Undici treni
by Paolo Nori
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Stracciari registra i silenzi. Registra anche i suoni; gli piacciono i suoni, i silenzi, le calze delle donne, la carta che si infilava tra i raggi della bicicletta per far finta di avere una moto, il suono del modem le prime volte che ci si collegava a internet, il messaggio che si sentiva quando entravi in banca "Siete pregati di depositare gli oggetti metallici nell'apposita cassettiera". Ci farebbe una mostra, di silenzi e di suoni. Gli piace anche quando lo mandano affanculo e quando gli dicono "Poverino". Una cosa che non può sopportare, è quando gli chiedono "Come stai?" "Eh" risponde. Ha un giubbetto con un'etichetta con "Poliestere" scritto in trenta lingue diverse, e un vicino di casa che si chiama Baistrocchi che lo tratta un po' male, e un bar sotto casa che loro chiamano Tristobar. Gli piace anche il Tristobar, a Stracciari. E gli piacciono quelli che fanno albering, supermarketing, funiviìng, macchining, bankomating, lavòring, antropologiìng. E gli è piaciuta una ragazza sarda che ha vissuto con lui per un po' di anni e in tutti quegli anni non gli ha mai detto "Amore" o "Caro" o "Tesoro" o delle cose del genere. Al massimo gli ha detto "Disgraziato". Se era proprio molto ma molto contenta, gli diceva "Delinquente". E lui era così contento, anche lui.

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VeraVera wrote a review
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DediDedi wrote a review
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Il mondo secondo Stracciari
"C'è del buono a Parma", mi verrebbe da dire parafrasando Shakespeare.
Ho scoperto questo autore in occasione di una lettura di gruppo, non l'avrei letto in modo autonomo, vista la mia diffidenza verso gli autori italiani (son conscia che non è un atteggiamento corretto, un buon lettore non può, non deve avere pregiudizi; il fatto è che i miei più che pregiudizi, son dati di fatto, avendo accumulato tante delusioni; ma bisogna sempre lasciare aperto uno spiraglio, mi riprometto di farlo d'ora in poi).
E la scoperta è stata piacevole.
Stracciari, l'alter ego dello scrittore Baistrocchi, a sua volta alter ego dello stesso Nori - almeno questa è stata la mia sensazione - sembra vivere al di fuori del mondo, ma è vero esattamente il contrario.
Acuto osservatore della realtà, attento nel cogliere i paradossi che la nostra società offre quotidianamente, con uno sguardo estraniato ed estraniante, ci fa sorridere, riflettere, ma anche intenerire.
Racconta in presa diretta, con un linguaggio parlato che rende ancor più l'immediatezza (a lungo andare un po' "pesante"; se il libro fosse stato di più pagine, mi sarebbe venuto a noia, ma Nori è bravo a fermarsi al momento giusto, non si parla addosso) e più si inoltra nel suo vissuto, più la nostra risata si tinge di partecipazione, commozione a tratti.
Siamo con Stracciari e con le sue remore, i suoi dispiaceri; facciamo il tifo per lui e per la storia con la regione dell'Asia Minore (leggete e capirete); infine siamo contenti, nel finale, per la piega che la sua vita sembra prendere.
Be', io mi intratterrei molto volentieri a parlare con Stracciari nel Tristobar, davanti a un caffè, anche se non desiderassi un caffè perché ne ho bevuti fin troppi: vedere la vita attraverso i suoi occhi è un'esperienza che vale tutta la caffeina di questo mondo.
Andrea PennywiseAndrea Pennywise wrote a review
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Gli Undici Treni di Paolo Nori tra ironia e parola.
Il Tristobar non è il luogo migliore nel quale incontrarsi, un ambiente alquanto bizzarro in cui due uomini e diverse vicende dalle innumerevoli direzioni si intrecciano. Stracciari e Baistrocchi, i protagonisti di questa storia, proprio qui uniscono le loro strade, avvicinandosi e allontanandosi, seguendo gli Undici Treni di Paolo Nori (marcos y marcos).

Per definire l'ultimo libro dell'autore emiliano potrebbe essere per me facile parlare di un romanzo divertente, scanzonato, dai toni leggeri. Una lettura di intrattenimento piena di avvenimenti godibili. Nulla di più sbagliato.

Questo l'ho capito quando ho pensato alla commedia all'italiana, un filone che ha storicamente interessato il cinema nostrano, sfociando, con qualche sporadica eccezione, nella nostra letteratura. Oggi questa peculiarità, la vena ironica dal retrogusto amaro che tanto piace a noi lettori, si palesa soprattutto nei vari gialli dei numerosi commissari. Della tradizione di una letteratura più ironica invece, rimane forse, uno sporadico Stefano Benni. In tutto questo non avevo ancora scoperto l'intelligenza di Paolo Nori.

Questi undici treni sono macchinati da personaggi non nuovi ai lettori più appassionati poiché questo par essere uno dei tanti tasselli che compone l'universo noriano. Un macrocosmo da affrontare come sfida e al tempo stesso come gioco.

(...) io non ho una testa, ho una casa di tolleranza.

Questa una delle innumerevoli confessioni di Baistrocchi grazie alle quali dare una definizione precisa al tipo di predisposizione necessaria all'esperienza di lettura.

Gli scrittori saranno i comici, le espressioni saranno parassite, la sintassi sarà un segno distintivo. Ecco alcune delle caratteristiche con un unico comune denominatore: il legame con la parola.

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