Underworld
by Don DeLillo
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Un romanzo che fa esplodere la storia, i miti e la vita quotidiana dell'America del dopoguerra e ne ricompone i resti. In una vorticosa alternanza di epoche e figure, DeLillo costruisce un puzzle di sequenze narrative dove protagonisti e comparse hanno lo stesso spazio, dove personaggi di finzione convivono con Lenny Bruce e con J. Edgar Hoover, il potente capo dell'Fbi. Seguendo i passaggi di mano di una pallina da baseball, cimelio di una famosa partita tra Giants e Dodgers, si finisce da una costa all'altra, da un'etnia all'altra, in un destino collettivo dominato dalle immagini e dai rifiuti. Scorie nucleari, pattume generico, feticci sentimentali, erotici, artistici. Un affresco dell'America di ieri, di oggi e di domani come nei migliori film di Altman, ma con in piú la forza di una scrittura che ha fatto definire questo romanzo «il capolavoro della letteratura americana contemporanea».

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AldotorreAldotorre wrote a review
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DomenicanardinDomenicanardin wrote a review
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Umberto StradellaUmberto Stradella wrote a review
410
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Gigantesco capolavoro
Nel 1996 esce Infinite Jest e nel 1997 Underworld.
Credo che entrambi siano capolavori, i romanzi (grandi romanzi americani, si è soliti dire, soprattutto come etichetta del secondo, ma questo è irrilevante) che chiudono il Novecento letterario.
Underworld è più antico, perché è in fondo un romanzo storico, la guerra fredda lo sottende dalla prima all'ultima pagina.
L'atomica, che sembra costantemente brillare nel sottosuolo del pianeta, è un incubo che attraverso le 900 pagine del romanzo, facendo da contrappunto alla violenza individuale che sembra vivere di vita propria, dissociata dall'innocenza dei personaggi, prigionieri della desolazione abituale dell'underground notturna che svela i grandi condomini del Bronx, che racconta le storie vissute da Nick e Matt Shye, da Klara Sax, Edgar Hoover (direttore dell'FBI) lungo l'inesauribile, geniale, filo rosso tracciato dalla palla da baseball che decise il grande match tra Giants e Dodgers a NYC nel 1951.
La palla, che passando di mano in mano, racconta la storia dell'America ossessionata dalle proprie colpe, e tuttavia - è questo il tratto che mi ha colpito in questo magnifico romanzo - così ingenua e innocente quando il nostro occhio abbandona la visione globale storica, per penetrare nelle case, nelle abitudini, nei discorsi (straordinari, DeLillo è un mago del dialogo) degli innumerevoli personaggi che mettono in scena la loro esistenza.
Non c'è quasi morte in questa enorme, immortale Bibbia americana, ed è un aspetto, un altro, che mi ha colpito. Sembra che la catastrofe, la morte sia appannaggio di questo nuovo secolo, il XXI, e che il
XX.la seconda metà del XX, sia stato l'ossessione profetica di un'apocalisse di là da venire.
Poi ovviamente, romanzo postmoderno, ecc. ecc., ma davvero entusiasmante: è il caso in cui la letteratura sublima l'infinitamente piccolo, il mediocre, il dettaglio trascurabile, il volatile, trasformandolo in poesia assoluta.
DiegoDiego wrote a review
01
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Forma e sostanza del nostro tempo
Celo, manca. Celo, manca. Alla fine di quell’intensa e meravigliosa avventura esistenziale che è la lettura di Underworld viene voglia di ripensare all'insieme dei personaggi incontrati nelle sue quasi 900 pagine per capire se davvero sono stati dipanati tutti i fili o è stato perso qualcuno o qualcosa per strada (e ovviamente non è successo, se non, forse, per il Texas Highway Killer, che non torna se non per un fugace ricordo di Nick, ma qui scendiamo nella sensibilità, anzi, proprio nel gusto personale).
Architettura maestosa, quella del più grande romanzo di De Lillo, autore che non si può ammirare davvero e nemmeno dire di conoscere se non ci si accosta a quest’opera monstre, perché De Lillo non è (solo) quello freddo di Cosmopolis o L’uomo che cade, né quello affine nei temi di Rumore Bianco (il cui pre-finale un po’ forzato mi ha sempre lasciato perplesso). Ecco, proprio Rumore Bianco è paradossalmente meno coeso di questo capolavoro del post-modernismo che corre avanti e indietro nel tempo, riannodando storie e percorsi e sempre tenendo al centro una palla da baseball ma anche il pericolo nucleare, l’invasione della spazzatura, l’aggressività dei video e messaggi pubblicitari, l’invadenza della televisione, il flusso ininterrotto delle informazioni sulle reti telematiche (tutti temi che, se prendete la definizione di post-moderno della Treccani, ma credo di qualunque enciclopedia, ci rientrano perfettamente).
E alla fine, le mille considerazioni che si potrebbero fare impallidiscono di fronte a quella che per prima s’impone: quale enorme padronanza tecnica e maestria si vede nella "gestione" di un’opera del genere! Un'opera in cui anche i fronzoli (quelle impagabili storie secondarie che molti editor avrebbero eliminato, a partire dalle struggenti descrizioni delle giornate di Bronzini o della stessa Klara Sax) sono sostanza. La sostanza del nostro tempo.
MariolinoMariolino wrote a review
05
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Spoiler Alert
Un fuori campo di parole
Romanzo post moderno, mi chiedevo cosa potesse voler dire.
A 1/3 del libro ho pensato che sarebbe bellissimo scrivere un libro che anziché andare avanti, andasse in dietro nel tempo. Dopo poco ho capito che lo stavo leggendo.
A 2/3 mi sono chiesto chi fossero i protagonisti, la storia principale, gli occhi con cui guardavo dentro le pagine. Poi ho capito che la storia non è un soggetto, ma un intreccio di vite.
All’ultimo capitolo mi son chiesto e mo?! Si certo scritto bene... Però un po’ troppo. E invece, alla fine mi sono ritrovato a dirmi, troppo poco.
Due cose, secondo me questo libro è un fuori campo, un lancio intorno al mondo, in cui non tutto può, né deve essere chiaro. Non tutti seguono il baseball d’altronde. Secondo: mannaggia la parabola sulla guerra fredda... è pazzesca! I due fratelli, uno che lavora per la bomba prima, l’altro per smaltire i rifiuti della scissione nucleare poi, Il parallelo a distanza sulle vittime delle radiazioni, una partita di scacchi che alla fine non si gioca più, davvero pazzesca. Ma lo stesso discorso vale per le altre guerre fredde: quella di George il cameriere, di Jimmy (padre scomparso), delle vite di coppia, per quanto i tradimenti siano stati più o meno svelati. Ma l’ultima parola conta come un sigillo. E quella parola è pace. Senza vincitori.
L’ultima immagine che mi resterà è la visione su di un cartellone pubblicitario del volto di una bambina illuminato per pochi istanti grazie al treno in transito dalla parte opposta. Secondo me vale la grande forza che ci vuole per arrivare a quelle ultime pagine.