Una rabbia semplice
by Davide Longo
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Vincenzo Arcadipane ha cinquantacinque anni, un matrimonio fallito alle spalle e un futuro che non promette granché. In piú, negli ultimi tempi, si è convinto di avere smarrito l’istinto che lo guidava nelle indagini. Ma quando una donna viene picchiata fuori da una stazione della metropolitana di Torino e il colpevole rintracciato in poche ore, è proprio l’istinto a suggerirgli che qualcosa non torna in quel caso dalla soluzione elementare. Decide quindi di approfondire, con l’aiuto di Corso Bramard, vecchio capo e mentore, e dell’irrequieta agente Isa Mancini: una squadra collaudata cui si aggrega uno strano ex poliziotto dai tratti ossessivi. Insieme si troveranno a scoprire le regole di un gioco folle e letale, una discesa nel mondo sotterraneo della Rete che, girone dopo girone, li porterà là dove «si sbrigano le faccende che non hanno bisogno di occhi».

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orsoorso wrote a review
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ChiccaChicca wrote a review
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In sette anni di permanenza a Torino, ho imparato che questa terra non è mai esattamente come sembra. Ha una facciata che dice molto, ma non tutto. Dietro ci sono ombre, ma anche squarci di luce, volute in marmo e vecchie travi in legno, splendore e miseria. I gialli di Longo sono fatti a immagine di questa città, che ha un'anima forte ma poi mille rivoli che ci convergono e ne cambiano il corpo. Bramard è come le montagne; Arcadipane è il fango che si impasta quando piove; Isa è un misterioso trampoliere che fa tappa sul Po; Ariel è tutta la fantasia dei banchi di libri sotto i portici... Sono romanzi corali, questi, e Una rabbia semplice lo è più degli altri due. Anche la trama è polifonica: sembra una cosa, ma poi si aggiunge un'altra voce e devia di colpo su di un'altra strada. E poi c'è Longo, gran direttore d'orchestra, che raccoglie ogni seme lanciato lontano e lo mette a dimora nella sua ipnotica scrittura, lo scalda, lo bagna, lo fa fiorire in modo che solo alla fine, all'ultima pagina, il lettore si accorga di aver di fronte una sinfonia di colori e profumi, senza una parola in meno o in più del necessario. Ecco, le mie resistenze verso il genere dipendono, soprattutto, dal fatto che in un giallo l'autore è di solito portato a dire tutto, a illuminare ogni minima ombra della vicenda. Longo no, Longo lascia al lettore tutta la libertà che merita. Non descrive fino in fondo nemmeno luoghi o persone, offre solo la ricetta affinché chi legge possa costruirsi il suo Bramard, il suo Arcadipane, persino il cane Trepet. E io questa libertà di fronte al libro la rivendico, la voglio, non sopporto di esserne privata. Il caso che regge questo terzo romanzo, poi, è complesso e sfaccettato, pone più domande di quelle cui l'autore si presta a rispondere. Scivola da un'aggressione quasi banale a un'immersione nel dark web; oscilla tra ambiente altoborghese e pascoli d'altura. Ma niente accade nel vuoto e mentre l'inchiesta si complica, le vite dei protagonisti subiscono svolte improvvise e dolorose, che li travolgono e li legano gli uni agli altri in modi impensati. Ci vogliono allora tutto l'intuito di Bramard, le capacità di Isa, l'istinto animalesco di Arcadipane, e anche qualcosa in più, qualche nuovo corista che si affianca al trio collaudato per far emergere la quasi verità della quale il lettore di Longo si deve, necessariamente, accontentare.

Cinzia de MartiniCinzia de Martini wrote a review
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Cinzia de MartiniCinzia de Martini wrote a review
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