Una sensación extraña
by Orhan Pamuk
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A rendere tale una "città" era la possibilità che una persona aveva, confondendosi tra la folla, di nascondere le stranezze della sua testa.
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A rendere tale una "città" era la possibilità che una persona aveva, confondendosi tra la folla, di nascondere le stranezze della sua testa.
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L'altra questione ancora più grande era la solitudine che incombeva. A volte nelle sere d'estate, dopo avere guardato per ore la tv con le figlie, che nel frattempo si erano addormentate, Mevlut usciva a fare lunghe passeggiate. Le ombre delle foglie gettate dai lampioni stradali, i muri che si estendevano senza fine, le vetrine illuminate al neon e le scritte sulle vetrine sembravano comunicare con lui.
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L'altra questione ancora più grande era la solitudine che incombeva. A volte nelle sere d'estate, dopo avere guardato per ore la tv con le figlie, che nel frattempo si erano addormentate, Mevlut usciva a fare lunghe passeggiate. Le ombre delle foglie gettate dai lampioni stradali, i muri che si este... More
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[...] Era arrivato a capire che, quando gridava "Boo-zaa", le immagini che popolavano la sua mente mentre camminava prendevano forma anche nella testa della gente e che era per questo che lo invitavano a casa e gli compravano la boza.
[...] Quando gridava "Boo-zaa" nele strade, al crepuscolo, aveva la sensazione di non rivolgersi solo alle finestre dalle tende tirate, ai muri spogli e senza intonaco, ai cani diabolici che intuiva nascosti negli angoli, o alle famiglie dietro le finestre, ma anche al proprio universo interiore. Perché quando gridava "Boo-zaa" aveva la sensazione che le immagni nella sua testa gli uscissero dalla bocca come le nuvolette dei fumetti e si dissolvessero come sbuffi di vapore nelle strade esauste, solo per intriderle. Vendendo la boza di notte, intuiva che l'universo che aveva in testa era un tutt'uno con la strada che percorreva. A volte aveva la sensazione che questa informazione così scioccante fosse una sua scoperta, oppure una speciale illuminazione, di cui Dio gli aveva fatto dono esclusivo, un bagliore divino. Le sere in cui usciva dal buffet con la mente confusa, scopriva il suo mondo interiore fra le ombre della città, camminando per vendere boza.
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[...] Era arrivato a capire che, quando gridava "Boo-zaa", le immagini che popolavano la sua mente mentre camminava prendevano forma anche nella testa della gente e che era per questo che lo invitavano a casa e gli compravano la boza.
[...] Quando gridava "Boo-zaa" nele strade, al crepuscolo, av
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Rayiha. A volte, nel cuore della notte, Mevlut si alzava dal letto, prendeva una sigaretta dal tavolo dall'altro lato della stanza, l'accendeva, scostava la tenda e fumava, lo sguardo sulla strada. Dal letto, dove ero coricata, lo vedevo grazie alla luce del lampione, mi domadavo cosa pensasse e desideravo solo che tornasse a letto. Se, troppo preso dai suoi pensieri, non si decideva a coricarsi, mi alzavo, bevevo un bicchiere d'acqua e sistemavo la coperta alle bambine. Allora Mevlut, quasi in imbarazzo per i suoi pensieri, tornava a dormire.
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Rayiha. A volte, nel cuore della notte, Mevlut si alzava dal letto, prendeva una sigaretta dal tavolo dall'altro lato della stanza, l'accendeva, scostava la tenda e fumava, lo sguardo sulla strada. Dal letto, dove ero coricata, lo vedevo grazie alla luce del lampione, mi domadavo cosa pensass... More
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In ottobre ricominciò a vendere boza tutte le sere. Doveva camminare senza sota, e belle immagini e strani pensieri gli affollavano la testa. Fu in quei giorni che scoprì che in certi quartieri, anche se di notte non si muoveva una foglia, erano le ombre degli alberi a vibrare, che dove i lampioni stradali erano guasti o spenti i branchi di cani erano più coraggiosi e prepotenti, che le ultime sillabe degli annunci di lezioni o di circoncisori attaccati ai pali dell'elettricità o sulle porte delle case erano sempre in rima. Era per Mevlut motivo d'orgoglio ascoltare cosa gli dicesse la notte di Istanbul, interpretare il linguaggio delle strade. Al contrario, al mattino, mentre aspettava impalato, al freddo, le mani in tasca, dietro al carretto del riso, la sua immaginazione perdeva colpi e aveva l'impressione che il mondo fosse un luogo vuoto e insignificante e, terrorizzato da quella crescente e profonda solitudine, desiderava solo tornare a casa al più presto da Rayiha.
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In ottobre ricominciò a vendere boza tutte le sere. Doveva camminare senza sota, e belle immagini e strani pensieri gli affollavano la testa. Fu in quei giorni che scoprì che in certi quartieri, anche se di notte non si muoveva una foglia, erano le ombre degli alberi a vibrare, che dove i lampioni s... More