Una stanza tutta per sé
by Virginia Woolf
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Scritto tra il 1928 e il 1929 in seguito a una serie di conferenze sul tema “donne e romanzo”, questo testo costituisce uno dei più eloquenti trattati femministi del Novecento: partendo da un tema apparentemente secondario e cioè che una donna, per scrivere, debba avere del denaro e “una stanza tutta

Enrico Scebba's Review

Enrico ScebbaEnrico Scebba wrote a review
02
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La donna e il romanzo
Questo è il primo libro scritto da Virginia Woolf che abbia mai letto e ne sono rimasto estasiato, soprattutto per lo stile di scrittura dell'autrice che mi ha letteralmente rapito.

Non sono solito leggere saggi, ma avevo tanto sentito parlare di quest'opera e ho fatto benissimo a lasciarmi rapire dalle positivissime recensioni che ho letto. Adesso mi accingo a scriverne anch'io una altrettanto positiva.

L'autrice scrive questo saggio, frutto di ben due conferenze che ha tenuto e in cui le era stato chiesto di parlare di un tema ben preciso: "La donna e il romanzo". L'autrice racconta come, partendo da queste semplici parole, sia riuscita a scrivere questo testo che porta con sé tante verità sulla donna e sulla sua condizione nei secoli passati.

La donna, ai tempi, non aveva modo di scrivere liberamente, veniva malvista se lo faceva e, anzi, nell'immaginario collettivo degli uomini, e forse anche di molte donne, si era fatta strada l'idea che non fosse in grado di poter contribuire positivamente alla letteratura. Virginia Woolf, però, pensava che non fossero questi gli ostacoli più grandi, e che le donne avrebbero comunque potuto scrivere in gran segreto. Ciò che li ostacolava veramente, secondo l'autrice, era la mancanza del denaro e di una stanza tutta per sé dove chiudersi a chiave per potersi dedicare alla scrittura. Avendo entrambe le cose, qualsiasi donna avrebbe potuto scrivere segretamente e persino pubblicare, fingendosi uomini, come nel caso delle sorelle Brontë.

Ma l'autrice non si ferma a questa considerazione e ne sviluppa moltre altre, spingendo il lettore, o la lettrice, a riflettere su quanto all'epoca fosse ancora bistrattata la donna. In confronto, oggi si sono fatti passi da gigante sulla parità dei sessi, e sono sicuro che l'autrice sarebbe felice se potesse vedere il ruolo della donna ad oggi, che purtroppo lotta ancora ogni giorno sulla strada dell'emancipazione.

Pur non essendo donna, questo saggio mi ha lasciato sgomento per la situazione vissuta dal genere femminile, soprattutto fino a 100 anni fa, con aneddoti dell'autrice che mi hanno fatto rimanere basito.

Una delle cose che mi ha colpito di più del suo ragionamento è stata la teoria della mente androgina. Secondo l'autrice, per riuscire a completarsi nell'arte della creazione, un uomo deve anche fare ragionamenti più femminili, e ovviamente una donna deve riuscire a fare altrettanto, pensando quasi come un uomo.

Consiglio a tutti di leggere questo breve ma intenso saggio, anche e soprattutto agli uomini.
Enrico ScebbaEnrico Scebba wrote a review
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La donna e il romanzo
Questo è il primo libro scritto da Virginia Woolf che abbia mai letto e ne sono rimasto estasiato, soprattutto per lo stile di scrittura dell'autrice che mi ha letteralmente rapito.

Non sono solito leggere saggi, ma avevo tanto sentito parlare di quest'opera e ho fatto benissimo a lasciarmi rapire dalle positivissime recensioni che ho letto. Adesso mi accingo a scriverne anch'io una altrettanto positiva.

L'autrice scrive questo saggio, frutto di ben due conferenze che ha tenuto e in cui le era stato chiesto di parlare di un tema ben preciso: "La donna e il romanzo". L'autrice racconta come, partendo da queste semplici parole, sia riuscita a scrivere questo testo che porta con sé tante verità sulla donna e sulla sua condizione nei secoli passati.

La donna, ai tempi, non aveva modo di scrivere liberamente, veniva malvista se lo faceva e, anzi, nell'immaginario collettivo degli uomini, e forse anche di molte donne, si era fatta strada l'idea che non fosse in grado di poter contribuire positivamente alla letteratura. Virginia Woolf, però, pensava che non fossero questi gli ostacoli più grandi, e che le donne avrebbero comunque potuto scrivere in gran segreto. Ciò che li ostacolava veramente, secondo l'autrice, era la mancanza del denaro e di una stanza tutta per sé dove chiudersi a chiave per potersi dedicare alla scrittura. Avendo entrambe le cose, qualsiasi donna avrebbe potuto scrivere segretamente e persino pubblicare, fingendosi uomini, come nel caso delle sorelle Brontë.

Ma l'autrice non si ferma a questa considerazione e ne sviluppa moltre altre, spingendo il lettore, o la lettrice, a riflettere su quanto all'epoca fosse ancora bistrattata la donna. In confronto, oggi si sono fatti passi da gigante sulla parità dei sessi, e sono sicuro che l'autrice sarebbe felice se potesse vedere il ruolo della donna ad oggi, che purtroppo lotta ancora ogni giorno sulla strada dell'emancipazione.

Pur non essendo donna, questo saggio mi ha lasciato sgomento per la situazione vissuta dal genere femminile, soprattutto fino a 100 anni fa, con aneddoti dell'autrice che mi hanno fatto rimanere basito.

Una delle cose che mi ha colpito di più del suo ragionamento è stata la teoria della mente androgina. Secondo l'autrice, per riuscire a completarsi nell'arte della creazione, un uomo deve anche fare ragionamenti più femminili, e ovviamente una donna deve riuscire a fare altrettanto, pensando quasi come un uomo.

Consiglio a tutti di leggere questo breve ma intenso saggio, anche e soprattutto agli uomini.