio) effettua sui morti. Con un prologo ed un epilogo che spiegano tutto quello che c’è da spiegare e capire (tanto che forse li avrei eliminati; leggi questi e lasci perdere le restanti 300 pagine). In una stanza segreta di un teatro di periferia dedicato al teatro shakespeariano (un po’ come il Globe Theatre di Villa Borghese) viene trovato un corpo. Si tratta di Flavio, un attore scomparso una ventina di anni prima. Attore promettente, molto gay ed un poco etero. La compagnia del tempo si sfasciò, ma non Sebastian, l’altro attore promettente, che invece sfonda. Ed è da lui che l’ispettore Calligaris parte, portandosi a rimorchio la nostra Alice. Si scava nella vita familiare di Sebastian, con moglie Stella, figlio Matteo e tata Nicole. Flavio era gay ed innamorato di Sebastian, che stava un po’ qui ed un po’ lì. Nel cast c’era Diana, innamorata persa di Flavio, con cui andò a letto e generò una figlia. Poi anche Diana entra in depressione, cerca di risalire la china teatrale, ma l’ostruzionismo di Sebastian le sbarra la strada. E lei si uccide. Come si era uccise una giovane promettente attrice, anche lei sedotta e abbandonata da Sebastian. Poi qualcuno tenta di uccidere Stella, ma non porta a termine il lavoro. Poi Nicole sparisce. Ma da metà romanzo si poteva capire che Nicole era proprio la figlia di Flavio e Diana. Ma chi ha ucciso veramente Flavio con il cianuro? Sebastian spaventato dall’avventura gay o Diana imbestialita dall’essere abbandonata? Questo ve lo lascio scoprire se volete leggere quelle decine di pagine di cui sopra. Il resto, magari un po’ più polposo, anche perché così meglio si addice alla televisione, con quell’andatura tipo “Tutto può succedere”, è la storia delle persone. La solita Alice sempre presa dalla sua vita sentimentale. Un po’ circuita dal perfido (sentimentalmente parlando) Claudio, che vorrebbe con lei solo una storia di sesso. Allettata da un nuovo personaggio, il tossicologo Sergio (quello che scopre il cianuro), un quarantenne (almeno) divorziato con figlia ed una casa da sogno a Filicudi. Gentile, poco invadente, sicuro della sua età e dei suoi comportamenti signorili, ma senza quell’afflato di passione che potrebbe permettere ad Alice di lanciarsi in nuove avventure. Poi c’è sempre l’Innominabile, l’amore profondo di Alice, Arthur che l’ha miseramente lasciata in precedenti libri, per fare il corrispondente di guerra. E che qui ritorna, provato da un’esperienza a Gaza e con il compito di riportare la piccola Nur al padre emigrato a Spoleto. Arthur che sembra rientrare dalla finestra dopo essere uscito sbattendo la porta. Che chiede di tornare in Italia, e che ne vedremo delle belle (credo) nelle prossime puntate. Sesso, sicurezza o amore? Cosa sceglierà Alice? Per ora, attraversa tutta la storia sempre un po’ tirata qua e là dagli avvenimenti. Ci sono poi i “caratteristi” di contorno: la coinquilina Cordelia (sorellastra di Arthur), aspirante attrice, nonna Amelia, con le sue belle parole ed il suo spigliato carattere, l’ispettore Calligaris, sempre pronto a coinvolgere Alice nelle indagini, e la nuova entrata Erica, una dottoranda molto preparata che credo troverà più spazio nel futuro. tuttavia le due parti non sono bilanciate, come dicevo. La confezione finale non porta i frutti che ci si poteva aspettare. Ultimo carattere distintivo degli scritti di Alessia sono le epigrafi poste a mo’ di titoli dei vari capitoli. Anche qui, con un tentativo di indirizzare la lettura “a chiave”, ma che non sono particolarmente significativi, a parte l’unico che riporto sotto come frase che rimane alla mente (anche se non è della penna di Alessia). Aspettiamo tempi migliori, anche se le parti teatrali, sia di Shakespeare, ma soprattutto le frasi di Yasmine Reza, sono apprezzabili.
“I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo (Fernando Pessoa)” (243)