Uomini nello spazio
by Tom McCarthy
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"Uomini nello spazio", secondo romanzo di Tom McCarthy, è il turbinoso ritratto di un mondo alla deriva, franto e sconnesso, rappresentato simbolicamente dalla figura di un astronauta sovietico lanciato in orbita appena prima della caduta del muro, e abbandonato nello spazio dalle incerte nuove democrazie che sostituirono l'Urss. Critici d'arte, gangster, arbitri bulgari, giovani bohèmien, tutti i personaggi di questo romanzo si affaccendano come atomi impazziti intorno a un'icona medievale rubata, chiave narrativa di tutta la vicenda. Lo stile di McCarthy, mai così lucido e concentrato, riesce magistralmente a tenere le fila di questa umanità in espansione, che si sparpaglia nello spazio come palle da biliardo dopo una bocciata.

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GanglesGangles wrote a review
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Massimo BaroniMassimo Baroni wrote a review
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Mah...come direbbe Ferretti (Lindo): 'è una questione di spazio'. Infatti tutto il romanzo è giocato sull'ossessione delle spazio,
o meglio sull'ossessione verticale, orizzontale, a volte iperdefinita (come la disposizione ritualizzata degli spazi in un'icona), a volte caotica (come durante le feste della comunità di artisti a Praga) dello spazio. Un'ossessione che alle volte stanca e fa sentire un po' troppo la meccanicità, la struttura, per rimanere sempre in tema di costruzioni e quindi di spazio, dell'intreccio.
Verticale / orizzontale, definizione / caos, anche da un punto di vista politico queste dicotomie rappresentano bene la situazione
del post comunismo: da un lato il 'fedeli alla linea' ('la linea'...guardacaso un concetto geometrico-spaziale) figlio dell'ideologia, dall'altro lo sbando, la deriva che si avverte nella gente quando ci si rende che bisogna fare da soli, che il padre-stato scompare, ed esiste solo la propria (presunta) libertà. Da un lato la definizione, l'avere tutto chiaro, tutto quinquennalmente stabilito, dall'altro la smobilitazione, il saccheggio di ciò che è stato, l'alcool a fiumi, il vagare della città di chi non ha più una fede monolitica da far rispettare (mi riferisco alla figura dell'agente segreto che perde l'udito).
Bellissimi ingredienti, e una bella scrittura, ed un ambiente interessante...e allora? Allora quello che non mi è piaciuto è la troppa costruzione dell'intreccio, la sensazione asfittica che le cose non possano che andare in un determinato modo. E poi i troppi personaggi dei quali alcuni non proprio azzeccati (Heidi...) e la volontà di inscrivere ognuna delle loro storie dentro lo schemino preritagliato, proprio come farebbe un pittore di icone.